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2016
17
Mar

Guerra in Libia e decreto fantasma in Italia

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«Perché uccidiamo persone che stanno uccidendo persone per dimostrare che uccidere è sbagliato?»
(Holly Near)
 
Dobbiamo riconoscerlo: l’Italia ha uno strano rapporto con la Libia!
Dai tempi di Giolitti e della prima guerra d’Africa con cui occupammo il paese nord africano per soddisfare i nostri desideri coloniali sino allo sdoganamento del colonello Gheddafi ricevuto come amico e partner da Berlusconi[1], dai missili su Lampedusa nel 1986 che non riescono ad arrivare ma fanno scattare l’allarme rossa alle operazioni del 2011 per riportare la democrazia e che si concludono con la mattanza che ricordiamo[2], e ora una nuova missione militare che ha tutte le caratteristiche di una spy story all’italiana con tanto di “documento secretato” e regolarmente apparso il giorno dopo sui maggiori quotidiani.
 
La guerra in Libia
Dalla caduta del colonnello Gheddafi nel 2011, la Libia è lacerata e ingovernabile: Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, tre regioni, due governi, nessun controllo effettivo del paese, bande armate che imperversano, militari che organizzano colpi di stato, terroristi e profughi che approfittano del caos.
Le uniche istituzioni funzionanti sembrano essere l’Ente Nazionale per il Petrolio e la Banca Nazionale per gestire l’estrazione del greggio e i pagamenti internazionali.
Usa, Regno Unito e Francia hanno già proprie unità speciali sul campo, l’Egitto appoggia il governo ufficiale ora nelle mani dei generali, l’Italia nicchia nel senso che ha inviato alcuni agenti dell’AISE[3] sul campo, ha fornito il suo pieno appoggio a condurre la prossima fase della missione LIAM[4], ha concesso a Washington di usare la base di Sigonella per i bombardamenti mirati con i droni ma formalmente non ha ancora adottato nessun provvedimento che legittimi la sua partecipazione effettiva alle operazioni militari.
Dico formalmente perché, invece, secondo rumors giornalistici[5] la riunione del Consiglio dei Ministri dello scorso 10 febbraio avrebbe approvato un decreto subito secretato con le precise indicazioni per avviare quanto necessario a questa nuova avventura libica, in completo dispregio di quanto previsto dalla Costituzione italiana.  
Se dalla Libia attendiamo la formazione di un governo di unità nazionale che possa richiedere un intervento alle Nazioni Unite per pacificare il paese e ristabilire lo stato di diritto, a Roma qualcuno accelera i tempi.
 
Il decreto fantasma
Questo fantomatico decreto, DPCM del 10 febbraio 2016, si comporrebbe (l’uso del condizionale è obbligatorio) di soli cinque articoli nei quali si prevedono le modalità di impiego delle diverse risorse necessarie per l’intervento in Libia e, in particolare, si dettaglia la possibilità di impiegare unità speciali delle forze armate ponendole in carico ai servizi di informazione (in pratica, i nostri servizi segreti) e riconoscendo loro le stesse garanzie legali degli agenti in missione.
In concreto tale previsione disegna regole di ingaggio molto ampie con una quasi totale impunità per eventuali reati commessi nell’esercizio del proprio incarico come previsto dall’art. 7 bis, comma 3, della L. 198/2015[6] che richiama il disposto degli artt. 17, comma 7, e 18, comma 1, della L. 124/2007 in tema di “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto[7].
Tali norme, conosciute con il termine romanzesco di “licenza d’uccidere”, consentono di applicare cause di giustificazione e dunque di esenzione dall’azione penale a persone che, pur non essendo in carico ai servizi di informazione, offrano a loro collaborazione indispensabile e autorizzata.
Restano esclusi i comportamenti che configurino fattispecie penali perseguibili in base agli artt. 5 e seguenti dello Statuto istitutivo della Corte Penale Internazionale[8], quali: crimine di genocidio; crimini contro l'umanità; crimini di guerra; crimine di aggressione.
Altro punto che appare chiaro in questo testo fantasma è quanto disposto all’art. 2: la catena di comando. Le unità speciali della Difesa impiegate in questi contesti vengono sottratte ai loro superiori naturali e allo stesso ministro della Difesa e poste agli ordini delle autorità del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, DIS, e dell’AISE, in ultima istanza dello stesso Presidente del Consiglio dei Ministri che ne dirige il funzionamento e le attività.
Chiare risultano le conseguenze dello svuotamento del ruolo di capo delle forze armate riconosciuto al Presidente della Repubblica[9] e la garanzia del controllo parlamentare per la dichiarazione dello stato di guerra[10] o l’autorizzazione all’invio di contingenti militari all’estero.
Non sappiamo se il Presidente del Consiglio abbia presentato i contenuti del decreto al Presidente della Repubblica in occasione dell’ultima riunione del Consiglio Supremo della Difesa, certo è che nei primi giorni di marzo circa 40 agenti speciali dell’AISE sono partiti alla volta della Libia, suddivisi in tre squadre per prendere posizione a Tripoli e presso le basi Eni di Mellita e nel Fezzan, proprio in concomitanza con i tragici fatti che hanno portato all’uccisione di due tecnici italiani e alla rocambolesca liberazione degli altri due.
Forse solo una coincidenza, forse.
A loro si uniranno presto 50 paracadutisti del 9° Reggimento d’assalto “Col Moschin”, dotati di speciali poteri, mentre per la partenza del contingente di 3.000 militari, peraltro già allertati, sarà necessario attendere. Speriamo in un passaggio alle Camere.
 
