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2014
26
Mar

Horizon 2020

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Ricerca, impresa, società: per l’Europa di domani

 
«I think it's just perfect»
(Sean Hill, neuroscienziato computazionale presso l'EPFL)
 
Horizon 2020
Per costruire il futuro bisogna essere dotati di una grande capacità di vision, ed è proprio per questo motivo che l’Unione Europea già dal 2010 ha varato un impegnativo piano operativo con obiettivi assai sfidanti per tutti: la Strategia Europa 2020[1] che traguarda questa tappa storica con pragmatico ottimismo perseguendo una crescita intelligente, sostenibile e solidale.
Su questa linea, all’interno del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale[2], lo scorso 1° gennaio si è avviato anche il nuovo programma Horizon 2020[3], strumento gestito direttamente dalla Commissione Europea per sostenere la ricerca e l’innovazione ad ampio spettro: dallo sviluppo tecnologico, alla dimostrazione e valorizzazione dei risultati fino all’innovazione sociale, dal sostegno alle PMI innovative alle energie sostenibili.
Il nuovo programma semplifica le procedure di attivazione e riorganizza all’interno di un unico quadro regolamentare le precedenti linee di finanziamento, vale a dire il Programma Quadro di Ricerca & Sviluppo Tecnologico, il Programma per la Competitività e l’Innovazione e quello per l’Istituto Europeo di Innovazione Tecnologica.
In questo modo, per la ricerca, nei prossimi sette anni saranno stanziati oltre 70 miliardi di euro: un impegno economico considerevole che sarà nostro compito impiegare al meglio.
 
Ricerca, impresa, società
L’impianto di Horizon 2020 si articola su tre pilastri:
1. l’eccellenza scientifica, per facilitare la ricerca pura integrando quanto messo a disposizione dagli stati membri (con una dotazione di 24,4 miliardi di euro, circa un terzo del totale);
2. la leadership industriale, finalizzata a rendere maggiormente competitive le aziende europee nello scenario internazionale, in particolar modo le PMI-piccole e medie imprese (con circa 17 miliardi di euro, vale a dire il 22% del bilancio a disposizione per il programma);
3. le sfide della società, per implementare tutte quelle esperienze di “ingegneria sociale” volte a sostenere una crescita umana integrale anche con modalità bottom-up (a cui sono destinati quasi 30 miliardi di euro, fatto che indica un chiaro segnale della volontà di innovare da parte dell’Europa).
I tre precedenti pilastri sono completati da quattro azioni orizzontali finalizzate a:
I. la diffusione delle eccellenze e l’ampliamento della partecipazione;
II. la scienza con e per la società;
III. le azioni dirette non nucleari del Centro Comune di Ricerca di Ispra;
IV. il sostegno all’Istituto europeo d’innovazione e tecnologia (IET).
Le molte risorse disponibili saranno assegnate periodicamente, lungo i sette anni di validità del programma Horizon, attraverso la pubblicazione di veri e propri bandi, chiamati “inviti a presentare proposte” (o call for proposal), pubblicati in un sito internet specificamente dedicato per sostenere progetti di ricerca internazionali, partenariati pubblico-privato e pubblico-pubblico, grandi scienziati europei e giovani ricercatori, e consentire anche alle aziende di piccole dimensioni di avviare virtuosi processi di innovazione attraverso finanziamenti diretti e partecipazione al capitale di rischio.
Nello specifico, ogni pilastro poi si declina in ulteriori programmi tematici che necessiterebbero di una disamina particolareggiata e a cui dedicheremo prossimamente un adeguato spazio.
Il primo, relativo all’eccellenza scientifica, per esempio andrà a sostenere lo European Research Council (ERC), organismo dell’UE dove ricercatori di alto livello conducono attività di ricerca di frontiera, le tecnologie future ed emergenti (TEF), la formazione e la mobilità dei ricercatori con le Azioni Marie Curie, le nuove infrastrutture di ricerca (IR) di cui tutta l’Europa ha un grande bisogno.
Il successivo pilastro, leadership industriale, che si propone di rendere l’Europa il «luogo più attraente per investire nella ricerca e nell'innovazione», alimenta tre distinti programmi per lo sviluppo di tecnologie abilitanti e industriali, la ricerca spaziale e l’accesso al capitale di rischio destinato all’innovazione nelle piccole e medie imprese.
Il terzo e modernissimo pilastro di Horizon riguarda, invece, le sfide della società contemporanea, e affronta le grandi preoccupazioni condivise dai cittadini europei sollecitando il coinvolgimento di risorse e conoscenze provenienti da settori, tecnologie e discipline differenti, fra cui le scienze sociali e umanistiche. Sono ben sette i programmi previsti per rispondere a tali sfide:
1. Salute, cambiamento demografico e benessere;
2. Sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile, ricerca marina, bioeconomia;
3. Energia sicura, pulita ed efficiente;
4. Trasporti intelligenti, verdi e integrati;
5. Azione per il clima, efficienza delle risorse e materie prime;
6. L’Europa in un mondo che cambia - Società inclusive, innovative e riflessive;
7. Società sicure, protezione della libertà e della sicurezza.
A tutto ciò, la Commissione Europea ha affiancato attività orizzontali (o trasversali) riguardanti la diffusione dell’eccellenza e l’ampliamento della partecipazione in ambito di R&S, il tema della “Scienza con e per la Società”, le azioni non nucleari del Centro Comune di Ricerca e quelle dell’Istituto europeo di Innovazione e Tecnologia (IET), oltre al tradizionale programma Euratom, per il miglioramento dell’impiego dell’energia nucleare in Europa.
Innegabile l’enormità dei temi e degli interessi in gioco!
 
