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2011
27
Gen

Intervista con Ottodix

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OTTODIX - "LE NOTTI DI OZ"􀀁
Top Music Records / Self - 2009
Ottodix è lo pseudonimo del progetto solista di Alessandro Zannier, crocevia tra synth pop d'ispirazione wave elettronica e musica d'autore in italiano. L'immaginario si collega a Goldfrapp, Bjork, Massive attack, Depeche Mode e Garbo. L'album "Le Notti Di OZ" è frutto di due ispirazioni - una teatrale e una pop - unite tra loro quasi per magia. Da una parte il presente iper-tecnologico, fatto di rapporti interpersonali sempre più virtuali, di mode, costumi, amori ed oggetti che si consumano e si dimenticano a ritmi vertiginosi; dall'altro il mondo delle fiabe, le atmosfere dei film di Tim Burton, del teatro, del cinema muto primi '900, che in film come Metropolis descrivevano già allora le ansie e gli entusiasmi dell'era industriale così come noi oggi viviamo le ansie e gli entusiasmi dell'era elettronica. "Le Notti Di OZ" contiene 13 brani, due dei quali vengono riproposti in coda al cd come "bonus tracks", con la partecipazione di ospiti d'eccezione; Madaski (Africa Unite) e Georgeanne Kalweit. Altre versioni con Garbo, Luca Urbani (Soerba), Flavio Ferri (DeltaV), Eugene, saranno pubblicate a parte successivamente. Il singolo estratto, "I-Man", è un sarcastico affresco dell'uomo "hi-tech" odierno, super accessoriato e con poca personalità. "Sono partito con l'intento di fare un disco di puro elettro pop prendendo rumori, suoni
elettronici distorti, mischiandoli con arie da grandi orchestre stile Debussy, violini, carillons, xilofoni, in un soundtrack tra passato e futuro, per parlare del presente. Durante i lavori è nato parallelamente il soggetto teatrale "Le Notti Di OZ – Il sogno di un avatar", riassunto nel booklet del cd sotto forma di filastrocca, in cui i molti personaggi che popolano le canzoni acquistano un'altra dimensione e vivono una loro storia vera e propria in una città virtuale tra fiaba e incubo. Nella fiaba, il personaggio di Oz non sa di essere un "avatar" guidato da un burattinaio in carne e ossa, ma ne avverte l'inquietudine, prigioniero del suo mondo di "moda e dittatura", in cui si perseguono ideali e valori fasulli. Nella città virtuale "Babilon" di stampo futurista, Oz interagirà con vari avatar protagonisti con lui della vicenda, da "Joker", il manipolatore di burattiniavatar, a "Effimera", la femme-fatale di corte, fino a "Cassandra", anima gemella con la quale Oz manderà infine in tilt il sistema. È un album/soggetto, pieno di metafore, citazioni e allusioni nascoste. Oz è anche il mio avatar in questa avventura discografica e il suo nome (Ottodix-Zannier) è una sorta di mio alter ego, che suona magico e surreale, oltre che un omaggio al Mago di Oz, uno tra i viaggi immaginari più belli della mia infanzia." Alessandro Zannier
Ufficio Stampa: Manuela Longhi
 
 
 
