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2011
17
Gen

Intervista con EXPLAIN

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EXPLAIN – “Sguardo Distratto”
L’EP di esordio, produzione artistica di Explain e Alessio Camagni (Ministri ed altri ancora)
dal 1 Febbraio 2011 da e.e. produzioni, in tutti gli store digitali ed in CD
 
Una giovane band che unisce sonorità indie rock ad inserti acustici, spesso con strumenti non usuali in ambito rock, come xilofoni ed il mandolino, suonato da Nico Zagaria, cantante della band. Gli Explain sono cresciuti con la musica di Radiohead, Beatles, il brit-pop degli anni ’90 e Afterhours, e, proprio con questi ultimi, condividono la stessa città d’origine: Milano, un luogo che non può non segnare ed influenzare chi ci nasce. “È una città totalizzante” racconta Nico “che entra prepotentemente nella vita delle persone. Alcuni di noi (tra cui io) sono cresciuti in periferia di Milano, in Barona, una terra di mezzo: sembra di stare in un paesino, sia dal punto di vista paesaggistico (con tutti i parchi e il verde), sia di quello della vita quotidiana: ci si conosce più o meno tutti dai tempi della scuola. Ma, d’altra parte, a due sole fermate della metropolitana c’è Porta Genova e ci si trova nel cuore della città, nella Milano che è nell’immaginario comune del resto d’Italia: gente che cammina velocemente e cemento. Per concludere, chi nasce in Barona è per metà cittadino e per metà paesano e l’utilizzo di strumenti acustici ed elettrici rappresenta queste due anime”.
Insomma, una band da ascoltare e da vedere dal vivo, per cogliere le mille sfumature.
 
Tracklist: 1.Baciare i Guai/ 2. La Stanza/ 3. Sedie Scricchiolanti/ 4. Vanità Mostrata/ 5. Lo Scivolo D'Oro
 
Formazione: Nico Zagaria (Voce, Chitarre, Mandolino), Matt (Chitarre), Futre (Basso), Elio Rocca (Batteria).
 
 
 
Ufficio Stampa e Promozione
Govind Khurana – New Model Label
 
 
INTERVISTA
con Nico Zagaria, cantante e compositore degli Explain.

Davide
Ciao Explain. Il nome del gruppo è forse un riferimento al primo singolo – simbolo degli Who, “I can’t explain”? Potete… “spiegarlo”?
 
Explain
Guarda, il nome l’abbiamo scelto più che altro per ragioni fonetiche. Ci piaceva come suonava, ci piaceva pronunciarlo. L’ispirazione ci è venuta da una strana coincidenza: ad un certo punto ci siamo resi conto che tutte le canzoni che contengono questa parola nel titolo, sono belle. Tra queste, c’è anche il brano degli Who da te citato.
 
Davide
Sguardo distratto”, un buon esordio in formato Extended Play. In questi anni di peer to peer e di grande proliferazione di musica fatta in casa e diffusa via internet, di smaterializzazione e di crisi del disco eccetera, che significato ha per voi aver fatto materialmente un cd con i crismi della produzione e della distribuzione?
 
Explain
Possiamo dire che ha un significato romantico. Seppur ormai, specie per gruppi esordienti come noi, si vende (o molto più spesso si regala involontariamente) decisamente di più con gli mp3, avere il cd fisico in mano ci dà una certa soddisfazione. Ci sembra di aver concretizzato davvero gli sforzi fatti. Del resto siamo cresciuti con i cd e, quando ognuno di noi ha cominciato a suonare, il sogno di pubblicare un album era legato alla pubblicazione di un cd fisico. Il boom degli mp3 ha cominciato a diffondersi in modo più massiccio solo qualche anno dopo, quando avevamo già più o meno 16 anni. Troppo tardi: avevamo già sognato diversamente.
In ogni caso, al di là di quelli che sono i nostri rimandi, Sguardo Distratto è al cento per cento un disco del 2011: la distribuzione massiccia sarà soprattutto nei negozi digitali.
 
Davide
Qual è il vostro background artistico? Qual è la storia che vi ha portato fin qui?
 
