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2017
3
Feb

Intervista con Bolgia di Malacoda

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La Forza Vindice della Ragione 
 
Un gruppo come i Litfiba nella metà degli anni ottanta, ha lasciato il segno, dando vita a tanti gruppi che hanno cercato di imitare lo stile e il sound del gruppo di Piero Pelù e Ghigo Renzulli senza mai riuscirci in modo concreto, anche per i contenuti lirici e l'approccio con la musica stessa. A distanza di tanti anni potremmo dire che i Bolgia di Malacoda potrebbero rappresentare i veri eredi dei Litfiba di quel periodo, visto che gli attuali probabilmente hanno preso ampiamente le distanze da se stessi. Ma i Bolgia di Malacoda non sono solo questo, perché sarebbe limitativo per un gruppo dotato di personalità e contenuti espressivi eccellenti. La musica presente ne La Forza Vindice della Ragione sprizza arte da tutti i pori. È musica ammaliante, intensa, poetica, ispirata, coinvolgente. Nel loro modo di approcciarsi, c'è molto anche dei Moonspell di Irreligious, un album che è rimasto come un emblema nella storia del gothic metal e che neanche la stessa formazione portoghese è riuscito a ripetere nel corso della propria carriera per contenuti ed espressioni. La Forza Vindice della Ragione è una poesia musicata suddivisa in dieci capitoli, dove ognuno di essi è una splendida canzone. A partire da Inno A Satana, canzone crepuscuolare, dove la voce solista Ferus sembra l'anima oscura di Fernando Ribeiro, supportato da chitarre incisive, estrapolate da quel capolavoro chiamato Litfiba 3. Nel dubbio Vedo Nero giova si un maggiore tasso di coinvolgimento, dove l'anima wave anni ottanta, si fonde con un punk attrattivo.
A seguire Malacoda oltre a rimarcare l'arte espressiva di Ferus, esalta le chitarre di Alessandro Rocchi e Carlo Settembrini, in ottima sintonia tra l'altro. L'arte maligna esplode in Bimba Mia, differentemente in Adremoida esalta l'aspetto teatrale di un gruppo dotato di uno spessore artistico fuori dal comune. A un metro da Decebalo piace per il suo pregevole ritmo, Attent'al Prete è un altro brano che ben figurerebbe nella Triade del Potere e si candida a diventare uno dei brani più rappresentativi dei Bolgia di Malacoda per contenuti, stile e dinamismo. Introspettiva d'Ottobre è un brano diverso, molto cupo ed oscuro, dai connotati gotici, dove emerge l'anima e la sofferenza del gruppo, che esplode nuovamente in Così passa la gloria del mondo, altro brano tecnico e veloce, nel quale le chitarre ben si sposano con la sezione ritmica. Le lune storte pongono la parola fine a La Forza Vindice della ragione, con intensità e potenza, riassumendo tutti i migliori momenti di un album che ha il sapore del capolavoro. Segnatevi quindi questo nome: Bolgia di Malacoda!
 
Line up:
Ferus – voce
Diego – basso
Michele  – batteria
Alessandro – chitarra
Carlo - chitarra
 
 
Intervista
 
 
Davide
Ciao. Cominciamo dalla vostra storia. Il gruppo si forma nel 2010, nel grossetano... Cosa è successo in questi sei anni prima di arrivare al disco d'esordio?
 
Bolgia di Malacoda (Ferus)
Premetto che questo progetto è nato attorno a me e in questi anni si sono alternate diverse formazioni; ho scritto tutti i pezzi salvo alcune parti, nel 2013 abbiamo pubblicato la demo “A un metro da Decebalo” poi con altri 5 brani abbiamo pubblicato “La forza vindice della ragione” registrato da me Michele e Alessandro per alcune parti.
 
Davide
Malacoda, una delle invenzioni di Dante, è un diavolo protagonista, insieme ad altri demoni di cui è a capo, di una parentesi quasi farsesca e giullaresca nella Divina Commedia. Perché dunque vi siete chiamati Bolgia di Malacoda?
 
Bolgia di Malacoda
Ecco sì, un diavolo un po’ comico che prende per il culo, l’emblema dello sport nazionale, tra l’altro è il nome di una frazione di Castelfiorentino, è lì che passandoci spesso mi venne in mente questo accostamento, Bolgia di Malacoda.
Davide
Malacoda rappresenta la Ragione tratta in inganno dalla frode più bassa, inconcepibile nella logica razionale. Cos'è quindi La Forza Vindice della Ragione?
 
Bolgia di Malacoda
Tipo Virgilio che accortosi della presa di culo s’incazza e violenta brutalmente uno ad uno i diavoli chiedendo se rifanno trombetta. Ecco il concetto grosso modo è questo. Le persone oneste dovrebbero avere in dono il libero omicidio.
 
Davide
Quale contenuto o messaggio principale lega le dieci canzoni?
 
Bolgia di Malacoda
Mah, direi che tra tutte il filo conduttore è un senso di rivalsa, come riporta il titolo del disco, anche se poi ha diverse sfaccettature
 
Davide
Quali sono state le vostre principali influenze musicali e come le avete metabolizzate e interpretate in quanto Bolgia di Malacoda? Quali gli ingredienti fondamentali?
 
Bolgia di Malacoda
Direi tantissime, dal black metal alla musica italiana, principalmente però quello che viene fuori è molto spontaneo, non ricercato attraverso modelli di altri gruppi, ma ricercato attraverso l’alcol e la droga. Se capita è.
 
Davide
Da qualche parte ho trovato questa line-up: Diego Di Palma detto il Lotti – basso, Michele Rose detto il Vanni – batteria, Alessandro Rocchi detto il Pacciani – chitarra. Non sfuggono i soprannomi di Pacciani e dei due cosiddetti "compagni di merende": Mario Vanni e Giancarlo Lotti... Perché? Cos'è per voi l'ironia toscana?
 
Bolgia di Malacoda
Ahahahahaha ma quelli li abbiamo messi così per scherzo, quei processi sono capolavori della comicità più volgare e nera, c’è di tutto, figlie stuprate con zucchine, vibratori incastrati in culo, troie, messe nere, risse alle sagre, ceste per i fagiani e reni spaccati, rapporti sessuali che finiscono con ceci sul glande. C’è di tutto meno che le prove di sedici omicidi, omicidi brutali con escissioni di seni e vagine. I giudici se la ridono. Noi ci guardiamo le repliche. Ironia toscana insomma.
 
Davide
Cos'è invece per voi quella rabbia che diventa rock?
 
Bolgia di Malacoda
Bo, d’immagini me ne vengono in mente tante, ma tutte cruente.
 
Davide
Le cose devono arrivare a un punto di estremismo per poter rinascere, così che possiamo di nuovo apprezzare le piccole cose della vita... Così secondo Marilyn Manson. Qual è il punto a cui deve portare per voi la musica e per quale scopo?
 
Bolgia di Malacoda
Io aspiro alle grandi cose della vita, a costo di rimanerci sempre insoddisfatto, è la musica che facciamo che ci rende vivi, nella ricerca di emozioni sempre più forti. Le piccole cose le possiamo apprezzare senza scannarci, basta non avere un cazzo da fare.
 
Davide
A seguire?
 
Bolgia dei Malacoda
Abbiamo 7 o 8 pezzi nuovi, forse un disco il prossimo anno?
 
Davide
Grazie e à suivre...
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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