Efficacia e responsabilità
Il nostro Presidente del Consiglio in più occasioni ha dichiarato che l’Italia per crescere ha bisogno di strumenti agili, flessibili ed efficaci, sottratti alle burocrazie e alle tempistiche dei dibattiti parlamentari: per questo motivo, non ha lesinato il ricorso alla legislazione per decreto e allo strumento della fiducia parlamentare.
In alcuni casi, però, ritengo che il rispetto delle regole poste a garanzia degli equilibri costituzionali del nostro Paese sia fondamentale per consentire a tutte le istituzioni democratiche di svolgere responsabilmente il proprio mandato e ai cittadini di verificarne, in maniera altrettanto responsabile, l’effettivo indirizzo alla realizzazione del bene comune.
Non so se il decreto fantasma di cui ho parlato esista veramente, anche se molti sono gli elementi che mi portano a crederlo; certo è che questa sarebbe l’ennesima manifestazione della volontà di ridisegnare l’impianto costituzionale senza passare da chi detiene la reale sovranità, il popolo.
Questa volta, spero di sbagliarmi.
 
 

[1] Cfr. dello stesso A., Trattato Italia-Libia: vecchi modelli per una nuova amicizia, in KultUnderground, n.164, Marzo 2009.
[2] Cfr. dello stesso A., Il paradosso delle bombe di pace in Libia, in KultUnderground, n.190, Maggio 2011.
[3] L’Agenzia informazioni e sicurezza esterna, il nostro servizio di intelligence esterno.
[4] Libyan International Assistance Mission.
[5] Cfr. tra gli altri Pelosi G., Missione Libia, regia a Palazzo Chigi, in Il Sole 24 Ore, 3 marzo 2016, e Galluzzo M., Libia, missioni dirette dai servizi: sarà il premier a dare il via, in Corriere della Sera, 3 marzo 2015.
[6] L. 11 dicembre 2015, n. 198, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 ottobre2015, n.174, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione.
[7] Art. 17. (Ambito di applicazione delle garanzie funzionali). 7. Quando, per particolari condizioni di fatto e per eccezionali necessità, le attività indicate nel presente articolo sono state svolte da persone non addette ai servizi di informazione per la sicurezza, in concorso con uno o più dipendenti dei servizi di informazione per la sicurezza, e risulta che il ricorso alla loro opera da parte dei servizi di informazione per la sicurezza era indispensabile ed era stato autorizzato secondo le procedure fissate dall’articolo 18, tali persone sono equiparate, ai fini dell’applicazione della speciale causa di giustificazione, al personale dei servizi di informazione per la sicurezza.
Art. 18. (Procedure di autorizzazione delle condotte previste dalla legge come reato). 1. In presenza dei presupposti di cui all’articolo 17 e nel rispetto rigoroso dei limiti da esso stabiliti, il Presidente del Consiglio dei ministri, o l’Autorità delegata, ove istituita, autorizza le condotte previste dalla legge come reato e le operazioni di cui esse sono parte.
[8] Cfr. www.icc-cpi.int.
[9] Art. 87, comma 9, Cost. [Il Presidente della Repubblica] Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
[10] Art. 78, Cost. Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.
 
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:: Davide Caocci

Davide Caocci, nato a Milano nel 1972, si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università Cattolica e specializzato poi in Diritto internazionale, Diritto UE ed Economia. Ha lavorato tra Europa, America latina e Africa subsahariana come esperto di politiche europee e consulente per la cooperazione allo sviluppo. A questo ha sempre affiancato una ricca attività didattica in università italiane e straniere e una altrettanto ricca produzione di articoli sui fenomeni legati alla globalizzazione. Ora vive in Argentina, dall’altra parte del mondo. “Semel Scout Semper Scout”.

 
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