L’Europa di domani
Sono certo che la rapida carrellata offerta sui titoli di cui si compone l’opera omnia di Horizon 2020 e sulle risorse economiche di ciascuna azione non sia in grado di offrire la reale dimensione delle opportunità di cui i paesi membri dell’Unione Europea potranno godere nei prossimi sette anni: sarà necessario condurre una continua attività di monitoraggio sui bandi relativi alle specifiche linee di finanziamento e, contestualmente, sviluppare la propria capacità di progettazione avanzata in tema di R&S oltre a curare la partecipazione a quei network sopranazionali che rappresentano ormai l’unica chiave di successo per il raggiungimento di obiettivi significativi.
Oltre a ciò, ritengo però sia mio dovere evidenziare alcuni nodi che si troveranno ad affrontare coloro i quali avranno il desiderio di cimentarsi con questi strumenti:
- le risorse economiche sono ingenti, è vero, ma la concorrenza è aumentata. Oggi, l’Unione Europea conta 28 stati membri, oltre ai paesi candidati, paesi associati e partner terzi ammissibili: per un totale di quasi un miliardo di persone, in difetto. E i nuovi paesi membri si stanno dimostrando sempre più abili di noi italiani nell’elaborare progetti da presentare alle istituzioni di Bruxelles. A noi spetta dunque migliorare le nostre capacities;
- la partecipazione ai programmi europei comporta una capacità di progettazione avanzata. Non è più sufficiente conoscere ed impiegare nell’europrogettazione il classico set di strumenti del project cycle management (PCM), o le più moderne tecniche Agile: risulta improcrastinabile elaborare nuove metodologie che possano rispondere alle attuali sollecitazioni tecniche e sociali, tipiche del contesto europeo e, in particolare, del contesto ferito dalla perdurante fase critica che stiamo vivendo e, poi, applicarle in maniera efficace;
- l’innovatività del progetto, assieme al suo superiore interesse europeo, rappresentano il DNA dell’attività che si intende condurre. Senza tali elementi, è impensabile presentare un progetto che si voglia dire “europeo”. Dimenticarlo o sottovalutarlo conduce inevitabilmente all’insuccesso, e la nostra ricerca non può più permetterselo.
Horizon 2020 presenta una struttura più semplice e un unico sistema di regole, un singolo canale d’accesso e un modello semplificato per l’erogazione dei finanziamenti: a tutti noi spetta il compito di dimostrarci all’altezza del compito, divenire abili conoscitori di queste technicalities e porle al servizio del bene comune europeo.
Abbiamo sette anni: non perdiamo questa occasione, potrebbe essere l’ultima!

[1] Cfr. dello stesso A., Strategia Europa 2020, per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, in KultUnderground, n.178, maggio 2010.
[2] Cfr. dello stesso A., Al via il Quadro Finanziario Pluriennale dell’UE 2014-2020, in KultUnderground, n.222, gennaio 2014.
[3] Cfr. il sito istituzionale http://ec.europa.eu/programmes/horizon2020.

 

 
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:: Davide Caocci

Davide Caocci, nato a Milano nel 1972, si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università Cattolica e specializzato poi in Diritto internazionale, Diritto UE ed Economia. Ha lavorato tra Europa, America latina e Africa subsahariana come esperto di politiche europee e consulente per la cooperazione allo sviluppo. A questo ha sempre affiancato una ricca attività didattica in università italiane e straniere e una altrettanto ricca produzione di articoli sui fenomeni legati alla globalizzazione. Ora vive in Argentina, dall’altra parte del mondo. “Semel Scout Semper Scout”.

 
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