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2017
23
Ott

Intervista con Andrea Brunini

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L'isola dei giocattoli difettosi
Non solo folk rock: “L'isola dei giocattoli difettosi”, secondo album del giovane cantautore toscano,
è infatti un viaggio, una storia, un amore, una notte, raccontata con diversi stili musicali.
Genere: cantautorato, folk rock
Label: Autoproduzione
Distribuzione: Believe digital
2017
Comunicato stampa: Blob Agency
 

Esce L'isola dei giocattoli difettosi, il nuovo disco del cantautore Andrea Brunini. Disponibile su iTunes e tutti i principali store digitali, il lavoro segue Vietato calpestare i sogni, pubblicato nel dicembre 2015. Stavolta non c'è un filone musicale ben definito e il cantautore, dando come sempre la massima importanza alle parole, attraversa molti stili portando l'attenzione alla storia che lega il tutto quasi fosse un telefilm a puntate. Nel disco il folksinger toscano inserisce volutamente alcuni richiami a libri o pellicole, come per esempio Alice nel paese delle meraviglie nel brano Follia oppure The perks of being a wallflower nella title track L'isola dei giocattoli difettosi. Il singolo di lancio è Giulia, ovvero la breve descrizione di un viaggio mentale ed emotivo che l'autore fa grazie alla conoscenza di questa ragazza la quale sarà la protagonista della storia che L'isola dei giocattoli difettosi va a raccontare.
 

Davide
Ciao Andrea. Cos'è l'isola dei giocattoli difettosi? Quale il fil rouge di questo tuo racconto in musica? 

Andrea
L’isola dei giocattoli difettosi è sicuramente una storia incentrata sulle mie vicende amorose e non.
Il filo conduttore è senza dubbio rappresentato da quella emotiva e d’amore che ho avuto con Giulia e che collega i brani da “Un Caffè?” fino “All’Isola…..” . Infatti vengono narrati gli avvenimenti temporali come se stessimo guardando un telefilm, percorrendo appunto un viaggio, un amore, una storia e una notte (“Notte”, non a caso l’ultimo brano dell’album, lascia la storia in sospeso per poi, come vedremo più avanti con la discografia, essere ripresa e concludere questo racconto).
 
Davide
Differenze e analogie con il tuo lavoro d'esordio Vietato calpestare i sogni? Come si sta evolvendo il tuo progetto musicale e narrativo?
 
Andrea
Il mio primo lavoro era molto diverso sia per quanto riguarda l’arrangiamento dei brani (che non era opera mia, come invece è stato per questo secondo lavoro), sia perché non c’era un filo conduttore tra le varie canzoni. L'esordio vede la presenza infatti di alcuni brani a cui sono particolarmente legato (“Vietato calpestare i sogni”, “Viaggiatore”, “Morire di vita”, “Grazie per”), ma essendo stato influenzato dall’esterno, non ha soddisfatto le mie aspettative. Questo nuovo lavoro è stata una autoproduzione artistica, esecutiva e di arrangiamento. Direi che il vero Andrea Brunini, come identità musicale, parte da “L’isola dei giocattoli difettosi”, ovvero l’inizio di una serie di altre opere.
 
Davide
Quando hai iniziato a suonare e a comporre? Cosa ti ha spinto al desiderio di scrivere delle canzoni?
 
Andrea
Non c’è stato un giorno in cui mi sono svegliato e ho deciso di comporre musica, anzi inizialmente mi sono dedicato alla scrittura di poesie e poemi vari che mi permettevano di concentrare e gettare le emozioni ed i pensieri in parole. Queste scritture, che porto con me sin da giovanissimo ormai, ad un certo punto mi hanno fatto capire che volevano diventare ancora più presenti nella mia vita e più vive. Cosi ho iniziato a metterle in musica dal 2015. Da lì non ho più smesso di scrivere e comporre canzoni.
 
Davide
Le canzoni sono state scritte nell'estate del 2016 in viaggio o in quel posto speciale dove ti ritrovi a spendere le notti scrivendo. Qual è questo luogo?
 
Andrea
L’ultimo album è stato scritto nell’estate del 2016 in vari posti, soprattutto nelle tappe del mio tour europeo a settembre dello stesso anno; altre in luoghi a me cari in cui ho vissuto gli avvenimenti che sono andato a raccontare nel cd (un gazebo, una spiaggia, un pontile, un terrazzo, un letto ecc..)
 
