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2016
9
Giu

Intervista con Wonderworld

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Dopo un ottimo album d'esordio, l'omonimo del 2014, i Wonderworld tornano con una nuova uscita, chiamata semplicemente “II”. Secondo lavoro per la band italo/norvegese classic hard rock Wonderworld con il genovese Roberto Tiranti insieme alla coppia di musicisti scandinavi Ken Ingwersen e Tom Fossheim, rispettivamente alla chitarra e alla batteria, e scritto a quattro mani da Tiranti e Ingwersen. Anche questo secondo lavoro si distingue per un'eleganza di scuola Uriah Heep, Led Zeppelin e Deep Purple. Su etichetta Key Music.
 
 
01. Forever Is A Lie
02. Remember My Words
03. Elements
04. It´s Not Over Yet
05. Echo Of My Thoughts
06. Evil In Disguise
07. Return To Life
08. Memories
09. In The End
10. Down The Line
Precedente intervista con Roberto Tiranti ("Sapere Aspettare")
 
 
Intervista (Roberto Tiranti)
 
Davide
Ciao Roberto e ben tornata su Kult Underground. Colpisce subito il bellissimo disegno surreale in copertina di Elton Fernandes. Rimanda alla creazione di quelle mitiche copertine anni '70 di Storm Thorgerson, Aubrey Powell e Peter Christopherson, in una parola di Hipgnosis. Perché Fernandes e in particolare questa tartaruga volante con le corna di cervo, sul suo dorso una casa di campagna in stile americano attorniata da aceri rossi, un'ancora gettata sulla brughiera sottostante ma ancora per aria...?
 
Roberto
Ciao Davide!
Dopo lunghe ricerche ci siamo imbattuti in Elton e immediatamente ci siamo resi conto di come la sua sensibilità si sposasse alla nostra musica.
Una tartaruga con corna che possono ricondurre alle alci Norvegesi così come la stessa campagna sottostante. Una tartaruga volante è di per se una contraddizione in termini ma ci somiglia: calma nel raggiungere gli obiettivi e tanta lungimiranza ma allo stesso tempo la voglia di volare ed un ancora che possa tenerci fermi laddove ci fermiamo seppur per poco.
 
Davide
Come nasceva il progetto Wonderworld con i norvegesi Ken Ingwersen e Tom Fossheim?
 
Roberto
Ci siamo incontrati ad Alicante nel marzo del 2013 per la registrazione dell'album “trouble” di Ken Hensley. Ken e Tom erano già da anni parte integrante dei Ken Hensley & live fire, io fui coinvolto e richiesto da Hensley a gennaio del 2013. L’alchimia musicale fra me e i ragazzi scattò immediatamente e alcuni mesi dopo decidemmo di dare vita a questo power trio.
 
Davide
Wonderworld è anche il settimo disco degli Uriah Heep. L'esservi dato quel nome può essere considerato un omaggio alla creatura di Mick Box e David Byron?
 
Roberto
L’omaggio era doveroso ma nei confronti di Hensley che ci ha fatti incontrare. Attualmente non suoniamo più per lui ma ciò che resta sono gli Wonderworld e tanta voglia di fare musica.
 
Davide
Cosa continua di "I" o cosa introduce di nuovo a due anni di distanza e in particolare per te rispetto alla tua recente prova solistica di "Sapere Aspettare"?
 
Roberto
II è la naturale prosecuzione del primo album, con in più l’aver suonato molto insieme dal vivo, cosa che consolida e aumenta determinati meccanismi sia tecnici che di feeling.
“Sapere aspettare” è invece altra storia, trattasi del mio modo personale di intendere la musica in tutte quelle sfaccettature che mi hanno portato ad essere ciò che sono oggi.
 
Davide
C'è un filo conduttore in particolare che lega testi, musica e momenti creativi di questo album? Qual è l'essenza di queste vostre nuove canzoni?
 