OTTODIX - Biografia
 
Ottodix è lo pseudonimo del progetto solista di Alessandro Zannier, crocevia tra synth pop d'ispirazione wave elettronica e musica d'autore.
L'immaginario si collega a Goldfrapp, Bjork, Massive Attack, Depeche Mode e Garbo. Da tutto questo e da molto altro Ale Zannier, artista visivo oltre che musicista, arrangiatore e autore, attinge per creare le sue articolate trame, unite tra musica e parole, arrangiamenti e canto.
Ottodix esordisce nel 2002 come autore, tastierista e backing vocal. Nel 2003 il debutto con il CD " Corpomacchina ", seguito dal relativo tour '03-'04" transitato a Trieste (I-Tim Tour'04 ), Bologna e Roma affiancando i tedeschi Melotron. Nel 2004 viene dato alle stampe l'EP "104"
Nel 2005, varie vicissitudini portano Alessandro a prendere in mano totalmente le sorti del progetto; si consolida anche un'interessante intesa con Garbo, tanto che le frequentazioni di Ale & band con lo storico cantautore si fanno sempre più assidue. Ottodix presenta all' "I-Tim Tour '05" il brano "Ossessione", anticipazione del nuovo album, supportato da un videoclip girato tra Roma e New York, con il regista Maurizio Tiella.
Garbo affida il suo nuovo live a Ottodix che lo riarrangia in chiave elettronica. 
Il 2006 scorre all'insegna del sodalizio artistico con Garbo nel "Gialloelettrico Tour", che riscuote un buon successo anche grazie al nuovo "sound Ottodix ", attraversando con soddisfazione buona parte dell'italico territorio. A Ottobre 2006 parte la promozione dell'album "Nero" e del singolo " Ossessione "; buone le recensioni di "Nero", anche su XL di Repubblica, che segnala il brano " Pensieronero " tra i top 40 download internazionali del mese di Novembre. Il video di "Ossessione" viene trasmesso sull'allora All Music e il sito di MTV dedica uno special "Scommettiamo su..." a Ottodix.
In Dicembre viene presentato il doppio CD tributo a Garbo "Congarbo", nel quale Ottodix interpreta ben due brani, accanto ad artisti come Boosta (Subsonica), Krisma/Battiato, Andy(Bluvertigo), Meg, Madaski (Africa Unite), Baustelle, Delta V e G.Kalweit (ex vocalist di DeltaV), incidendo "Grandi Giorni" e "Cose Veloci".
Nell'Arile 2007 inizia il tour collegato al progetto "Congarbo", con Ottodix sempre a fianco dello storico autore. Il singolo scelto per rappresentare la compilation sarà proprio "Grandi Giorni", musicato da Ottodix e duettato nel video dallo stesso Garbo e G.Kalweit. Nel frattempo viene pubblicato il secondo singolo "Cuore/Coscienza", sempre tratto da "Nero" e accompagnato da un video costato molto in termini di studio e preparazione, con scenografie, costumi, disegni e montaggio curati dallo stesso Ottodix affiancato nell'operazione dal regista Maurizio Tiella e dall'attrice svizzera Eva Allenbach
Nel Gennaio 2008 si torna in studio mentre l'attesa per il nuovo album cresce, nonostante il "Nero Tour" sia ancora in corso. Parte l'11 Aprile '08 il primo vero e proprio giro di concerti totalmente gestiti da Ottodix, con varie tappe, tra le quali la partecipazione al DepecheMode Party di Milano (Rollig Stone) in una serata che resterà memorabile.
Ottodix in Ottobre riparte con la band composta da Mauro Franceschini (percussioni – tastiere), Rocco Prete (tastiere – cori) e Antonio Massari (chitarra) annunciando un mini tour promozionale e il singolo "Fiore Del Male", larga anticipazione dell'album "Le Notti Di OZ", che si preannuncia ricco di suggestioni teatrali e cinematografiche: una fiaba moderna e virtuale con atmosfere ispirate alla fantascienza ed al cinema muto, con special guest d'eccezione come Madaski, Garbo, Luca Urbani e G.Kalweit.  Dopo uno stop di due mesi Ottodix si congeda da Discipline per iniziare una nuova esperienza con la Top Music, con la quale annuncia il nuovo singolo + videoclip "I-Man", l'album "Le Notti Di OZ" e un tour promozionale partito a Marzo 2009. Il brano si fa subito notare su Virgin Radio e Radio 105, mentre fioccano le recensioni positive sull'album; il fantascientifico videoclip diretto da Marco Marchesi viene trasmesso a lungo da AllMusic, MTV BrandNew, MatchMusic e Sky
Finita la prima tranche di vari showcase nelle FNAC e in piccoli locali, viene annunciato l'attesissimo tour 2009/'10, inaugurato il 19 Settembre, data in cui Ale Zannier in veste di artista visivo, viene invitato al Festival Internazionale Della Filosofia di Modena '09, dove a Sassuolo (MO) suona e inaugura la sua personale mostra "Sogno di un Avatar", ispirata a "Le Notti Di Oz", riscuotendo molta attenzione e interesse dai media. A supporto promozionale delle 20 date la band annuncia il nuovo singolo "Strananotte", entrato nella Top Ten italiana di Musica Indie e accompagnato da un raffinato videoclip girato in una Zurigo notturna e inquietante… il tutto supportato da una lunga serie di interviste radiofoniche ( da Radio 24 a Radio Rai International…)
Ottodix annuncia per Maggio il quarto singolo tratto da "Le Notti Di Oz", "Joker/MeaCulpa", e la presentazione del videoclip (anteprima esclusiva su Rolling Stone Magazine) al Depeche Mode Party di Milano del 01 giugno 2010, ripreso interamente dai fan da cui verrà tratto il DVD "Autobootleg", arricchito con un documentario di 36 minuti e 4 bonus live in studio; un DVD a bassa qualità, realizzato grazie alle riprese fatte con telefonini, videocamere e materiale trovato in rete, che ha suscitato molto interesse al M.E.I. 2010, dov'è stato presentato; ne viene estratto il singolo "Rabarbaro Rabarbaro - live studio session"
 
