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2006
22
Gen

Uomini e Amori - Guido Morselli

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DELL’AMORE, DELLA MORTE, DELL’ARTE E DELLA GUERRA.
 
Milano, 1939. Storia di un borghese e di un artista, della loro visione del mondo e delle donne che donavano il respiro della bellezza e dell’armonia alle loro esistenze. Storia di un medico borghese lombardo, Saverio Maggio, ex direttore di una clinica privata e ora libero professionista, allievo di Jung dalle segrete velleità letterarie, e di un pittore romano adottato da Milano, Vito Cambria, cultore di Kokoscka, capace d’attuare nell’arte il comandamento di Pessoa(“Sii plurimo!”). Storia di Saverio e Nene, benestanti e moralisti, sposati nel nome d’una segreta riconoscenza e segretamente destinati ad una frattura insanabile, e di Vito e Lucia, amanti e neppure conviventi in epoca di pregiudizi e ipocrisie cattolico borghesi, uniti da una passione incandescente e perfetta e separati dal sistema. Spaccato della buona società della Milano prebellica, tratteggiato nell’asfittica attesa d’una guerra che non tarderà a venire, dipinto con splendide introspezioni nei personaggi ed insolenti descrizioni di tradimenti, tresche e lealtà che sembrano non più umane, ma tutte letterarie: eppure mai stravaganti, e dolci. Numerosi i personaggi secondari: dal dongiovannesco e irriverente padre del quieto ed ordinato medico borghese, il giocatore e dissipatore Oreste, al dissoluto ed edonista critico d’arte, Canova, dalla bellezza eterea e diafana di Marina, ex belle dame sans merci di Saverio e ora musa idolatrata in segreto da Vito – ma mai posseduta, e neppure scalfita: ritratta, ma come idea, non come donna – fino alla sfortunata figura di incosciente Ofelia della piccola Ada, figlia di Marina.
Si intrecciano amori e gelosie, e riflessioni sull’arte e sull’esistenza: Nene disegna un punto interrogativo sulla bianca camicia di Saverio, proprio all’altezza del cuore, come a domandare il segreto senso della loro unione; Vito considera che vivere significa sentire, e interpreta senza falsificare le immagini che rappresenta nelle sue tele. La sincerità stessa sa essere artificiosa, ammette: lui non conosce la menzogna, al tavolo della vita gioca solo con la coscienza della sua sfrontata autenticità.
Lucia è una compagna, per il pittore, destinata ad essere ritratta all’insegna della “mansuetudo et serenitas”, giura, perché è un amore puro e ha la poesia della comprensione e della catarsi: questo è il fulcro d’ogni gesto e d’ogni sua espressione, elemento insieme fisico e spirituale, centro d’irradiazione.
D’un tratto qualcosa cambia: la vita precipita, e spesso sa deragliare, e amori che parevano perfetti ed immortali cedono il posto a timori e sofferenze e incomprensioni: non c’è forse qualcosa di più atroce dell’incomprensione, distanza gelida e intollerabile. Improvvisa torre di Babele: la vaga reminiscenza d’una lingua comune anima chi vagheggia il ritorno all’armonia prima. Come può essere splendido un amore, e consolante l’abbandono alla serenità dell’empatia, così rovinoso e devastante si rivela il distacco: perditi, lettore, senza mai aver coscienza d’esser stato smarrito. Smarrisciti, piuttosto: che altrimenti la corrosione della psiche si fa insanabile, e il sangue dello spirito t’avvelena.
Romanzo, si diceva, di uomini e di amori, nell’attesa d’una chiamata alla guerra che puntualmente giunge a strappare all’antico ordine (o all’originario disordine, ma cosa cambia?) questi uomini, e questi loro amori. “Io sono il compimento della tua perfezione”, diceva Nene a Saverio, infastidita dalla sua ricerca cerebrale d’ordine ed equilibrio: e la giovane sposa domandava forse sregolatezza e passione e incendi inarrestabili, e dinamica disarmonia d’un silenzio e d’un corteggiamento che non fosse uno schema che calcava un altro schema: ma poesia, creazione quotidiana d’uno spirito che forse invano evocava e implorava e adorava un altro spirito. E carne: trionfo di quella carnalità che ha il profumo del possesso, e delle lacrime quando i due corpi sono lontani, e la nostalgia acceca e grida di rabbia (è pazzia-dolore: inquietudine, rivoluzione del giorno che non torna e nuova alba che si dissolve nel non ritorno). E allora può accadere, distanza e silenzio, muto muro dell’incomprensione. Le resistenze sfaldate da un altro sorriso: sconosciuto, e più vivo (o almeno, vivo!).
D’un tratto, Saverio e Vito s’avviano alla guerra. E qui la dimensione della storia si fa imponente. Se fino ad ora Morselli aveva discusso di sentimenti, sensazioni, arte, borghesia e rapimento, estasi, segrete ruggini e sorgenti di poesia, adesso canta d’una guerra che già si sapeva perduta, e dell’attesa nelle compagnie d’un nemico che appare all’improvviso ed è soverchiante, e distrugge e uccide – cos’altro è la guerra?
Può capitare, a volte, di riconoscere un nemico non nemico: il paracadutista caduto prigioniero è un letterato inglese innamorato di Roma: e allora Saverio dà vita ad un piccolo simposio, per una settimana, riflettendo sull’assurdità di saperlo nemico, e d’esserne fratello, discutendo animosamente d’arte, filosofia, letteratura.
Non sono fratelli gli altri soldati, per Saverio: parlano paradossalmente un’altra lingua, non condividono la sua gentilezza, rovinosamente appiattiti su quella stessa terra che devono difendere – assopiti, carne in decomposizione, tra carte e amori pagati qualche lira e vissuti come trionfo da celebrare in pubblico – non sono fratelli, non sono simili: uomini senza amore. Dov’è il senso? Dov’è lo spirito? Dov’è l’amicizia? Cameratismo, coabitazione coatta e snervante: accatastati in difesa d’una terra e d’un popolo macchiato dal fascismo, e prossimo alla sconfitta e alla disgregazione. Vito è il pittore multanime, e conosce nuovi equilibri: ma la precarietà della sua condizione è la soffocante apparizione delle visioni di Lucia lontana, e silenziosa. Apparizioni della dea- amore perduto, e perduta arte. Se tornasse alla coscienza, sarebbe sterminato dai sensi di colpa.
Interrogare allora lo specchio: e i colori del panorama.
E neppure s’accorge, il lettore, che da tante ore le vite di questi personaggi popolano la sua immaginazione, e dibattono nella sua mente in cerca di nuovi pregiudizi da confutare, risolvere o sradicare: perché così densa è la narrazione, e così misurato e calibrato lo studio d’ogni singolo personaggio, che questo romanzo ha sfumature e contorni e toni più vivi della vita stessa: e rimpiango che nessun artista abbia pensato a tradurre questo splendido libro in un film – ne sarebbe derivato un capolavoro.
Non posso che consigliare al lettore di lasciare che nuovi personaggi possano abitare i suoi sogni: perché un giorno, una volta confusi dalla polvere della memoria, possano ricordare d’esser stati vita, e restituire amore ad uno spirito spento e stanco.
 
