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2006
5
Nov

Rfid: il futuro va in onda

media 3.28 dopo 1438 voti
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Certe volte la tecnologia non è poi così nuova: quello che è innovativo è il modo in cui viene applicata.

Onde radio che attivano un dispositivo e ne leggono i dati, questa tecnologia ha cominciato a fare le prime apparizioni più di cinquanta anni fa, essenzialmente legata ad applicazioni militari, per l'identificazione di navi e aerei (IFF Identification Friend or Foe).

Insomma nell'aria giravano già dei bit che permettevano di sapere che c'era qualcosa e se si trattava di un amico o meno.

Il Telepass usato ai nostri caselli autostradali da anni, non è altro che un sistema Rfid a micro-onde.

Rfid è l'acronimo di Radio Frequency Identification, cioè identificazione tramite radiofrequenza e racchiude tutta una serie di tecnologie che permettono di riconoscere a distanza attraverso onde radio oggetti, ma anche persone o animali.

Oggi se ne parla sempre di più, da un lato lodando l'aiuto a servizi complessi come ad esempio i trasporti, dall'altro puntando il dito contro un sistema che ci può ulteriormente spiare. Già, perché l'utilizzo della tecnologia lascia innumerevoli tracce di noi e di dove siamo, di cosa facciamo, acquistiamo, prediligiamo.

In una recente conferenza europea sull'Rfid, il criminologo Adrian Beck dell'Università di Leicester ha affermato che è il cellulare uno degli strumenti più invasivi per la nostra privacy: facilissimo localizzarci, sapere chi abbiamo chiamato, leggere i nostri sms; eppure data l'indiscutibile utilità, lo abbiamo accettato a braccia aperte inserendolo tra i primi prodotti di uso quotidiano.

Probabilmente applicazioni Rfid che dimostrino immediati e reali benefici al pubblico ne decreteranno anche la completa accettazione, vincendo le resistenze sulla difesa della privacy. La teoria di Beck non fa una piega, ma intanto crescono le società che investono nello sviluppo di sistemi di security.

Molte associazioni di consumatori temono che la diffusione dei tag sulla merce permetta lo sviluppo di una specie di Grande Fratello che, inserendo queste spie via radio in milioni di prodotti, ci seguirà fino dentro casa. Si, ma per sapere cosa? Certamente non se quella buona verdurina che abbiamo comprato due giorni fa sta marcendo in fondo al nostro frigo…

Katherine Albrecht a capo di CASPIAN (Consumer Against Supermarket Invasion And Numbering), organizzazione che conta 120.000 iscritti in 30 paesi, ci avvisa: in futuro saremo tutti tracciati attraverso i prodotti che compreremo. Se volete approfondire l'argomento e capire come si sta muovendo una parte dei consumatori USA, fate un giro nel sito www.spychips.com.

Con molto pragmatismo uno dei guru dell'Rfid, l'americano John Greaves (Vicepresidente delle Retail Solution Division di NCR) ha affermato che attraverso l'Rfid non si fa nulla che non si possa fare già con le carte di credito: analizzare gli spostamenti, i gusti e gli acquisti del consumatore.

Negli Usa sono sul mercato carte di credito da utilizzare per acquisti di piccolo genere tipo alimentari, benzina, sigarette che eliminano la necessità di dover essere tirate fuori dalla tasca e passate sul lettore magnetico, perchè dotate di sistema Rfid.  Richiedono solo di essere a una decina di centimetri dal lettore.

Le carte trasmettono anche un codice univoco per maggior sicurezza  e i dati sono criptati.  Alla fine il rischio risulta minore rispetto a molti casi di utilizzo delle carte tradizionali come, per esempio, consegnare la carta al cameriere per pagare il conto  al ristorante.

Partito nel 2002 in 450 negozi il progetto relativo a queste carte "contactless" oggi conta 25.000 negozi, tra cui un bel numero di McDonald's, ma anche farmacie e ristoranti. Il risparmio di tempo nei pagamenti è stimato intorno al 53%-63%: meno code per tutti!

Ma torniamo alle componenti di un sistema Rfid.  I due pezzi base sono il tag e il reader. Il primo corrisponde a un microchip dove sono contenuti tutti i dati relativi all'oggetto/animale/persona, insieme ad un'antenna che invia (o riceve) segnali radio all'altro componente: il reader. Questo dispositivo, fisso o portatile che sia, ha il compito di trasformare le onde radio del tag in segnali digitali, in modo da poterli trasferire su computer.  Il vero asso nella manica dell'Rfid è la velocità di trasferimento dei dati; facendo il paragone con il sistema di codice a barre vediamo che questo è un sistema di lettura uno a uno in quanto il lettore acquisisce il dato di un singolo bar code per volta. Con l'Rfid il sistema è tipo molti a uno: centinaia di dati possono essere acquisiti simultaneamente.

I tag possono trovarsi all'interno del contenitore, possono attraversare materiali non metallici (tag a bassa frequenza) o anche metallici (tag ad alta frequenza). A questo punto entra in gioco il terzo, importantissimo, componente: il sistema informativo che acquisisce, analizza, elabora i dati. 

Chep, uno dei più grandi fornitori di container con sede a Orlando in California ha di recente lanciato un progetto di identificazione tramite Rfid dei container e della merce trasportata, compresi liquidi,  prodotti crudi e semilavorati alimentari di  cui viene monitorato lo stato.