La rivista Ascension Magazine, nel suo decennale, inserisce Le Notti Di Oz tra i top album del decennio, mentre lo JesoloMusicFestival lo premia quale album più originale dell'anno.
Il tour è tuttora in corso e si annuncia per la stagione 2011 la messa in scena del concept album con uno spettacolo tra concerto e teatro multimediale, nonché l'uscita entro l'anno del quarto album da studio. 
 
Ufficio Stampa: Manuela Longhi
Foto, News, Tour e molto altro su www.ottodix.it 
 
TRACKLIST:
1. Nuovi Frankenstein
2. I-man
3. Rabarbaro rabarbaro
4. Joker
5. Io e Cassandra
6. Strananotte
7. Effimera
8. Sogni di un avatar
9. Fiore del male
10. Insonnia
11. Tanz tumb tumb
12. Treno che passa
13. Le notti di Oz
14. Nuovi Frankenstein (feat. Madaski)
15. Insonnia (feat. G. Kalweit)
 
Hanno suonato:
Alessandro Zannier: voce, strumenti, programmazione
Nicola Casellato: viola, violino
Madaski: voce
Georgeanne Kalweit: voce
 
 
Intervista con Alessandro Zannier
 
Davide 
Ciao Alessandro. Anzitutto complimenti per questo bel disco, entrato nella mia personale classifica dei migliori lavori italiani degli ultimi anni. Espressionismo, dadaismo, il decadentismo della fragile Repubblica di Weimar: cosa c'è di affine tra Ottodix e il pittore Otto Dix? 
 
Alessandro
Ciao Davide. Onorato del blasone di cui investi il mio piccolo delirante album. Rispondo subito alla tua domanda: sono principalmente un artista visivo, prestato da anni alla musica elettro pop col piglio quasi del performer, dell'intruso in un ambito che non mi apparteneva, al solo scopo di tornare nel dibattito artistico dalla porta di servizio in veste di musicista con una sua credibilità acquisita altrove. Un gioco ironico e cervellotico in puro stile Duchampiano. Inoltre mi sono specializzato anche in sede di tesi (Belle Arti a Venezia) sulle avanguardie storiche. L'incanto, quindi, per quell'epoca di eccessi, sperimentazione, rigore e onestà intellettuale, è per me fonte inesauribile d'ispirazione, pur puntando a una rilettura in chiave contemporanea, ovviamente.
 
Davide
"Siamo i nuovi Frankenstein / nell'immensa Babilon / Copia-incolla e muovi il mouse /  e ai tuoi ordini ci avrai… carte senza identità / tra la rete e la realtà / e pensiamo di pensare…" L'uomo oltrepassa da sempre ogni limite. Frankenstein è la scienza-tecnologia che si avvia verso l'autodistruzione. 
La Rivoluzione Industriale, il positivismo scientifico e gli imperialismi portarono al decadentismo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.  "Le notti di Oz" stanno avvisando il crollo della rivoluzione elettronica? Cosa pensi del nostro tempo e di quello che verrà?
 
