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2018
7
Mag

Intervista con Ellen River

media 5 dopo 4 voti
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Ellen River – Lost Souls
Il secondo album della cantautrice modenese, tra sonorità americane, rock e soul
dal 27 aprile 2018 in digitale e dal 18 maggio 2018 in CD da New Model Label – dist. Audioglobe
 
 

Una cantautrice che arriva al secondo album, il primo pubblicato ufficialmente e distribuito, con un progetto davvero invidiabile, canzoni scritte e composte da lei con la maturità di chi ha accumulato esperienza, ha ascoltato e si è confrontata con i migliori.

Questo disco è un'altra storia di amore per la musica, fuori dagli schemi, portato avanti con convinzione e passione. Elena Ortalli, in arte, Ellen River, si presenta accompagnata da una band che molti vorrebbero avere, e che è la storia di un certo modo di fare rock in Italia, con un profondo legame (non solo influenze ma anche collaborazioni) con la scena americana. Al basso Antonio Rigo Righetti, che ha curato insieme ad Ellen gli arrangiamenti, Mel Previte alle chitarre e Robby Pellati alla batteria. Ovvero, il cuore di quelli che sono stati i Rocking Chairs, e poi ancora La Banda al fianco di Ligabue per anni, in studio e sul palco, e che in diverse occasioni è stata in tour con musicisti come Willie Nile o Elliott Murphy.
Una passione che la cantautrice ci racconta così: “L'amore per la musica è una cosa che si ha dentro, non si può spiegare. Ne ho sempre ascoltata tantissima e di generi differenti perché credo che, conoscendo una cosa nelle sue più svariate colorazioni e tipologie, si riesca infine ad arrivare a capire quale sfumaturea sia in grado di smuovere quel qualcosa dentro. Da lucinda Williams a Tori Amos, da Etta James a Sheryl Crow, da Solomon Burke a Muddy Waters e poi Black crowes, Otis Redding, Robert Plant, Billie Holiday, Rolling Stones... La predilezione per le cantautrici o le grandi interpreti, ha sempre avuto la meglio in fondo, per la loro capacità attraverso i testi di sbatterti in faccia le emozioni ed il vissuto quotidiano. Con la mia musica e le mie composizioni ripercorro sonorità soul, folk, blues, rock scrivendo canzoni che nascono e prendono forma direttamente nella mia testa  ed attingono ispirazione da un qualsiasi particolare, anche quasi impercettibile, del quotidiano. Passo dopo passo prende piede la consapevolezza di provare a trasmettere il trasporto che solo la musica può dare e che io stessa provo a mia volta quando canto. Un mondo dove sono le emozioni a regolare i meccanismi, dove la libertà di espressione è totale, dove sentirsi nudi raccontando il proprio sentire non è fonte di giudizio, ma un'energia potente che irradia tutto il corpo. Ellen River è la mia parte complementare, è radicata in me e rappresenta i luoghi inesplorati che ho dentro e che con la mia musica finiscono fuori alla luce con la forza e perseveranza che solo l'acqua possiede, traducendosi in note”.
 
“Lost souls” è un album che racconta frammenti di vita e stati d'animo, descrive istantanee di momenti catturati così come sono, nel bene e nel male. La ricerca e l'affanno in un quotidiano caotico sempre più alienante, un fermo immagine su quanto accade dentro mentre fuori la vita scorre veloce, le sconfitte da ingoiare senza essere in alcun modo addolcite, l'effetto salvifico della natura percepita come presenza essenziale, le persone che gravitano nella nostra orbita, la perdita nel senso più ampio e crudo del termine. L'indifferenza e la sconfitta, la riconoscenza e la rivincita, gli antipodi che la vita ci propone facendoci accomodare sulle montagne russe più ingovernabili.
 
 
Intervista
 
Davide
Ciao Elena. Secondo disco, il primo pubblicato ufficialmente. Parlaci del tuo primo lavoro per coloro a cui fosse sfuggito e di come ne hai continuato o meno il discorso in “Lost Souls”.
 