Roberto
Nessun particolare filo conduttore. Molti testi parlano d’amore, di esperienze umane in genere. Solitamente mi faccio trasportare dalle sensazione che la musica mi suggerisce, parto da li e tutto fluisce libero!
 
Davide
Una melodia è una successione di suoni la cui struttura genera un organismo musicale di senso compiuto. Cosa pensi dell'attribuirvi un hard rock melodico dal momento che, in un modo o nell'altro, la gran parte della musica va in cerca di un qualche senso compiuto o sarebbe la cacofonia disarmonica del puro rumorismo (penso per esempio a Metal Machine Music, rispetto al quale anche il thrash metal o l'hardcore punk vanno dentro una compiutezza di senso e potrebbero quindi essere considerati "melodici")?
 
Roberto
Per me la melodia è di fondamentale importanza, è nella maggior parte dei casi il motive per cui la gente s’innamora della musica. è l’essenza stessa della musica ed è così dalla notte dei tempi. Tutti i grandi gruppi(e grandi autori in genere) del presente e del passato hanno avuto la loro gloria grazie alle melodie. La cacofonia e la stranezza a tutti i costi possono affascinare li per li, poi serve altro.
 
Davide
Dove avete registrato "II", insieme a chi e con quali ospiti?
 
Roberto
Nessun ospite tranne l’amico Uwe all’Hammond su Echo of my thoughts.
I brani sono stati registrati in presa diretta in uno studio Ad Oslo, successivamente ho registrato le voci in italia.
Per un gruppo rock, soprattutto un trio credo sia di vitale importanza suonare il più possibile in presa diretta, almeno bassi batteria e chitarre ritmiche, per ottenere un suono vero ed una esecuzione coerente.
 
Davide
Lo Hammond B3, qui suonato da Uwe Mundschau, è il modello più ricercato e quotato in assoluto tra gli Hammond tutti. Nel 2007 e per la prima volta in Italia, il Conservatorio di Musica di Salerno ha istituito la cattedra di organo Hammond. Perché gli organi Hammond sono ancora così ricercati, suonati, ora anche studiati? Perché ne avete voluto uno in "II"?
 
Roberto
La storia dell’organo Hammond è nota a molti, era sostanzialmente un organo economico creato apposta per quelle chiese che non potevano permettersi l’organo a canne, divenne presto suono simbolo di blues, gospel, jazz e rock.
Non esiste miglior suono per la musica rock e non potevamo farne a meno per “echo of my toughts” 
 
Davide
C'è un breve momento dell'asolo di "Elements" che mi è parso una citazione del "Peer Gynt" di Edvard Grieg, considerato il più grande compositore norvegese, e che si intitola "Nell'antro del re della montagna". Un omaggio alla Norvegia? 
 
Roberto
Bravissimo! ottimo orecchio :-) 
Ken ha voluto omaggiate  il celeberrimo compositore Norvegese Grieg e lo ha fatto nel modo migliore possibile.
 
Davide
“Il rock non eliminerà i tuoi problemi. Ma ti permetterà di ballarci sopra" diceva Pete Townshend. Cosa può ancora fare il rock?
 
Roberto
Continuare a far ballare tutti rendendo l’attuale situazione molto poco serena di certo più sostenibile. Credo possa essere ancora motivo di aggregazione pacifica, di condivisione sana di musica e valori. nonostante oggi il rock sia più debole rispetto ad un tempo, credo tornerà più forte di prima. La carica che racchiude in se è di potenza inaudita.
 
Davide
Cosa seguira?
 
Roberto
Il terzo capitolo a cui stiamo già lavorando! Non è nostra intenzione perdere tempo e finche ci sentiamo appagati e felici non c’è motivo di “rallentare”. La passione è la benzina che alimenta la nostra musica e non credo si esaurirà presto.
 
Davide
Grazie e à suivre...
 
Roberto
Grazie a te!
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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