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2007
20
Feb

Gli uomini che non si voltano - Gaetano Savatteri

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Dopo la parentesi saggistica con "I siciliani", lo scrittore ritorna  al romanzo, ambientato fra Palermo e Roma, o meglio  fra i palazzi politici delle due città. Al centro della vicenda tre amici: Placido Polizzi, l'idealista, Silvestre Majorca il giornalista  l'arrivista e Aurelio Tripodo  il politico, eroe da tragedia greca e non a caso il libro, oltre l'esergo, è permeato dalla tragedia dell'Antigone di Sofocle, tragedia che nasce, scrive Savatteri "quando c'è conflitto fra libertà e necessità, fra libertà dell'individuo e necessità imposta dagli dei, dalle condizioni storiche, dal potere." Tre amici che hanno vissuto a Palermo gli anni della contestazione studentesca, della "Pantera", dando vita ad un giornale "Malgrado tutto"  e che si ritrovano insieme, dopo molti anni perché Aurelio  riceve minacce di morte e tramite il giornalista-faccendiere chiama il poliziotto  Polizzi, indagato per sospette connivenze con la mafia, per scoprire i responsabili. Compito non facile perché l'autore ci introduce in un mondo politico esasperato ed esasperante, tratteggiando personaggi indimenticabili come il boss politico Momò Casesa, il fido Vella che ambisce ad alte cariche politiche, un mosaico perfetto  formato da giornalisti, magistrati corrotti, uomini assertori del concetto "che il potere reclama un amore esclusivo, devastante ed esigente". Un potere, questo della politica che avrà per Aurelio un costo altissimo, da tragedia greca e qui ritorna Sofocle, anche se il potere dimostrerà che l'uomo non è riuscito a scegliere fra l'amante francese  Florence e la famiglia. Lo scrittore imbastisce una trama narrativa ricca di situazioni e personaggi, descrive felicemente il rapporto di amicizia fra i tre protagonisti delineando efficacemente gli anni giovanili, diversi sono i riferimenti autobiografici,  con quelli maturi ed eccelle soprattutto nel delineare il contesto socio-politico. Savatteri ci ricorda Sciascia e il suo "Contesto", l'idea della Sicilia come "metafora del mondo" e, non a caso, lo scrittore siciliano compare nel suo primo eccellente libro "La congiura dei loquaci" sotto le sembianze di un professore di Racalmuto. Fra le pagine più intense del volume, quelle dedicate al funerale che dimostrano il cinismo del potere dominante. Questo libro dell'autore, inviato di punta del Tg5, conferma le sue qualità letterarie perché imbastisce una storia complessa, articola, popolata da una miriade di personaggi, con storie d'amore e/o di simpatia come quella fra Federica E placido, senza perdere il filo-conduttore del libro: il potere, le sue distorsioni, la disperazione della politica e della sua classe dirigente disposta a tutto pur di sopravvivere a se stessa. Il finale del romanzo è da tragedia greca, inaspettato e avvolto da dubbi ed inquietanti interrogativi.

 
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:: Giuseppe Petralia
Pubblicista iscritto all'Ordine dal 1984. Sposato, due figli, 47 anni, dipendente del comune di Trapani. Svolge, dal 1981, il ruolo di corrispondente da Partanna (Trapani) per il ''Giornale di Sicilia'', collabora al sito libri.brik.it, cura una pagina di libri sul periodico ''Il Belice'', ha collaborato al sito, oggi chiuso, della scrittrice Francesca Mazzucato e alla rubrica ''I libri della settimana'' curata da Giancarlo Macaluso sul sito de ''Il Sicilia'' anch'esso chiuso. Non si considera un critico letterario, solo una persona che ama i libri.
 
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