Elena
“Otis”, così si intitola il mio primo album, è un lavoro al quale sono molto legata. Al tempo suonavo nel mio progetto Elena & The Seekers e la band era composta dai Seekers, ovvero amici e musicisti che ho incontrato lungo il percorso. Ho sempre amato l’idea che una band potesse essere aperta a nuove sonorità e a nuovi membri. Il nucleo attorno al quale ruotava la band era costituito da tre persone, i restanti musicisti militavano nella band, ma senza aver fissa dimora. Otis è un album da sonorità rock, folk, soul e proprio per l’accezione soul il titolo è un riferimento a Otis Redding al quale mi rivolgo anche nel brano title track “Otis”: nella canzone parlo di un Otis imprigionato nella mia testa, dove continua a cantare per aiutarmi ad affrontare la giornata e dove lo esorto a rimanere con me per fare luce sui miei pensieri e per scacciare la parte “oscura”. Come in Otis, anche in Lost Souls si parla di vita, di delusioni, di pugni allo stomaco che si ricevono da parte del quotidiamo, di difficoltà, solitudine a volte subita e a volte ricercata. La luce che comunque alla fine fa capolino nonostante tutto. Nella vita si lotta e non sempre si risulta vincenti, ma credo fortemente che le sconfitte riescano a forgiare un carattere molto più di quanto possano farlo le vittorie, spesso infatti alla fine è chi perde il vero vincente della situazione se facciamo un bilancio di vita.
 
Davide
“Lost souls” è un disco perfetto, maturo, bello, che non proviene da una delle migliori cantautrici americane del momento soltanto perché è un fatto che tu sia italiana e il disco è stato fatto in Italia. Cos'hai fatto prima di “Ellen River” e a che punto della tua formazione, della tua creatività e della tua vita vi sei arrivata?
 
Elena
Ti ringrazio per la bella visione che hai di Lost Souls, sono felice ti sia “arrivato” in questo modo. Ellen River in realtà è sempre stata presente, è la mia parte complementare, la parte che ragiona quando io magari sono più instabile, la parte che inizia a delirare quando io invece sono più riflessiva. Ci vuole tempo per arrivare ad alcune consapevolezze, forse non per tutti è così, per me la maturazione di un concetto o di un progetto hanno un tempo di gestazione e visto il mio fatalismo ho accolto Ellen River nel momento in cui lei era pronta per emergere alla luce. Canto da tantissimi anni e nel percorso da me intrapreso ho avuto a che fare con generi musicali diversissimi tra loro, ognuno di questi generi ha lasciato un segno ed alla fine ha prevalso questa commistione tra rock, folk, blues e soul che mi porto dentro.
 
Davide
Chi o cosa sono le “anime perdute” che danno il titolo all'intero album?
 
Elena
Anime perdute credo si possa dire che lo siamo tutti a nostro modo. Chi non ha punti di riferimento e deve costruirsi il proprio mondo con il sudore e la forza delle propie mani, chi un attimo è al settimo cielo e poi di colpo cade rovinosamente ritrovandosi solo, chi cerca un senso in questa vita frenetica e si ritrova in mano un pugno di domande e basta a cui forse non troverà mai le risposte, chi si sente smarrito quando i valori in cui crede vengono calpestati clamorosamente giorno dopo giorno, chi si sente piccolo in un mondo immenso, chi si sente incompreso solo perchè vede diversamente le cose dagli altri sentendosi la voce fuori dal coro, chi è sensibile e trova la violenza delle parole a volte sia completamente devastante, chi vorrebbe un dialogo e pari opportunità, chi si sente alla deriva a fine giornata senza un motivo preciso, chi trova in un bicchiere vuoto il sollievo, ma anche chi vuole volare alto ed è convinto che questo prima o poi accadrà, chi pensa ancora che una gentilezza possa generare gentilezza, che un sorriso possa salvare una vita e farci sentire leggeri anche se solo per un attimo. Abbiamo tutti un lato oscuro con il quale fare i conti ed una luce che a volte dimentichiamo di avere. Sono un’anima persa ad esempio quando canto, lì mi perdo completamente e mi abbandono lasciandomi cullare in spazi extra temporali, mi avvolgo di note e fluttuo con la forza della musica. Sembra un discorso alla Star Wars, ma in realtà è così, dentro abbiamo una forza incredibile, dobbiamo solo individuarla e tenerla stretta. La musica in questo aiuta da sempre milioni, miliardi di persone.
 
Davide
Diceva Janis Joplin che “essere un'intellettuale crea molte domande e nessuna risposta. Puoi colmare la tua vita con idee e continuare a tornare da sola a casa. Tutto quello che hai e importi veramente sono i sentimenti. Questo è la musica per me”. Cos'è per te la musica?
 
Elena
Concordo pienamente sull’affermazione riguardante i sentimenti. La musica è una vera e propria bomba di emozioni che una volta fatta detonare ti cambia radicalmente. La musica per quel che mi riguarda è libertà allo stato puro di vivere questa esplosione in modo totalmente partecipe e senza limiti di alcuna sorta. È un’esperienza sensoriale infinita, inizia al mattino appena ti svegli e ti accompagna anche durante il sonno. La musica è la colonna sonora che ognuno di noi sente nella propria testa ogni giorno e la cosa meravigliosa è che i sentimenti che provi ascoltando una canzone sono tuoi, nessuno te li porterà mai via. La musica è l’alcolico migliore che abbiano mai creato.
 
