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2011
24
Feb

Invisibili - Fulvio Colucci e Giuse Alemanno

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Vivere e morire all'Ilva di Taranto
introduzione di Lino Patruno
illustrazioni di Christian Imbriani
Kurumuny (Lecce, 2011), pag. 112, euro 10.00.
 
L'Ilva della famiglia Riva è il prodotto dell'Italia che privatizza per distruggere. Chiaramente a favore dei ricchi che, per giunta, ed è il caso dei Riva che acquisirono al loro patrimonio quella città che era stata la nazionale Italsider, ma lo è stato per gli Agnelli e non solo, prima di tutto servono i loro interessi contro tante volte la dignità umana degli operai. Pensiamo, insomma, ai famosi e illegali reparti confino. Si pensi, inoltre, che Riva a Taranto questo metodo della marginalizzazione l'ha usato, praticamente, come si dice, fino all'altro giorno. "Invisibili. Vivere e morire all'Ilva di Taranto" scritto a quattro mani dal giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Fulvio Colucci e dall'operaio-Ilva e scrittore Giuse Alemanno, però, non è sviluppato essenzialmente per tornare a raccontarci di questo. Anche perché, infatti, arriva dopo l'importantissimo "La città delle nuvole" di Carlo Vulpio. Ma il volume, dunque, sceglie un'altra strada da vivere: perché parte dalla drammatica constatazione, ed è a questa ragione citato più volte il giornalista Walter Tobagi, che "un tempo gli operari dell'Italsider venivano chiamati metalmezzadri'. Che Tobagi portò alla ribalta sull'intero territorio italiota, in virtù dei suo approfondimenti per il Corsera. Il punto è che, spiegano giustamente Colucci e Alemanno, oggi gli operai, tanti dei quali giovani, dell'Ilva non partecipano più in massa agli scioperi. La città è indifferente. Le norme di sicurezza sembrano rispettate eppure puntualmente tornano morti e grande inquinamento. Sono, appunto, operai "invisibili". Perché non solamente non vengono illuminati dalla restante parte della città, Taranto proprio, che d'altronde potrebbe perfino essere più piccola dell'impressionante stabilimento, quanto alla fine fisicamente sono costretti a fare da soli, dipartito il sindacato, con buio e con il grigio della fabbrica immensa. Con le sue polveri. Nei suoi vapori assalenti. Ragazzi, altro che classe operaia paiono dire gli autori, in fondo che avrebbero tanto voluto fare i carabinieri. E che oggi vengono inghiottiti dalle rate normali e da ogni direttiva, persino l'organizzazione della ricreazione, da parte del padrone. Il padrone del vapore, in pratica, che seppur diventato un po' meno rozzo di parte di quello ottocentesco, è in alcune occasioni molto più crudele. A parte, in questo caso, gli abusi degli stessi Riva. Tra l'altro perseguiti dalla legge. L'elemento che più impressiona e che viene fuori da questo libro, insieme alla solitudine delle famiglie degli operai ammazzati a lavoro, è la paura di quelli che prima erano per metà metalmeccanici e per metà mezzadri. Che, insomma, appena possibile correvano verso la terra da accudire e far fruttare nonostante la fabbrica e la vita di fabbrica, i nuovi' operai del siderurgico tarantino scommettano giornalmente sul loro stesso rientro casa. A ciò siamo ridotti. Sull'Ilva, e quindi su Taranto, ma dunque sull'Italia del mito e del ricatto del lavoro, persino meridionale, ci sarebbe tanto da dire. Passando per ogni malattia della popolazione. Nei tanti che alla fine con il mostro nulla dovrebbero aver da fare. E muoiono animali. Il latte sa di diossina. La paura dei giovani lavoratori passa per troppe cose. Mentre mai definitivamente lo Stato vuole interessarsene.
 
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:: Nunzio Festa
Nunzio Festa è nato a Matera, nel’81, dove attualmente lavora; risiede nel suo paese natale, Pomarico (MT), con la sua compagna.
Poeta, narratore, critico; lavora nel campo dell’editoria, revalentemente come editor per la materana Altrimedia Edizioni – della quale è anche direttore editoriale, e come consulente editoriale. Collaboratore giornalistico per cronaca e cultura, dal 2004 in maniera stabile per Il Quotidiano della Basilicata Collabora, inoltre, con siti internet, riviste e altri giornali. Suoi articoli, poesie e racconti sono stati pubblicati su riviste, quotidiani e in varie antologie. Nel 2004 ha pubblicato la sua prima silloge poetica E una e una (Montedit), mentre nel 2005 la sua prima raccolta di racconti Sempre dipingo e mi dipingo. Storie di vita ballate e condite con musica (Edizioni Il Foglio letterario). Nel 2007, la silloge poetica Deboli bellezze è entrata a far parte della collana curata da Silvia Denti, ‘I quaderni Divini’. Dieci brevissime apparizioni è il titolo delle prose poetiche pubblicate da LietoColle nel 2009. Il suo primo romanzo è stato pubblicato presso Arduino Sacco Editore, sempre nel 2009, ed è titolato L’amore ai tempi dell’alta velocità. Del 2010 è anche “Quello che non vedo”, (poema, per Altrimedia Edizioni), con contributi di Ivan Fedeli, Plinio Perilli, Giuseppe Panella, Francesco Forlani, Franco Arminio, Massimo Consoli. Una sua silloge inedita, nel 2011, è entrata a far parte dell’antologia, curata da Gianmarico Lucini, “Retrobottega”.
Altre opere sono in corso di pubblicazione. Poesie, racconti invece ancora inediti, un romanzo e un'antologia poetica in “fase di scrittura”. Vive per scrivere.
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