Davide
Una copertina divertente in cui tu sei immerso fino al collo nella sabbia: sbuca solo la tua testa. Sembra il contrario della leggenda secondo cui lo struzzo infilerebbe la testa nella sabbia e quel modo di dire che ne è derivato, del nascondere appunto la testa nella sabbia o del non voler vedere le cose che stanno intorno. Cosa volevi dire con questa immagine in cui invece è il corpo ad essere sepolto e nascosto nella sabbia?
 
Andrea
L’immagine è particolare e infatti rappresenta più cose... La mia caricatura in maschera come manichino sotterrato sotto la sabbia raffigura appunto il difetto, l’errore e come tali l’isolamento in un mondo diverso.
Nel videoclip di “Giulia”, il singolo uscito a giugno, abbiamo voluto mostrare attraverso la scena finale una versione diversa rispetto ai canoni classici in cui la bambolona si trasforma in ragazza vera. Volendo non cambiare la natura della ragazza (bambola), quindi diversa, sbagliata da ciò che si vorrebbe cercare, sono io che per amore mi trasformo in un manichino entrando in questo suo mondo particolare, diverso appunto. Da qui parte il senso della copertina, di questa isola che incarna uno stato d’animo, un rifugio dalla società, dove noi persone difettate e non convenzionali ci troviamo a vivere.
La copertina con la spiaggia rappresenta l’isola dove tutto questo avviene. Come un naufrago perso e spaventato, nonostante tutto trovo la forza di non nascondermi sotto la sabbia, bensì di uscire, accettare e vedere questo strano mondo che mi circonda.
 
Davide
Ci presenti i musicisti che ti hanno accompagnato in questo tuo secondo lavoro?
 
Andrea
Esatto, in questo secondo lavoro sono stato accompagnato, sia in fase di pre-produzione che realizzazione, da musicisti che nel mio quotidiano preferisco definire amici!
Con “L'isola dei giocattoli difettosi” ho creato una band di vecchie conoscenze che tutt’oggi amano il progetto e mi accompagnano durante i live e nel bel mezzo delle mie crisi di scrittura ossessiva e realizzazione in studio.
I componenti di questa band, che abbiamo voluto chiamare in onore al disco “ I giocattoli difettosi”, sono :
-    Giordano Bonuccelli - chitarrista, corista , arrangiatore e fonico - Oltre a lavorare con me, ha uno studio di registrazione e sala prove “Sonic revolution”, dove noi realizziamo le pre-produzioni.
-    Beatrice Mazzanti [Freaky Bea] - cantante, corista, vocal coach presso Jam Accademy & Sonic Revolution.
-  Matteo Consolati Casali – bassista- Su di lui c’è poco da dire, è il compagno di bevute.
-    Martino Biondi – poli-strumentista - Ha realizzato la maggior parte delle parti di basso e synth presenti nel disco.
-    Francesco Massagli - professore e maestro di pianoforte Jazz - Ha curato l’arrangiamento del piano nel brano acustico piano/chitarra e voce “Notte”.
-    Filippo Bertolacci - batterista pop rock, iscritto alla scuola Musicale Lizard di Firenze;
 
Davide
Cantautorato oggi è solo più parola per definire l'attività generica del cantautore, oppure l'insieme di cantautori di un paese. Invece spesso, come anche l'aggettivo cantautorale, viene ancora usata per definire un genere musicale, la cui qualità dei testi si avvicini a quella dei cantautori predecessori degli anni tra i '60 e gli '80, decisamente più omogenei e affini tra loro anche da un punto di vista musicale. Quali sono state le tue influenze musicali e testuali?
 
