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2017
7
Feb

Intervista con Capobranco

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Il grande zoo

Dopo l’esordio del 2014 e oltre 40 concerti che li hanno portati fino alle Canarie, i padovani tornano con l’atteso secondo lavoro dal rock deciso e trascinante, sporcato da inconfondibili ritmiche funk.
Genere: rock/funk/alt rock
Label: Jetglow Recordings
Distribuzione: Jetglow Recordings
Tracklist
Benvenuti nel grande zoo / Miele di vespa / Cit. / Il rock è fuori moda / La solitudine del fonico / Ad un tratto

 

Il maxi EP di 6 tracce, pubblicato da Jetglow Recordings, è stato registrato allo Studio2 di Padova e prodotto da Cristopher Bacco.
Paragonati ai Tre Allegri Ragazzi Morti poiché un trio che inizia i concerti mascherato, ai Litfiba per il timbro della voce del cantante Alex Boscaro e ai primi Negrita per le sonorità e per i testi piuttosto diretti, i Capobranco esprimono un rock deciso e trascinante, evidentemente sporcato da inconfondibili ritmiche funk.
Il grande zoo è la coerente evoluzione dell’album d’esordio. Se il filo conduttore del primo disco era infatti la sarcastica celebrazione dello spirito animale che, da dietro le quinte, contamina la personalità di ciascuno di noi, in questo lavoro il Capobranco alza la testa per osservare come i comportamenti umani, così come le relazioni e interazioni tra persone, non siano poi così diversi da quelli che si trovano nel resto del mondo animale. La civiltà in cui viviamo non è altro che un grande zoo.
I testi in italiano, generalmente ironici e sarcastici a tal punto da risultare quasi caustici, di tanto in tanto si addentrano in ambiti più intimistici oppure sardonicamente critici nei confronti di alcuni aspetti della nostra società.
Il lavoro di produzione di Bacco si è concentrato sul rendere le canzoni quanto più dirette e immediate possibile, esaltando allo stesso tempo il groove ritmico e la naturale chimica tra tre musicisti che suonano insieme da oltre un decennio (con un quarto componente formavano i The Vintage, attivi fino al 2009) e che caratterizzano e rendono indimenticabili le appassionate performance dal vivo.
Il disco è stato anticipato dal video del singolo di lancio Il rock è fuori moda. Prodotto e realizzato da B-Movie Italia con la regia di Matteo Stefani, la clip porta sotto i riflettori parte della variegata fauna che abita nel grande zoo. Le mode cambiano, anche quelle musicali, e in molti scelgono di seguire le tendenze del momento. Il Capobranco invece reclama il proprio posto al sole senza snaturare la propria indole. Con una convinzione: la moda è ciclica e tornerà di moda il rock.
Il rock è fuori moda https://youtu.be/gW1BADS-vS0
Il grande zoo è disponibile in formato CD, streaming e download digitale dalle piattaforme del settore.
 
Line-up
Alex Boscaro (chitarra e voce – già Babyruth e Craven);
Valerio Nalini (basso e voce – già The Vintage e Club11);
Enrico Carugno (batteria – Crackhouse e Human Tanga)
Contatti
Press Media Office
 
Intervista
 
 
Davide
Ciao Capobranco. Prima formavate in quattro The Vintage, oggi in tre Capobranco. Cosa vi ha portato a questo cambiamento e a questa ridefinizione?
 
Capobranco
Ciao Davide. Questo cambiamento è avvenuto in modo abbastanza spontaneo. Nei The Vintage  Alex era il chitarrista, mentre il quarto elemento oggi mancante era il cantante solista (Andrea Maretto, che salutiamo). Dopo diversi anni la vena creativa di quel progetto si è esaurita in modo piuttosto naturale, ma noi tre abbiamo continuato a suonare insieme, forti di affinità musicali e personali molto sviluppate e percepite da tutti noi. Abbiamo iniziato a scrivere testi in italiano e a gettare le basi di quello che in futuro sarebbe diventato il Capobranco facendo cantare Alex e sperimentando arricchimenti nella sezione dei cori, che oggi coinvolge tutta la band. Il risultato ci è piaciuto e non abbiamo sentito il bisogno di coinvolgere altri elementi: per noi è stato un passo positivo.
 
