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2014
31
Mar

Intervista con Giacomo Marighelli

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in arte MARGARET LEE

Margaret Lee
Margaret Lee presenta: Giacomo Marighelli”
 
Da Ferrara, il terzo lavoro di Giacomo Marighelli dopo l’esordio con il cd autoprodotto “E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce” e il seguito “Margaret Lee presenta: la ballata di Belzebù”.
 
Link a una precedente intervista
 
Testi e musiche di Giacomo Marighelli
Chitarre, bassi, rumori e voci di Giacomo Marighelli
Batterie di Luca Ciriegi
 
Sito:
 
 
Intervista
 
Davide
Ciao Giacomo. Cosa mi diresti se ti dicessi che il tuo nuovo disco mi ha fatto pensare anzitutto al Nick Cave degli anni '80 e, come prima immagine sonora da me avuta, a Nick Cave e i suoi Bad Seeds quando compaiono nel film di Wim Wenders Il cielo sopra Berlino? Naturalmente lo dico in un senso “notevole”, tuo originale e non imitativo, ma sicuramente molto affine...
 
Giacomo
Ciao Davide. Credo sia naturale che possa sentirsi l'influenza di Nick Cave, infatti nel periodo in cui composi queste canzoni comprai “From Here To Eternity”: il primo disco che Nick Cave compose coi Bad Seeds. Lo ascoltai talmente tanto che ne stavo venendo influenzato. Non mi ero mai soffermato troppo sulla sua musica, ma da lì in poi ho iniziato ad ascoltare altri suoi dischi in maniera curata, a leggermi i testi e le loro traduzioni. Insomma era diventato uno dei miei vari “maestri indiretti”, come lo era stato prima e ancora in quel momento Giorgio Gaber.
La scena che ti è venuta in mente del film Il cielo sopra Berlino è al 100% attinente.
 
Davide
“Margaret Lee presenta: Giacomo Marighelli”... Perché ti presenta in questo titolo il tuo alias o “altro” artistico? Cosa cerchi nell'uomo? Cosa cerchi nell'artista?
 
Giacomo
Presenta me ma non presenta il me stesso. Giacomo Marighelli come qualunque cittadino,  l'oppresso dallo stato, lo spettatore della cronaca nera e della vita comune, le sue storie d'amore.
Questo è un concetto molto Gaberiano “Il signor G. come gente”. Meglio di lui e Luporini non saprei come spiegarlo.
Insomma, tanto di personale ma anche tanto di generale.
Ognuno cerca se stesso, dal momento che capisco che non sono questo nome “Giacomo Marighelli” allora sto iniziando a conoscermi.
 
Davide
Qual è il tuo lavoro sullo “strumento vocale”, o cosa vi ricerchi? Cosa c'è nella tua voce?
 
Giacomo
Cerco di trasmettere quello che sto dicendo, dai testi all'emozione in sé. I testi sono importantissimi, quindi cerco sempre di trasmetterli al meglio, cercando di renderli importanti anche “sonoramente”. Il testo in sé è fondamentale per la canzone, ma non è importante che si capisca, è importante che arrivi l'atmosfera, la vibrazione di ciò che sto dicendo. Insomma, lo spettatore se non capisce l'italiano viene colpito dal suono, la vibrazione sonora delle mie frasi. Tutto è vibrazione, se non arriva niente all'altra persona vuol dire che sto sbagliando qualcosa.
 
Davide
Ho letto in giro già qualche recensione. Tutte molto positive, direi. Qualcuno ha parlato di impatto “cinematografico”... Sicuramente teatrale, secondo me. Da cosa ti deriva questa capacità, o quest'attitudine teatrale che esprimi nella voce e nella recitazione? E come si traduce anche da un punto di vista creativo e gestuale o fisico quando ti esibisci dal vivo?
 
Giacomo
Riguardo l'impatto “cinematografico” mi era sfuggito. Riguardo l'attitudine teatrale... siamo tutti nati attori, siamo attori di noi stessi e del nostro film che è la vita. Nella musica mi piace molto poter recitare su parti musicali, la poesia in fondo è parte integrante della mia vita. Ho da poco pubblicato un libro di poesie (Sacro col Profano) ed è una storia scritta in forma di poesie, una dopo l'altra, dal negativo al positivo. Anche lì: la purificazione. Mi piacerebbe fare un disco solo recitato, un giorno magari anche solo di suoni vocali, ancora meglio di mantra sonori.
Tornando alla domanda: dal vivo tutto mi è più naturale, la musica va avanti looppata sul momento, appoggio la chitarra e rimango con solo il microfono in mano. È bellissimo, totale libertà.
 
Davide
Qual è stato il filo conduttore di questo lavoro? I tuoi testi sono attraversati da una angoscia esistenziale e da una rabbia sociale che danno al disco un sapore “apocalittico”, sicuramente drammatico, per quanto stemperato a volte da qualche ironia.  Tutto ciò è legato al brutto momento che in Italia e nel mondo stiamo vivendo? L'arte è uno strumento di redenzione sia individuale, sia collettivo?
 
