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2007
22
Ott

La nuova politica europea per i mari

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Un Oceano Di Opportunità


«Alla fine l'inseguitore ansimante arrivò così vicino alla preda apparentemente ignara,
che si vide bene tutta la sua gobba abbagliante, che scivolava sul mare come una cosa a sé,
avvolta di continuo da un anello rotante di splendida, fioccosa schiuma verdastra»
(Herman Melville, Moby Dick)
 
L'Europa ha ben 70.000 chilometri di coste ed è bagnata da due oceani e quattro mari: l'oceano Atlantico, l'oceano Artico, il mar Baltico, il mare del Nord, il mar Mediterraneo e il mar Nero. Nelle regioni costiere si concentra circa il 40% della popolazione dell'Unione Europea e vi si produce circa il 40% del suo PIL.
Basterebbero questi semplici dati per intuire quanta parte del benessere dell'UE sia ancora legata al mare: cantieri navali e trasporti marittimi, porti e pesca, produzione di energia (da fonti tradizionali e alternative) e turismo generano rilevanti guadagni.
La crescente vulnerabilità delle regioni costiere, l'inquinamento delle acque, il ruolo chiave degli oceani nel sistema climatico planetario e il continuo degrado dell'ambiente marino sono altrettanti elementi che invitano a interessarci ai nostri mari e ai nostri oceani.
Inoltre, per troppo tempo i vari Paesi rivieraschi hanno attuato politiche di promozione, sfruttamento o tutela dei mari a secondo dei propri egoistici interessi senza un coordinamento di sorta con i partners europei.
Per troppo tempo, i trasporti, la pesca, l'energia, la sicurezza, il turismo e la ricerca hanno visto interventi frammentati e non coordinati anche all'interno delle medesime amministrazioni nazionali, generando incoerenze sistemiche e conflitti tra poteri: in una parola, inefficienza.
Anche per questi motivi, e affinché questo contesto possa essere preservato e continui a rappresentare un patrimonio comune per l'UE, la Commissione Europea ha recentemente pubblicato una propria comunicazione[1] per lanciare una nuova politica marittima integrata che ricomprenda tutti gli aspetti delle relazioni dell'uomo con i mari e gli oceani. Questo approccio innovativo e globale offrirà un quadro politico coerente che permetterà lo sviluppo ottimale ed ecologicamente perseguibile di ogni attività legata al mare.
La Commissione, in questo suo nuovo e importantissimo documento, riconosce ufficialmente che l'interazione tra l'Europa e il mare risulta essere oggi "più intensa, più variegata e più arricchente che mai" prima d'ora, e proprio per questo l'attenzione e l'impegno da riservare a questa risorsa devono essere maggiori.
Da una parte, la tecnologia e le conoscenze ci permettono di sfruttare meglio le ricchezze dei mari e di stabilirci a vivere sulle coste per godere di simili vantaggi. Dall'altra parte, l'effetto cumulato di tutte le attività che qui si svolgono genera un pericoloso conflitto e un deterioramento dell'ambiente marino da cui tutto il resto dipende.
A questo punto, risulta indubbio che l'UE debba reagire, prendere posizione e attivarsi in maniera intelligente e urgente.
In questo senso, la Commissione ha lanciato una vasta consultazione sulle relazioni esistenti tra i propri membri e il mare[2], suscitando numerose reazioni dalle parti in causa; tali reazioni sono la riprova dell'enorme potenziale rappresentato dal mare per l'Europa e dell'ampiezza del compito che si apre se si intende conservare questa risorsa e renderla durevole.
Ispirandosi ai contributi raccolti, la Commissione propone, dunque, di intraprendere una politica marittima integrata per tutta l'UE, fondata sulla constatazione che tutte le questioni relative agli oceani e ai mari d'Europa sono legate tra loro e che le politiche marittime devono essere elaborate in maniera congiunta se si vogliono ottenere risultati durevoli.
Un simile approccio integrato e intersettoriale è fortemente sostenuto da tutte le parti in causa ma la sua messa in opera avrà indubbiamente bisogno di una cooperazione rafforzata e di un coordinamento efficace delle politiche marittime dei singoli stati membri.
