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2008
1
Giu

Indiana Jones E Il Regno Del Teschio Di Cristallo

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I film visti quando si è bambini sono forse quelli che più a lungo rimangono dentro. Film capaci di rapirti nelle loro storie, nei loro personaggi. La trilogia di Indiana Jones ed ora questo ultimo episodio appartengono a quella categoria di film. Almeno per chi è stato bambino negli anni 80. Impossibile non appassionarsi alle avventure dell'archeologo interpretato da Harrison Ford, impossibile non immaginare di essere lui e di affrontare pericoli e misteri. E Indiana, al di là, forse, di ogni aspettativa dei suoi creatori (cioè Lucas e Spielberg) è diventato una vera e propria icona del cinema. Icona perché subito riconoscibile. Basta l'ombra del suo cappello o quella della frusta che viene lanciata, basta il tema musicale di John Williams oppure un'inquadratura del suo giubotto di pelle sdrucito. Indiana Jones è come un marchio di fabbrica, appena lo si vede, sappiamo già cosa aspettarci.
Ed è proprio la commerciabilità di questo prodotto insieme alla cura della sua confezione a rendere i film di Indiana Jones esempi perfetti di un cinema che mira al botteghino senza però ingannare lo spettatore e anzi regalandogli avventure e azione che lo terranno incollato allo schermo.
Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo si sviluppa su una struttura narrativa ormai ampiamente collaudata. C'è il prologo alla storia vera e propria, come accade anche negli altri film, che è una dimostrazione dell'abilità di Spielberg nel costruire scene d'azione e soprattutto una lezione sul suo modo di intendere il cinema (spettacolo e grande tecnica). Temporalmente ci troviamo sul finire degli anni cinquanta, in piena guerra fredda. C'è la paura dell'atomica, ci sono i rebel without a cause, le bande giovanili, i fast food. E c'è soprattutto Shia  LaBeouf che entra in scena a cavalcioni di una moto rifacendo il verso al Marlon Brando de Il selvaggio. Gli spazi poi sono quelli di ogni avventura di Indy, ovvero i luoghi più disparati del mondo, uniti tra di loro dall'immancabile cartina sulla quale una linea rossa traccia gli spostamenti del professore.
Anche l'ironia è rimasta immutata come il fascino di Harrison Ford, in una straordinaria forma fisica. La storia (scritta da Lucas) mischia archeologia ed esperimenti nucleari, alieni e le piste di Nazca, El Dorado e tombe maya. Il meccanismo è quello dell'azione continua, dell'enigma da risolvere, della fuga e dell'inseguimento. Si piange la scomparsa del padre di Indy e di Marcus Brody ma si saluta, con un sorriso, un'inaspettata paternità.
Il cinema, dunque, come giocattolo e divertimento, intrattenimento e avventura. E come da bambini si rimane intrappolati nello schermo, la magia c'è ancora, inalterata e avvolgente, mentre Indy accoppa un russo o sorridendo si infila il cappello dopo l'ennesimo, spericolato, inseguimento.

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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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