Alessandro
Difficilmente sarei esaustivo in poche righe, comunque hai centrato il fulcro della tesi di questo "album-operazione". Io non giudico, però suggerisco un parallelismo inquietante tra inizio 900, mito del progresso, delle grandi metropoli come concentrazioni di capitali e di affari, mito della macchina, positivismo irrazionale e relative totalitarie, sanguinarie conseguenze, con l'odierna, irrazionale corsa al potenziamento della tecnologia, del digitale, della comunicazione interpersonale virtuale senza contrappeso alcuno nella vita reale.
L'accelerazione tipica di quell'epoca è in potenza centuplicata oggi con la capacità dei software di offrire ogni poco tempo risultati strabilianti e mezzi impossibili da dominare sapientemente del tutto, perché non c'è il tempo necessario. Il tempo. Sostanzialmente Le Notti Di Oz è una riflessione sul recupero del tempo necessario per dominare la tecnologia, ma anche per avere un tempo d'introspezione, analisi e quindi scelta più consapevole di "cosa" e "quanto" usufruire delle mirabolanti tecnologie a disposizione.
Il rischio è la cultura spiccia del copia-incolla, dell'approfondimento frugale, si riflette nei rapporti umani sempre più filtrati da paraventi "epistolari digitali" e quindi giochi di specchi e di personalità falsate o alter ego. Una schizofrenia collettiva, insomma. A me non spaventa la tecnologia (faccio musica elettronica), ma il fruitore impreparato e quindi manipolabile.
Credo che comunque, se non altro per una questione di moda, certi fanatismi o esasperazioni verranno ridimensionate.
Se faremo delle conquiste sagge nell'abbinare vita reale e benessere, natura e tecnologia, sarà sicuramente perché ci verranno proposte come qualcosa di "cool", come una nuova tendenza, più che per una scelta consapevole dei benefici;  meglio così che niente. In guerra tutto è lecito.
 
Davide
Lou Reed, David Bowie, Roxy Music ecc. Un tempo, il loro, veniva definito rock decadente,  forse perché associato a "maledettismo" (e in questo rientrano anche i Depeche Mode senza dubbio). Cosa ti affascina di artisti citati intorno alla tua musica come Bowie, Depeche Mode, e poi Bjork, Garbo, Goldfrapp (oltre l'indubbio onore di esservi associato)? 
 
Alessandro
Con Garbo ci ho anche lavorato, con gli altri c'è l'evidente comunanza del piacere di usare un accordo minore piuttosto che maggiore, o l'evocazione visiva delle atmosfere, ma soprattutto il giusto mix tra ricerca, sofferenza interiore, sperimentazione e intrattenimento. Ammiro soprattutto la capacità di essere sofisticati e contemporaneamente  di essere fruibili abbastanza facilmente. Per questo nonostante il mio background diverso, ho scelto i paletti della musica pop per esprimere o suggerire la mia arte, anche quando vuol essere più elaborata. Sono fuggito dagli ambienti "colti", ma mercificati e supponenti delle gallerie d'arte per respirare lontano dalla loro vuota speculazione, nella speranza di tornarci un giorno con un linguaggio mio personale, maturato altrove, nella musica ad esempio. Mi sembra un modo più contemporaneo di intendere la trasversalità delle arti; non una "tecnica mista" nell'eseguire un'opera, ma nello stile di vita stesso che si conduce. E anche qui Duchamp aveva visto lungo (ma anche Bowie…).
 
Davide
Nelle bonus tracks Madaski e Kalweit hanno riproposto due canzoni (Nuovi Frankenstein e Insonnia). Invece i remakes o remix di/con Delta V, Garbo e Soerba dove si possono ascoltare? Che significato ha per te che altri rimaneggino il tuo materiale? 
 
