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2011
25
Apr

Ingegneria finanziaria in risposta alla crisi

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L'Europa al lavoro


 
«Assicurare che le nostre economie siano sufficientemente competitive
per creare posti di lavoro e sostenere il tenore di vita di tutti i cittadini:
ecco qual è la nostra azione»
(Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo)
 
 
Introduzione
Il 24 marzo scorso, in occasione dell'ultimo Consiglio europeo, i capi di Stato e di governo dei paesi membri dell'UE hanno adottato la decisione definitiva sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) e approvato il Patto euro plus: misure che segnano un salto di qualità nel coordinamento delle politiche economiche e delle risposte da dare alla perdurante crisi.
 
Il Meccanismo Europeo di Stabilità
Una volta approvato, il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) sostituirà il temporaneo Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (FESF). Il MES avrà una effettiva capacità di prestito pari a 500 miliardi di euro, mentre l'obiettivo dichiarato è di arrivare a 800 miliardi di euro di capitale.
Nel concreto, il Consiglio ha deciso di aggiungere all'art. 136 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea (TFUE) il seguente paragrafo «Gli Stati membri la cui moneta è l'euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell'ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità»[1].
Il MES assumerà il ruolo del fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e del meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF) nel fornire assistenza agli Stati membri della zona euro dopo il giugno 2013.
L'accesso all'assistenza finanziaria del MES sarà offerto sulla base di una rigorosa condizionalità politica nell'ambito di un programma di aggiustamento macroeconomico e di un'analisi scrupolosa della sostenibilità del debito pubblico effettuata dalla Commissione Europea[2], insieme al Fondo Monetario Internazionale (FMI)[3] e di concerto con la Banca Centrale Europea (BCE)[4]. Lo Stato membro beneficiario dovrà realizzare una forma adeguata di partecipazione del settore privato in funzione delle circostanze specifiche e secondo modalità pienamente conformi alle prassi dell'FMI[5].
Lo strumento verrà istituito con un trattato tra gli Stati membri della zona euro quale organizzazione intergovernativa nel quadro del diritto pubblico internazionale e avrà sede in Lussemburgo.
La sua funzione sarà di mobilitare finanziamenti e fornire assistenza finanziaria, secondo criteri di rigorosa condizionalità, a beneficio degli Stati membri della zona euro che sono o rischiano di essere confrontati a gravi problemi finanziari, al fine di salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo insieme.
La guida del meccanismo, assicurata da un consiglio composto dai ministri delle finanze degli Stati membri della zona euro (quali membri con diritto di voto), con il commissario europeo per gli affari economici e monetari e il presidente della BCE quali osservatori, prevede un sistema di ponderazione dei voti proporzionale alle rispettive partecipazioni degli Stati membri al capitale del MES.
Dal punto di vista dell'affidabilità finanziaria, obiettivo dichiarato è quello di ottenere e mantenere il più alto rating del credito delle grandi agenzie internazionali di rating.
Come accennato, per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme, il MES fornirà assistenza finanziaria soggetta a una rigorosa condizionalità nell'ambito di un programma di aggiustamento macroeconomico, commisurato alla gravità degli squilibri dello Stato membro, che assumerà la forma di prestiti. Potrà tuttavia intervenire, eccezionalmente, anche nei mercati primari del debito.
In ogni caso, sarà richiesta l'approvazione degli Stati membri dell'UE per consentire agli Stati membri della zona euro di affidare alla Commissione, insieme all'FMI e di concerto con la BCE, l'analisi della sostenibilità del debito dello Stato membro che chiede sostegno finanziario, la preparazione del programma di aggiustamento che accompagna l'assistenza finanziaria nonché il monitoraggio della sua attuazione.
Vista la sensibilità del tema, si prevede e auspica una adeguata e proporzionata partecipazione del settore privato ogniqualvolta lo Stato beneficiario riceve assistenza finanziaria. La natura e l'entità di tale partecipazione sarà determinata caso per caso e dipenderà dal risultato dell'analisi della sostenibilità del debito, in linea con le prassi dell'FMI, e dalle potenziali implicazioni per la stabilità finanziaria della zona euro.
Nei negoziati con i creditori lo Stato membro beneficiario si atterrà ai principi di proporzionalità, trasparenza, equità e coordinamento transnazionale.
Anche gli Stati membri dell'UE che non fanno parte della zona euro potranno partecipare a fianco del MES alle operazioni di assistenza finanziaria sulla base di accordi ad hoc.
L'augurio sincero è che l'esperienza degli aggiustamenti strutturali proposti dal FMI ai Paesi di Africa e America latina negli anni '80 e '90 dello scorso secolo, ed in particolare gli spesso disastrosi risultati provocati, possa servire da insegnamento e monito per chi gestirà questi strumenti in Europa.
 