Andrea
Secondo me oggi è un termine che viene usato un po' inconsciamente/erroneamente. La mia idea di cantautore si veicola attraverso personaggi come Dylan in primis, Eddie Vedder, Neil Young per citare artisti internazionali, o Dalla, Cocciante, Jovanotti, Silvestri… Insomma, persone che scrivevano effettivamente storie di vita vissuta o per lo meno sapevano raccontare emozioni e lanciare messaggi di forte impatto, senza cercare compromessi per farsi accettare, anzi la maggior parte delle volte fraintesi o criticati. Forse questa è stata la loro forza.
Una volta con cantautore si pensava ad “cantante - musicista” che non era né l'uno nell’altro in quanto poco pratico tecnicamente, ma che votava la sua arte a qualcosa di più, una sinergia tra parole e musica che lo vedeva coinvolgere nonostante tutto folle di gente grazie alle parole e al modo in cui venivano proferite, tanto da diventare per molti un santone o un profeta “come successe a Dylan”.
L’unica cosa che vedo oggi nel panorama cantautorale, parlando con amici e colleghi, è un filone di pensiero che vede un artista definirsi cantautore solo perché scrive due frasi su un quaderno. Ecco, ciò non significa essere cantautori per me. È come definire rocker uno che imbraccia una chitarra elettrica e indossa un giubbotto di pelle.
Il “cantautore” passa le notti insonni consumando quaderni per trovare il giusto modo di sfogare le sue emozioni e poterle trasmettere ad altri senza filtro, con la paura che lo attanaglia per quello che andrà a raccontare, visto che tutto ciò di cui scrive fa riferimento a cose estremamente introspettive, personali e non alla ricerca di un motivetto vincente per scalare le classifiche di vendita. 
Facendo l’artista di strada ho conosciuto molte realtà e persone che come me vedono la figura del cantautore un po' come quella di un poeta, un filosofo, un individuo diverso che deve raccontare e trasmettere al mondo emozioni, con un folle istinto di scrivere della vita e di tutto ciò che lo circonda. Questo per me è essere un cantautore.
Quando mi sento dire “Sei un cantante pop rock,  rock oppure folk rock” (che già si avvicina di più a ciò che ascolto), capisco che la gente non ha appreso la mia vera natura. Il cosiddetto genere musicale è solo uno strumento utile ad accompagnare ciò che ho da dire, sono le parole che contano non la musicalità scelta con cui dirle. Per questo ho voluto inserire in questo album canzoni con vari riferimenti musicali diversi [hip pop, funk, rock, pop, latin,], che trasmettessero questa mia visione di insieme e al tempo stesso rispecchiassero quello che volevo raccontare .
 
Davide
Vieni dalla lucchesia. Oriana Fallaci scrisse di amare appassionatamente la Toscana. “Mi inorgoglisce troppo quello che ha dato al mondo nel campo dell'arte, della scienza, della letteratura, della politica insomma della cultura. E a ogni pretesto parlo e scrivo della Toscana. Però si tratta di un amore poco ricambiato. [La Toscana non è né è mai stata una mamma tenera e affettuosa. Quando ha un figlio o una figlia che la ama e la onora anziché amarlo e onorarlo a sua volta mostrando un po' di gratitudine lei lo bistratta, lo perseguita, lo respinge”. Qual è la tuaToscana?
 
Andrea
La Toscana è una regione particolare, estremamente bella, piena d’arte e cultura, ma non ha una forte aggregazione a livello artistico, diciamo che ognuno pensa per sé. Le persone ad oggi sono poco disposte ad ascoltare e spendere tempo per essa, questo modo di vivere l’arte è una cosa che ho riscontrato anche in molte altre regioni d’Italia ad eccezione delle isole, dove invece gli artisti autoctoni vengono spalleggiati ed aiutati a crescere.
All’estero questo problema non esiste perché la gente, che in primis è quella che può sostenere e valorizzare l’arte, è molto più attenta alle nuove proposte e possiede una maggiore cultura, conoscenza, nonché voglia di spendere il proprio tempo ad ascoltare.
Poco tempo fa ho partecipato al “Campus della musica” di Firenze, un circolo di aggregazione per artisti con presidente Claudio Fabi. Ho notato un certo cambio di passo e approccio verso l’arte, vedendo partecipare alle giornate, amministrazioni, dirigenti e maestri di settore e una gran quantità di pubblico. Ciò mi fa ben sperare ad un cambiamento rispetto al piano attuale e ad una nuova evoluzione; mi auguro che queste manifestazioni continuino e riescano a far interagire sempre di più artisti e pubblico, in modo da ristabilire quei collegamenti diretti tra autori ed ascoltatori, che oggi con l’avvento dei social sono un po' spariti.
 
Davide
L'importanza delle muse nella religione greca era elevata perché rappresentavano l'ideale supremo dell'Arte, intesa come verità del "Tutto" ovvero l'«eterna magnificenza del divino». Cos'è per te l'arte? Quale il suo/tuo ideale “supremo”?
 
Andrea
Cito dalla mia biografia: “Una canzone può essere paragonata ad un’opera d’arte, immortale nel tempo: è estro, sentimento, emozioni. La musica è vita. È per questo che le mie canzoni spaziano tra realtà e fantasia, tra storia e attualità, tra passato e futuro”.
Per quanto riguarda la musa: “Essa non è necessariamente una persona fisica, è una vibrazione, uno stimolo esterno, che ti porta a dover scrivere di quell’attimo”.
 
Davide
Cosa seguirà?
 
Andrea
Nuovi album già in fase di assestamento, tra cui quello che porterà avanti e forse farà terminare questa magica storia iniziata appunto con “L’isola dei giocattoli difettosi”.
 
Davide 
Grazie e à suivre...
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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