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2011
13
Gen

Intervista con Elisabetta Fadini

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ELISABETTA FADINI incontra DESMODUS
 
 
Desmodus è il primo album di Elisabetta Fadini, un'artista, un'attrice dedita alla ricerca vocale.
Desmodus il vampiro, nasce da musica e soggetto di Garbo, con l'intento di creare un personaggio, oltre che letterario, anche teatrale e cinematografico assolutamente inedito, riportato in vita proprio dall'attrice Elisabetta Fadini, "l'anima parlante", l'identificazione stessa di Desmodus. D'ispirazione gotica, l'opera si sviluppa in un'unica suite di oltre 30 minuti di musica scura, profonda e di ampio respiro, che si evolve negli intrecci ispirativi reciproci.
La figura  vampiresca e romantica di Desmodus offre in realtà - anche attraverso i personaggi di Nureyev, Shakespeare e Von Kleist, tra gli altri – una chiave di lettura del ruolo dell'arte nella costante ricerca del superamento del tempo, laddove i succitati artisti appartengono allo stesso "branco di nobili viaggiatori doloranti dell'eternità". Come Desmodus stesso.
L'artista si avvale tra l'altro della collaborazione di Alberto Styloo e Angelo Bellandi (Ovophonic),
Elisabetta Fadini: "Ho scelto di interpretare Desmodus perché è femmina e uomo, ma anche animale, è buio e luce, è bisogno di eternità… è l'arte".
 
 
Garbo: "Desmodus nasce dall'esigenza di fermare il tempo, ecco perché ho voluto poco più di trenta minuti di eternità sonora dove evolvermi con la voce di Elisabetta Fadini. Desmodus è la proiezione di chi è "artista", di chi si alimenta del sangue del tempo, ma non della gente, perché un artista non ha paura del prossimo, ma della scadenza del tempo…" 

www.myspace.com/regarbo

www.myspace.com/disciplinemusica

www.venusdischi.com

 
Elisabetta Fadini/ Desmodus: pubblicato da Discipline il 3 Luglio 2009 (distribuito Venus)
 
Ufficio Stampa per Discipline: Manuela Longhi
 
 
 
BIOGRAFIA ELISABETTA FADINI
 
Elisabetta Fadini, attrice, artista dedita alla ricerca vocale.
 
Dopo anni di esperienze che arrivano dal lontano e primordiale incontro con Roberto Sanesi (figura di spicco della cultura italiana del 900), Elisabetta Fadini, già applaudita attrice, ha intrapreso un percorso artistico che l'ha portata in un primo tempo a fondere la propria ricerca con il gruppo teatrale americano "Living Theatre" (pietra miliare del teatro d'avanguardia del 900) per poi creare trame vocali attraverso molteplici collaborazioni, che l'hanno infine portata all'evoluzione del "Reading". Queste sinergie d'arte hanno condotto Elisabetta Fadini, ad esplorare un mondo musicale variegato e composito che va dal Jazz, alla musica Etnica, passando dalla Classica al Blues fino ad arrivare all'area "radicale americana".
A fianco di Elisabetta Fadini, Paolo Fresu, Vladimir Denissenkov, Janosh Hasur, Roberto Zorzi, John De Leo, Il Parto Delle Nuvole Pesanti, Paco Suarez, Athesis Chorus & Academia de li Musici, Full Metal Klezmer, Acquaragia Drom, solo per citarne alcuni.
Idee, parole e musica che si trasformano in centinaia di concerti, realizzati in questi anni con lo scopo dichiarato di creare una sintesi dell'esperienza accumulata sfociata nella fondazione del "Manifesto di Reading", con Stefano Bollani, Paolo Fresu, Elena Ledda, Mauro Ermanno Giovanardi, Fabrizio Bosso, Alessandro Bergonzoni, Enrico Brizzi, Cristiano Godano, Gianni Maroccolo, Gianmaria Testa, Rosario Giuliani, Daniele Scannapieco.
Reinventa per le varie occasioni, testi di autori del mondo che vanno dai Classici ai Contemporanei, creando numerosi spettacoli – reading, messi in scena all'interno di varie rassegne musicali e teatrali italiane, tra le quali:  "Le armi scintillanti" tratto dall'Iliade di Omero e dai Poemi di Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda, "Lacrime D'ambra" dalle Metamorfosi di Ovidio - Il mito di Fetonte, "Epopea di Gilgamash", "Ulisse" da J. Joyce, "Addio Novecento… poesie da Montale ai giorni nostri", "Occhi Diversi", "Canti degli Sciamani", "Ode alla gioia" di F. Schiller, "Omaggio a Micheal Petrucciani".
Come regista e attrice realizza, tra i tanti, il progetto "Village Vanguard Lives", omaggio al noto locale newyorkese di jazz, sulla vita e le opere dei musicisti che hanno fatto la vera storia del jazz, nella prima edizione con il Paolo Fresu Quintet e John De Leo, attualmente con Fabrizio Bosso e il suo gruppo.
Il non darsi limiti e confini porta recentemente Elisabetta Fadini a collaborare al brano "Voglio tutto", incluso nell'album "Come il vetro" di Garbo, artista che rappresenta la zona più trasversale del pop - rock italiano, da cui nasce l'idea di questa nuova esperienza musicale - letteraria: "Desmodus". L'album è stato pubblicato da Discipline il 3 Luglio 2009.

