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2007
30
Mag

Gomorra - Roberto Saviano

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Il viaggio che facciamo insieme a Roberto Saviano inizia e finisce tra le merci. Un intero ciclo vitale che vede l'arrivo dei prodotti nel porto di Napoli, dove vengono stipati in edifici sventrati fino a colmarli. Prodotti che nascono in Cina o nei territori che circondano Napoli. E la loro fine, una volta che diventano rifiuti, sempre in questi stessi luoghi. La terra come discarica, come qualcosa da riempire. La Campania come latrina d'Italia, dove tutti gli spurghi tossici e non trovano la loro sistemazione.

Il capitalismo nella sua piena attuazione. Le logiche di mercato come codice di riferimento esistenziale. Il potere come fine per cui vivere.

Il Sistema (così viene chiamata la Camorra da chi vi appartiene) è veramente tale. Trova le sue forme e i suoi meccanismi. Conosce i modi per trasformarsi e sfruttare ogni cosa. Roberto Saviano ricerca la verità del suo tempo (ed anche del nostro) cercando di capire realmente come funzionino questi meccanismi. Come nella realtà, quella fatta di uomini, odori, parole, vite, prenda corpo il Sistema, dove trovi la sua alimentazione, cosa divori e cosa alla fine butti fuori da se stesso.

E allora la realtà diventa sconvolgente. Si entra in un ordine delle cose che mette paura. Ci si scontra con un mondo che per chi è nato da Napoli in su risulta inimmaginabile. Questo mi ha colpito. La mia incapacità di concretizzare visivamente o umanamente quello di cui parla Saviano. L'essere lontano anni luce dalla sua realtà. Esserne sempre stato all'oscuro. E poi ritrovarsi di punto in bianco con gli occhi aperti. Avrei voglia di attraversare le terre di cui parla, toccare le persone e le cose, respirare l'aria, rendermi conto se le sue parole, che si aggrappano così ferocemente alla realtà, diventino poi pugni e schiaffi quando questa realtà la vedi con i tuoi occhi.

E allora la vera denuncia non è solo quella di smascherare (attraverso nomi e cognomi) il funzionamento della nostra economia e di una parte del potere sociale e politico, quanto il ripetersi che questo modo di funzionamento della società è sbagliato. Che il capitalismo è sbagliato.

Che una vita che dà più importanza alle merci che alla propria umanità non è vita. Che ci deve essere qualcosa di diverso, una via d'uscita, una speranza di cambiamento.

Perché il Sistema è l'unica e vera realizzazione del capitalismo.

E' incremento economico continuo, è un guadagno illimitato, è il denaro e la merce come unici parametri di verità e vittoria.

E' ricerca del potere.

Un potere per il quale la vita stessa passa in secondo piano. Non c'è più il senso del tempo umano, ci si gioca tutto nell'immediato, più le entrare sono alte più vale la pena rischiare. Morire non è un problema, fa parte delle logiche del potere. Esso passerà di famiglia in famiglia ma rimarrà sempre il centro di questo universo.

Il Sistema è capitalismo applicato alla perfezione. Il problema non è di raggiungere i propri obiettivi in maniera legale o illegale, il problema è che il modello capitalista è quanto si vorrebbe imporre ad ognuno di noi.

Non esiste un capitalismo buono.

Non esiste un potere buono.

Tutti e due corrompono. L'uomo, il mondo in cui vive, la natura, la società.

Roberto Saviano scrive un libro che andrebbe diffuso per le strade, venduto porta a porta.

Per il coraggio mostrato. Per il modo in cui è scritto. Per l'aver deciso di non tacere.

Come per il suo spirito guida, quello di Pier Paolo Pasolini, per Roberto Saviano il sapere è motivo sufficiente per non rimanere in silenzio.

La parola come ultima arma con la quale difendersi e attaccare, senza fare prigionieri.

La resistenza ha ancora valore.

Adesso, forse, più che mai.
 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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