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2007
7
Gen

The Prestige

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Ogni grande trucco si svolge in tre atti: il primo è chiamato la promessa, l'illusionista mostra qualcosa di molto comune ma, ovviamente, non lo è... il secondo è chiamato la svolta: ora la cosa comune fa qualcosa di straordinario e se cercate il segreto... non lo scoprirete. Ed ecco il terzo atto, il gioco di prestigio, che mostra qualcosa che non si è mai vista prima.

Così come un gioco di magia Cristopher Nolan struttura il suo film in tre atti. Ci porta sempre ad un passo dallo scoprire dove sia il trucco per poi allontanarci e spingerci a trovare la verità solo alla fine del film. La storia si frammenta e si espande su diversi piani temporali, la narrazione è un gioco di specchi e di incastri e mostra ancora una volta l'abilità del regista e del fratello nello scrivere una storia che riesca a sfruttare al massimo tutte le sue componenti filmiche.

I fratelli Nolan scrivono per il cinema, le loro storie trovano una perfetta collocazione nella forma cinematografica che i due utilizzano per raccontarle. The Prestige parte da un libro, ma tutta la sceneggiatura è opera dei fratelli Nolan. I continui salti temporali, le ellissi, i veloci inserti narrativi (si pensi anche a Memento e a Batman begin) sembra che stiano diventando un vero e proprio elemento per riconoscere il loro stile filmico, passo indispensabile, questo, per un salto verso l'autorialità.

Dice Cristopher Nolan – Il libro crea un formidabile rapporto tra la forma narrativa del romanzo e le tecniche e le idee usate dai prestigiatori per incantare e sentivo che l'emozione per me sarebbe stata trovare un equivalente cinematografico. Quello che fanno i maghi e i registi è molto semplice, nel modo in cui si fanno avere le informazioni, quello che si racconta al pubblico e quando, il saper attirare gli spettatori grazie a punti di vista precisi. Noi usiamo le nostre tecniche, vicoli ciechi e false piste, per ingannare il pubblico e creare uno spettacolo soddisfacente. Con The Prestige si offre la possibilità di giocare con questi concetti davanti agli occhi dello spettatore.

Cinema come magia.

Il regista come prestigiatore.

Lo sceneggiatore come ingenieur.

The prestige è un film che rimane impresso nella mente (e nel cuore) per vari motivi. C'è una riflessione interessante sul cinema stesso, come macchina illusoria. Sul suo potere di manipolare la fantasia e i sensi dello spettatore partendo dal presupposto però che sia lo stesso spettatore a volersi fare manipolare. Entrando in un cinema (o come succede nel film in un teatro per vedere uno spettacolo di magia) lo spettatore sa esattamente quello vuole.

Stupore. Meraviglia. Emozioni.

Si entra in una dimensione altra, in un mondo dove la normalità diventa eccezione, dove cose impossibili diventano reali, un mondo dove si ferma la nostra razionalità per lasciare il posto all'immaginazione.

Ecco lo sforzo che ci chiedono tutti gli artisti di questo mondo, quello di lasciarci andare, di dimenticarci di noi stessi per immergerci in qualcosa di diverso.

Immaginazione. Fantasia. Creazione,

Ma tutto questo ha un costo e il vero artista è pronto a pagare molto caro il suo potere. Anche di questo ci parla il film, del prezzo dell'arte, del prezzo della meraviglia.

Abnegazione. Sacrificio. Ossessione.

Ambientato alla fine dell'ottocento, attraverso una ricostruzione d'impatto di Londra, senza cadere nello storicismo, il film ci mostra i primordi della società dello spettacolo e del potere della pubblicità. Londra è già piena di manifesti pubblicitari, il cinema non è ancora nato ed è la magia ad avere il posto d'onore nell'intrattenimento.

Un'altra riflessione necessaria è poi quella sul rapporto tra magia e scienza. Paradossalmente in quel periodo la scienza e la tecnologia in generale (con tutte le nuove invenzioni) erano viste come una sorta di incantesimo. Si pensi all'elettricità e a tutte le sue applicazioni. Cose normalissime come la luce elettrica devono essere state viste all'epoca come una sorta di gioco di prestigio. In questo senso il personaggio di Tesla (realmente esistito e interpretato da un enigmatico David Bowie) è simbolo di tutto questo. Dello scienziato-mago che studia la natura sperimentando e raggiungendo delle scoperte che se non vedono il mondo pronto, non possono essere rivelate.

Ed è proprio sul versante della tecnologia e delle novità scientifiche che si cercheranno nuove strade anche per i trucchi magici. In questo si potrebbe leggere la nascita del cinema stesso, che prende vita da una scoperta scientifica riguardante l'apparato visivo umano. Il nostro occhio infatti riesce a percepire il movimento quando gli vengono messe davanti, in rapida successione, una serie di immagini leggermente diverse tra loro, a una velocità di almeno sedici immagini al secondo.

L'invenzione di un apparecchio che sfruttasse questa scoperta si è poi trasformata da semplice attrattiva da fiera in un mezzo capace di catturare, nel corso degli anni, la fantasia di miliardi di persone. E al giorno d'oggi il cinema si sta ancora evolvendo spostandosi verso i nuovi territori che la tecnologia odierna gli ha mostrato, il digitale, l'elaborazione elettronica delle immagini.

Tutta una nuova magia.

Il cinema è uno dei pochi casi in cui scienza e tecnologia servono fondamentalmente per creare sensazioni umane

Ed è infatti proprio nella  componente emotiva che il film trova i suoi momenti più intimi. Nel dramma di amori impossibili e finiti tragicamente, nel sacrificio di tutto quello che si ha di più caro, in un ultimo e inaspettato e bellissimo incontro. Quando il terzo atto di una magia è compiuto e qualcuno o qualcosa ricompare.

I fratelli Nolan entrano dentro un film di alto livello, con un budget cospicuo e con attori famosi. Piegano tutto alla loro volontà. Tirano fuori un'interpretazione emozionante (Christian Bale) e costruiscono una storia che mostra (per chi se lo fosse dimenticato) che tutto al cinema è possibile.

Che la linearità temporale e di scrittura non sono per forza necessarie, che una narrazione può essere quanto di più frammentato possa esistere e che brevi immagini messe al punto giusto possono darti quel brivido lungo la schiena che è la cosa che vuoi provare più di ogni altra.

Ricordiamolo ancora una volta.

Andiamo al cinema per lasciarci ingannare, per entrare in altre vite, in altre persone. Per attraversare mondi mai visti, per vedere luoghi in cui non potremmo mai andare.

Vogliamo tutto questo.

Brividi lungo la schiena.

Lo spettacolo in questo caso non rimane fino a se stesso, ma lascia veramente qualcosa. The prestige è un esempio di cinema contemporaneo che non va assolutamente dimenticato. E' intelligenza ed emozioni combinate ad un prodotto hollywoodiano.

Non sveliamo trama e trucchi.

Non sveliamo nulla.

Il mondo delle illusioni è sempre a portata di mano. Il cinema. Una sala rossa, comode poltrone. Il buio. Un raggio di luce.

Aprite gli occhi.

Il trucco c'è, ma da più di cento anni nessuno riesce a vederlo.

 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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