 
 
INTERVISTA

Davide
Ciao Elisabetta. Com'è nata questa collaborazione con Garbo?
 
Elisabetta
Garbo mi aveva chiesto di partecipare in un brano "Voglio tutto" che è contenuto nel suo disco "Come il Vetro", l'ultimo della sua trilogia cromatica, una sorta di "reading- spoken word".
È stata un'esperienza interessante in quanto è nata in modo molto spontaneo; in realtà siamo partiti da una sola nota e da un testo.
E da questa prima collaborazione, Garbo mi ha proposto un disco mio, con le sue musiche e i suoi testi. Ho letto "Desmodus" che lui aveva scritto nei primi anni '90. L'ho letto e immediatamente ho sentito Desmodus nella mia voce, l'ho vissuto ed è uscito questo CD. C'è stata molta intensità nella creazione di Desmodus.
C'è una forte affinità artistica tra di noi: Garbo come dico sempre nelle interviste è un artista che ama la sperimentazione, e realmente nella musica italiana ha fatto veramente tanto. Ama il confronto, il mettersi in discussione e dire che è un cantante e musicista pop, è solo esporre una piccola parte della sua creatività che è veramente immensa.
Io amo lavorare con molti generi musicali, mi piace spingere la mia voce oltre, amo il confronto, la sperimentazione, c'è un mondo musicale infinitamente interessante nella vocalità.
 
Davide
Desmodus, nome scientifico dato al vampiro (Desmodus rotundus quello comune, Desmodus draculae quello gigante ormai estinto del pleistocene). Il concetto di vampirismo sotto forma di demoni, precursori dei vampiri di John Polidori o di Bram Stoker, esiste da tempo immemorabile, fin dalle culture mesopotamica, ebrea, perfino greca e romana. Cos'è, chi è il vampiro Desmodus?
 
