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2006
5
Dic

Le mani nel cappello - Franco Micheletti

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Ho letto tutte le opere di Micheletti, anche per dovere di editore, perché Cronache maremmane, Piombino tra storia e leggenda e Storie di Bassa Maremma sono state pubblicate dal Foglio Letterario. Piombino tra storia e leggenda, invece, lo abbiamo scritto insieme, con la collaborazione di Elena Migliorini, e a breve ripeteremo la felice esperienza con Piombino com'era. Posso affermare, senza timore di smentita, che Le mani sul cappello è il miglior lavoro letterario di Franco Micheletti, perché in queste pagine l'autore piombinese riesce a fare narrativa partendo da esperienze vissute in prima persona. Il suo stile si affina e abbandona quel periodare complesso e spesso eccessivo che aveva caratterizzato i primi lavori. L'autore comprende che non è necessario fornire al lettore un numero incredibile di dati su cui ragionare, ma è sufficiente raccontare delle storie, nella forma più semplice possibile, usando periodi sintetici che sostengano un crescendo emotivo verso la catarsi finale. Micheletti è scrittore con intenti didascalici e i suoi racconti non sono mai narrativa scritta per pura volontà affabulatoria. L'autore vuole comunicare messaggi importanti e spesso ci riesce senza risultare troppo moralistico.

Le mani sul cappello presenta una galleria di personaggi diversi sui quali è importante meditare perché fanno parte della nostra vita. Michelino è un bimbo down che mantiene la famiglia con la sua pensione di invalidità, mentre Tommaso tratteggia la figura di un ragazzo autistico che riesce a lottare e a vincere contro il suo male. Un pittore affetto dal morbo di Alzheimer ci fa tremare per la condizione di un uomo geniale che regredisce alla forma mentale di un bambino. Il libro è costellato di buoni sentimenti e di ricordi pescati dal passato e infarciti di una buona libraria e cinematografica di Micheletti. Troviamo un capitolo sulla droga che rimanda Christiane F e i ragazzi dello zoo di Berlino, ma pure a Trainspotting e a tutta la cultura hippye degli anni Settanta. Molto toccante è anche la figura del dottor Carmignani, medico dei pazzi, "uomini senza voce e senza diritti, vittime designate di pregiudizi e di privazioni". Notevole il racconto dedicato ai vecchi, che si apre sulle note di una bella canzone di Claudio Baglioni per svilupparsi in un contesto reale come quello dell'ospizio di Campiglia Marittima, dove Franco ha conosciuto persone capaci di trasmettere emozioni e sentimenti. In questo racconto il dramma sociale si compenetra al dolore individuale e la pietas che Franco prova per i vecchi diventa rimpianto per i suoi genitori, morti troppo giovani per provare l'esperienza di invecchiare insieme. I vecchi si contentato delle piccole cose, un po' di pane con lo stracchino, la partita a carte quando cala la sera, un bicchiere di vino rosso che anestetizza i pensieri e il dolore della solitudine. I vecchi si fanno compagnia e si raccontano il passato con la voce velata dal rimpianto. Tutto molto bello. Il libro racconta anche storie di migranti che cercano di integrarsi, di vu cumprà che lottano per mandare un po' di soldi a casa, di bambini soldato vittime di guerre ingiuste, di carcerati e di molte altre figure di diversi che la nostra società non deve dimenticare.

La lettura de Le mani sul cappello mi ha portato alla memoria un grande scrittore della nostra terra come Aldo Zelli, che in un breve racconto come Calcio di rigore (lo trovate ancora in appendice a La bertuccia malandrina – Edizioni Il Foglio) disegna la figura eroica e tragica di un ragazzino con le stampelle che riesce a vincere la partita con la vita segnando un goal decisivo per la sua squadra. Per non parlare di Giuseppe Pontiggia che con Nati due volte costruisce un romanzo importante sull'assistenza ai disabili partendo da un'esperienza personale. Franco Micheletti è scrittore più didascalico e moralistico, scrive racconti che sono una via di mezzo tra cronaca del quotidiano e narrativa pura, ma il suo lavoro è importante perché racconta uno spaccato di umanità dolente da non dimenticare. Un libro interessante come questo doveva essere pubblicato da una vera casa editrice, con una cura grafica migliore e soprattutto con codice ISBN e codice a barre. Uno stampato senza codici di identificazione resta una dispensa fuori commercio e non è un libro reperibile sul mercato. Un minimo di attenzione da parte dell'Amministrazione Comunale avrebbe consentito una maggior diffusione del libro. Ne consiglio lettura soprattutto ai ragazzi in età scolare per comprendere l'importanza del rispetto della diversità. Se non sapete come fare a trovare copia scrivete a il foglio@infol.it. Ve la facciamo avere.

 
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:: Gordiano Lupi
Gordiano Lupi (Piombino, 1960). Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz: Machi di carta (Stampa Alternativa, 2003), La Marina del mio passato (Nonsoloparole, 2003), Vita da jinetera (Il Foglio, 2005), Cuba particular – Sesso all’Avana (Stampa Alternativa, 2007), Adiós Fidel (A.Car., 2008) e Il mio nome è Che Guevara (Il Foglio, 2008). I suoi lavori più recenti di argomento cubano sono: Nero Tropicale (Terzo Millennio, 2003), Cuba Magica – conversazioni con un santéro (Mursia, 2003), Un’isola a passo di son - viaggio nel mondo della musica cubana (Bastogi, 2004), Orrori tropicali – storie di vudu, santeria e palo mayombe (Il Foglio, 2006), Almeno il pane Fidel – Cuba quotidiana (Stampa Alternativa, 2006), Avana Killing (Sered, 2008), Mi Cuba (Mediane, 2008) e Fellini - A cinema greatmaster (Mediane, 2009). Cura la versione italiana del blog Generación Y della scrittrice cubana Yoani Sánchez e ha tradotto per Rizzoli il suo primo libro italiano: Cuba libre – Vivere e scrivere all’Avana (2009).
MAIL: lupi@infol.it
WEB:
www.infol.it/lupi
 
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