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Articoli di Christian Del Monte - Anno 2002

Christian Del Monte nasce a Matera il 08/04/1975. Dopo aver conseguito la maturità classica presso il liceo classico ginnasio ''Quinto Ennio'', a Taranto, e aver frequentato per due anni l'università di Salerno, è adesso laureando presso l'Università di Bologna in Semiotica del testo di Scienze della Comunicazione, con una tesi sul libro The Soft Machine, di William Burroughs. Nel corso degli anni, Christian del Monte si è accostato nei più svariati modi alla scrittura. Prima come giornalista: tra il 1990 e il 1994 collabora con diverse testate giornalistiche tarantine. Poi come poeta: tra il 1995 e il 1996 scrive due raccolte di poesie: Intermezzi e Princìpi. Infine, dall'estate del 1997 si interessa di scrittura in prosa e di saggistica semiotico-testuale. Inizia in quel periodo a scrivere Marta. In questo lavoro Del Monte si propone di liberare la scrittura dai vincoli imposti dai concetti di trama e di personaggio, attraverso una focalizzazione, non simbolista, posta sugli oggetti presenti nelle storie narrate, una totale semplificazione della trama e l'appiattimento del personaggio sulle sue azioni fisiche e percettive. Nel 1998 scrive Écru una raccolta di cinque racconti brevi: Martedì, Silvestro, DùNAMIS, Stretto e Fiore. che sviluppano ulteriormente le problematiche emerse in Marta. In particolare, Martedì approfondisce la tecnica del cut-up e del fold-in, utilizzando come base Marta. Silvestro oggettualizza i personaggi, trasponendo in prima persona le tecniche narrative elaborate in Marta. DùNAMIS continua a esplorare la problematica del dialogico in prima persona, con una particolare attenzione alla ritmicità del suo intrecciarsi. Stretto si costruisce intorno all'intento di realizzare una topografia dello spazio dialogico e di quello narrativo. Fiore, infine dichiara con la sua peculiare prosa i confini poetici entro cui écru si pone. Nel 1999 scrive Steady-cam, un racconto lungo in cui le tematiche espresse dai precedenti lavori si sposano con una struttura narrativa, pur entro certi limiti tradizionale. Tra gli altri lavori realizzati in questo periodo sono da annoverare un lavoro teatrale per l'infanzia: Diavolo e Angelo e due sceneggiature per cortometraggi: Frattaglie e John Wayne e la lumaca.
Numeri: #83 (2) #86 (1) #87 (2) #88 (1) #90 (1) #92 (1)
Annate: 1999 (6) 2000 (3) 2001 (2) 2002 (8)
SUSSURRI | Miche e tutte le parole Quando dico 'mare', perché non dico deserto? Quando ripeto 'grano', perché il vento non si spegne? E quando dico 'mela', la mela a cosa serve? Miche osservava la valle dall'alto della quercia Grigia. E non importava che in... | 25/2/2002
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ADNA | Lunga Linea Bianca Senza che mi restasse niente Senza più colori odori Senza più niente da dire Senza poterti incontrare Senza poterti vedere Senza poter stringere tra le mani le tue parole Con la testa chiusa dentro il petto Tacchini. Se dovessi... | 25/2/2002
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SUSSURRI | Sonntag Premessa di Ruggine + grano consumano il mio cuore Del mio tempo sono argine e respiro [ripetiamo] Danza con me; questa linea si spezza: danza con me con estrema lentezza China + limoni compongono il mio ventre Di questi occhi sono sangue,... | 25/5/2002
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HOLDEN | Frontiera Stazione di Amman, lì 20.11.1915 Quando la locomotiva Wuerttemberg T5 iniziò a muoversi sui binari a scartamento ridotto, Wirldolf Berger avrebbe voluto scendere dall'ultimo scompartimento di quella carrozza di coda, correre lungo la stretta... | 25/6/2002
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SUSSURRI | SONNTAG CAPITOLO I - parte 1 Soldato Wirldolf, è finita questa guerra? Sì, la guerra è finita. E chi ha vinto? Urto qualcosa col gomito, segue un tintinnare metallico. Apro gli occhi. Intorno a me pareti scrostate di intonaco, di lunghezza disuguale... | 25/6/2002
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SUSSURRI | Sonntag - II Urto qualcosa col gomito. Segue un tintinnare metallico. E con questo siamo a due. Silvia che ride, sbuffa fumo. Silvia che accende un'altra sigaretta. Io che la guardo e ho sete. Gli occhi sono lucidi. Silvia che parla con me e non le... | 25/7/2002
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SUSSURRI | SONNTAG - I.3 Wirldorlf tra gli spettatori e gli spettatori seduti in penombra ai tavolini di una sala da bar qualsiasi. Di fronte ai tavolini è posta una scala lucida di metallo, chiazzata qua e là di vernici. Tra tavolini e scala resta uno spazio... | 25/10/2002
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MASQERE | Giorgio Settimo Classificato ...L'uomo che infligge morte è colui che più la teme; è un paradosso, ma chi procura la morte, cerca disperatamente di comprenderla, di penetrare la mente di Dio. Resta poco o niente in tasca ed è un mese che non bevo. Ho... | 25/12/2002
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