Uomini e amori fu il primo romanzo in assoluto composto da Guido Morselli: l’ideazione e le prime redazioni risalgono alla prima metà degli anni Quaranta. L’opera fu abbandonata e rimaneggiata più volte, tra il 1943 ed il 1957, e successivamente abiurata dall’autore. La prima edizione, postuma, risale al 1998. Difficile ricordare, nel panorama letterario novecentesco europeo, un’opera prima tanto ambiziosa e tanto imponente: triste considerare, ancora una volta, che non solo il primo romanzo, ma l’intera produzione di un artista come il Morselli abbia visto la luce dopo la tragica morte dell’autore, avvenuta nel 1973.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVE BIBLIOGRAFIA
 
Guido Morselli(Bologna, 1912-Sasso di Gavirate, 1973), narratore e saggista italiano.
 
Guido Morselli, “Uomini e amori”, Adelphi, Milano, 1998.
 
Consigliata la lettura del saggio dedicato a Guido Morselli ospitato in:
Giuseppe Pontiggia, “L’isola volante”, Mondadori, Milano, 1996.
Superfluo, forse, ricordare che a Pontiggia, lettore della Adelphi negli anni Settanta, vada ascritto il merito d’aver approvato la pubblicazione delle opere di Morselli.
 
L’edizione critica del romanzo è finalmente stata edita nel volume:
 
Guido Morselli, “Romanzi I”, Adelphi, Milano, 2002.
 
Il volume, curato da Elena Borsa e Sara D’Arienzo, con la collaborazione di Paolo Fazio, ospita una fascinosa introduzione di Valentina Fortichiari, una completa nota biobibliografica, una sezione di “note ai testi” ornata da un elegante ed imponente apparato filologico ed i seguenti romanzi, composti dal 1943 al 1966: Uomini e Amori, Incontro col comunista, Un dramma borghese, Il comunista, Brave borghesi.

Il prossimo volume ospiterà le opere composte tra il 1967 ed il 1973.

 
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:: Gianfranco Franchi
Lankelot (Gianfranco Franchi, Trieste, 1978), laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla menzogna nella Letteratura del Novecento, è stato responsabile di due riviste letterarie underground: Ouverture (1998-2001, finanziata dall’Università Roma III) e Der Wunderwagen (2000-2003, indipendente). Dall’aprile 2003 al gennaio 2006 è stato coordinatore del portale indipendente di comunicazione e critica letteraria e dello spettacolo Lankelot.com.
Ha pubblicato due “laboratori” di poesia: “L’imperfezione – opera III” (2002) e “Ombra della Fontana.” (2003; e-book di Kult Virtual Press nel febbraio 2006). Un giorno o l'altro vedrà la luce la prima e ultima raccolta vera: quella totale. Si chiamerà “L’inadempienza”.
Ha partecipato, tra il 2001 e il 2003, a diversi programmi radiofonici di letteratura e spettacolo. È curatore del catalogo delle opere del pittore russo
Plotnikov. Collabora, o ha collaborato, a diversi siti, tra i quali preferisce ricordare: Kult Underground (con recensioni di dischi e libri), SuperTrigger e Kaizenlab (con recensioni di dischi)  Piazza Liberazione, OcchiRossi, Anpi Magenta (con recensioni di libri e film), Nuovi Autori (con racconti e prose varie). Collabora regolarmente con la rivista letteraria indipendente “Il Don Chisciotte”, coordinata da Luca Martello e Gianluigi Pala.
Nel 2005 ha fondato, e affondato, la sbarellata casa editrice Edizioni del Catalogo. Dal gennaio del 2006 è uno dei tre compari immaginari che animano Al Sangue. Lavora altrove.

MAIL: lankelot@fastwebnet.it
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