Elisabetta
Grazie per questa domanda, non si parla quasi mai più diffusamente della figura vampiresca nella cultura arcaica.
Ciò che penso è che l'arte è vampirismo. L'essenza dell'arte è vampiro. Gli artisti sono tali. Addentano, succhiano per poi creare. È bisogno assoluto. Il vampiro si nutre di sangue e quindi di essenza vitale. Centro della vita.  Il vampiro è un essere pressoché immortale ed è come l'arte, senza tempo, senza fine. Non spirata. Androgina. Essere maschile e femminile al contempo, che oggi è Desmodus, domani è Dessa e dopodomani sarà Des. Così sono firmate le songs di "Desmodus".
Dalle nove Muse patrone dell'arte nella mitologia antica, al parallelismo della figura di Carmilla di Sheridan La Fanu, questa donna vampiro che anticipò lo stesso Stoker con Dracula. O Lilitu nella cultura assiro- babilonese e poi nell'ebraica Lilith, demoni donne anticipatrici di quelli che noi oggi vediamo nella figura del vampiro. Empusa nella cultura greca e latina e la Strige, uccello notturno, in quella romana. Divinità o demoni che anticiparono nelle culture arcaiche la valenza di quella che poi nella cultura popolare divenne la figura del vampiro che a noi oggi è più conosciuta. Desmodus non è altro che l'evoluzione di quanto citato, tra "miglioramento o peggioramento" perché vive dentro questo tempo, in queste società e non è affatto demoniaco in quanto come un lupo caccia solamente per nutrirsi e non perché deve uccidere qualcuno, difendendo la sua condizione. Credimi: anche i lupi piangono quando fanno vittime, ma hanno fame e devono farlo.
 
Davide
Dei tanti vampiri creati dalla letteratura, dal cinema, dall'arte tutta e dalla superstizione, quale somiglia di più a Desmodus e perché?
 
Elisabetta
Come stavo anticipando nella tua domanda precedente, non è facile trovare un antenato ispiratore di Desmodus, perché ne ha molti: dal "Vampiro" di Polidori allo stesso "Dracula" di Stoker.  Dalla Dea Sekhmet nell'antico Egitto a Lilutu dall'antica Babilonia e Assiria che prosegue con Lilith nella tradizione ebraica. Ma è l'arte più di tutto la metafora di Desmosus, l'ispirazione, l'appartenenza e la sua immortalità come lo stesso "Vampiro".
 
Davide
Trenta minuti di sospensione sonora, una musica che non cambia se non che minimalmente a tratti e verso la fine. Qualcosa che mi ha ricordato - anche se diversi e "ostici" - il minimalismo delle origini (insomma cose come Strumming Music di Charlemagne Palestine, o perfino L'Egitto prima delle sabbie di Battiato). Garbo è riuscito a produrre una musica invece che si reitera per mezz'ora senza risultare faticosa da ascoltare, avvolgente, ma che pur sempre si riavvolge e ripete; forse per non distrarre la tua declamazione, l'attenzione sul contenuto del testo: forse per una qualche idea di eternità o di eterno ritorno (il loop come un uroburo). Come hai lavorato concettualmente nella recitazione su questa musica?
 
Elisabetta
Nell'ultima stesura musicale di Garbo - naturalmente in piena notte e non scherzo - ho ascoltato e interpretato di getto tutti i testi… Alla fine del primo ascolto ho detto a Garbo che ero pronta per interpretare Desmodus.
Ho seguito la musica, ho liberato la voce in una dimensione di accoglienza in questo infinito loop, lasciando scorrere le trame linguistiche nella ripetizione sonora. La voce ha trovato le sue pause, le sue increspature.
Trenta minuti di musica, cosa sono per un Vampiro immortale? La temporalità ha un significato solo per chi ha un tempo a scadenza.
In un disco a volte c'è l'ossessione della durata di una song, ma l'esatta perfezione dell'opera d'arte non ha tempo, quello visibile è solo fittizio.
 
Davide
Desmodus è un personaggio vampiresco, ideato da Garbo, che vuol essere letterario ma nel contempo anche teatrale e cinematografico. Avete portato o porterete in scena o in video "Desmodus" e in che modo?
 
Elisabetta
Ho già fatto delle date con Desmodus, diversissime tra loro, con musiche originali, musicisti e stili musicali diversi in ogni data… arrivando addirittura ad adattarlo a basi techno.
Certo che faremo altro ancora, ma non abbiamo la scadenza del domani, del tra un anno, del tra dieci giorni o tra un'ora. Giorno dopo giorno prende vita un grande progetto, d'altra parte se giri il CD dietro non c'è una scadenza con un: "Da consumarsi preferibilmente entro..."