Alessandro
Il remix di I-Man curato da Flavio Ferri (DeltaV) e la versione cantata in trio da me, Garbo e Luca Urbani di "Rabarbaro Rabarbaro", sono andati ad arricchire i CD singoli / EP che ho realizzato tratti da quest'album, per ridare valore a quel meraviglioso, quasi perduto mondo delle B - Side, dei contenuti extra, che una volta, collezionati tutti, restituiva un senso più completo al progetto di un album, a un periodi storico/musicale. Mi è stato detto se ero pazzo ad escludere Garbo e Luca Urbani dalla tracklist ufficiale o a mettere i doppioni di Insonnia e Nuovi Frankenstein  identici, ma con voci diverse.  Ho risposto che quando si lavora a un album per tre anni e mezzo e si hanno solo 2 dischi alle spalle, è ancora tempo di presentare la propria versione originale, innanzitutto, e poi con lo spazio che resta, riproporre gli ospiti. Non volevo lucrare o speculare sul loro nome, quindi ho preferito prima pubblicare la tracklist completa del MIO album. Il brano di Luca Urbani e Garbo è finito sul singolo / EP Strananotte (top ten musica indipendente 2010) ed è stato "passato" molto spesso dalle radio, quindi è stato ugualmente nobilitato e ha rinverdito il culto delle "extra track".
 
Davide
Bellissime le foto del cd e del booklet, tuoi artworks virtuali ispirati a Metropolis di Fritz Lang, ma credo anche al futurismo, all'uomo di latta del mago di Oz… Sono immagini in qualche modo legate all'industrializzazione e al lavoratore dell'industria di inizio Novecento. Lo stesso Frankenstein, in un'ottica marxista è stato simbolo del proletariato industriale, creatura senza un vero nome e priva di individualità. Puoi spiegare perché ti sei riferito a Metropolis e in generale alle Avanguardie Storiche? 
 
Alessandro
Avendo già risposto sulle avanguardie storiche, approfitto per chiarire una cosa: l'evocazione del mago di Oz è una piacevole quanto palesata coincidenza, visto il tono "fiabesco – metaforico - politico" della mia fiaba. Oz è il nome dell'Avatar protagonista della storia da me ideata ed ha le iniziali di Ottodix (mio alter ego in musica) e di Zannier, mio cognome. Una scatola cinese di alias e significanti a strati quasi massonica. Tutto l'album e la fiaba - soggetto ne sono zeppi.
Alcune allegorie addirittura mi sfuggono e mi vengono suggerite a posteriori, come la tua acuta analisi della figura di Frankenstein, a cui io ho dato una connotazione di umanoide/assemblaggio frutto di parti provenienti da ovunque fuorché da se stessi. Di solito quando una storia si presta a questi nuovi rimandi vuol dire che ha un buon plot. Buon per me, eh eh..
 
Davide
E poi il gotico, fiabesco, bizzarro, sublime Tim Burton, non solo regista, ma anche animatore e disegnatore… 
 
Alessandro
L'idea di dare all'ambientazione e all'immaginario della metropoli virtuale un aspetto "retrofuturista" è sicuramente generata dal mio background di "figlio della fantascienza", degli anime di Miyazaki (Conan) e del postatomico alla Dune, ma soprattutto dall'incrocio tra la claustrofobia grottesca e kafkiana di Brazil di Terry Gillian con la fiaba nera di Tim Burton. Tim Burton è come me figlio dei fumetti e della distorsione espressionista, capaci di dare quel tocco di brivido e magia a tutte le fiabe illustrate che si rispettino.
La cosa che però cercavo per Oz, per dare un tocco retrò e di fiaba sinistra, accostata al suono attuale elettro - pop e rumorista, era una reminiscenza da grandi orchestre alla Debussy, che io amo. I film di Tim Burton si avvalevano spesso delle colonne sonore di Danny Elfman, dal tocco inconfondibile, con cori "fantasmatici" e atmosfere gotico macabre, xilofoni, campanellini, carillon e grandi aperture orchestrali un po' disneyane, se vogliamo.
Ecco una bella alchimia, un bello spunto da Tim Burton per Oz.
 
Davide
Se Il meraviglioso mago di Oz (Ounce of Gold – Oncia d'Oro) nacque come allegoria della politica monetaria degli Stati Uniti alla fine del 1800, cos'è esattamente l'Oz della tua storia?
 
