:: Home » Numeri » #148 » CINEMA » Festival Internazionale di Roma
2007
6
Nov

Festival Internazionale di Roma

media 2.98 dopo 809 voti
Commenti () - Page hits: 5550
 
C'è un'aria strana all'Auditorium. Un'aria che avvolge le cose, le persone, gli stand. Un'aria che faccio fatica a respirare.
Eppure l'apparenza è così studiata, tutto sembra uscire fuori da un progetto calcolato fin nei minimi particolari.
Dopo qualche giorno capisco cosa non funziona, cosa è fuori posto, cosa è quella strana sensazione di disagio che mi assale tra le persone.
Sono io.
Sono io a essere fuori posto.
Sono le mie idee, il mio modo di intendere il cinema e la società, il mio modo di vedere.
Perché tutto quello che ho intorno, all'apparenza lucente e pulito, è solamente una macchina da soldi. Un progetto che si interessa di cinema fino a un certo punto e che ha un obiettivo molto più importante.
Il guadagno, il profitto.
Ecco cosa è la festa del cinema di Veltroni nella sua essenza, un modo per guadagnare.
Non è un caso che quest'anno la presenza degli sponsor sia invasiva in maniera spaventosa. Ci sono stand pubblicitari ovunque, ci sono marche ovunque, si respira l'aria della fiera più che quella di un festival.
Veltroni ha creato questa manifestazione non pensando tanto alla cultura o al cinema (o pensandoci in minima parte). La sua è una visione più vasta, dove nascondere sotto la presunta matrice popolare di questa manifestazione (e un domani del suo partito) delle finalità economiche (e un domani politiche) di dubbia moralità.
I biglietti venduti sono stati quasi sessantamila. Il profitto è stato dunque raggiunto. Ora questi guadagni che fine faranno? Questi soldi andranno nelle tasche del comune di Roma per essere riutilizzati in attività e manifestazioni "popolari" e culturali o andranno nelle tasche dei tanti sponsor che hanno investito?
Questo dispiace. Pensare alla politica e sentirsi male. Pensare a tutta una serie di valori che stanno morendo, letteralmente.
E allora, a testa alta, vado dritto sulla mia strada.
E allora l'importante ancora una volta è vedere film e scrivere e continuare a scivolare sulla superficie delle cose.
Non degnare di uno sguardo i parassiti che ho intorno, turarmi le orecchie quando i loro discorsi diventano troppo sgradevoli, pregare perché il buio in sala arrivi al più presto, e con esso la luce e con la luce il cinema.
E allora diventano i film il cuore della mia presenza in questo luogo.
Ma anche i film come le persone possono deludere.
E le prime visioni sono così, deludenti, scialbe, senza forza.
Poi arriva sabato. E arriva Coppola. E con lui il suo ultimo film, Youth without youth. E anche se alla fine della pellicola non so bene cosa pensare e mi sento confuso, non perdo il controllo e aspetto che le luci si accendano e poi esco fuori e davanti ad una birra penso a quello che ho visto. E poi ci penso ancora. E questo significa che anche se ad un livello epidermico o emozionale non sono stato rapito, il film ha qualcosa da dire, qualcosa che ti è stato trasmesso. C'era la voce di Coppola, c'era tutto il suo cinema, il suo essere artista.
E le visioni migliorano. E vedo Lumet e Bean e Soldini.
Poi arriva Penn e quella mattina la magia finalmente avviene. E vengo rapito dallo schermo, dalle immagini, dalla storia. E io non sono più dentro quella sala, ma inizio a viaggiare e sono dentro le immagini, fra di loro, in quel mondo. E c'è la voce di Eddie Vedder, quanto amo la sua voce, che mi guida e protegge. E allora il cinema diviene di nuovo rivelazione e scoperta, metamorfosi e allucinazione, esperienza di vita e viaggio.
Poi di nuovo fuori, ma questa volta senza paura, sapendo di avere qualcosa dentro che mi porterò per qualche giorno.
Questi sono i film migliori.
Quelli che rimangono dentro. Che crescono. Di cui non puoi scrivere subito. Come delle cose più belle. Ci vuole tempo, si deve creare un certo distacco.
Quella strana aria sembra per un attimo scomparire, film come quello di Penn danno il senso di un evento come un festival.
Ma poi tornano le solite cose, quelle che stanno avvelenando il nostro mondo.
I sorrisi da squalo, la moda, il glamour, le firme, i vestiti, i flash, le videocamere, i discorsi vuoti.
Roma aveva indubbiamente bisogno di una manifestazione cinematografica.
Ma perché ogni cosa deve poi trasformarsi in una corsa al consumo?
Perché ogni cosa come ogni persona non può esistere senza un valore economico, senza un profitto, senza un guadagno?
Con le mie solite domande nel cuore rimango a fissare le luci che si spengono.
Tiro forti boccate d'ossigeno.
E l'aria che respiro torna ad essere normale.
Ma sono già fuori, già lontano da tutto questo.
Tra i film i concorso vince Juno.
Ma a nessuno sembra fregare niente, tanto tutte le star se ne sono andate, la festa è finita e il popolo ha speso, si arrotola il red carpet e ci si prepara per il prossimo investimento.
 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
MAIL: e.bertocchi@tiscali.it
WEB:
lascimmiasullaschiena.splinder.com
 
:: Automatic tags
 
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 245 millisecondi