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2011
26
Gen

Ho provato a non somigliarti - Pierluigi Mele

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note a cura di Serena De Carlo
Lupo Editore (Lecce, 2011), pag. 174, euro 15.00
 
Dichiaratamente e spudoratamente 'destinata' al padre, o alla figura del padre, la raccolta antologica del salentino Pierluigi Mele (poesie 1985 – 2010) risente della forza della terra che purtroppo o per fortuna resta appiccicata a ogni viaggio, sentimentale o anche sensazionale, del poeta. In un certo senso, dunque, al netto del peso della fabula, tornano temi già apprezzati. Grazie, va ripetuto, al romanzo "Da qui tutto è lontano"; opera che ha avuto due edizioni e l'accompagnamento d'un cd audio senza dubbio fortificante. Ma stacciamo il contatto viscerale con il passato. Così, insomma, come non dobbiamo riferirci troppo alle versioni lontane e state d'alcune poesie oggi riviste dall'autore. A distanza, spesso, di molti anni dalla prime stampe. Che questa antologia contiene settori che sono la vita poetica di Mele: da "Lavare i fuochi", da "I mestieri si rubano con gli occhi", da "Tramontalba", con "Quotidiani". Pierluigi Mele, in diversi componimenti, decide intanto di donare la sua voce, polverizzata nel vento del ricordo per ricomporre le sue molecole scomposte al frutto del futuro, ai suoi maestri. Alle sue ispirazioni. Siano esse, quindi, prima di tutto il padre. Oppure Oreste Macrì e Antonio Errico. Siano queste puro fiato della provincia leccese. Mele prova a raccontarsi misteri negli occhi del padre, di suo padre. Ma vede lui stesso vestito da padre. Lui in abito di padre. E si sente padre che somiglia – ma non avrebbe voluto – al padre suo. Qui non c'è traccia, al di là di quello che se ne voglia dire, di rispetto o persino di religiosità. Perché, infondo, dove il poeta sente la gente che passò e che resta nel Salento, dai migranti alle comunità della Grecìa s'accorge che quello che vede infine non sa veramente di tradizione. Eppure dovrebbe essere semplice patrimonio di tempo e spazio. Nient'altro. Senza retoriche ammorbanti. Per permettere che sentendo il profumo degli alberi di campagna si sappia già quanto il rispetto della persona umana sia imprescindibile. Gli enjambement del poeta s'accordano alle minuscole quotidiane gioie della vita. Alle sue disperazioni. Il metro libro, che pronuncia una frammentazione a volte alternata dal ricorso alla forma più compatta, si posa sulle corde musicali degli oggetti, che si fanno soggetto, ripreso dalla penna di Pierluigi Mele. Sia nelle sezioni dentro le quali viaggiamo a relazione diretta e perfetta con poesia che appaino quasi aforismi, che nelle parti del volume dove le descrizioni, in certi punti maggiormente affrontate dalla punteggiatura a 'forzare' la musica teatrale e teatrante sotto traccia, seguono uno svolgimento "quasi" più discorsivo si batte il sentiero della minestra giornaliera alzata alla luce dei desideri inseguiti e/o da inseguire. Ma come se vivere sia un imperativo. Non una forzatura. Ma un impegno affidatoci dal destino. E viver senza assilli la sua naturale conseguenza. Si dovrebbe selezionare parecchia terra d'esempio per comprenderci meglio. Però esiste in noi la certezza pulsante che la poesia di Mele cresce a ogni lettura. I versi di Pierluigi Mele, tratteggiati dai canti di Barret e di De André e dalle musicalità d'origine greca, sono la testimonianza che dedicarsi interamente alla creazione rinnova l'universo della bellezza.
 
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:: Nunzio Festa
Nunzio Festa è nato a Matera, nel’81, dove attualmente lavora; risiede nel suo paese natale, Pomarico (MT), con la sua compagna.
Poeta, narratore, critico; lavora nel campo dell’editoria, revalentemente come editor per la materana Altrimedia Edizioni – della quale è anche direttore editoriale, e come consulente editoriale. Collaboratore giornalistico per cronaca e cultura, dal 2004 in maniera stabile per Il Quotidiano della Basilicata Collabora, inoltre, con siti internet, riviste e altri giornali. Suoi articoli, poesie e racconti sono stati pubblicati su riviste, quotidiani e in varie antologie. Nel 2004 ha pubblicato la sua prima silloge poetica E una e una (Montedit), mentre nel 2005 la sua prima raccolta di racconti Sempre dipingo e mi dipingo. Storie di vita ballate e condite con musica (Edizioni Il Foglio letterario). Nel 2007, la silloge poetica Deboli bellezze è entrata a far parte della collana curata da Silvia Denti, ‘I quaderni Divini’. Dieci brevissime apparizioni è il titolo delle prose poetiche pubblicate da LietoColle nel 2009. Il suo primo romanzo è stato pubblicato presso Arduino Sacco Editore, sempre nel 2009, ed è titolato L’amore ai tempi dell’alta velocità. Del 2010 è anche “Quello che non vedo”, (poema, per Altrimedia Edizioni), con contributi di Ivan Fedeli, Plinio Perilli, Giuseppe Panella, Francesco Forlani, Franco Arminio, Massimo Consoli. Una sua silloge inedita, nel 2011, è entrata a far parte dell’antologia, curata da Gianmarico Lucini, “Retrobottega”.
Altre opere sono in corso di pubblicazione. Poesie, racconti invece ancora inediti, un romanzo e un'antologia poetica in “fase di scrittura”. Vive per scrivere.
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