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2006
26
Giu

Lezione #11: abbigliamento

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    Prima ancora di parlare di psicologia, naturalmente, avremmo potuto descrivere l'abbigliamento di un personaggio. C'è un tipo di abbigliamento comune ai due sessi, composto da  accapatoio, blue-jeans, canottiera, cappotto, cardigan, montgomery, pigiama, pullover, shorts, slip, spolverino, vestaglia, T-shirt, felpa, giubba, giubbotto, impermeabile, golf, maglia, maglietta, maglione, guanti.

 

    O un abbigliamento prettamente da uomo: giacca di lana, di velluto, di pelle, foderata, sfoderata, elegante, sportiva, a vento, di velluto, di cotone; un abito gessato, spigato, oppure uno smoking. Un abito giovanile, antiquato, elegante, sobrio, da sera. Si può indossare indumenti leggeri, pesanti,  calzoni di lino, boxer.

 

    Ma l'abbigliamento  da donna è molto più vario, anche perché subentrano le sfumature (la gradazione, l'intensità, il tono) del colore, che può essere giallo, arancio, indaco, violetto, verde, azzurro, pastello, nero, bianco, rosso. Le donne dei film e dei romanzi spesso indossano  calzamaglie, calze di seta, a rete, velate (con o senza cucitura),  minigonne, gonne-pantalone, con spacchi, dritte, a portafoglio, a ruota, pieghettate,  plissettate, tailleur,  baby-doll, giarrettiere, body,  kimono, pareo,   prendisole, reggiseni a balconcino, negligé, salopette, bikini, tanga, topless. Le donne della vita reale, invece, quasi sempre sottane, sottovesti,  canotte, collant, pre-maman, gonne maxi, midi, calze di nylon o elastiche (per contenere le vene varicose).

     Un indumento può avere la sua qualità; può essere abbondante, abbottonato, accollato, a crescenza, aderente, ampio, attillato, a vita, bizzarro, comodo, corto, decente, difettoso, discinto, frusciante, elegante, garbato, goffo, grazioso, grossolano, indecente, largo, leggero, lungo, lussuoso, modesto, morbido, ricamato, ricco, sgargiante, sbracciato, scollacciato, scollato, signorile, solenne, stretto, striminzito, succinto, vistoso, da sera, da notte, estivo, invernale, da mezza stagione, da società, da sposa, di gala,

    E di quale tessuto è fatto? Di alpaca, broccato, lana, seta, lino, fustagno, panno, raso, raion, velluto, vigogna, tela, taffetà, madras, mussola, fibra acrilica, satin, cotone, cachemire, chiffon, gabardine, jersey, lamé, shetland? E' forse impermeabile, lavorato,   trasparente, increspato, logorato, elastico, floscio?

   Vi sono disegni? A fiori, per esempio, o a quadri, a quadretti, a pois, a scacchi? O è rigata? 

 

    Quali sono gli accessori che completano un abbigliamento? Oggi, a parte le persone anziane, nessuno porta il bastone da passeggio, così come le signore raramente agitano un ventaglio, ma tutti hanno almeno una borsa, una borsetta, la cintura, la cravatta, il fazzoletto,  un paio d'occhiali, una sciarpa, un cappello (basco, berretto), un foulard. E ai piedi dei mocassini, pantofole, scarpe da ginnastica, stivali (alla polacca?).    

 

    E, a proposito degli occhiali.

    "Guardate le donne con gli occhiali scuri: nascondonoun dramma, il buio dietro le lenti è l'angolo in cui si ritirano. Ogni dramma di donna ha a che fare con la sua femminilità, e in definitiva con la sua sessualità; perciò è sempre un elemento di richiamo, se non di seduzione. Per strada o in metrò, la donna con gli occhiali scuri - operaia o impiegata - viene subito individuata e fissata, perché ha qualcosa di diverso". (Ferdinando Camon: 'La donna dei fili', Garzanti, Milano, '86 - pag. 126).

 

    E qualcuno ha inventato il rossetto (rosso, acceso, lucido, sensuale).

