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2011
5
Mag

Poesie - Marisa Mancinotti

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LietoColle, 2011
 
Negli anni la LietoColle ci ha abituato alle incursioni, che s'immaginano senza riscontri di tipo commerciale, nella poesia alta e altra, d'oltralpe e d'oltreoceano, oltre che in quella italica di pregio.
Con traduzioni impeccabili ed esegesi critica adeguata, è stato possibile aprire i confini della poesia nazionale, confini talora un po' asfittici, alla conoscenza di molte voci poetiche straniere. All'editore e ai collaboratori che disegnano di volta in volta il progetto, che include spesso la presenza fisica dell'autore dall'Africa, dalla Corea per ricordare le performances più recenti, rendiamo merito.
E poi, a guardare il catalogo, non manca quasi nessuna delle personalità poetiche nazionali.
Pertanto, il pregio di simili percorsi editoriali fanno della LietoColle un punto di riferimento riconosciuto per la poesia nel nostro Paese.
Questa volta mi sembra che la selezione sia ancora più interessante. La scelta è caduta su una poeta bellissima di aspetto e di scarsa istruzione, che ha riversato nei testi il suo percorso vitale, la sua anima semplice ma attenta e sensibile a qualsiasi spunto si offra all'osservazione. La maniera espressiva è tanto diretta da essere inusuale e sorprendente: non ci siamo abituati. Non siamo soliti alla lettura di una poesia così immediata.
La proposta poetica, difatti, come leggiamo nella postfazione, è collegata all'oralità, riportata poi sulla pagina anche con i nativi lemmi dialettali, senza lavoro di accomodamento.
Per questo vorrei definirla poesia nuda.
La raccolta, invero, sembra fornire una risposta inequivoca a coloro che, a tempo perso, si domandano se la poesia nasca come una forza del cuore, a prescindere dalle basi culturali, che dovrebbero fungere da filtro alla materia caotica dell'intuizione e dell'emozione.
Un quesito che Croce non si sarebbe mai posto, quando mise in relazione la scrittura poetica con l'impeto dell'ispirazione e condannando come impoetico la rielaborazione della ragione, definendola sovrastruttura.
Nella silloge, si trova poesia nuda proprio perché non si ravvisa una mediazione tra il mondo concreto delle strade, dei luoghi, degli esseri viventi, del sentimento, della passione e una qualsiasi furbizia metrico-prosodico-lessicale. L'autrice non ne possiede i mezzi e ci offre la sua parola netta e pulita, che nasce dall'esperienza quotidiana direttamente in versi.
L'osservazione del mondo intorno non passa indifferente su di lei e ogni percezione significativa finisce nella frase precisa con la quale ha sentito se stessa modificarsi di fronte all'accadere. Le parole della poesia, alla fine, sono le stesse con le quali ha definito gli impulsi del cuore, tanto che vi confluiscono, come si diceva, termini gergali o dialettali in una frequente commistione con la lingua nazionale.
Non so se i testi della Mancinotti avrebbero guadagnato in perfezione stilistica, con un maggiore lavoro sulla parola, perché il ritmo, la scansione del verso in lei sono innati, ma voglio esprimere un pensiero che di solito non è ammesso in nota critica: mi sono emozionata.
Si avverte la sintonia tra l'autrice, le creature che la attorniano, i sentimenti, persino i sampietrini che portano i suoi passi nei vicoli di Trastevere.
isolata creatura/ nel mondo in cui vivi/le pene che hai nel cuore/ soffrire fanno anche me/ guardandoti negli occhi/ morire mi sento ahimè.
Del suo breve universo non manca nulla, anche perché la raccolta antologica contiene un numero generoso di testi. È il diario di una vita, che sa esprimere i giorni che trascorrono in poesia: un'esistenza sorretta da ideali semplici ( il lusso e la ricchezza/ non è vita/ godere ognuno deve del suo avere/ e d'amore e d'onestà/ si sente erede), ma perseguiti con tenacia.
Il suo discorso poetico coincide con il suo punto di vista, come accade per qualsiasi poeta senza definizioni che raffigura ciò che vede da un'angolatura non convenzionale, che qui troviamo, ripeto, allo stato nativo.
E per questa ragione i testi della Mancinotti non somigliano a molta parte della poesia esplicita e discorsiva che ci gira attorno, elaborata comunemente al pari delle altre linee espressive.
Merita una nota di apprezzamento anche la postfazione e la nota biografica, curate con larghezza di argomentazioni da Gabriella Sica, che ha eseguito la trascrizione dei testi antologizzati e ha tracciato il nodo poetico dall'anima genuina e popolare della Mancinotti.
I due articoli finali e l'ampia scelta dei testi permettono di tracciare un quadro limpido e ampio dell'autrice, indicando criticamente il dato artistico, ma anche quello personale sostenuto anche questo da sentimenti di giustizia, uguaglianza, partecipazione al dolore degli altri e affetti familiari duraturi.
 
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:: Fortuna Della Porta
Fortuna Della Porta è nata a Nocera Inferiore (SA), scrittrice, poeta e critico letterario. Ha pubblicato quattro raccolte di versi: Rosso di sera, ed. Il Calamaio -2003- Diario di minima quiete, ed. LietoColle -2005- Io confesso, ed. Lepisma –2006- Mulinare di mari e di muri, ed. LietoColle, 2008. Un poemetto di circa 1000 versi, Canto Primo, è apparso sul periodico letterario Poiesis. Numerosi i testi in antologie e in rete. In prosa: Scacco al re è opera teatrale per le edizioni Carta e Penna, 2006. I racconti: Ritratti, Oèdipus edizioni, 2007 e Labirinti, e-book, kultvirtualpress, 2007. Articoli e saggi compaiono con regolarità sui maggiori periodici letterari sia cartacei sia on line. Numerosi i premi e le segnalazioni. È iscritta al P.E.N. club Italia. Laureata in lettere, ha insegnato per alcuni anni. Vive stabilmente a Roma.
WEB: www.fortunadellaporta.it
 
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