Davide
In genere evito di fare troppe lodi, ma anche la tua voce non si può non spendere qualche bell'aggettivo. Cos'è dunque per te la voce, cosa la parola cantata, che tipo di tramite o via di passaggio da... a... e perché accada che cosa?
 
Elena
La scrittura e la voce sono sempre state il mio tramite per poter raccontare gli stati d’animo più nascosti, il modo di esprimere la mia percezione della realtà circostante. La scrittura, come ad esempio le poesie sono potentissime, ma se la accompagni con le note diventa appunto la bomba di cui parlavo prima. La voce nasce dalle viscere e la conduci fuori all’aria aperta, non può che essere un impatto potente, non credi?
 
Davide
Hai qualche storia da raccontarci su come sia nata qualche canzone di “Lost Souls”?
 
Elena
Le canzoni ci trovano nei momenti più incredibili. Per Lost Souls posso dirti che Seahorses è nata sulla spiaggia, mentre passeggiavo lasciandomi cullare dal mare e fissando l’orizzonte, canticchiavo già le strofe che mi sovvenivano sul momento e riuscivo a vedere i cavallucci marini appunto che sulle onde mi portavano messaggi. Non avevo assunto droghe se è questa la prossima domanda.  Le visioni artistiche sono un’esperienza incredibile e quando accadono speri sempre non stia passando nessuno in quel momento
 
Davide
Le immagini sono diverse, ma la copertina di “Lost Souls” mi ha rievocato comunque la copertina di Tapestry di Carole King, cioè l'intimità di una stanza, quell'intimismo anti-retorico che nasce da pittori come Pierre Bonnard o da magnifici poeti come Gozzano, dalla loro predilezione per le scene di interno e per la rappresentazione di aspetti di vita domestica colti nel loro carattere più segreto. Un intimismo che verrà poi criticato e svalutato (dal verismo, dal positivismo e dal realismo socialista) in quanto “espressione di un vacuo sentimentalismo piccolo-borghese e di una sensibilità qualunquistica e superficiale che si risolve in una sterile e compiaciuta ricognizione del proprio piccolo mondo, avulsa dal contesto sociale e a questo quasi indifferente”. Cos'è per te l'arte attraverso il quotidiano  e perché è invece importante guardare la vita innanzi tutto alla luce del proprio mondo e delle proprie necessità interiori?
 
Elena
La copertina di Lost Souls è volutamente animata da chiaro-scuro, un gioco di luci ed ombre che rispecchiano le sfumature emozionali contenute nelle liriche, un ambiente interno che trasmettecalore, una carta da parati che rappresenta il mio amore per la musica anni 60-70, una semplicità effettiva, ma densa di significati. La fotografa Gabriella Ascari è stata bravissima ad immortalare questa ambientazione assecondando quello che avevo la necessità di comunicare. È importante guardare il mondo con il proprio sentire perchè questa credo sia l’essenza dell’arte, una propria interpretazione del mondo e di quello che stiamo vivendo. Se così non fosse sarebbe semplicemente un racconto oggettivo e sinceramente per quello che mi riguarda trovo interessanti i punti di vista diversi delle persone ed il loro sentire. Per essere autentici credo si debba essere sinceri e schietti nell’esprimere il proprio stato d’animo.
 
Davide
Cosa succede tra te e il pubblico quando canti dal vivo? Cosa offri, cosa ne ricevi in cambio?
 
Elena
Succede che sono sul palco, ma in realtà non ci sono perché come ti dicevo prima sto fluttuando per mondi e galassie lontane. Offro la mia perdizione che spero durante il live diventi una perdizione collettiva. Ricevo in cambio tantissima energia che garantisce carburante al mio viaggio e a fine concerto è capitato che qualcuno mi dicesse di aver viaggiato con me in quel momento. Una sensazione bellissima per quel che mi riguarda.
 
Davide
Cosa seguirà?
 
Elena
Chi può dirlo? Posso dirti che ho tante canzoni nuove pronte su cui lavorare e che la musica è un’assuefazione dalla quale non si vuole sfuggire. Al momento sono concentrata sulla promozione di Lost Souls e sui concerti live che mi aspettano quest’estate. Sono davvero felice e soddisfatta di questo album frutto di sacrifici, dentro c’è tanta vita e spero le persone riescano a percepirla.
 
Davide
Grazie e à suivre...
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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