Giacomo
Non lo vedo così negativo il disco. Si parte dal negativo ma si arriva alla purificazione. A metà disco c'è ancora il giudizio, ma si raggiunge anche una presa di coscienza. Alla fine c'è la purificazione attraverso il Perdono. Italia o non Italia, probabilmente sono stato colto dall'inconscio collettivo.
L'arte che lascia delle tracce positive (all'ascoltatore-spettatore-ec) è arte che cura se stessi e di conseguenza anche gli altri.
 
Davide
Noi facciamo della musica libera, dura, che picchi forte sull'Anima in modo da aprirla, disse una volta Jimi Hendrix. Vale anche per Margaret Lee?
 
Giacomo
Senza pretenzioni, ma credo che possa valere anche per Margaret Lee.
 
Davide
Chi ha collaborato in questo disco oltre al batterista dei M'ors Luca Ciriegi?
 
Giacomo
Mario Montalbano in Il tempo è un ladro con il suo magnifico bagno di gong. Fisioterapista di cure craniosacrali. L'ex-Esma (ora Moreau) per delle voci nella ghost track e in sottoforma del suo alter ego Eugenio Squarcia ha curato la grafica di tutto l'album. Per finire tutte le fotografie sono state fatte da Matteo Farolfi, magnifico artista.
Alejandro Jodorowsky indirettamente è come se avesse collaborato perché mi ha concesso l'utilizzo di una sua registrazione che era fondamentale per completare un brano come Perdono.
 
Davide
Perché la citazione di Jodorowsky? C'entra con la psicomagia e il gesto psicomagico? 
 
Giacomo
Perché in tutto il disco si intravvede un filo di pensiero Jodorowskyano, infatti nelle canzoni Vedove nere e Vedove bianche ci converso anche se in maniera indiretta. Lui semplicemente con il finale mi risponde. L'atto psicomagico sta nel risolvere il koan che senza volere nasce nella canzone Perdono (qui il video: http://youtu.be/dlogfuln51Y ) e in tutto il disco.
 
Davide
Cos'è “La cantina appena sotto la vita” e perché si chiama così? Il nuovo album, oltre che  in cd, è disponibile anche in download digitale?
 
Giacomo
La cantina appena sotto la vita è la cantina che c'è sotto il pavimento di casa mia e dove semplicemente nascono tutte queste canzoni. Il nome non l'ho inventato io, ma un vecchio amico che ora illumina costellazioni con la sua musica.
 
Davide
Sono continuati i “Mit surprise konzert.”o “Effimeri panici”?
 
Giacomo
Ogni giorno è un “Mit” o meglio un “effimero panico”. Sempre, in continuazione. Poi di “Mit” programmati e documentati da video attualmente ne sono stati fatti quattro. Il terzo non è mai stato reso pubblico ma non demordo nel sperare di concluderne un giorno il montaggio. Il quarto invece lo si può vedere qui: http://youtu.be/I8HpPm4Sfus .
 
Davide
Cosa farai a seguire?
 
Giacomo
Attualmente sto finendo le registrazioni di un nuovo progetto musicale. Si chiama Vuoto Pneumatico e siamo io e Gianni Venturi. Gianni è un grande cantante, scrittore e poeta, quel poeta della Beat Generation. Usa la voce benissimo, sa fare sperimentazioni vocali e sa cantare veramente bene. Ci mette tutta la sua energia, sempre, ogni volta. Abbiamo fatto già una data di prova per “testare” le canzoni e il pubblico ha reagito benissimo. Bellissima serata. Credo che per Settembre/Ottobre il disco uscirà. Se qualcuno vuole vedere di cosa si tratta, qui ci sono due filmati che però non svelano molto:
-Teaser #1 del disco: http://youtu.be/Y6XzgA-o8C4
-Qui un video di presentazione: http://youtu.be/bhPT-qkT8M0
Il progetto è nato come improvvisazione di poesia sonora, abbiamo fatto qualche serata. Gianni declamava le sue poesie e io con dei suoni di chitarra lo accompagnavo. Da metà Gennaio abbiamo deciso di incontrarci frequentemente per vedere cosa veniva fuori, in meno di un mese avevamo un repertorio di 16 brani e abbiamo deciso di correre in uno studio per registrarle. I brani alla fine saranno 13.
Ma Vuoto Pneumatico non è solo questo: è il continuo di uno spettacolo teatrale di Eugenio Squarcia e della sua compagnia teatrale Teatroscienza ( http://www.teatroscienza.com ). Noi cerchiamo di portare avanti in musica lo spettacolo in una sorta di sequel. Questo era anche l'intento durante le improvvisazioni iniziali (qui un'improvvisazione: http://youtu.be/QcqzvBS6Q6A )
 
Davide
Grazie e à suivre...
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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