Davide
Il "power trio" si può ritenere la forma più semplice di rock-band. Perché avete scelto questa formula?
 
Capobranco
Come ti dicevamo ci siamo trovati a suonare in tre senza farci troppe domande: è stata un’evoluzione naturale. È vero che si tratta della formula più semplice e dobbiamo mettere molta cura negli arrangiamenti, sia in fase di scrittura dei pezzi che nella preparazione dei live, perché il rischio di risultare eccessivamente scarni è sempre presente. Però la formula del trio ha un qualcosa di romantico che ci ricorda le grandi rock band degli anni ’70 come la Experience di Hendrix o i Cream. Ma soprattutto, abbiamo imparato che in meno si è e meno si litiga!
 
Davide
L'ispirazione presuppone particolari predisposizioni che possono variare nelle differenti culture e nelle differenti proprie peculiarità. Come descrivereste le vostre predisposizioni all'ispirazione e cosa e chi ha esercitato la maggiore influenza su voi e sulla vostra musica?
 
Capobranco
Come penso avrai notato ascoltando la nostra musica, l'ispirazione riusciamo a trarla da quello che ci circonda nella vita di tutti i giorni e per questo gli argomenti trattati sono molto diversi tra di loro. Cambia la profondità dei temi trattati e alcuni sono più superficiali, altri più intimistici: uno specchio della nostra quotidianità. Per tornare al discorso culturale cui facevi cenno è naturale che siamo influenzati dalle problematiche dei nostri tempi, ma cerchiamo sempre di trovare maniere leggere per affrontarle, usando l’ironia – se non a volte il sarcasmo – come mezzo di comunicazione. Non ci dispiace far passare il messaggio che tra il Teatro degli Orrori e Rovazzi esistono varie sfumature.
Musicalmente parlando è scontato dire che siamo influenzati dalle band e dalla musica che ognuno di noi ha ascoltato negli anni e, che tu voglia o no, queste influenze emergono in quello che fai. Alex è sicuramente l’anima più R’n’R del Capobranco, Valerio è fortemente influenzato dall’Alternative Rock degli anni ’90: Jane’s Addiction, Red Hot Chili Peppers, Pearl Jam ecc. Enrico invece è l’intenditore della band: ascolta di tutto, cercando di essere sempre aperto a nuovi generi  e frequentando musicisti più esperti per attingere nuove idee dalla loro cultura musicale. Questo è utilissimo perché ci porta nuove contaminazioni e ci sfida ad essere più originali.
 
Davide
Una razza di cane ciascuno a cui vi sentite più affini?
 
Capobranco
Alex: Pastore tedesco
Vale: Barbone gigante
Enrico: Mastino napoletano
 
Davide
Più che il rock, cos'è oggi secondo voi la cultura del rock?
 
Capobranco
Bella domanda. Esiste ancora una cultura rock, ma rispetto ai tempi nei quali siamo cresciuti noi è relegata in una piccola nicchia. In special modo se la si considera strettamente associata alla musica. In questo momento i trend musicali sono legati più al costume che alla musica stessa. L'indie odierno e la moda hipster sono abbastanza lontani da quello spirito di ribellione che il rock ha rappresentato per molti anni. Questo non vuol dire che non ci sia musica di qualità in giro, anzi. Semplicemente è un momento storico che non ha granché spazio per il rock, a meno che non si parli dei grandi mostri del passato che ancora riempiono gli stadi di tutto il mondo.
 
Davide
Quali aspettative e quali obiettivi avete nel sudarvi un posto al sole in un mercato così difficile qual è quello musicale da una parte perché in Italia, dall'altro perché nel 2017, da solido ormai liquido e quasi verso lo stato gassoso più rarefatto e dispersivo?
 
