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2014
19
Gen

Al via il Quadro Finanziario Pluriennale dell’UE 2014-2020

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«This is a great day for Europe.
 The European Parliament has given its final blessing to the European budget from 2014 until 2020 [...].
 The European Union will invest almost 1 trillion euros in growth and jobs between 2014 and 2020»
(José Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea)
 
Il Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020
Il 1° gennaio 2014 è entrato in vigore il Regolamento UE n.1311/2012 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale, QFP, per il periodo 2014-2020[1], vale a dire l’impianto generale per destinare, nei prossimi sette anni, oltre 900 miliardi di euro[2] a sostegno delle diverse politiche europee.
Il QFP non è un bilancio, benché spesso ci si riferisca ad esso in questo modo improprio, ma uno strumento di programmazione e controllo che tende a garantire la previsione delle spese da affrontare all’interno dell’Unione Europea con le risorse di cui si dispone al fine di rendere efficaci ed efficienti gli investimenti e garantire la sostenibilità degli interventi di medio e lungo periodo in sinergia tra le istituzioni centrali, gli Stati membri, le autorità locali e i beneficiari finali.
Nel definire i massimali per anno e per capitolo, ovviamente, il QFP si traduce in un potente strumento di pianificazione politica che detta priorità e ambiti di intervento che dovranno poi trovare declinazione negli annuali bilanci europei e attuazione negli specifici programmi e progetti.
 
Uno strumento completo per il futuro dell’Europa
Il QFP abbraccia tutte le politiche che i Trattati attribuiscono alla competenza delle istituzioni europee e le suddivide in sei rubriche di spesa:
1. Crescita intelligente e inclusiva, cui destina oltre 450 miliardi di euro per finanziare la ricerca e l’innovazione tecnologica, la formazione, la realizzazione di reti transeuropee nei settori dell’energia, dei trasporti e delle ICT, gli interventi di politica sociale e a sostegno delle imprese, nonché il rafforzamento della competitività nelle regioni meno sviluppate e la cooperazione interregionale;
2. Crescita sostenibile, con più di 370 miliardi di euro di dotazione, per la politica agricola comune (la PAC), la pesca, lo sviluppo rurale e l’ambiente;
3. Sicurezza e cittadinanza, che comprende i delicati settori della giustizia e degli affari interni, la protezione delle frontiere e l’immigrazione, la sanità pubblica, la tutela dei consumatori, la cultura, le politiche per i giovani e il dialogo con i cittadini europei, con una dotazione di poco superiore ai 15,6 miliardi di euro;
4. Ruolo globale dell’Europa, che prevede un impegno di 58,7 miliardi di euro per finanziare la vera e propria politica estera comune oltre ad alcuni interventi di carattere umanitario condotti dall’UE (con l’eccezione del FES-Fondo Europeo di Sviluppo destinato alla cooperazione internazionale con i paesi terzi che è finanziato da contributi diretti degli Stati membri e non dipende dal QFP);
5. Amministrazione, voce che copre le spese amministrative di tutte le istituzioni europee, e per la quale sono destinati poco più di 61 miliardi di euro;
6. Compensazioni, capitolo residuale e temporaneo di soli 27 milioni di euro teso a coprire contributi e finanziamenti della Croazia, che ha aderito all’UE solo dal luglio 2013.
Quelli indicati dal Regolamento sono i tetti massimi di spesa annuali e complessivi, per singolo capitolo e per singolo periodo. Oltre ai massimali di spesa, sono ugualmente previsti distinti massimali annui di impegno e di pagamento e, per regola generale, gli stanziamenti devono essere interamente coperti dalle entrate derivanti dal sistema delle risorse proprie. 
A cadenza periodica, in occasione della redazione ed approvazione del bilancio annuale, le istituzioni europee provvederanno ad aggiornamenti, verifiche e rettifiche di modo che i pagamenti non superino le disponibilità di bilancio.
Di sicuro, le priorità individuate dal QFP saranno tese alla creazione di nuovi posti di lavoro attraverso il FSE-Fondo Sociale Europeo (con almeno 70 miliardi di euro di dotazione) e il FESR-Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (e i suoi circa 140 miliardi) per interventi specifici rivolti a sostenere le piccole e medie imprese europee.
Lo stesso programma Erasmus +, con i suoi 15 miliardi di euro, sarà integrato dalla premialità per il rafforzamento delle competenze e l’occupabilità dei giovani protagonisti degli scambi che, si prevede, saranno più di 4 milioni.
Fondamentali, poi, i finanziamenti per la ricerca e l’innovazione con il nuovo programma Horizon 2020: dotato di risorse per quasi 80 miliardi di euro, rappresenterà un pilastro per lo sviluppo di tecnologie e l’accesso ai capitali necessari per la R&S, in particolare per le PMI.
Ma le piccole e medie imprese potranno contare anche specificatamente su COSME-Competitiveness of Enterprises and Small and Medium Enterprises, nuovo strumento di promozione della crescita ed occupazione, forte di 2,3 miliardi di euro, che permetterà agli imprenditori di ottenere garanzie su prestiti e capitali di rischio.
Ma l’Europa non è solo imprenditoria, e per la cultura si prevede dunque di stanziare circa 1,5 miliardi di euro in sette anni per progetti di interesse comune e nella convinzione che, anche la cultura, rappresenti un importante fonte di occupazione e crescita.
Ulteriori sfide sono rappresentante dalla realizzazione delle grandi reti di interconnessione intereuropee e dall’adozione di modelli di sostenibilità ambientale per le nostre economie: con 33,3 miliardi di euro (26,3 per i trasporti, 5,9 per l’energia e 1,1 per il digitale), Connecting Europe Facility-CEF sarà lo strumento principe per gli investimenti nelle infrastrutture a livello europeo, mentre lo sforzo comune teso al raggiungimento degli obiettivi della Strategia Europa 2020[3] consentirà di avere a disposizione fino a 180 miliardi da tutti i principali strumenti (compresi i Fondi strutturali, la ricerca, l’agricoltura, lo sviluppo).
Ultimo, ma non per questo meno importante, il settore agricolo. La PAC-politica agricola comune, che nel 1984 rappresentava da sola il 70% del bilancio europeo, costituisce ancora un capitolo di peso, pur se ridimensionato: il suo valore per i prossimi anni sarà di poco superiore ai 310 miliardi di euro per gli aiuti diretti e intorno ai 95 miliardi per lo sviluppo rurale.
 
