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2014
3
Mag

Il Pappagallo

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Le canzoni per bambini di Sergio Endrigo rilette da artisti contemporanei 2013 - Maremosso Edizioni/Shelve
Nel 1933 nasceva a Pola, Croazia, Sergio Endrigo. Per celebrare i suoi ottant'anni dalla nascita, un gruppo di artisti italiani ha proposto nel 2013 la rilettura di alcune delle sue migliori canzoni per l'infanzia.
Endrigo, morto nel 2005, ha iniziato la sua carriera come cantante e contrabassista in varie orchestre alla fine degli anni '50. Il suo debutto discografico, con l'orchestra di Riccardo Del Turco e con lo pseudonimo di Notarnicola, avvenne nel 1959. Nel 1960 cominciò a scrivere e a cantare le sue canzoni; Endrigo è stato uno dei più significativi protagonisti della prima scuola o scena cantautorale italiana.
Molte le sue canzoni interpretate anche dai cantanti e dalle cantanti più importanti, e molti i suoi successi, divenuti dei classici: un capolavoro su tutti, Io che amo solo te, interpretata nel tempo da Mina, Ornella Vanoni, Gino Paoli, Enzo Jannacci, Claudio Baglioni, Fiorella Mannoia. E molte le canzoni di una bellezza struggente, come Aria di neve e Te lo leggo negli occhi, riproposte da Battiato nell'album Fleurs.
Endrigo ci ha regalato alcune delle pagine più belle della canzone italiana, spaziando dalla (bella) canzone d'amore ai testi di Pier Paolo Pasolini alle canzoni che hanno raccontato l'uomo interiore, e poi l'immigrazione (Il treno che viene dal sud, La donna del sud) o il desiderio di pace e fratellanza nel mondo, di una società più giusta (Girotondo intorno al mondo). E poi ancora da ricordare le collaborazioni più illustri, con Vinicius de Moraes, Toquinho, Giuseppe Ungaretti, Vittorio De Scalzi e i New Trolls...
Endrigo partecipò a diversi festival di Sanremo, vincendone anche uno nel 1968 con il brano  “Canzone per te”, presentata in coppia con Roberto Carlos. Qualcuno disse che quella vittoria fu una sorta di riparazione alla fine tragica di Luigi Tenco nella precedente edizione del '67. Vero o non vero che fosse, Endrigo è stato un cantautore altrettanto bravo e importante, e quella sua canzone meritò tanto quanto avrebbe dovuto meritare “Ciao amore, ciao”.
Endrigo comprese fin da subito l'importanza della formazione globale dell'individuo (e nondimeno della società) attraverso la musica, la canzone, la poesia. Non solo dell'individuo già adulto, ma ancor prima nell'età dell'infanzia. Negli anni '70 cominciò quindi a proporre alcune canzoni per l'infanzia, allora prerogativa soprattutto dello Zecchino d'Oro. Endrigo lo fece invece da cantautore colto e sensibile, dando forse per primo al genere della musica per l'infanzia una qualità tale da poter piacere anche all'adulto più esigente fin dal 45 giri “Il pappagallo” del 1972. Nel 1974 mise in musica, insieme al maestro Luis Bacalov, alcune poesie per bambini scritte dal poeta Gianni Rodari nell'album “Ci vuole un fiore”. Oltre alla canzone che dava il titolo al disco, si ricordano piccole grandi gemme come Un signore di Scandicci, Napoleone e Mi ha fatto la mia mamma, una  velata e per l'epoca “coraggiosa” sorta di educazione sessuale. Un disco gioioso e intelligente che piacque e parlò tanto a noi bambini (e bambine) quanto ai nostri genitori.
Nel 1986 apparve un'ultima volta a Sanremo con Canzone italiana e forse non solo a me dispiacque un po' di sentirlo giustificarsi o scusarsi con queste parole per i tempi ormai cambiati: Vorrei suonare il rock e l'elettronica / Cantare il sogno americano  / Se non avessi in testa un'armonica in un cortile italiano... Vorrei suonare il rock e l'elettronica / Portare un orecchino d'oro / Se non avessi dentro quella musica che ancora oggi mi innamora / Ragazzo con la testa tra le nuvole / È pane amore e fantasia / Sapore caro che non si dimentica e mi riporta a casa mia. Un autore come Endrigo - umiltà dei grandi a parte - non ne aveva bisogno, perché le sue canzoni verranno per lungo tempo ancora riscoperte e saranno ancora attuali, più di quanto sia stato fulmineamente e fugacemente di moda con l'elettronica o con l'orecchino d'oro. Una riscoperta e una riproposizione che riguarda quarant'anni dopo anche le sue canzoni per l'infanzia, come in questo lavoro collettivo prodotto da Maremosso Edizioni/Shelve.
Nell’intento di ricondurre la canzone per bambini a un’estetica fondata su qualità e contenuto, Maremosso inaugura così un ciclo di pubblicazioni orientate alla riscoperta delle migliori esperienze in questo campo, riproponendole in nuove versioni capaci di metterne in luce la bellezza cristallina, la straordinaria attualità e la possibilità di fruizione a più livelli di ascolto. Per scrivere parole di canzoni per bambini bisogna essere dei poeti o dei furbastri, ha detto Endrigo. Lui e Rodari erano poeti”. E io sottoscrivo: Endrigo e Rodari erano due poeti. Un grande plauso va agli interpreti di questo lavoro, per avere riattualizzato e rievidenziato con gioia e qualità il pregio di un genere che non può essere considerato minore, specialmente quando nell'infanzia di ogni individuo, parafrasando Graham Greene, ci sono momenti in cui, anche attraverso un disco, una canzone, si aprono porte per lasciare entrare l'avvenire. E se la canzone è una buona canzone...
 
Le canzoni e gli interpreti

 

Paolo Brancaleoni apre le danze con una sgangherata e irresistibile “Napoleone”, con tanto di banda e coro di bambini lasciati provocatoriamente liberi di divertirsi e di esprimersi spontaneamente senza timore di stonare, com’è giusto che sia, alla faccia degli aberranti talent show per piccole star. La canzone è introdotta da un prezioso cameo inedito del Premio Nobel Dario Fo, registrato appositamente per l’occasione.
Alessio Lega, che spesso e volentieri propone nei suoi concerti brani dal repertorio di Endrigo per l’infanzia, anima “Il pappagallo” di un vibrante respiro popolare.
Massimo Lajolo distilla la delicata essenza de “Le parole” in una ballata folk dal sottile profumo d’Irlanda.
Alessandro Hellmann e Carlo Amato (Têtes de Bois) tingono di blues “Mi ha fatto la mia mamma”, spogliandola delle coloriture sudamericane dell’originale e mettendo in relazione gli spigoli del rock con il metodo Orff.
Cinzia Fontana è protagonista di una dolce e giocosa versione di “Ci vuole un fiore”
Roberto Giordi mette il suo timbro caldo e carezzevole al servizio di “Girotondo intorno al mondo”.
Giuseppe Righini, in tandem con Francobeat, accende l’interruttore della sua elettronica da rigattiere rendendo “Il bambino di gesso” in una versione surreale e postmoderna.
Carmine Torchia ci conduce per mano attraverso una fresca e sognante “Ho visto un prato”.
Isa si cimenta in una gioiosa e camaleontica “Un signore di Scandicci”.
Rosario Di Bella accoglie “Non piangere” in un’ambientazione intima e sognante.
Le introduzioni recitate ai brani sono affidate alla voce dell’attore Andrea Pierdicca, mentre il luminoso e coloratissimo artwork si deve alla mano e alla fantasia di Laura Cortini.
 
 
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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