Una politica marittima integrata rinforzerà la capacità dell'Europa di far fronte alle sfide della globalizzazione e della competitività mondiale, di rispondere ai cambiamenti climatici, al deterioramento dell'ambiente marino, ai problemi energetici e della sicurezza marittima. Questi sforzi dovranno poggiare sulle eccellenze nei settori della ricerca, della tecnologia e dell'innovazione e troveranno le proprie basi nella strategia di Lisbona[3] per la crescita e l'impiego e in quella di Goteborg[4] per lo sviluppo durevole.
In questo senso, una politica marittima integrata a livello di UE modificherà la maniera in cui si elaborano i processi decisionali relativi alle politiche marittime, avvierà un programma di lavoro specifico per portare ad uno spazio marittimo europeo senza barriere, una comune strategia per la ricerca marina, una integrazione delle politiche marittime nazionali, una rete europea di sorveglianza marittima, un quadro comune per la gestione dello spazio marittimo da parte degli stati membri, una strategia per attenuare le conseguenze negative dei cambiamenti climatici sulle regioni costiere, la riduzione delle emissioni di CO2 e dell'inquinamento causato dalla navigazione, la lotta alla pesca pirata e il divieto della pratica distruttiva della pesca a strascico in alto mare, una rete europea tra i poli di attività marittime, un riesame delle deroghe alla legislazione del lavoro relative ai settori del trasporto marittimo e della pesca.
La comunicazione della Commissione pone, inoltre, le basi per la realizzazione di un unico sistema di gestione e l'adozione di specifici strumenti intersettoriali necessari all'avvio di una politica marittima integrata a livello di UE e presenta le principali azioni che la Commissione stessa avvierà, di concerto con le altre istituzioni comunitarie, nel rispetto del principio di sussidiarietà.
Il sostegno alla competitività, la protezione dell'ecosistema marino e la maggior partecipazione di tutte le parti interessate offrono gli ulteriori elementi dello stile con cui tali lavori verranno condotti.
Gli obiettivi a medio e lungo termine dell'UE per questa comune politica possono riassumersi in cinque punti:
  1. giungere a un livello di sfruttamento durevole ed efficiente dei mari e degli oceani;
  2. creare una base comune condivisa di conoscenze e di innovazione per la politica marittima;
  3. realizzare le condizioni per offrire una superiore qualità di vita nelle regioni costiere ;
  4. promuovere la posizione di capofila dell'UE nella gestione internazionale delle questioni marittime;
  5. migliorare la visibilità dell'Europa marittima.
Risulta ovvio che i propositi presentati all'avvio di una simile politica siano molti e abbraccino distinti settori, tanto del sistema europeo quanto delle amministrazioni centrali dei singoli stati membri; altrettanto ovvio, almeno per gli addetti ai lavori, il fatto che solo il tempo potrà dire cosa si riuscirà a realizzare e con quale livello di efficacia ed efficienza, e quali saranno i costi/benefici che queste azioni comporteranno.
Da parte nostra, la speranza sincera che tutto ciò possa veramente offrire un "oceano di opportunità" per l'ulteriore sviluppo del sistema Europa e non si risolva in un "buco nell'acqua"!
(immagine di copertina: Invincible Armada, Anonimo, National Maritime Museum, Londra)


[1] Cfr. Commissione Europea, Una politica marittima integrata per l'Unione Europea, COM(2007) 575, del 10.10.2007.
[2] Cfr. il rapporto sul processo di consultazione, COM(2007) 574 final, e il Libro verde - Verso una politica marittima dell'Unione: una visione europea degli oceani e dei mari, COM (2006) 275.
[3] Cfr. Conclusioni della Presidenza, Consiglio Europeo di Lisbona, 22-23 marzo 2000.
[4] Cfr. Conclusioni della Presidenza, Consiglio Europeo di Goteborg, 15-16 giugno 2001.
 
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:: Davide Caocci

Davide Caocci, nato a Milano nel 1972, si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università Cattolica e specializzato poi in Diritto internazionale, Diritto UE ed Economia. Ha lavorato tra Europa, America latina e Africa subsahariana come esperto di politiche europee e consulente per la cooperazione allo sviluppo. A questo ha sempre affiancato una ricca attività didattica in università italiane e straniere e una altrettanto ricca produzione di articoli sui fenomeni legati alla globalizzazione. Ora vive in Argentina, dall’altra parte del mondo. “Semel Scout Semper Scout”.

 
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