Tutti questi dati vengono filtrati da una piattaforma middleware Rfid, compilati da un server SQL, elaborati e redistribuiti (compresi i livelli di alert sullo stato della merce tipo temperatura o vibrazioni subite) attraverso sistemi SAP a Chep e ai suoi clienti.

Qualcuno ancora si chiede che farsene di tutti questi dati, se a tale abbondante disponibilità non corrisponde la reale possibilità di intervento. Occorre quindi sviluppare i sistemi che gestiscono i dati e gli interventi post alert.

L'Università di Bremen in Germania insieme al centro di ricerca Logo Dynamic ha appena iniziato un progetto per la creazione di "container intelligenti" (www.intelligentcontainer.com).

I container saranno forniti internamente di tag passivi e sensori per la rilevazione di dati (tipo temperatura e umidità) da  inviare ad un sistema condiviso dal network coinvolto nella spedizione, così da attivare autonomamente le opportune misure a fronte di rischi per l'integrità della merce.

Il mercato dei prodotti di consumo può risparmiare notevolmente i propri costi ottimizzando i processi; è per questo uno dei terreni più fertili per seminare progetti Rfid.

Grupo Leche Pascual è un'importante azienda spagnola che fornisce prodotti alimentari confezionati, succhi e altre bevande: intende abbassare il livello di errori nelle spedizioni e i conseguenti ritorni di merce introducendo un sistema di tracciatura automatizzato, un robot che affigge i tag ai pallet insieme ad un sistema che gestisce i dati raccolti via radio sui luoghi e tempi di produzione, fino alle spedizioni ai distributori. Avere un dettaglio così approfondito sui dati di produzione è, secondo Grupo Leche Pascual, un valido aiuto nell'ottimizzazione dei processi.

Anche nel settore sanitario i sistemi Rfid stanno facendo la loro seria comparsa.

Una storia tutta italiana viene dall'Ospedale di Treviglio (Mi) dove i pazienti del Pronto Soccorso vengono "taggati"  in modo da  poter avere sempre disponibili i dati personali eliminando parte della compilazione e consultazione cartacea.

La società americana Digital Angel, specializzata nella produzione di tag, sta sviluppando un sistema passivo racchiuso in un contenitore impiantabile nella cute, capace di leggere il livello di glucosio del sangue, in modo da evitare ai quasi 15 milioni di diabetici USA la dolorosa verifica attraverso il pungidito. Uno speciale scanner rileverà i livelli di glucosio senza che i pazienti debbano più versare una sola goccia di sangue.

Non è fantascienza, basti pensare che a febbraio di quest'anno Hitachi ha presentato un tag di 0,15 millimetri.

Si moltiplicano ovunque i progetti per introdurre sistemi Rfid.

Ha fatto una mossa saggia Viviane Reding, Commissario Europeo Information Society & Media, aprendo un dibattito pubblico sull'Rfid, da poco concluso. Le questioni discusse sono state  classificate in 5 categorie:

·         Campi di applicazione e trend emergenti

·         Protezione dei dati e privacy

·         Interoperabilità, standard e proprietà intellettuale

·         Spettro delle frequenze

·         Regolamentazione e VII programma quadro.

La commissione dedicata al dibattito ha ricevuto 2.190 risposte, di cui un buon 15% ritiene che l'autoregolamentazione in questo campo non risulti sufficiente a garantire la privacy dei cittadini.

Molti tecnici hanno dimostrato alla commissione l'infondatezza di tali timori, a fronte di opportune metodologie di utilizzo dei sistemi Rfid, come inserire sistemi di crittografia, accurate informazioni sui prodotti conteneti i tag, ecc…

Il VII programma quadro prevederà quindi azioni di informazione per il pubblico, spiegando correttamente caratteristiche e usi dei sistemi Rfid.

Alte questioni importanti sono state affrontate, tra cui la regolamentazione dello spettro di frequenze da utilizzare.

I sistemi Rfid utilizzano frequenze che vanno da 125 Khz a 2,45 Ghz; a seconda delle frequenze utilizzate cambia il raggio di leggibilità e la capacità di attraversare i materiali. Gli standard di frequenza sono uno dei temi caldi nell'ambiente, perché  le norme relative alle concessioni delle frequenze radio cambiano da paese a paese.

Questo però non ferma le aziende che sviluppano e vendono prodotti Rfid.

Le previsioni sono strabilianti: Viviane Reding ha confermato nel discorso di chiusura delle consultazioni che nel 2016 saranno prodotti 27 miliardi di tag. Per la Reding l'uso di questa tecnologia può portare notevoli benefici all'economia, la sfida è abbassare il costo del singolo tag al centesimo di euro, garantendone comunque la qualità.

Il dibattito dovrebbe quindi arrivare a livelli più bassi e non rimanere appannaggio di pochi esperti del settore, sia perchè è giusto che i consumatori conoscano come sono costruiti e cosa contengono i prodotti che acquistano, sia perché solo attraverso la conoscenza si creano nuove idee e, quindi, valore.

Come sempre non siamo di fronte al bianco contrapposto al nero, ma ci muoviamo in una scala di grigi che, solo se ben scelti, possono migliorare l'economia e il nostro modo di vivere.
 
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:: Fiorenza Messina
Fiorenza Messina si è laureata in Economia aziendale presso l’Università Cattolica di Milano. Ha lavorato presso Control Data Corporation, multinazionale con sede a Minneapolis, specializzandosi nelle aree organizzazione e sviluppo internazionale. Collabora da anni con importanti società di consulenza, ICCSR e scrive per Osservatorio Beltel e KTC.
 
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