Davide
Cos'è, cosa significa per te la recitazione (termine, quest'ultimo, che avrebbe fatto imbestialire Carmelo Bene ma, ahimè, questo è)?
 
Elisabetta
Giusta osservazione Davide.
Tutto.
Adoro seguire la musica con la voce, cosa che poco si fa nel reading e tanto meno a teatro, perché solitamente si fa il contrario, quindi il musicista ha sempre seguito l'attore o come lo si preferisce chiamare. Questo "Reading" o "Spoken work" o "Sprachgesang", porta in sé una liberazione che è quella della trasformazione vocale che può andare dal recitato al cantato… senza nessuna costrizione vocale. Di certo Carmelo Bene ne sapeva qualcosa, ma dimenticando di rapportarsi alla musica - incantatore vocale - nella stessa voce che è di per sé uno strumento musicale appagante, come dimostrato dallo stesso Carmelo Bene nel suo cantar-recitando. Io tento di andare oltre.
La recitazione è il punto massimo del piacere; è la stessa cosa nel canto…
La vocalità è l'apice del godimento…  like"to make love".
La recitazione impiega ogni millimetro del corpo e della mente, del cuore, della pancia, sangue, polmoni, memoria, sudore, paura e sofferenza. Non vorrei ripetere quello che già è stato detto nei secoli, avrebbe poco senso oggi.
È la letteratura del corpo.
 
Davide
Cosa fa la fondazione del "Manifesto di Reading"?
 
Elisabetta
La fondazione del "Manifesto di Reading" è stata un atto dovuto a tutto questo "fare" che negli anni non ha trovato sfogo se non nei palcoscenici. C'era troppa confusione nell'intendere spettacoli tra recitazione e musica. Era da più di cento anni che in Italia non veniva fondato un manifesto così variegato tra le arti ed i generi, come si può leggere tra i nomi dei firmatari molte sono le forme di espressione degli stessi artisti: musicisti, attori, cantanti, cantanti-autori, scrittori, compositori.
La vocalità è al centro dei nostri intenti, senza distinzioni tra canto e recitato, da sola o relazionata con la musica. Non esiste più questa distinzione da decenni ma ci s'incaponisce nel mettere dei paletti inutili. Per dirla in breve: la voce è musica. La voce È… e può fare tutto. Ci sarà presto anche un Festival del Manifesto di Reading.
 
Davide
Narrazione e invenzione, Daniel Pennac, la pratica e la funzione della lettura ad alta voce…  La lettura ad alta voce fa emergere il valore sonoro, emotivo e sensuale della parola. Leggere ad alta voce, a me, provoca anche una sorta di benessere, legato forse alla respirazione… qualcosa di "mantrico"… Cosa ne pensi?
 
Elisabetta
Anche questa tua domanda mi piace molto.
L'esercizio sonoro della lettura mette in funzione tanti organi del nostro corpo, ma più di tutto, la cosa interessante è che attiva un processo interiore di sensibilizzazione, un processo emotivo ed emozionale a volte.
È giusto dire mantra perché nella sua etimologia che viene dal sanscrito "manas- mente e da trayati- liberare" trovando l'esatta collocazione nel concetto.
Di fatto è come una preghiera, di qualsiasi religione... l'atto della lettura è come il pregare, per questo dà assuefazione sonora, ed è nella ripetizione che accade la seduzione. L'ascoltarsi o l'ascoltare crea una direttrice sonora che affascina e t'affascina appunto come una canzone, come una nenia, una litania o una ninna nanna.
Non a caso se pensiamo a tanti successi discografici mondiali erano delle songs che contenevano dei mantra, delle ripetizioni sia musicali che vocali.
 
Davide
Hai fatto davvero molte cose interessanti. Ho assistito una volta, assai giovane, a uno spettacolo del Living Theatre e mi ha molto colpito. Mi fece comprendere in modo viscerale come la conoscenza sia più profonda e autentica se passa attraverso la sensazione, l'emozione. Cosa hai fatto con il Living Theatre e cosa ti ha lasciato? Quali altre esperienze in particolare ti hanno portato alla maturazione artistica?
 
