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2011
30
Mag

Le carte volano - Serena Maffia

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Passigli Poesia, pp.90, euro 12,50
 
Si avverte nella raccolta un senso di libertà.
A girare e rigirare le pagine è inutile cercare un unico parametro unificante, un indizio di scrittura convenzionale, la fedeltà a uno qualsiasi dei canoni che pregiudizialmente dovrebbero sorreggere i testi poetici.
Serena Maffia se ne va per la sua poesia, con un linguaggio del quotidiano che non ha alcuna reticenza a esibire termini dalla sfera digestiva e genitale, ben lontano, dunque, da quello di un poeta laureato, attraverso traslati, ironie, metafore mai toccate, quindi sorprendenti per la freschezza, con una padronanza ormai collaudata dalla sua precoce e costante fedeltà all'arte.
Dico arte in senso lato, perché Serena, come si sa, oltre alla scrittura in versi e prosa, se pur giovanissima ha perseverato negli anni anche nella pittura e in particolare nella ritrattistica.
Sembra quasi che lei nella silloge si limiti a seguire lo scorrere del pensiero, il quale quasi mai procede, pur in un ragionamento logico, con matematico rigore, ma per frasi e immagini per un istante ferme e subito elise o appannate, che svoltano di continuo in altre configurazioni.
È solo impressione. Il ritmo suadente e controllato, le allitterazioni, le rime di tanto in tanto, l'anafora danno conto di un testo curato e non improvvisato.
Nella raccolta sono innegabili alcuni punti.
Innanzi tutto sul piano formale notiamo la preferenza accordata alla composizione lunga e sovente all'ipermetro, la reiterazione di alcuni concetti chiave madre-pane-lievito, la consapevolezza senza esitazioni del sé femminile e poetico.
Sin dal primo componimento l'autrice segna la sua appartenenza al Tempo, non come astratta categoria filosofica, ma flusso degli eventi. Serena Maffia sa di appartenere alle generazioni dall'inizio, anche a quelle legate al mito. Si legge di Penelope (… è vita…è lievito se macini il grano/ e fiorisce di buono anche lei quando è madre), di Saffo; vi si adombra Elena, che si può intendere come metafora di se stessa o persino della poesia.
 Il Tempo che canta è quello della forza generatrice tipica del femminile, in una similitudine col pane che lievita, immagine che torna e ritorna, come si diceva, lungo lo schierarsi dei versi ed è pane benedetto da Dio.
Il potere del femminile, a suo dire, costituisce la forza propulsiva dell'universo, ne è la Madre.
Tutta la natura, anche quella repellente, possieda la forza di creare:
L'acqua cheta genera vermi.
Prima di lei, ultimo anello della catena, troviamo la madre naturale che l'ha concepita e partorita, oltre la quale, però, rivendica la sua unicità.
Lei sperava fossi cedro e non mimosa, ma Serena era in ogni caso …mollica/ pane del suo pane/ magnifica al suo seno.
Questo legame indissolubile tra i segmenti del tempo –passato, presente, futuro- è così cantato da Serena Maffia.
sulla porta ho veduto il sorriso d'una donna/ qualunque/ d'una donna ch'è donna, d'una donna gravida di/ speranza/ d'una figlia che figlia il passato, che muore e rinasce/ al futuro.
Da ogni madre tuttavia bisogna distanziarsi per supportare la propria crescita, espandere le proprie potenzialità e osare la conoscenza del sé profondo e delle cose intorno. Bisogna rifuggire dal luogo comune che intende i giorni noiosi e indecifrabili l'uno dall'altro. Maffia nei giorni ci entra per rintracciare le peculiarità dei libri che ama leggere, dei luoghi che le portano gioia e nostalgia e delle figure familiari, che talora descrive in maniera singolare, come in La nonna rap.
