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2013
14
Nov

Intervista con Artemisia

media 5 dopo 2 voti
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Gli ArtemisiA nascono nel 2006 dall'esigenza di proporre musica propria. Il loro sound sprigiona un’equazione che coniuga ossessioni ritmiche Stoner rock e svisate progressive. Nell'anno successivo, incontrano la Videoradio che pubblica il loro primo album "ArtemisiA". Nel 2009 esce "Gocce d'assenzio", disco che incontra molteplici consensi dalla critica musicale e un buon successo radiofonico anche all'estero con radio della caratura di Radio Capodistria, che mette in rotazione il singolo "Inutile essenza". Con il loro terzo album, "Stati Alterati di Coscienza", si affrontano tematiche quali paure, miti e leggende, in una ricerca sonora che ben si amalgama con questi temi, passando da momenti musicalmente estremi con sciabolate chitarristiche che lacerano le carni a colori più tenui di largo respiro che ben pennellano gli stati emotivi dell'autore, creando un collage di emozioni che si insinuano nell'ascoltatore fin dal primo ascolto. 
 
La strega di Port’Alba (Maria la Rossa)
Il bivio
Insana apatia
Il pianeta X
Nel dipinto (Artemisia Gentileschi)
Mistica
Corpi di pietra
Vanità
Il libro di Katul
presenza
 
Anna Ballarin (voce), Vito Flebus (chitarra), Ivano Bello (basso) e Gabriele "Gus" Gustin alla batteria.

ArtemisiA contacts:
http://www.artemisiaband.it/
info@artemisiaband.it
https://www.facebook.com/pages/ArtemisiA/224923886770

Per una precedente intervista http://www.kultunderground.org/art/1592 (Gocce d’assenzio)

 

 

Intervista

 

Davide
Bentornati ArtemisiA con questo terzo vostro lavoro a quattro anni dall’ultimo. Da un bilancio di “Gocce d’Assenzio” a come è nato “Stati Alterati di Coscienza”, cosa è successo in questi quattro anni?

Artemisia
Ciao e grazie per averci ospitato nuovamente. Eh già, sono passati quattro anni da “Gocce d’Assenzio” e dobbiamo dire che ci ha dato molte soddisfazioni, è stato un album che ha ottenuto molteplici consensi da parte della critica musicale e questo ci ha spronato a credere in un suo successore, appunto “Stati Alterati di Coscienza”. Abbiamo preso tutto il tempo necessario per far crescere le nuove canzoni. Oltre al fatto non secondario di aver cambiato line-up; infatti negli ultimi due anni sono entrati a far parte del gruppo prima Gus e poi Ivano, rispettivamente batteria e basso. Apportando al gruppo un nuovo groove, molto potente e compatto. Fermo restando che sia a livello compositivo sia in fase di arrangiamento abbiamo amalgamato il tutto in modo che suoni ArtemisiA al 100%. Con queste premesse sia la scrittura delle canzoni che la registrazione in studio si è svolta in maniera rilassata e veloce, rispetto alle problematiche degli album precedenti.

Davide
Di cosa parla? Perché "Stati Alterati di Coscienza", che nel titolo rimanda agli effetti delle sostanze allucinogene, a Leary, a John Lilly, a Cronenberg…?
 
ArtemisiA
Ovviamente non vuole essere una propaganda a sostanze come l’LSD. Anche se di rimando si può collegare a viaggi lisergici, all’assenzio e tutte le varie sostanze allucinogene. Ma anche a stati alterati indotti, come le trance Sciamaniche, o medianiche. In molti dei brani si respira questo, come il contatto con l’aldilà (Presenza), la ricerca dell’Altro Io, la presa di coscienza delle proprie debolezze e paure (Mistica, Vanità).
 
Davide
Chi ha realizzato la copertina e cosa rappresenta?
 
ArtemisiA
La copertina è stata realizzata da un bravissimo illustratore e grafico, Michele Nolli. Che è riuscito nell'arduo compito di tradurre in immagine il contenuto del disco. Crediamo che la cover sia un po’ lo specchio dell’anima dell’album e che quindi deve fondersi con esso.

Davide
Port'Alba a Napoli fu scenario nel 1600 del crudele e ingiusto omicidio di Maria detta la Rossa, giovane e bella ragazza dai capelli rossi. Una sera, mentre lei e l’invidiato giovane marito Michele si facevano strada sotto un violento nubifragio, lui venne colpito da un fulmine che lo uccise sul colpo. Maria da allora si chiuse in casa per il dolore ma tra la gente si cominciò a credere che ella fosse una strega. Infine venne rinchiusa in una gabbia sotto l'arco di Port'Alba e qui lasciata morire. Anche se non si parla più di streghe… Il Devoto-Oli, a proposito del femminicidio, dice: "Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte". Può questo fornirci la chiave di lettura attuale o attualizzata nella vostra canzone della storia di Maria, di condizioni assurde  che molte donne devono ancora subire?