Explain
La nostra età anagrafica ci porta ad aver passato l’infanzia di cui abbiamo i ricordi e una parte dell’adolescenza, negli anni ’90. Questo ha fatto sì che ovviamente le nostre radici siano impiantate in quello che è stato il fenomeno della seconda metà di quel decennio: il brit-pop. Ma anche in gruppi inglesi che non possono definirsi tali, tipo i Radiohead. Crescendo, poi, i nostri ascolti si sono allargati (senza mai assolutamente rinnegare le band che ci hanno fatto appassionare alla musica, sia chiaro) fino ad ascoltare davvero di tutto: dai classiconi rock americani e inglesi, alla musica elettronica contemporanea, dal blues di Willie Dixon al jazz di Miles Davis, dai cantautori storici italiani ai gruppi rock nostrani, per arrivare anche – nessuno lo direbbe ascoltandoci – ad alcuni gruppi metal o pseudo tali tipo i Tool. Etc., etc. Cosa entra di questo nella nostra musica? Solo alcune cose. Non necessariamente quello che ci piace ascoltare, ci piace anche suonare.
 
Davide
Da chi e da cosa vi sentite influenzati, ma anche chi e cosa avete sicuramente e primariamente escluso dalle vostre influenze passate e presenti, chissà a venire?
 
Explain
Sicuramente siamo influenzati da tutto quello che ascoltiamo, quindi anche dai musicisti e dai gruppi sopracitati. Cosa abbiamo escluso a priori? Nessun genere musicale, al massimo qualche attitudine.
Ad esempio, nella nostra musica non c’è spazio per tecnicismi fini a se stessi, non ci interessano. Se c’è un tecnicismo o qualcosa di simile, dev’essere funzionale alla canzone. Mi spiego: il nostro modello non è il tipico calciatore brasiliano che fa il doppio passo a caso, giusto per dare spettacolo. Il nostro modello è Roberto Baggio: il colpo di tacco lo facciamo solo se serve per smarcare il centravanti che poi va in goal.
 
Davide
A proposito di sguardi distratti… Ascoltate tutto e con attenzione, trovando un senso in ogni cosa, o ci sono cose musicali che proprio non riuscite ad ascoltare e a motivare, e perché?
 
Explain
Sì, negli ascolti siamo eterogenei. Come dicevo prima, passiamo da un genere all’altro con scioltezza e abbiamo un modo di ascoltare dischi che forse, purtroppo, fa parte di un’altra epoca. Ossia non utilizziamo la musica solo come sottofondo, magari mentre chattiamo con la compagna di classe delle elementari, secchiona, che abbiamo ritrovato dopo quindici anni e notando che, levandosi l’apparecchio e optando per le lenti a contatto anziché gli occhiali a fondo di bottiglia, ha proprio un bel viso. Spesso troviamo ancora il tempo per sdraiarci sul letto e dare alla musica tutta l’attenzione che merita. Se se lo merita.
Qualcosa che proprio non riusciamo ad ascoltare? Ripeto: non c’è un genere che escludiamo preventivamente, più che altro ci sono certi modi di fare musica che non digeriamo molto bene.
 
Davide
Quando viene detto di voi che fate “rock-pop alternativo”, cosa vi fa pensare? Il pop-rock alternativo cosiddetto oggi, rispetto alle sue origini, continua a farsi alternativo rispetto a cosa? Non vi sembra che il rock-pop alternativo sia invece diventato un fenomeno di massa e un genere con i propri stereotipi?
 
Explain
Come hai giustamente detto tu, l’aggettivo alternativo dev’essere comparato a qualcosa. Bisogna essere alternativi a qualcosa, non di per sé. Se un certo tipo di rock diventa di massa, per definizione smette di essere alternativo. Ma il punto è che non ha importanza: non consideriamo qualcosa meritevole di lodi solo se è alternativo. Sono altre le qualità che ci conquistano.
Quando dicono di noi che suoniamo un pop-rock di quel tipo siamo abbastanza d’accordo. Effettivamente in Italia crediamo di essere alternativi al pop-rock dominante. Ma esserlo, comunque, non è l’obiettivo della nostra vita.
 
Davide  
Veniamo alla definizione indie rock. Anch’essa molto usata, sebbene non possa definirsi, se non che erroneamente, un genere… Ogni genere o sottogenere implica soltanto che gli artisti siano o non siano stati firmatari per etichette discografiche indipendenti o viceversa per grandi case discografiche. Cosa significa per voi indipendenza? Può esistere (o resistere) fino in fondo?
 
