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2011
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Giu

La legge dell’attimo - Guia Falck

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ed. LietoColle 2011
 
Ci troviamo a leggere una raccolta corposa, tutta rinchiusa nello scrigno di un pensiero originale che si pone in osservazione dell'accadere e ne annota il riverberare dentro lo specchio della propria identità. La si potrebbe definire poesia del flusso interiore, questa che troviamo nella silloge di Guia Falck, una sorta di diario intimo nel quale però -occorre sfatare il possibile equivoco- la realtà non rimbalza e i fatti, anche quelli dolorosi, insieme alle cose reali, appaiono come ombre o eco lontana.
Si tratta appunto di una meditazione, un guardare la mente che osserva se stessa, riflettendo sulla propria concezione della vita, in una serie di considerazioni senza connotato temporale e geografico: versi intimi, ma non intimistici nel senso emotivo e decadente del termine.
Da questo punto di vista, significativi sono i testi della prima sezione Custode di gioia. Qui i versi assumono la valenza di aforismi: nel dolore c'è la pace della verità… la bellezza è un istante… la vita nuova è da imparare e il veloce si compie lentamente… bisogna che qualcosa muoia perché qualcosa nasca dal suo lutto… la verità è di chi scava… ecc.
La stessa cadenza sentenziosa hanno gli haiku di Intermezzo giapponese.
l'artista pensa / ai moti del presente / agli istanti.
ci è concesso/ attimo per attimo / tutta la vita.
goccia a goccia / si riempiono cisterne / di ciò che passa.
cosa faccio? / mi nutro di dubbi / sola purezza.
L'autrice, come si vede, espone la sua concezione del mondo, con piglio convinto e occhio asciutto, sorretta sempre da un pensiero forte e coerente. L'antica diatriba tra poesia come empito del cuore e sistema coerente di riflessione trova alla fine la riconciliazione in pagine come queste.
Dopotutto, la grande poesia da Foscolo a Leopardi a Montale non sfugge mai a un sistema concettuale che sottende a tutta la costruzione prosodico-metrico-stilistica.
L'attimo di cui parla la Falck sin dal titolo non è quello del carpe diem, quanto il sintomo di una realtà parcellizzata, contraddittoria e incomprensibile nel suo eventuale ordine e fine generale. Infilando il cuneo dello scandaglio, si possono sottrarre al fluire attimi e pause di non contraddizione, di verità e autenticità.
La vita è durata antinomica, il reale non si lascia attraversare e solo nell'attimo possiamo impigliare lacerti di pace e di bellezza. Tutto si regge sul principio di contraddizione. La concezione aristotelica del reale è inapplicabile formulazione teorica della logica.
Se esiste un senso della vita, esso si lascia solo sfiorare, dunque elementi della quotidianità sono il dubbio, ma, senza contrasto, anche la ricerca che il limite dell'inconcludenza e dell'inconoscibile si possa superare.
La raccolta trova quasi la sua connotazione in questo precario ossimorico equilibrio del bianco e del nero, del vicino e del lontano della verità.
Desiderio dell'uomo, in generale, è quello di trasformare l'istante in Tempo, ma l'artista, più consapevole degli altri è più di tutti condannato a prendere coscienza che l'intento è velleitario, rassegnandosi a compiere la vita baleno per baleno, rimanendo fuori dall'immaginabile ma incerto flusso cosmico.
In tutta la silloge si avverte questo sentimento di incompiutezza, di caducità, ma anche l'aspirazione a un ordine più alto. Non a caso l'autrice fa esplicito riferimento alla sua ricerca di fede, col suo setaccio fino, e persino a dio.
direi che la vita è respiro/ è dio che rivela la presenza.
Dopo la parte centrale costituita da haiku, troviamo la terza parte della raccolta, che va sotto il titolo Nel santo stupore.
Qui sembra affiorare più evidente l'aspirazione al sacro e all'infinito. Sembra di scorgere quasi un'invocazione a colui che è preposto a squarciare le tenebre. Ma si nota anche una maggiore accettazione della vita, per le stupefacenti offerte all'essere umano, lungo il cammino dell'esistenza (vita dannata e prodigiosa), sebbene gli antichi postulati insistano a venire in primo piano: c'è la vita o c'è la conoscenza/ come c'è l'essere o l'apparenza.
Talora l'autrice adombra la pace nel solo regno vegetale, quasi in un roussoviano afflato di natura. Nel suo regno della serenità, l'albero è immerso nel silenzio e in esso pacificato vive e muore. Ma la vita si può salvare anche attraverso lo spirito della follia che è poi quello dell'artista, ma pure conservando la purezza  dell'infanzia (è l'infanzia adulta santità).
È da sottolineare nella raccolta, come elemento per determinarne il valore, il lungo lavoro di sottrazione e spoliazione della frase, il gioco di incastri contrastanti, la rima che va e viene, in un'operazione lessicale e stilistica minuziosa che sembra meglio riuscita nella prima sezione.
 
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:: Fortuna Della Porta
Fortuna Della Porta è nata a Nocera Inferiore (SA), scrittrice, poeta e critico letterario. Ha pubblicato quattro raccolte di versi: Rosso di sera, ed. Il Calamaio -2003- Diario di minima quiete, ed. LietoColle -2005- Io confesso, ed. Lepisma –2006- Mulinare di mari e di muri, ed. LietoColle, 2008. Un poemetto di circa 1000 versi, Canto Primo, è apparso sul periodico letterario Poiesis. Numerosi i testi in antologie e in rete. In prosa: Scacco al re è opera teatrale per le edizioni Carta e Penna, 2006. I racconti: Ritratti, Oèdipus edizioni, 2007 e Labirinti, e-book, kultvirtualpress, 2007. Articoli e saggi compaiono con regolarità sui maggiori periodici letterari sia cartacei sia on line. Numerosi i premi e le segnalazioni. È iscritta al P.E.N. club Italia. Laureata in lettere, ha insegnato per alcuni anni. Vive stabilmente a Roma.
WEB: www.fortunadellaporta.it
 
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