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2011
31
Gen

Il Soggetto vuoto - Massimo Recalcati

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clinica psicoanalitica delle nuove forme del sintomo
 
La società contemporanea è caratterizzata da nuove forme di nevrosi e di psicosi che affondano le loro radici in un contesto sociale profondamente cambiato rispetto alla nascita della psicoanalisi con Freud. Anoressia, bulimia, tossicodipendenze, attacchi di panico, depressioni e problematiche relative a nuove forme di famiglia e a nuovi contesti in cui si vive l'adolescenza sono da considerarsi tutti nuovi sintomi di un malessere che manifesta problematiche tipiche di una società molto cambiata in quest'ultimo secolo.
Il libro Il Soggetto vuoto rimanendo fedele alla prospettiva psicoanalitica, a partire dalla proposta  già profondamente rinnovata con la scuola di Lacan, vuole essere proprio un'analisi di queste nuove forme di sintomi patologici.
Le dipendenze sono viste a partire dalla prospettiva unitaria della interpretazione lacaniana per cui la società contemporanea si caratterizza per avere sostituito al rigido imperativo etico del Super-Io di Freud un imperativo edonista che spinge l'uomo a non sentire altro dovere se non quello del godimento continuo di ogni esperienza, visto come oggetto di consumo. A partire dal capitalismo, infatti, per Lacan non esiste più una Società che fa  interiorizzare i suoi doveri morali tramite il Super-Io soggettivo, ma esiste un continuo richiamo al consumo, al godimento fine a sé stesso; lo scopo del godimento dei beni, quindi, non è tanto quello di soddisfare i propri bisogni, ma semplicemente quello di  procurare altro godimento, di fare nascere una nuova domanda di altri beni da consumare.
In questa prospettiva il soggetto che non è in grado di gestire i propri desideri in modo consapevole e maturo, nella consapevolezza che bisogna essere in grado di relazionarsi alla dimensione simbolica della nostra vita in modo sano ed equilibrato, diventa quello che il manuale curato da Massimo Recalcati definisce come un soggetto vuoto, ovvero una individualità ripiegata su sé stessa, che non riesce a liberarsi dalle proprie dipendenze proprio perché esse risolvono  quell'orrore per un vuoto da colmare che la droga, il cibo, il feticismo sembrano in una qualche misura temporaneamente colmare.
In questo senso  l'anoressia (incapacità di superare la privazione del cibo), come la bulimia (eccessivo uso del cibo) rappresentano in alcuni specifici casi due lati della stessa medaglia: la privazione del cibo o il suo eccessivo impiego manifestano il sintomo di una personalità che non è in grado di uscire da un rapporto patologico con l'oggetto "cibo" stesso.
Il libro nasce quindi dall'esperienza di diversi psicoterapeuti, tutti facente capo alla scuola Lacaniana, che ha nel curatore di questo volume, Massimo Recalcati, uno dei più importanti esponenti italiani. E' un libro che il curatore stesso definisce come un libro "plurale" che si prefigge lo scopo di analizzare le diverse patologie contemporanee a partire dall'esperienza dei diversi autori che raccontano la loro prospettiva in modo didattico ed esperienziale. I diversi capitoli, infatti, sono lezioni tenute a studenti durante corsi di specializzazione tenuti dall'Associazione Jonas, a cui gli autori appartengono e che si occupa proprio di diffondere la prospettiva Lacaniana operando attraverso diversi progetti che spaziano in molti campi, basti citare gli  interventi contro l'anoressia fino ad arrivare a proposte di centri di ascolto per adolescenti nelle scuole.
Questo stile "orale" del libro, che in effetti non riporta né bibliografie né note, ma semplicemente i diversi  interventi dei diversi autori come se fossero la sbobinatura delle loro lezioni, rende il volume comunque di immediata lettura e accessibile a un pubblico non tanto di specialisti, quanto di persone desiderose di analizzare queste forme di dipendenza della società contemporanea in modo più approfondito e nuovo.
I titoli dei diversi capitoli offrono già una panoramica completa intorno alle problematiche trattate: alcuni capitoli analizzano la prospettiva Lacaniana sulle dipendenze approfondendo il ruolo importante della società nella nascita delle stesse; altri sviluppano i temi più vari, come appunto l'anoressia e la bulimia, che sono  stati uno dei primi campi di impegno dell'Associazione Jonas, poi le tossicodipendenze, la depressione e gli attacchi di panico, l'handicap,  i problemi connessi alle nuove forme di famiglia e ai nuovi modi di vivere l'adolescenza, l'uso degli psicofarmaci.
In generale il libro offre validi spunti di analisi di queste problematiche facendo vedere la forte interdipendenza degli aspetti psicoanalitici e di quelli sociali: alcune patologie si capiscono e si risolvono meglio comprendendo la società che ha contribuito a produrli. Nel capitolo dedicato, ad esempio, ai centri di ascolto per adolescenti nelle scuole superiori si vede bene questa doppia prospettiva, che chiama in causa quindi non solo i problemi psicologici degli adolescenti, ma il rapporto anche con le famiglie e con l'istituzione scuola che è in crisi e deve essere oggi profondamente ripensato per costruire nuove forme di collaborazione e di dialogo.
Quest'aspetto di analisi psicoanalitica e sociale  è sicuramente l'aspetto più interessante del libro; il lettore, anche non pienamente "iniziato" alle terminologie e alle categorie interpretative della psicoanalisi troverà infatti interessanti spunti di riflessione sulla psiche umana, sul ruolo del godimento e del desiderio e sugli influssi che una società che si basasse davvero solo sul benessere e sul consumo può produrre nella mente degli uomini.
 
 
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:: Luca Giorgini

Luca Giorgini lavora come educatore in ambito scolastico e territoriale con ragazzi della scuola secondaria di primo e secondo grado. Nel suo percorso formativo ha conseguito la laurea Specialistica in “Antropologia Culturale ed Etnologia”, il Baccellierato in Teologia e ha frequentato un corso annuale di “Handicap e Svantaggio nell’apprendimento”. Ama il suo lavoro, leggere e fare due chiacchiere con gli amici.


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