Uno strumento flessibile per un’Europa in trasformazione
La geografia che deriva dal QFP per il periodo 2014-2020 ha dato vita ad un sistema che speriamo si dimostri flessibile e veramente operativo.
Di sicuro, lo strumento ha risentito dell’attuale contesto di crisi economica in cui versano tutti i partner europei ma, nonostante la dotazione finanziaria, contenuta rispetto alle richieste di Parlamento e Commissione, si è cercato di garantire le risorse necessarie e sufficienti per rispondere al meglio alle priorità di un sistema in continua evoluzione, quale ad esempio la riserva di cui all’art. 9 del Regolamento per gli aiuti di emergenza (280 milioni di euro all’anno) o la “flessibilità specifica per la lotta alla disoccupazione giovanile e il rafforzamento della ricerca” espressamente prevista dall’art. 15, con la concessione ad anticipare sino a 2,5 miliardi di euro per progetti da effettuare nel biennio 2014-2015, oltre alla possibilità di riportare negli esercizi successivi risorse eventualmente non impiegate negli anni precedenti.
Importante sarà, per tutto il settennato, l’orientamento ai risultati dei progetti finanziati e un nuovo strumento di riserva di efficacia valido per tutti i Fondi europei, tanto strutturali quanto di investimento, per incentivare e premiare le buone prassi e “punire” le inefficienze.
Di grande impatto, ma tutta da verificare nella prassi, la riforma finalizzata alla semplificazione procedurale: a questo scopo, sono state introdotte circa 120 misure di “snellimento” grazie alle quali, per esempio, all’interno della politica di coesione tutti i Fondi strutturali e di investimento avranno norme comuni e apparentemente “più semplici”, nel programma COSME per le PMI verrà applicato un approccio definito “zero burocrazia”, e tutti i finanziamenti del programma Horizon avranno un unico regolamento.
Le prospettive possono apparire rosee: confidiamo nella capacità degli operatori, pubblici e privati, locali, nazionali ed europei, di non deludere le grandi potenzialità che simili risorse possono aiutare ad esprimere per il progresso del sogno europeo e la realizzazione di tanti progetti, oggi più che mai, in Italia ed in Europa!

[1] Cfr. GUUE, Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, serie L n. 347, del 20.12.2013.
[2] Più precisamente, il Regolamento prevede un importo massimo di 960 miliardi di euro in stanziamenti d’impegno e 908 miliardi in stanziamenti di pagamento.
[3] Cfr. dello stesso A., Strategia Europa 2020, per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, in KultUnderground, n.178, maggio 2010.

 

 
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:: Davide Caocci

Davide Caocci, nato a Milano nel 1972, si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università Cattolica e specializzato poi in Diritto internazionale, Diritto UE ed Economia. Ha lavorato tra Europa, America latina e Africa subsahariana come esperto di politiche europee e consulente per la cooperazione allo sviluppo. A questo ha sempre affiancato una ricca attività didattica in università italiane e straniere e una altrettanto ricca produzione di articoli sui fenomeni legati alla globalizzazione. Ora vive in Argentina, dall’altra parte del mondo. “Semel Scout Semper Scout”.

 
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