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2017
15
Mar

Il futuro dell’Europa a 60 anni dai Trattati di Roma

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«In un’Europa unita che celebra il suo anniversario è il momento di rinnovare le nostre promesse,
riscoprire il nostro orgoglio e plasmare il nostro futuro.»
(Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea)
 
In occasione dei 60 anni della firma dei Trattati di Roma che istituirono la Comunità Economica Europea (CEE) e la Comunità Europea dell’Energia Atomica (CEEA o Euratom), che insieme alla precedente Comunità Europea per il Carbone e l’Acciaio (CECA) sono gli antesignani dell’Unione Europea come oggi la conosciamo e viviamo da Maastricht a Lisbona[1], il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, ha presentato il Libro Bianco sul futuro dell’Europa - Riflessioni e scenari per l’UE a 27 verso il 2025[2], con l’intenzione dichiarata di contribuire alla riflessione comune sulla fase che si celebra e offrire un primo documento per il dibattito che si aprirà a livello di istituzioni, Stati membri e cittadini per la definizione del futuro dell’Unione.
In particolare dopo la recente uscita del Regno Unito, le molteplici forze centrifughe che si stanno manifestando in diversi paesi e una diffusa sfiducia nei confronti del progetto unitario, da più parti si sente la necessità di delineare nuovi obiettivi condivisi.
Nel Libro Bianco, la Commissione propone cinque diversi scenari per il 2025 che hanno una natura illustrativa e una funzione stimolante: non sono né dettagliati né prescrittivi. Per alcuni profili poi si sovrappongono e pertanto non si escludono a vicenda né hanno alcuna pretesa di esaustività.
A completamento, io mi permetto di offrirne un sesto.
 
I primi 60 anni
Obiettivamente dobbiamo riconoscere che il progetto ambizioso e visionario Per un’Europa libera e unita di Altiero Spinelli e Ernesto Rossi ha avuto un enorme successo.
70 anni fa, in pieno secondo conflitto mondiale, i due oppositori al fascismo inviati al confino sull’isola di Ventotene, disegnavano un modello politico ed economico in cui nazioni alleate e vecchi avversari si potevano sedere intorno allo stesso tavolo per discutere ed evitare il ripetersi delle “vecchie assurdità”.
Dopo secoli di guerre fratricide, grazie al processo di integrazione i paesi europei hanno sostituito la forza del diritto alla forza delle armi inaugurando il periodo di pace interna più lungo della propria storia e dando vita ad una spazio in cui 500 milioni di persone condividono i propri destini.
Alla vigilia del Vertice di Roma in cui i 27 Stati membri si riuniranno per celebrare i 60 anni di cammino comune ed elaborare le strategie per affrontare insieme le future sfide, il Libro Bianco della Commissione sul futuro dell’Europa - Riflessioni e scenari per l’UE a 27 verso il 2025 offre un importante documento per aprire la riflessione, il dibattito e la partecipazione alla costruzione del comune progetto per il XXI secolo.
 