Alessandro
Come dicevo, Oz è una fortunata coincidenza, ma ragiona nell'ottica di quella fiaba o di quella di Alice. I personaggi che popolano il racconto, sono tutti metafore positive o negative di tipologie umane precise, dalla femme fatale "Effimera" (la moda spietata dell'usa e getta e la mancanza di memoria storica, anche in amore), l'algida "Cassandra", astrazione fatta di ideali, emarginata e presa in prestito dalla tragedia greca (Cassandra prevedeva il futuro funesto, ma era destinata a non essere creduta), ma anche i "Nuovi Frankenstein", "I-Man", prototipi del suddito perfetto del sistema politico economico odierno. E per finire il "Joker", simbolo del potere arrogante, del mito della fortuna facile, della corruzione, circondato dai suoi fede-lissimi non-pensanti Frankenstein e dal suo harem… Quest'ultima figura allegorica, oggi, è fin troppo eloquente e non serviva Cassandra per scorgerla all'orizzonte.
 
Davide
Un bravo artista, scrisse Hermann Hesse, è destinato ad essere infelice nella vita: ogni volta che ha fame e apre il suo sacco, vi trova dentro solo perle. Si può ancora vivere di sola musica o, meglio, di soli dischi in Italia? Com'è il tuo/vostro rapporto con l'industria, anzi con l'ormai archeologia industriale della musica?
 
Alessandro 
L'industria è morta, continuare è un'utopia, quindi a volte può essere un terreno fertile per idee veramente originali, che non devono più temere di non avere "il singolo" giusto, altrimenti niente contratto discografico. Nessuno oggi dà più niente all'artista, quindi tanto vale fare gli artisti puri senza compromessi e sfruttare i canali promozionali on line con astuzia e pianificazione. L'importante è però l'onestà intellettuale, la disciplina, il sacrificio e il ricercare una propria personalità. Troppi ragazzini oggi, invece di fare le rivoluzioni necessarie ai loro 18 anni, ambiscono a incidere cover di brani melensi e datati, a partecipare a reality o a concorsi canori dove presentare un "inedito" è vista come un'impresa da temerari…
E se lo fanno è a base di cuore-amore e banalità sconcertanti. Quindi, poveri artisti sì, ma distinguiamo una buona volta quali consolare e quali prendere a calci nel sedere… che è ora. Detto anche questo, ho un po' di soldi da parte, che mi sto mangiando inesorabilmente per proseguire nei miei progetti. Senza risorse è quasi impossibile partire. Solo oggi, per fortuna, iniziano timidamente a farsi avanti fonti di reddito dalla musica. 
 
Davide
C'è un tempo per suonare in studio, e c'è un tempo per suonare dal vivo… Cosa vi piace di più?
 
Alessandro
Ovviamente qui parlo per me, perché Ottodix è un mio progetto solista interamente sotto il mio controllo in studio, poi dal vivo si avvale di Mauro Franceschini (percussioni), Rocco Prete (tastiere) e Antonio Massari (chitarra) e diventa volentieri una band.
Amo molto la dimensione casalinga o dello studio, lo scolpire, tornire la "versione ufficiale" di un brano, che poi resterà nel tempo l'archetipo delle varie interpretazione live. Amo quindi lo studio perché è un momento in cui si lascia a qualcuno una traccia concreta del proprio ingegno e del proprio pensiero, nella speranza che magari con un po' di fortuna ci sopravviverà.
Il live è fonte di tensione e di estremo divertimento. E una celebrazione più fisica e istintiva dopo un momento di grande e lungo sforzo mentale e concentrazione.
Io, Mauro, Rocco e Antonio siamo molto amici; ci frequentiamo anche fuori dai palchi e ridiamo come pazzi.
 
Davide
È uscito anche un dvd in tiratura limitata, "Autobootleg", ricco di contenuti, interviste ecc. Ed è anche un dvd che testimonia i live del 2010 attraverso i contributi filmati provenienti da ammiratori di varie città italiane. Un bel modo creativo e collaborativo di consolidare il vostro rapporto con i fan, uno scambio che va oltre il mero oggetto (tipo maglietta o spilletta) o un'ancora più effimera chat. Com'è venuta questa idea? Chi sono in genere i vostri fan, cosa rappresentano per voi? E cosa rappresentate voi per loro?
 
