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2007
17
Mag

Medea e Giasone II Episodio - regia di Antonio Latella

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Carne e vagiti, poche parole. Come nel primo capitolo di questa trilogia.

In Medea e figli compaiono loro con il corpo da uomo, nudi, e il volto-maschera. Bebè di lattice che crescono, giocano, lottano e soffrono sotto lo sguardo vigile di mamma Medea e papà Giasone. La lingua è un gioco simile alle filastrocche  che i bambini cantano a scuola, composto dalle lettere dell'alfabeto greco. Niente di più, come se non ci fosse possibilità di parola e di articolazione in una tragedia inspiegabile alla ragione umana: c'è semplicemente suono e ritmo che scandisce la crescita dei due bambini.

Ritorna il letto, campo di battaglia tra uomo e donna, e stavolta due lettini per questi figli che come la madre sono prima di tutto cuccioli d'animale.

Tutto scivola inesorabilmente verso l'atto finale e quello che non è spiegabile con la ragione Latella lo lascia realizzarsi nella carne. Fino ad ora ogni gesto, ogni suono è stato sopra le righe, a tratti bestiale, ma qui, lo spettatore, nemmeno si accorge che è stato compiuto il dramma. Rimane solo una madre ferita che poco prima battendosi il petto nudo ha urlato le parole madre e donna e ha scelto quest'ultima. Giasone rimane sullo sfondo inerte, non-uomo, semplice spettatore dietro i letti ora diventati prigione.

Medea e figli non ha la forza visionaria di Medea e Giasone e a tratti si perde il filo, si arranca ma la scelta di far scivolare nel silenzio l'infanticidio rimane impressa nel cuore.

Il merito è di non cercare spiegazioni ma di voler semplicemente vivere ciò che è e ciò che è stato. Così Medea e così il pubblico.

 

(domenica 20/5 al Teatro Nuovo di Napoli tutta la trilogia a partire dalle ore 18)

 

 
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:: Ilaria Magagna
Mi chiamo Ilaria, vengo da un paesino della provincia di Verona e ho 25 anni. Emigrata a Bologna per studio (mi sono laureata due anni fa in dams teatro) ci sono rimasta per 6 anni a portare avanti la passione per il teatro con seminari stages e laboratori fino ad incontrare Vladimira Cantoni e il gruppo Gibus Teatro con il quale ho lavorato per tre anni su un repertorio contemporaneo (Valentin, Testori; Brecht). Ora vivo in Puglia e lavoro in un centro culturale dove si occupano prevalentemente di teatro per ragazzi, seguo i laboratori con i bambini e i portatori di handicap, accolgo e faccio la cuoca per gli stagisti dei corsi residenziali sull’attore e lavoro come campagnola che è un buon modo per trovare le domande e le risposte che fanno crescere il teatro.
 
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