Elisabetta
Ho lavorato con loro nel '98. È stata un'esperienza da principio entusiasmante; incredibile lavorare con un gruppo teatrale che dapprima conosci sui libri di scuola. Ho imparato a lavorare sull'essenza delle cose, sulla totalità dell'uso del corpo e della mente, sull'improvvisazione come nel jazz e sulla liberazione dalle costrizioni che il nostro vissuto ci dà. Quanto è importante la memoria per il teatro del secolo scorso per ricreare un presente credibile in scena, tanto è importante smembrarlo per ricreare un presente libero e sgombro da stereotipi o abitudini mentali e fisici.
Se si arriva all'essenza si può arrivare al superamento del passato.
Il Living Theatre era una casa, una famiglia oltre che un gruppo teatrale che all'inizio ti rasserena perché ti senti protetto anche se nel mio caso dopo un po' hai bisogno di fuggire e di ricominciare una tua personale strada.  Judith parlava di sacralizzare e dissacrare il teatro come un atto possibile.
Per riuscire a fare quello che le avanguardie teatrali del Novecento si prefiggevano, serviva un atto di superamento della propria individuale personalità, l'attore o l'artista doveva essere puro e incontaminato, solo così poteva essere un perfetto artista sul palco. Meraviglioso il risultato, ma molto, troppo pericoloso per una persona che deve poi uscire da quel teatro. Anche se realmente forse però è l'unico modo per sentirti invincibili su un palcoscenico.
Ho amato molto quel periodo e quegli artisti e faranno sempre parte della mia formazione.
Sicuramente lavorare con molti jazzisti ha modificato molto il mio rapporto con la voce e con la vocalità. È una palestra dove ogni giorno impera l'improvvisazione. È anche per questo che amo il jazz.
 
Davide
In "Desmodus" c'è una precisa critica alla televisione… La riporto perché mi piace e la condivido, anche se non è strettamente attinente alla domanda.
Pensai invece a quanto la televisione fosse importante per gli uomini e quanto fosse in grado di modificare la loro vita. Pensai che la televisione dovrebbe servire le genti dando loro conoscenza, quindi ricchezza mentale, che ridiventando televisione produce a sua volta ancora più ricchezza, pensai anche quanto la televisione somigli al vampiro che gli uomini hanno sempre romanticamente raccontato come seduttore e orrorifico. La televisione mostra beni, luoghi, persone e racconti per irretire, predare e nutrirsi, togliendo lentamente all'uomo la propria autonomia, la forza di pensare, di sapere e di essere.
Molti si lamentano del fatto che non si veda più il teatro in televisione. Ti chiedo se in fondo questo non sia un bene… per il teatro, naturalmente.
 
Elisabetta
Per anni ci siamo lamentati in Italia, che ci fosse poco teatro e poca musica in televisione, poca cultura in genere. Oggi mi fa sorridere questo pensiero, perché c'è troppo del "troppo", di quello che non serve… ancora si prosegue nel fare programmi che non insegnano, non educano, non toccano, fanno solo finta di toccare, appunto perché sono costruiti per emozionare senza darti spazio e tempo per costruirti le tue personali emozioni. Tutto finto, si recita nella vita, poco in scena, perché lì - forse - oggi si cerca solo di lavorare, e non va bene nemmeno questo. Servirebbero "medium" "tramiti" umani reali, concreti, appassionanti e invincibili come le divinità, le Dee Madri o dei supereroi.
Mi preoccupa forse di più che la gente va sempre meno a teatro e ai concerti in Italia. 
I media tutti sono importanti per la diffusione della cultura, che è un bene che ci potrà sempre salvare dall'ingordigia di certa dittatura mediatica e di altra natura.  La conoscenza porta alla salvezza. La chiusura porta "all'annegamento". Si dovrebbe fare più cultura, più arte in televisione; in questo modo la gente potrebbe capire di che cosa si tratta e scegliere… finalmente poter scegliere, ma non dimenticare anche di andare a teatro, ai concerti, perché questi luoghi sono le case delle anime… tutte quelle emozioni lasciate da pubblico e artisti, sono lì per essere usate. E la fisicità che comporta l'essere insieme, pubblico e artisti, a condividere uno spazio è impagabile. Tutto questo non può morire davanti alla televisione o ad uno schermo del computer.
 