I 5 scenari per il 2025
In particolare, il Presidente Juncker presenta cinque scenari per permettere di proseguire in una prospettiva comune nella convinzione condivisa che l’Unione migliorerà la situazione di tutti e di ciascuno.
L’auspicio è quello di permettere di concentrarsi sulle priorità e di trovare nuove risposte all’annoso interrogativo: «Quale futuro desideriamo?».
Ovviamente, il comune presupposto base di tutti gli scenari è che i 27 Stati membri dell’UE vogliano continuare insieme il loro cammino nonostante la recente e dolorosa decisione di Londra di abbandonare l’Unione[3] e i critici movimenti che in altri paesi minacciano campagne pro-exit.
Si precisa che le cinque possibilità offerte sono e desiderano restare degli stimoli senza alcuna pretesa di assurgere a dettagliati progetti o precise politiche per il futuro e, per questi motivi, non fanno riferimento a processi giuridici o istituzionali: l’intenzione è che la forma più adatta seguirà poi la funzione.
Troppo spesso in passato i dibattiti sulle riforme necessarie si sono consumati in una riduttiva e sterile scelta duale tra “più o meno Europa”.
Dobbiamo riconoscere che quest’approccio è fuorviante e semplicistico: le strade contemplate sono molte e variano dal consolidamento dell’attuale situazione a un cambio del raggio d’azione e delle priorità fino a un vero e proprio salto in avanti che può essere di alcuni o di tutti.
Il primo scenario reca il titolo Avanti così e prevede che l’Unione si concentri sull’attuazione del suo attuale programma in linea con gli orientamenti della Commissione contenuti nella comunicazione “Un nuovo inizio per l’Europa[4] del 2014 e della dichiarazione di Bratislava del 2016[5]. Le priorità sono aggiornate periodicamente, i problemi vengono affrontati nel momento in cui si presentano e la normativa viene aggiornata di conseguenza.
Di conseguenza, gli Stati membri e le istituzioni dell’UE portano avanti un programma d’azione comune. La velocità del processo decisionale dipende dalla capacità di superare le differenze di opinioni contingenti.
Lo scenario seguente, Solo il mercato unico, riduce progressivamente il campo di azione dell’Unione al solo mercato unico lasciando alle relazioni bilaterali la regolamentazione di tutte le altre materie.
L’estensione dell’adozione della moneta unica può facilitare gli scambi commerciali interni ma il venir meno della collaborazione su altri piani non garantisce la tenuta del sistema e lo rende vulnerabile. Ciò mette a rischio la stessa integrità della moneta unica e la sua capacità di rispondere a future crisi finanziarie.
Il processo decisionale è più semplice, ma la capacità di azione collettiva è limitata e ciò potrebbe accentuare il divario tra aspettative e risultati.
Chi vuole di più fa di più è il titolo dello scenario numero tre per il quale l’UE consente agli Stati membri che ne abbiano il desiderio di fare di più insieme in settori specifici con la creazione di distinte “coalizioni di volonterosi” che operano in comune in ambiti specifici quali la difesa, la sicurezza interna, la fiscalità o le questioni sociali.
Lo status degli altri membri è preservato e viene garantito loro il diritto di aderire o meno in un momento successivo al primo gruppo.
Il quarto scenario, Fare meno in modo più efficiente, si focalizza sulla produzione di maggiori risultati in tempi più rapidi e solo in alcuni settori ritenuti prioritari, tralasciando gli altri.
Ovviamente è qui necessaria una governance attenta nell’individuazione delle priorità e nell’allocazione delle risorse, nella gestione delle politiche attuative e nella condivisione dei processi e dei risultati.
L’ultimo scenario proposto invita a Fare molto di più insieme e, in chiave proattiva, propone di ampliare la cooperazione in tutte le politiche.
Gli attuali Stati membri decidono di condividere in misura maggiore poteri, risorse e processi decisionali spingendo l’integrazione fino a livelli mai raggiunti prima.
Il processo decisionale delle istituzioni comprende un numero molto maggiore di settori e risulta molto più rapido. Esiste tuttavia il rischio di perdere la fiducia di quelle parti della società che denunciano il deficit democratico esistente a livello europeo.
Così come sono illustrati, i cinque scenari sono aperti e non esclusivi, modulabili e modificabili dall’intelligenza collettiva, più suggestioni emozionali che rigide norme e come tali la Commissione invita ad lavorarci sopra a vari livelli per disegnare un piano strategico che sia un prodotto condiviso.
 
