:: Home » Numeri » #7 » HYDE PARK » Uno sguardo un po' perplesso
1995
30
Apr

Uno sguardo un po' perplesso

Commenti () - Page hits: 900

Lo scorso numero vi avevo parlato dei rischi che comporta l'esposizione continua a video e monitors, soprattutto quando si fa uso prolungato nel tempo di nuove tecnologie vuoi per lavoro, vuoi per passione.
E' stato, quindi con una certa soddisfazione personale che ho seguito la puntata di Albedo la rubrica scientifica del TG1 dedicata all'influenza dei campi elettromagnetici sulla nostra salute.
Con il consueto rigore scientifico la trasmissione ha sottolineato il fatto che quotidianamente veniamo bombardati da onde elettromagnetiche originate da piccoli e grandi elettrodomestici, come dai cavi della luce che viaggiano sopra le nostre teste persino in aperta campagna, come da quegli attrezzi posti all'uscita di supermercati, librerie, negozi di dischi e che servono a scongiurare il furto di piccoli oggetti (ed allo stesso tempo a sommergerci simpaticamente di onde elettromagnetiche).
La scienza si interroga ancora sulla reale portata degli effetti di questa sovraesposizione sulla nostra salute; un dato è però inconfutabile: il livello di onde elettromagnetiche cui siamo investiti è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi decenni e viene spontaneo chiedersi se anche in questo caso ci troviamo di fronte a una nuova forma di inquinamento creata dall'uomo
"mass-mediologico".
Particolarmente interessante l'iniziativa di quella ditta italiana di abbigliamento intimo che sensibile a questo problema ha inventato un nuovo filato che coniuga la lana con un'anima di acciaio e materiali specifici. L'idea è questa: indossando questi avveniristici capi di abbigliamento riusciremmo a limitare gli effetti dei campi elettromagnetici sul nostro corpo.

E fin qui tutto bene: scrivo questi miei articoli proprio con l'intento di sensibilizzare alle problematiche che inevitabilmente il progresso tecnologico comporta.
Un giornalismo scientifico, competente e divulgativo è proprio ciò di cui abbiamo bisogno per raggiungere una maggiore consapevolezza nell'uso della tecnologia.

Pochi giorni dopo però ecco che giornali e telegornali si appropriano di una notizia di quelle che i redattori di tutto il mondo sognano di avere a disposizione ogni settimana.
A Bruxelles si è svolto un summit del G7 sui temi delle nuove forme di informazione, proprio ora che ci troviamo alle soglie di una nuova
"Società dell'informazione".
Il seguito è parso inevitabile: tutto un fiorire di terze pagine dedicate a Internet, agli hackers americani e scandinavi (con una spruzzatina di italiani, che non guasta mai).
Modem, Bbs, `the WEB' , Wargames (il film), Clinton e la sua corrispondenza elettronica, la pirateria informatica, il numero oscuro
dei reati informatici, `il villaggio post-McLuhaniano' , il vuoto legislativo italiano riguardo molti aspetti della delinquenza informatica, il rischio di un monopolio e di una seconda invasione culturale americana, l'analfabetismo informatico degli ultra trentenni
(!) e dei ceti meno abbienti, le tv via cavo, il concorso di pin-up sponsorizzato da Playboy via Internet, i satelliti geostazionari... questi e mille altri argomenti hanno costituito gli ingredienti di un immenso minestrone dal cui calderone l'informazione italiana ha attinto a piene mani per giorni e giorni.

Pur facendo i doverosi distinguo, pur sottolineando che fra i giornalisti italiani esiste un filone per così dire entusiasta, con qualche tentazione al visionario, ed uno invece moderato, con qualche tentazione al catastrofismo, devo dire che si è letto e sentito proprio di tutto.
Pressapochismo, forzature e impecisioni sono state all'ordine del giorno e questo baillame di articoli non ha certo contribuito a chiarire le idee degli spettatori o dei lettori, ne è servito a provocare un dibattito serio ed equilibrato sui temi più scottanti.
Sicuramente a Bruxelles un nuovo passo avanti per la regolamentazione della società del futuro è stato compiuto. Si sono confrontati civilmente due modi di intendere la comunicazione e le regole per delimitarla.
Da un lato l'intervento di Al Gore vice presidente degli Stati Uniti ha ribadito la posizione americana favorevole ad una libera concorrenza sui mercati:

"I governi non sono i migliori arbitri delle tecnologie e il loro intervento rischia di incoraggiare l'adozione di norme tecniche che potrebbero rivelarsi in ultima analisi inferiori o inadatte alle richieste del mercato ... possiamo aprire i mercati per creare occupazione, possiamo utilizzare la leva dell'istruzione e della formazione per preparare i lavoratori alle nuove realtà del mondo del lavoro."

Dall'altro i rappresentanti europei hanno ribadito la preoccupazione di una nuova `colonizzazione culturale' americana (come per il cinema) e il rischio che poche mega-società (verrebbe da chiamarle corporazioni, e chi gioca a Cyberpunk 2020 sa cosa intendo) aquistino il controllo dei nodi principali della società globale dell'informazione.
La stampa italiana ha perso l'occasione di sensibilizzare i lettori o perchè si è schierata per partito preso con una o con l'altra fazione, o perchè ha condito tutto con gli ingredienti folkloristici di cui sopra.
Al di la dell'opinione personale di ciascuno, che io, e KULT assieme a me, rispettiamo profondamente, devo rilevare come gli U.S.A. effettivamente ricoprano una posizione di predominio in campo informatico a livello mondiale; d'altro canto gli europei, e i
Francesi in primis, sono reduci da quella guerra persa in partenza contro il cinema hollywoodiano e la produzione televisiva americana quindi il loro giudizio potrebbe non essere dei più sereni ...
Tenetevi dunque sempre molto aggiornati informandovi presso numerose testate giornalistiche e televisive, per avere una visione obiettiva, non di parte, possibilmente originale.

Ebbene, erano passati solo pochi giorni dalla per certi versi, abbiamo visto, epocale conferenza di Bruxelles che una lungimirante professoressa di scuola media di Cremona conduce un esperimento e convince i suoi alunni di prima A a privarsi, fra mille sofferenze e tentazioni, delle consuete tre ore quotidiane di televisione, ed ecco di nuovo un fuoco di fila di articoli sparati sulla pagina culturale dei quotidiani. Anatemi, applausi, critiche, sconfessioni, condanne, analisi ineccepibili da parte di noti psichiatri e psicologi dell'età dello sviluppo, patatine e popcorns, banalità condite dai commenti degli eroici bambini, titoloni senza senso... e subito la televisione viene identificata come il nemico da abbattere, l'ostacolo insormontabile all'apprendimento delle giovani generazioni traviate, e allo stesso tempo un oscuro oggetto del desiderio.

Ma la Società globale dell'informazione del Duemila che fine ha fatto?
Che ne è stato di quei giornalisti che in maniera più o meno marcata inneggiavano al progresso e alla tecnologia ?
E il dibattito sulle nuove forme di comunicazione ?
Che un virus abbia contaminato i loro hard disk ? Che una strana forma di alterazione dell'Io abbia colpito la loro psiche ? Forse che i baccelloni provenienti dallo spazio siano atterrati a Spilamberto e si siano pian piano impossessati dei loro corpi ? Oppure che quella professoressa ha degli amici in alto, ma molto alto, loco e si tratta di un inquietante Intrigo internazionale ?

Mestiere ingrato quello del giornalista.
Mestiere altrettanto ingrato quello del lettore e dello spettatore.

 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Automatic tags
 
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 151 millisecondi