Alessandro
Grazie per questa domanda. Non ho, non abbiamo molti fan, ma sono trasversali e accaniti, hanno un sito indipendente, fanno proseliti pian piano e litigano per noi, sentendosi quasi una piccola casta, nonostante stiamo parlando di musica pop e non di qualcosa di sofisticato e ostico all'ascolto. Vuol dire che la complessità, la stratificazione di rimandi e l'onestà della fatica suddivisa equamente tra testo, arrangiamento e musica è percepito e alla fine premia.
Ho quindi deciso di restituire, vista la grande quantità di materiale in rete a bassa qualità, realizzata con telefonini, videocamere ecc, un lavoro palesemente "low - fi", ma fatto da loro stessi. Coinvolgerli come in una battaglia comune con il mercato discografico. Un modo per tirarli a bordo della nave pirata Ottodix e di andare avanti, tutti assieme, anche con il loro contributo attivo. Mi sono fatto inviare varie riprese fatte dai fan del live di Milano del 01.06.2010, serata memorabile e grande palco con video - show disponibili.
Ho scelto l'audio migliore, l'ho restaurato con grande fatica e ho montato personalmente il tutto.
La cosa più coinvolgente per loro è stata la mia richiesta di auto intervistarsi parlando di Ottodix… i fan che raccontano il perché della loro fedeltà al mio progetto mettendoci direttamente la faccia. Ho scelto le più rappresentative e le ho inserite nel documentario di 36 minuti che va ad arricchire gli extra e che mostra i backstage dei videoclip, il tour, le camere da letto, gli hotel, il furgone, casa mia, lo studio, la sala prove, tutto ciò che sta dentro "l'officina". Per finire abbiamo suonato live in studio 4 brani che normalmente eseguiamo poco dal vivo, a qualità video alta, e ne abbiamo estratto il clip che accompagna nella promozione il singolo "Rabarbaro Rabarbaro".
Al MEI a Faenza l'operazione ha riscosso un notevole successo, infatti ho già scorto un proliferare di iniziative analoghe, ma più artefatte. Se si vuole fare un vero backstage con spirito alternativo bisogna avere il coraggio di apparire in canottiera e ciabatte, barba incolta, anche in contrasto con le geometrie elettroniche e sofisticate del progetto… non il contrario, come spesso accade.  Molti gruppi ci guardano con sufficienza perché troppo perfettini, arrangiati ad hoc, gelidi (il solito cliché dell'elettronica: musica fredda) meticolosi e senza palle; poi vengono a vederci dal vivo e cambiano totalmente idea.
È anche vero che ai nostri concerti difficilmente c'è la calca.
 
Davide 
Chi non desidera nulla, spera nel nulla ed ha paura del nulla, non può essere un artista (Anton Cechov). Tu cosa desideri più di tutto, in cosa speri più di ogni altra cosa e di cosa hai più paura?
 
Alessandro
Io desidero vivere per accumulo e mai per sostituzione di esperienze. Mi piace l'idea di crescere avendo sempre coerenza d'intenti e obiettivi, gli stessi amici del liceo, la stessa moglie, gli stessi gusti, ma tutto di giorno in giorno più arricchito da altre sfumature, esperienze, che affinano e migliorano chi sei sempre stato. Voglio che ciò che faccio continui a coincidere con quello che sono.
Temo la fine delle cose, in generale, delle passioni, delle idee e della vita. Temo la fine in ogni sua forma, insomma, per questo sono molto nostalgico. Oz è il mio alter ego nella fiaba e soffre, infatti, di nostalgia; un reato che nella metropoli del diktat economico è perseguibile perché chi si affeziona anche al vecchio non continua a consumare per forza il nuovo senza ragionarci.
 
Davide
Cosa succederà nel 2011?
 
Alessandro
Oz sta trovando la sua dimensione naturale, quella per cui era stato concepito e per cui avevo steso l'omonimo soggetto "Le Notti Di Oz – Il Sogno di un Avatar". Sto realizzando una versione teatrale della fiaba, raccontata in chiave concerto-teatro multimediale, con tecnologie molto affascinanti e scenografie virtuali. Un piccolo progetto che si spera possa girare da settembre nei piccoli e medi teatri in Italia. Nulla di sicuro, ma ci si prova.
In quel periodo, poi, uscirà anche il quarto album, che avrà delle suggestioni  diverse, ma altrettanto specifiche.
 
Davide
Grazie e à suivre…
 
Alessandro
Grazie a te, delle domande appuntite
 

 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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