Il sesto scenario  
In questa ottica di cittadinanza responsabile, mi permetto dunque anch’io di offrire un mio contributo, quasi un sesto scenario: Insieme per un nuovo paradigma.
Anni or sono, avevo lanciato una provocatoria formula[6] per rilanciare il progetto europeo: 3S4E - Sussidiarietà, Solidarietà & Sovranità per l’Europa. Ora, nel contesto globale, regionale e locale in cui ci troviamo ritengo di dovere e potere modificare tale proposta per dare contenuto al mio scenario e la precedente formula diventa: 4SxaEp - Sussidiarietà, Solidarietà, Sovranità, Sostenibilità per un’altra Europa possibile.
Non si tratta di una modalità con la quale operare né dell’indicazione su quali azioni condurre insieme o meno; non intendo porre priorità nelle politiche o suggerire velocità da attivare: semplicemente propongo un distinto stile con cui gestire il sistema Unione nel prossimo futuro per garantirgli un futuro.
Le sfide che l’Europa intesa come organizzazione, istituzioni, Stati membri e cittadini deve affrontare sono molteplici ed io mi limito a porre il focus sulla urgente necessità di riformare le strutture (vale a dire il sistema istituzionale basato sui trattati), le relazioni (ad intra e ad extra), le priorità strategiche (gli interessi degli Stati e dell’Unione) e il sistema di valori condivisi (vision e mission).
Per intraprendere questo non facile passo, si deve accettare di riformulare i distinti patti di convivenza civile tra le distinte componenti del “sistema Europa”: cittadini e singoli Stati membri, assise degli Stati membri, Stati membri e Unione, cittadini e Unione.
Una simile opera dovrebbe prevedere pure una profonda riforma dei Trattati istitutivi che, a differenza dei numerosi processi di riscrittura avuti nel passato, questa volta sarebbe ispirata ai criteri guida della semplificazione normativa, della democrazia diretta e partecipata, dell’integrazione multilivello e della differenziazione sostenibile.
Il tutto in attuazione delle 4S che rappresentano i 4 principi cardine di questa “nuova Europa possibile”: Sussidiarietà (verticale, orizzontale, circolare), Solidarietà (efficace, efficiente, effettiva), Sovranità (aperta, concentrica, condivisa), Sostenibilità (misurabile, previsibile, variabile) che interagiscono tra loro virtuosamente nei settori politico, sociale ed economico.
Verremo così a superare concetti vecchi e pericolosi come quello di “Europa a più velocità”, a contrastare il diffondersi di un certo nazionalismo centrifugo, a rafforzare il sentimento di appartenenza ad una comune e rinnovata casa europea.
Per chiudere, mi unisco all’augurio contenuto nel Libro Bianco dove, quale che sia lo scenario più plausibile tra quelli descritti, si proclama che in un’Europa unita per celebrare l’importante anniversario questo è il momento di «rinnovare le nostre promesse, riscoprire il nostro orgoglio e plasmare il nostro futuro».
 

[1] Cfr. Caocci, D. (2009, 19 dicembre). In vigore il Trattato di Lisbona, finalmente l'Unione Europea del XXI secolo! KultUnderground, 173. Disponibile in http://www.kultunderground.org/art/1501 

[3] Cfr. Cfr. Caocci, D. (2016, 29 maggio). Brexit e poi? Il futuro incerto dell’Unione Europea. KultUnderground, 250. Disponibile in http://www.kultunderground.org/art/18309 

[5] Cfr. Caocci, D. (2016, 23 settembre). Bratislava-Roma, sola andata: l’ultima corsa per il futuro dell’Unione Europea. KultUnderground, 254. Disponibile da http://www.kultunderground.org/art/18360 

[6] Cfr. Caocci, D. (2012, 21 novembre). 3S4E - Subsidiarity, Solidarity & Sovereignty for Europe: una formula semplice per ripartire. KultUnderground, 208. Disponibile da http://www.kultunderground.org/art/17644 

 
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:: Davide Caocci

Davide Caocci, nato a Milano nel 1972, si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università Cattolica e specializzato poi in Diritto internazionale, Diritto UE ed Economia. Ha lavorato tra Europa, America latina e Africa subsahariana come esperto di politiche europee e consulente per la cooperazione allo sviluppo. A questo ha sempre affiancato una ricca attività didattica in università italiane e straniere e una altrettanto ricca produzione di articoli sui fenomeni legati alla globalizzazione. Ora vive in Argentina, dall’altra parte del mondo. “Semel Scout Semper Scout”.

 
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