ArtemisiA
Hai perfettamente trovato la chiave di lettura di questo brano, è proprio quello che la Anna cercava di trasmettere, la violenza, quasi sempre ingiustificata e gratuita, perpetuata nei confronti delle donne sotto ogni forma. Certo, dalla caccia alle Streghe ne è passata di acqua sotto i ponti, anche se purtroppo ancora oggi si sentono in cronaca violenze di ogni genere.

Davide
Per restare sull’argomento… L'hard rock, più o meno venato di progressive o di metal che sia, è stato soprannominato dagli inglesi cock rock, per via della sua forte enfasi sulla sessualità e sulla virilità, e perché viene spesso suonato e ascoltato dagli individui di sesso maschile. Ed è un vero peccato, perché l’hard rock e l’heavy metal cantati anche da voci femminili hanno molto da guadagnare (penso per esempio a gruppi come i torinesi Amethista, agli Epica, a Warlock e The Agonist… ma non sono molti e, ora, certo, anche agli ArtemisiA). Come vi siete posti di fronte a questo cliché?

ArtemisiA
In verità il problema non ce lo siamo mai posto. Fin dalla nascita del gruppo l’idea è stata quella di fondere generi musicali come l’Hard Rock e lo Stoner con la melodia squisitamente mediterranea delle linee vocali di Anna e del suo stile compositivo. È una cosa nata e cresciuta spontanea, naturale sotto questo aspetto. E crediamo sia il nostro tratto distintivo nel panorama nazionale.

Davide
Un’altra donna eccezionale contro le molteplici difficoltà e i molteplici pregiudizi incontrati nella vita di una donna… Perché un brano per Artemisia Gentileschi?

ArtemisiA
Si può dire che ci sia una sorta di fil rouge che collega l’intera nostra produzione, ed è il nome Artemisia. In questo album, dove Anna ha scritto di tematiche di cui prima abbiamo parlato, volendo affrontare il tema della violenza sulle donne – anche in ambito familiare - ma anche di riscatto ed indipendenza, quale figura meglio della Gentileschi rappresenta questo? Il dipinto da cui trae spunto il titolo e la canzone è “Giuditta che decapita Oloferne”: lì c’è tutto.

Davide
“Il Pianeta X”… Voi credete alle teoria del pianeta Nibiru di Zecharia Sitchin o più in generale alle teorie degli antichi astronauti?

ArtemisiA
In anni in cui si parla di calendari Maya, profezie, fine del mondo, l’arrivo degli alieni e quant’altro volevamo inserire anche questo. A chi fa paura, a chi non ci crede ma però… chissà, insomma, per tutte quelle persone che attendono un Qualcosa. Anche se, a detta di alcuni, su queste tavolette Sumero-Babilonesi (l’Enûma Eliš) si parlerebbe di questo fantomatico pianeta Nibiru, l’intenzione è quella di  focalizzare l’attenzione sulle paure e lo sfruttamento mediatico che i fenomeni di massa come questi producono.

Davide
Sento che la musica deve toccare le emozioni prima, e l'intelletto poi” disse Maurice Ravel. Cos’è per voi il potere emozionale della musica?

ArtemisiA
Le canzoni, come la musica in genere, sono un’esperienza squisitamente personale. Sia da parte di chi la scrive sia da chi la ascolta. Le emozioni musicali nascono al tempo stesso da un'esperienza intima e da un piacere universale. Evocando talvolta ricordi che si traducono in brividi mentre la si ascolta. L'emozione musicale è un dialogo, una comunicazione non verbale; ritornando agli stati alterati di coscienza, possiamo dire che anche la musica ha un suo ruolo fondamentale in questo. Per chiudere con un altro aforisma possiamo scomodare Nietzsche e dire: “Senza la musica la vita sarebbe un errore”.

Davide
Questo album è dedicato alla memoria di Cleo? Potete dirci di più?

ArtemisiA
Cleopatra (Cleo) era il cane di Vito e Anna, ma più semplicemente la mascotte del gruppo. Un cane dal cuore grande, come la sua stazza (era un incrocio tra un Boxer e un Rottweiler). Dolcissima e affettuosa. E tanto paziente quando pur di star vicina a Vito si sorbiva ore e ore di strimpellate e prove. Era, appunto, perché ci ha lasciati proprio durante le registrazioni dell’album, lasciando un vuoto incolmabile.

Davide
Cosa state facendo e cosa c’è in programma per la promozione di “Stati Alterati di Coscienza”?

ArtemisiA
Con questo lavoro siamo antrati nel circuito della Self distribuzioni, dunque il cd si troverà “fisicamente” nei punti vendita oltre che sulle piattaforme digitali. Dopo la presentazione ufficiale fatta in un punto vendita in occasione dell’uscita del disco, lo stiamo promuovendo in varie emittenti radiofoniche italiane ed estere. C’è sempre la speranza che qualcosa di musicalmente nuovo e diverso possa prendere piede in Italia, e noi ci faremo trovare pronti qual’ora accadesse.

Davide
Altri progetti?

ArtemisiA
E ti sembra poco?? Scherzi a parte, continueremo a suonare live e a pensare ai nuovi brani del prossimo cd, che seppur in fase embrionale stanno pian piano prendendo forma.

Davide
Grazie e à suivre

 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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