Il Patto Euro plus
Il Patto euro plus riguarda le ulteriori azioni che i paesi della zona euro intendono compiere per sostenere l'economia della moneta comune ed è aperto pure agli Stati membri dell'UE che non adottano ancora l'euro. Difatti, Danimarca, Polonia, Lettonia, Lituania, Bulgaria e Romania hanno annunciato l'intenzione di aderirvi da subito.
L'obiettivo del Patto è di migliorare ulteriormente la qualità nel coordinamento delle politiche economiche e la competitività e, quindi, aumentare il livello di convergenza. La competitività è fondamentale ai fini di una crescita più rapida e più sostenibile dell'UE nel medio-lungo periodo, di livelli più elevati di reddito per i cittadini e della salvaguardia dei comuni modelli sociali.
Lo sforzo rinnovato di più stretto coordinamento delle politiche economiche per la competitività e la convergenza si ispira a quattro linee guida:
1. conferma e rafforzamento dell'attuale governance economica;
2. focus sull'obiettivo, sull'azione e sui settori d'intervento prioritari essenziali per stimolare la competitività e la convergenza;
3. assunzione di impegni nazionali concreti;
4. completamento del mercato unico, quale elemento determinante per il miglioramento della competitività nell'UE e nella zona euro.
Gli Stati aderenti s'impegneranno a realizzare gli specifici obiettivi previsti dal Patto:
- stimolare la competitività;
- stimolare l'occupazione;
- concorrere ulteriormente alla sostenibilità delle finanze pubbliche;
- rafforzare la stabilità finanziaria.
Ciascuno Stato presenterà periodicamente le misure specifiche che intende adottare per conseguire tali obiettivi e i risultati raggiunti, mentre i capi di Stato e di governo eserciteranno il controllo politico sui progressi dell'azione congiunta basandosi su una serie d'indicatori inerenti a competitività, occupazione, sostenibilità di bilancio e stabilità finanziaria.
Oltre alle questioni sopraindicate, si presterà una particolare attenzione al coordinamento delle politiche fiscali.
L'imposizione diretta resta una materia di competenza nazionale, ma il coordinamento pragmatico delle politiche fiscali sarà sempre più un elemento che necessiterà di stretto coordinamento a sostegno del risanamento di bilancio e della crescita economica. Lo sviluppo di un base imponibile comune per le società potrebbe essere una via da seguire per assicurare la coerenza dei regimi fiscali, nel rispetto delle strategie nazionali, e per contribuire alla sostenibilità di bilancio e alla competitività delle imprese europee.
La Commissione ha, su questo argomento, già presentato una proposta legislativa su una base imponibile consolidata comune per le società.
Per dimostrare un reale impegno a favore del cambiamento ed assicurare lo slancio politico necessario per raggiungere gli obiettivi comuni, ogni anno gli Stati membri partecipanti converranno al massimo livello una serie di azioni concrete da realizzare nei dodici mesi successivi. La scelta delle misure specifiche da attuare resterà di competenza di ciascun paese ma sarà orientata in particolare dall'esame delle questioni prioritarie indicate. Questi impegni si rispecchieranno anche nei programmi nazionali di riforma e nei programmi di stabilità presentati ogni anno, che la Commissione, il Consiglio e l'Eurogruppo valuteranno congiuntamente.
La speranza è che tale strumento sia foriero di concrete proposte ed azioni di reale sostegno allo sviluppo e non resti uno dei tanti, o troppi, think tank europei che produce documenti difficilmente traducibili in opere.
 
Conclusioni
Questi strumenti di ingegneria finanziaria dovranno consentire ai singoli stati europei e all'UE nel suo complesso di proseguire nell'impegno teso a superare la crisi finanziaria e riavviare il processo virtuoso della crescita sostenibile, da tempo sospeso. Il pacchetto di riforme rafforzerà la governance economica dell'Unione europea e assicurerà stabilità duratura all'intera zona euro.
A quanti temono che l'UE stia avviando lo smantellamento dello stato sociale e della protezione sociale come tradizionalmente intesi, il Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy assicura che l'impegno è proprio opposto: si desidera rispondere alla crisi, preservare la stabilità finanziaria e porre le basi di una crescita intelligente e sostenibile che sia all'insegna dell'inclusione sociale e della piena occupazione.
Confidiamo e restiamo vigilanti!


[1] Cfr. GUUE serie L n. 91 del 06.04.2011.
[2] Cfr. http://ec.europa.eu.
[3] Cfr. http://www.imf.org.
[4] Cfr. http://www.ecb.int.
[5] Si veda la prassi dei Programmi di Aggiustamento Strutturale (Structural Adjustment Programs - SAPs) del FMI.
 
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:: Davide Caocci

Davide Caocci, nato a Milano nel 1972, si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università Cattolica e specializzato poi in Diritto internazionale, Diritto UE ed Economia. Ha lavorato tra Europa, America latina e Africa subsahariana come esperto di politiche europee e consulente per la cooperazione allo sviluppo. A questo ha sempre affiancato una ricca attività didattica in università italiane e straniere e una altrettanto ricca produzione di articoli sui fenomeni legati alla globalizzazione. Ora vive in Argentina, dall’altra parte del mondo. “Semel Scout Semper Scout”.

 
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