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2007
13
Mar

Uno in diviso - Alcìde Pierantozzi

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Questo omaggio a P.P.P., alla Teodorani e a Marco Mancassola merita l'incandescente e illustre marchio atroce bellezza'. "Uno in diviso" è di atroce bellezza. Questo primo romanzo del giovanissimo Alcìde Pierantozzi, questa opera estrema e primaria è certezza grondante di prove offerta da uno scrittore di grande classe; una certezza che permette di immergere il corpo e le riflessioni dei lettori in un talento che ha pochissimi eguali. Davvero un incrocio di simboli e potenza pura del linguaggio, scenari che non è possibile, è certo, dimenticare. E personaggi che torneranno nella notte e nella luce: nei viaggi, persino. Taiwo e Kehinde sono gemelli siamesi. Il loro corpo è dotato di due busti e di un solo paio di gambe, ha visivamente ma non mentalmente la forma di una ipsilon. L'uno, ovvero i fratelli, i protagonisti che utilizzano una sola voce, quando però non sognano o non fanno incubi, e che spesso si staccano con le volontà ma solamente con queste, parlano con "la lingua di un serpente" e nelle loro pance cattive e buone hanno serpenti. Come hanno un passato che striscia e lì porterà direttamente in un futuro di morte, di assassini. Da assassini, buoni e cattivi. Lavorando come inservienti dietro il banco di un locale di incontri sessuali ma pochi sanno che sono unico (forse) corpo, la verità quindi della loro carne che lì sente così vicini da far loro condividere baci di lingua e autoerotismo. E omicidi… Non manca in questo romanzo l'attualità, in un "corpo" dantesco che risente degli scatti torturati dai gironi delle centoventi giornate. Vero, Kehinde e Taiwo (nonostante tutto) sono Pieni di grazia, e sono compagni di viaggio. Viaggiatori in fuga sono anche. Sono pure quelli che devono correre perché inseguiti. Leggendo le pagine di Uno in diviso si cade nella brace fissata nel cielo, dentro i ragionamenti – sempre o quasi non concordi – di due fratelli fissi intorno alla loro doppia carne, dunque alla loro carne a metà. L'ambientazione scava più luoghi. Da Milano all'Abruzzo eccetera. Aver letto "tardi" questo testo esemplare è stata una vera e propria disattenzione, i critici dovrebbero rimettersi in questa scrittura e in questa trama che abbraccia, chi legge dovrebbe farsi "stordire" da questa grande letteratura. In più c'è il diavolo con le corna. "L'uomo riesce a vedersi sullo schermo lucido, osserva le sue corna appuntite e la catena che gli costringe il collo nerboruto e corto. Cerca di difendersi ma non ce la fa". I gemelli lottano, anche in loro. Lotta chi sta dietro le quinte, in piena della piena angoscia: "Che poi si faccia – svelto – di quella pallidezza quasi azzurra, di quella trasparenza marina satura di foschi stormi annuncianti per lui, fresco, l'arrivo della neve". Nei gesti candidi della neve, lontano e contro "la stessa gente che ha ammazzato Pasolini e adesso lo legge, gli stessi idioti che hanno rubato la cattedra di Svevo e adesso bocciano per autopromuovesi". Che sia riconosciuto a questa penna il valore e quello che per giunta gli accademici definiscono la tensione morale. Al lordo dello scandalo fitto di dannazioni.

 
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:: Nunzio Festa
Nunzio Festa è nato a Matera, nel’81, dove attualmente lavora; risiede nel suo paese natale, Pomarico (MT), con la sua compagna.
Poeta, narratore, critico; lavora nel campo dell’editoria, revalentemente come editor per la materana Altrimedia Edizioni – della quale è anche direttore editoriale, e come consulente editoriale. Collaboratore giornalistico per cronaca e cultura, dal 2004 in maniera stabile per Il Quotidiano della Basilicata Collabora, inoltre, con siti internet, riviste e altri giornali. Suoi articoli, poesie e racconti sono stati pubblicati su riviste, quotidiani e in varie antologie. Nel 2004 ha pubblicato la sua prima silloge poetica E una e una (Montedit), mentre nel 2005 la sua prima raccolta di racconti Sempre dipingo e mi dipingo. Storie di vita ballate e condite con musica (Edizioni Il Foglio letterario). Nel 2007, la silloge poetica Deboli bellezze è entrata a far parte della collana curata da Silvia Denti, ‘I quaderni Divini’. Dieci brevissime apparizioni è il titolo delle prose poetiche pubblicate da LietoColle nel 2009. Il suo primo romanzo è stato pubblicato presso Arduino Sacco Editore, sempre nel 2009, ed è titolato L’amore ai tempi dell’alta velocità. Del 2010 è anche “Quello che non vedo”, (poema, per Altrimedia Edizioni), con contributi di Ivan Fedeli, Plinio Perilli, Giuseppe Panella, Francesco Forlani, Franco Arminio, Massimo Consoli. Una sua silloge inedita, nel 2011, è entrata a far parte dell’antologia, curata da Gianmarico Lucini, “Retrobottega”.
Altre opere sono in corso di pubblicazione. Poesie, racconti invece ancora inediti, un romanzo e un'antologia poetica in “fase di scrittura”. Vive per scrivere.
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