Capobranco
Ormai è da tempo che suoniamo e tutti e tre abbiamo avuto parecchi progetti musicali in passato. Pensare di fare musica per la fama e il successo è ormai anacronistico, oltre che essere sterile. Se non fai le cose con passione ed entusiasmo la tua strada nel campo della musica rischia di accorciarsi drasticamente. Noi facciamo quello che facciamo per il puro gusto di farlo. Non potrebbe essere altrimenti calcolando i sacrifici che tutto ciò comporta. È naturale poi che ogni volta che la nostra musica viene apprezzata da chi ci ascolta più i sacrifici trovano ricompensa, ma lo prendiamo come grasso che cola! Noi cerchiamo di fare il meglio che possiamo cercando costantemente di migliorarci. Salire qualche gradino e vedere riconosciuto un nostro spazio nel panorama underground italiano lo riteniamo un obiettivo sufficientemente ambizioso: dovesse arrivare qualcosa di più, sarà un piacere goderne.
 
Davide
Siete davvero convinti che gli umani abbiano comportamenti simili o assimilabili a quelli degli animali, reali o immaginari, come si provava a descrivere, accompagnati da spiegazioni moralizzanti, negli antichi bestiari medioevali? Non è fin troppo lusinghiero? Dai bambini impalati durante il Sacco di Magdeburgo su fino alle torture di Guantanamo che un Trump vorrebbe ripristinare o (è giusto per prendere due tre storie a caso tra infinite altre, anche quotidiane) ai corpi di condannati a morte dissezionati e plastinati da Gunther Von Hagens e portati in mostra in tutto il mondo, gli orrori del Nazismo (ieri era la giornata della Memoria) ecc. ecc. ecc. Tutto ciò, insomma, che nessun animale mai farebbe...
 
Capobranco
Hai ragione. La metafora del grande zoo va spiegata meglio, perché probabilmente si pone su un piano diverso da quello che sei arrivato a descrivere tu. L’obiettivo infatti è quello di ridimensionare la percezione che molti hanno di sé e dello spazio che occupano in questa società, riconducendone i comportamenti a quelli più stereotipati presenti in natura: la chiassosità di un branco di cani, il fastidioso ronzio delle zanzare e serpenti velenosi pronti a morderti appena volti le spalle.  È vero se vuoi che con questi esempi a rimetterci sono gli animali, perché viene apparentemente associata loro una malizia che è prerogativa dell’essere umano.
In estrema sintesi il significato è che, nel nostro ritenerci superiori, risultiamo spesso essere prevedibili tanto quanto noi pensiamo esserlo gli animali. E in questo contesto non siamo animali liberi, ma rinchiusi in un grande zoo, nella rassicurante attesa della pappa che ci viene quotidianamente propinata da chi ha veramente il controllo, “i guardiani del grande zoo”.
 
Davide
"Cit." parla di "citazionismo" sui social. ecco allora una citazione per voi dal film “La musica nel cuore - August Rush” di Kirsten Sheridan: Sai cos’è la musica!? È Dio che ci ricorda che esiste qualcos’altro in questo mondo! Cos'è per voi la musica?
 
Capobranco
La musica è la nostra prima passione e il miglior modo in cui siamo capaci di esprimere noi stessi. Non è affatto scontato, ma se questa passione riesce in qualche modo a coinvolgere o anche solo sfiorare lo spirito del nostro pubblico abbiamo raggiunto il nostro successo. La viviamo con spontanea visceralità, la stessa che percepisce chi vede un nostro concerto.
 
Davide
Cosa seguirà?
 
Capobranco
Al momento siamo ancora impegnati a far conoscere “Il grande zoo”. Abbiamo in cantiere un secondo video, per Miele di vespa, e stiamo organizzando un’altra serie di date per primavera ed estate, che comunicheremo a breve. Per il resto possiamo solo dire che non si dovrà aspettare troppo per il terzo album: abbiamo già iniziato a scriverlo e chissà che non ci capiti di sperimentare qualche anteprima nei prossimi live!
 
Davide
Grazie e à suivre...
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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