Explain
Per limitare il concetto di indipendenza al campo musicale, non so rispondere a questa domanda perché non ne ho ancora la necessaria esperienza.
Per ora posso parlare per noi: gli Explain sono indipendenti al cento per cento. Noi abbiamo scritto le canzoni, noi le abbiamo incise, noi abbiamo scelto quali inserire nell’ep, noi abbiamo scelto il singolo di lancio con relativo video (tra poco in uscita) e via di questo passo.
Parlando invece dell’ambiente indie posso dire che, ormai, i metodi utilizzati e le scelte compiute sono identiche a quelle mainstream, ma in piccolo.
Una volta la differenza tra i due mondi consisteva nel fatto che quello di massa assecondava le mode, mentre quello indipendente le lanciava. Ora si comportano  più o meno allo stesso modo, ma con mode diverse. Il mondo indie è fatto ormai di mode indie e, se non si è conformi a quelle, si fa fatica ad emergere anche lì.
Nella musica, nell’editoria, nel cinema… Una volta le etichette indipendenti sperimentavano, lanciavano, rischiavano. Anche perché, non essendo ricche, questo era l’unico modo per vivere e l’unica ragione di esistere. Invece ora si inseguono e si copiano nel loro stesso piccolo mondo. Comportandosi nel medesimo modo delle major, perdono in partenza perché, non avendo gli stessi soldi, lavorano peggio.
L’unico modo per vincere è fare come una volta: comportarsi da indipendenti. Tornando a prima, essendo alternativi nel modo di pensare e di agire.
Naturalmente è tanto scontato quanto giusto specificare che non tutti i soggetti indie sono così, c’è ancora chi scopre e chi rischia.
 
Davide
Firmereste mai per una delle Big Four?
 
Explain
Certamente. Visto che la differenza di modalità è purtroppo ormai quasi nulla, perché rifiutare aprioristicamente chi ti può permettere di darti più visibilità; nella maggior parte dei casi di vivere della tua musica; e, spesso, di darti anche più soddisfazioni? Quasi ogni progetto – non solo musicale o creativo, ma di qualsiasi tipo – più è finanziato adeguatamente, meglio riesce.
 
Davide
Quali sono stati i quattro più bei dischi del 2010 secondo voi?
 
Explain
Premesso che nel 2010 abbiamo divorato più che altro musica del passato (non perché sia necessariamente meglio, ma perché è andata così) e che di conseguenza la nostra attendibilità in materia può non essere altissima, facendo una sintesi di quello che è piaciuto particolarmente ad ognuno di noi, potremmo dire:
Black Mountain: Wilderness heart, Neil Young: Le Noise, Baustelle: I mistici dell’Occidente, Le Luci Della Centrale Elettrica: Per ora noi la chiameremo felicità. 
 
Davide
I vostri quattro dischi fondamentali di sempre e perché?
 
Explain
Sgt. Pepper dei Beatles perché in quell’album c’è tutto: sperimentazione, pop, ispirazione.
(What’s the story) Morning Glory? degli Oasis perché è il simbolo di una scena alla quale siamo molto affezionati e che ci ha spinto a voler imparare a suonare uno strumento musicale e a formare una band.
Kid A dei Radiohead perché quando uscì fu spiazzante e, sommato agli altri loro lavori, ci ricorda che gli artisti veri non solo si evolvono (cosa che nemmeno fanno tutti i musicisti, anzi). A volte compiono una vera e propria rivoluzione, anche se solo nel loro percorso.
Germi degli Afterhours perché quando qualche anno fa lo ascoltammo (per ragioni anagrafiche e di crescita in netto ritardo rispetto alla sua data di uscita) ci fece capire che per fare grandi dischi rock non c’è bisogno di cantare in una lingua non propria, ci si può esprimere tranquillamente nel nostro italiano senza aver da invidiare niente agli inglesi o agli statunitensi. Gli Afterhours hanno scacciato in noi quell’esterofilia provinciale che hanno la maggior parte degli ascoltatori rock in Italia.
 
Davide
Progetti a breve, a medio e a lungo termine?
 
Explain
Suonare tanto dal vivo.
 
Davide
Preferisco essere odiato per ciò che sono, piuttosto che essere amato per ciò che non sono (Kurt Cobain). Dicono che sbagliando s’impara, allora lasciatemi sbagliare (Jim Morrison). Qual è la frase migliore del rock secondo voi, quella che più vi rappresenta?
 
Explain
Siamo più famosi di Gesù Cristo (John Lennon)
 
Davide
Grazie e… à suivre.
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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