 

    La sessualità è spesso legata alla dinamica degli indumenti. 

    "Una mano penetrò sotto lo slip di Emmanuelle (leggero e trasparente, come tutti gli indumenti intimi che è solita portare -a dire il vero poco numerosi: un reggicalze, talvolta una sottoveste sotto le gonne larghe, mai reggiseno o bustino, benché nelle boutiques del faubourg Saint-Honoré dove acquista la biancheria si faccia provare, da questa o quella commessa delle commesse bionde, brune, belle, quasi irreali, che si inginocchiano ai suoi piedi scoprendo le loro lunghe gambe,  innumerevoli modelli di bustini, di guepières, di mutandine o di cache-sexes..." (Emmanuelle Arsan: 'Emmanuelle', Bompiani, Milano, '90 pag. 18)

 
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:: Giuseppe Cerone
Giuseppe Cerone è nato a Muro Lucano (Potenza) nel 1952. Si è imposto all'attenzione della critica nazionale con Il Muro Lucano (Ed. Nuoviautori, Milano), Poesia Circolare (Ed. Genesi Torino), Lo Scrittore (Ed. Garamond presentato nell'ambito della mostra "Libro 94", presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, da relatori d'eccezione quali Tullio De Mauro e Roberto Cotroneo e poi nel corso della trasmissione "Maurizio Costanzo Show" del 27-3.1995). Estensore di centinaia di articoli culturali, Cerone ha collaborato a diverse riviste, fra cui "Scuola e didattica". ed è stato membro della giunta del Premio Internazionale Magna Graecia. Molti critici e scrittori illustri hanno espresso giudizi più che lusinghieri sulla sua opera. Così lo descrive Roberto Cotroneo: "Mi sono arrivate le bozze di un libro. Di Giuseppe Cerone. Intitolate "Lo Scrittore". Lo pubblica una piccola casa editrice: Garamond. Giuseppe Cerone è un professore di inglese, di ottima cultura, che vive al Sud, ad Agropoli.Diversi anni fa scrissi un articolo proprio su L'Espresso (Mi manda Cerone, 28 aprile 1991) dedicato alle sue vicende editoriali. Due anni dopo è tornato sull'argomento, in prima pagina de La Stampa, Giorgio Calcagno. Perchè? Perchè Cerone scrive da anni romanzi e racconti e nessuno glieli pubblica. Direte voi: capita a molti. Ma Cerone può vantare una carta in più: le lettere del meglio tra i critici italiani che lo incoraggiano: "Caro cerone, ho letto il suo libro lo trovo moltointeressante. Continui a scrivere, continui..." I nomi? Geno Pampaloni, Claudio Magris, Giorgio Barberi Squarotti, Tullio De Mauro...e tanti altri. Cerone colleziona queste lettere e si illude che prima o poi verrà pubblicato. E invece no. Paradosso: nonostante la benedizione dei grandi nomi i suoi libri non riescono ad arrivare agli editori importanti. A quel punto a cerone viene un'idea: scrivere un libro sulla sua vicenda editoriale, intitolato "Lo Scrittore". Fatto di scambi epistolari con editori e critici, di telefonate, visite ed altro. E' un libro illuminante. perchè racconta, dal di dentro,cosa può accadere a un medio scrittore senza particolari doti letterarie. ma senza le cialtronerie degli scrittori improvvisati. Cerone non è peggio di molti autori che si pubblicano in Italia. Lo devono aver capito anche i suoi autorevoli interlocutori: "Un'essenzialità programmatica che dà origine spesso a risultati di straordinaria intensità e verità. Non conta di pubblicare la raccolta? Teniamoci in contatto" (Giorgio Barberi Squarotti) E ora esce questo testo. Che parla di libri rifiutati. Per 113 volte. Gli venne in mente di chiedere l'iscrizione al Guinness dei Primati come l'autore più rifiutato. Ma un certo Bill Gordon, americano, è arrivato a quota 176. Forza Cerone, ne mancano solo 63..."
 
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