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2011
3
Feb

Santo cielo, perché porti la cravatta? - Charles Bukowski

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traduzione di Damiano Abeni
testo inglese a fronte
disegno di copertina dell'autore
minimum fax (Roma, 2011)
pag. 185, euro 9.00.
 
Questa volta, per almeno un paio di ragioni, è più che utile seguire il saggio consiglio di Giorgio Bàrberi Squarotti. Nel 2010, ovviamente l'attenta e intraprendente e fondamentale romana minimum fax, che con Guanda in Italia pubblica Bukowski ha ben pensato di lanciare la seconda edizione di "Santo cielo, perché porti la cravatta?"; volume che, come dicono i cattedratici, riempie un vuoto. O perlomeno aiuta a farlo. Infatti la raccolta presenta in Italia, e in edizione giustamente bilingue, che la brillante e acuta' traduzione e del maestro di questo lavoro D. Abeni, la prima parte "The Night Torn Mad with Footsteps". Libro inedito fino alla morte del poeta. E che resterà non edito fino ai giorni nostri. Composto, va precisato, sempre in ragione di non far sgarbo al critico e poeta Squarotti, componimenti scritti tra l'anno dei signori 1970 e l'anno dei signori 1990. Ma partiamo, con calma, dall'inizio. La copertina insomma che ci propone un'elaborazione elettronica d'un disegno dello stesso Bukowski. Cravatta e bottiglia, possiamo o potremmo osservare, spiegano senza spiegare. Inutile ridire che questa silloge è una delle bellezze della spassosa collana dei "Sotterranei". Ma forse mai basterà ripetere. Però lasciamo stare i dettagli editoriali, insomma, per entrare con la mente nelle parole dell'autore. O almeno per tentare di farlo nella maniera, quindi, più lucida possibile. "Santo cielo, perché porti la cravatta?" – non in forma di titolo (diciamo) – ma in forma di verso non è periodo, come si potrebbe chiedere, creata dall'irriverenza di Hank. Ma questo grido di curiosità, anzi, Cinaski lo riceve dall'impiegato che forse normalmente l'incontra all'ippodromo e che mai evidentemente aveva avuto il piacere di vedersi apparire un Bukowski elegante. Che il poeta arrivava direttamente dal funerale di Fante. Per dire. Il libro custodisce e si fa custode di versi indimenticabili: "ma decisi di andarmene in giro / e trovare un altro posto dove stare e scrivere / e forse un giorno dare a quelli che odiano qualcosa di vero / da odiare". Chiuse che non potremo cancellare ricorrendo ai rimedi' dei tempi: "il prete era un tipo / simpatico / ma noi non volevamo portare sfortuna / alla nostra / estate" (The priest). Il poeta, immobile in un mondo che è "un'arancia immensa", scruta una parte dell'umanità. E vive, invece, la parte che più sente. Gli uomini che sono lo stesso margine dell'arancia, magari che hanno avuto fortuna, spesso, per poi perderla, e a volte definitivamente. La gente assediata dalla propria quotidianità, ritenuta, persino quando piccola piccola e dal resto del mondo non proprio ben vista, che è almeno apparentemente soddisfatta. Lo sguardo di Charles Bukowski, che non solamente si posa, come è ovvio che sia, sul fattore autobiografico, aggancia l'uomo che è al suo fianco e di fronte, la donna che sta davanti e dietro. Assicurando un'emozione che scalda la parola. Un destino inviato a chi si trova all'ultimo posto, come alla gioia, assecondata da alcuni dolori, di bere senza sosta. Bukowski legge i suoi giorni e con pochi termini spiega tutto il mondo che conosce. Quello che vede. Tra attori in crisi psicologica e portieri di nulla. Scherzando su questi ragazzi, che sono alla fine buona parte della critica dagli anni Settanta a oggi e fino a domani, che studiano il maestro. Facendo del poeta più di quanto a questo punto della sua vita vorrebbe. Siamo certi che Cinaski sarà ancora forza per il divenire. Comunque. E chi conosce un po' poesia e alcol, sa perché.             
 
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:: Nunzio Festa
Nunzio Festa è nato a Matera, nel’81, dove attualmente lavora; risiede nel suo paese natale, Pomarico (MT), con la sua compagna.
Poeta, narratore, critico; lavora nel campo dell’editoria, revalentemente come editor per la materana Altrimedia Edizioni – della quale è anche direttore editoriale, e come consulente editoriale. Collaboratore giornalistico per cronaca e cultura, dal 2004 in maniera stabile per Il Quotidiano della Basilicata Collabora, inoltre, con siti internet, riviste e altri giornali. Suoi articoli, poesie e racconti sono stati pubblicati su riviste, quotidiani e in varie antologie. Nel 2004 ha pubblicato la sua prima silloge poetica E una e una (Montedit), mentre nel 2005 la sua prima raccolta di racconti Sempre dipingo e mi dipingo. Storie di vita ballate e condite con musica (Edizioni Il Foglio letterario). Nel 2007, la silloge poetica Deboli bellezze è entrata a far parte della collana curata da Silvia Denti, ‘I quaderni Divini’. Dieci brevissime apparizioni è il titolo delle prose poetiche pubblicate da LietoColle nel 2009. Il suo primo romanzo è stato pubblicato presso Arduino Sacco Editore, sempre nel 2009, ed è titolato L’amore ai tempi dell’alta velocità. Del 2010 è anche “Quello che non vedo”, (poema, per Altrimedia Edizioni), con contributi di Ivan Fedeli, Plinio Perilli, Giuseppe Panella, Francesco Forlani, Franco Arminio, Massimo Consoli. Una sua silloge inedita, nel 2011, è entrata a far parte dell’antologia, curata da Gianmarico Lucini, “Retrobottega”.
Altre opere sono in corso di pubblicazione. Poesie, racconti invece ancora inediti, un romanzo e un'antologia poetica in “fase di scrittura”. Vive per scrivere.
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