Nel succederci dei giri degli anni, nei quali la stessa Ofelia resta impigliata, viva per sempre, senza essere mai annegata, incastonata per l'eternità nella cera della sua durata, si resta incantati di fronte alla maestosa veemenza della Storia. Scrivo di nuovo con iniziale maiuscola ma senza l'intento di categorizzarne il senso. La Storia per Serena è il semplice quieto accadere, nel quale lei si iscrive come donna e madre felice, senza eccessi di turbamenti esistenziali e esistenzialistici, che aggravano molta parte della poesia, anche recente.
Sono la calma che si gode la vita.
Altrove:
Senza parole, sotto il tuo sguardo/ sono la violenta purezza dell'essere.
Ma più diffusamente più avanti, in maniera esemplare e chiarificatrice:
quanto sento forte il mio appartenere alla natura/ persuasa che in un unico caso potrei morire: per/ generare/ anche la morte allora sarebbe vita/ l'istinto di conservazione invertirebbe gli aghi della rosa/ dei venti/ io smetterei di essere senza smettere d'esistere.
Nata quale figlia del caso, potenzialmente in grado di giungere in qualsiasi punto, Serena è poi contenta di essere pane e di fecondare la terra.
Il Tempo di Serena Maffia si dispiega anche in un archetipo geografico, nel quale si sente radicata. Si avverte quasi una fusione, dannunzianamente intesa, col cielo assolato, con la terra odorosa. Il luogo magnifico che l'ha partorita- è nata a Castrovillari- è la Calabria, terra di terre, altra madre, con gli stessi effetti germinativi sulle creature del pane.  Qui gli effetti pittorici della sua sensibilità visuale risaltano, come appunto in Terra di pane.
io sono il mio cielo assolato, io sono la mia terra odorosa/ io il mio mare violento…(Tentazione)
Un lirismo intrinseco, che non si affida alla suggestione della parola per esprimersi, ma a una serie di immagini, limpide come fotogrammi, dai quali trapelano il legame fatto di amore e ricordo per il mare e la terra che si toccano sotto il cielo soleggiato.
Non si può tralasciare il discorso sulla poesia, nella terza parte della silloge Al cospetto della penna, -le altre due: Le carte volano e Pausa- che l'autrice affronta, spesso in maniera decisamente ironica. Ci sono sedicenti poeti che scrivono per le ragioni più varie che non hanno attinenza con l'ispirazione e il linguaggio poetico. Allora vengono fuori mostripoeti e pornopoeti.
Solo quando il castello della propria costruzione artistica è saldo, la penna ha il diritto a imbrattare la carta. In caso contrario le carte volano e meritano di disperdersi.
A pagina 70, nel testo Guerriero, dedicato al padre, si legge La Poesia avvolge il pianeta completamente e occorre notare che per una volta la parola ha l'iniziale maiuscola.
È, alla fine, una professione di fede.
 
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:: Fortuna Della Porta
Fortuna Della Porta è nata a Nocera Inferiore (SA), scrittrice, poeta e critico letterario. Ha pubblicato quattro raccolte di versi: Rosso di sera, ed. Il Calamaio -2003- Diario di minima quiete, ed. LietoColle -2005- Io confesso, ed. Lepisma –2006- Mulinare di mari e di muri, ed. LietoColle, 2008. Un poemetto di circa 1000 versi, Canto Primo, è apparso sul periodico letterario Poiesis. Numerosi i testi in antologie e in rete. In prosa: Scacco al re è opera teatrale per le edizioni Carta e Penna, 2006. I racconti: Ritratti, Oèdipus edizioni, 2007 e Labirinti, e-book, kultvirtualpress, 2007. Articoli e saggi compaiono con regolarità sui maggiori periodici letterari sia cartacei sia on line. Numerosi i premi e le segnalazioni. È iscritta al P.E.N. club Italia. Laureata in lettere, ha insegnato per alcuni anni. Vive stabilmente a Roma.
WEB: www.fortunadellaporta.it
 
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