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2007
15
Feb

Inland Empire

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Un fascio di luce. INLAND EMPIRE. Inizio della Visione.

David Lynch ci intrappola in un mondo impossibile. Un impero fatto di allucinazioni, visioni, sogni e cinema. Una dimensione parallela dove la logica e la razionalità si sfaldano, dove sono i processi dell'inconscio a prendere forma.

Ambienti onirici, stanze misteriose, porte.

Le porte sono il passaggio.

Sono lo strumento attraverso il quale potersi muovere attraverso i labirinti della Visione.

Tutto si espande e si trasforma attraverso una moltitudine di punti di vista. Una cosa dentro l'altra. Una dimensione dentro l'altra. Per poi uscirne fuori, trovarsi in un film o in una sit-com (con protagonisti dei conigli), o dentro una stanza con ragazze che parlano e schioccano le dita, poi musica, poi silenzio. Trovarsi nel percorso mentale di un'attrice (una monumentale Laura Dern) che perde e ritrova se stessa in una continua trasformazione del suo personaggio.

Ribaltamenti. Tagli oscuri. Improvvise illuminazioni.

David Lynch ci immerge in quegli ambienti che solo lui riesce a creare, la luce arriva all'improvviso, l'inquietudine di primi piani che scavano nei volti degli attori, trasformando espressioni ed epidermide in altrettanti mondi visivi.

Vedere questo film è assistere ad una Visione.

Bisogna spogliarsi delle proprie certezze prima di entrare in sala, di tutto quello che si crede di sapere sul cinema e sulla narrazione, bisogna avere la consapevolezza di far parte di una cerimonia.

Quella in cui muore la logica per dar vita all'immaginazione.

Al sogno.

All'impero della mente.

Il linguaggio filmico di Lynch è assoluto e senza compromessi, le immagini distruggono qualsiasi significazione per diventare pura percezione. Si segue il film con i sensi, bisogna lasciarsi trasportare dalle immagini, dalla musica, dall'assurdo di quanto stiamo vedendo.

In questo film il cinema diventa uno strumento allucinatorio di inaudita potenza, un mezzo attraverso il quale esplorare il nostro inconscio, un modo per immergersi nelle acque torbide della psiche umana.

Certo, questo solo per chi in questi posti (attraverso i sogni, le droghe o le visioni) già ci è stato.

Per chi non si è mai reso conto di quanto complessa sia la nostra natura, questo film potrebbe essere solo una perdita di tempo.

Una noiosa e interminabile fuga mentale di un regista.

Per chi non è abituato a viaggiare con la mente questo film potrebbe essere un'esperienza insostenibile. Per chi cerca la razionalità in ogni luogo questo film potrebbe essere quanto di più stupido e deprimente potesse aspettarsi.

Ma per chi ha capito che la logica è solo una maschera che l'uomo indossa per far finta di aver compreso il funzionamento delle cose, allora lo invito ad entrare in sala.

Lo invito a sedersi e a lasciarsi tutto quanto alle spalle.

Poi un raggio di luce. INLAND EMPIRE.

La Visione ha inizio.

 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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