Davide
Insieme a Desmodus, nel "branco di nobili conoscitori e navigatori doloranti dell'eternità nella sua incommensurabile povertà", ci sono  in primo piano Nureyev, Shakespeare e Von Kleist. Perché proprio loro?
 
Elisabetta
Qui ti cito le parole di Garbo: "Attraverso la loro esperienza creativa e anche fisica umana hanno rappresentato molto bene questa volontà di passaggio dalla mortalità all'eternità attraverso la loro opera. Non a caso Nureyev usa l'armonia del proprio corpo per compiere il proprio atto creativo, che ancora oggi rimane come un riferimento indiscutibile nella danza, che forse ancora nessuno è riuscito ad eguagliare. Von Kleist, considerato un pazzo, schizofrenico, sulla sua lapide riporta "qui giace il migliore della nostra stirpe… " e non a caso era un drammaturgo. Shakespeare proclamava "essere "o" non essere, questo è il problema", Desmodus dice "essere "e" non essere" (quasi fosse contemporaneamente io sono e non sono), esattamente come l'artista e come il vampiro. Una vocale può cambiare completamente lo scenario, come chiunque può notare. Questi rappresentavano secondo me l'eternità".

Davide
In Desmodus sono rievocati due particolari episodi. Quello dell'estate del 1817, quando Percy Bysshe e Mary Shelley trascorsero unestate sul lago di Ginevra con Lord Byron, John William Polidori e Claire Clairmont, e in una notte di tempesta scrissero ciascuno, per sfida e per gioco, un racconto del terrore (nasceranno qui in particolare gli immortali Frankenstein di Mary Shelley e il Vampiro di Polidori). L'altro è l'epilogo drammatico di Heinrich Von Kleist, che uccise Henriette Vogel, malata di tumore, per poi togliersi la vita a sua volta. Qual è invece la biografia o l'epidosio di una biografia che più ti ha affascinanto, o influenzato in qualche modo?
 
Elisabetta
Adoro le biografie. Moltissimo. Te ne potrei citare veramente tante. Da Maria Callas, a Giulio Cesare, da John Lennon a Napoleone… Charlie Parker, Antonin Artaud, Shopenhauer, Beethoven, Eleonora Duse, Copernico, William Blake, Thelonious Monk, Marlene Dietrich, Arnold Schönberg, Edith Piaf, Vaslav Nijinsky e tante altre ancora. Mi interessano tanto le vite. 
 
Davide
Cosa vuol dire per te sperimentare?
 
Elisabetta
Potrei trovare dei vocaboli per spiegare che cos'è per me "sperimentare". Superamento. Conoscenza. Infinito. Ingordigia. Volontà. Amore. Umiltà e pienezza. Scienza. Valore. Passione. Profondità. Vita. Ecco, queste sono alcune delle cose che vedo nella sperimentazione.

Davide
Cosa stai facendo ora e cosa a venire?
 
Elisabetta
In Italia poco per il momento, prossimamente sarò a Toronto, a Istanbul, a Parigi, a Berlino, a Londra e tornerò presto a New York. In Italia torno in scena tra qualche mese. Sto lavorando con molti musicisti e compositori stranieri, che vanno dalla classica alla contemporanea al jazz. Un disco nuovo che uscirà quest'anno che sarà più cantato e vocalmente sperimentale ed un singolo probabilmente.  Altre date del "Village Vanguard lives" che in origine feci con il Paolo Fresu Quintet. Un bel progetto italiano musicale e di spoken word "De par le roi du Ciel" di Sergio Gilles Lacavalla. E ho tanti altri progetti nuovi con musicisti che amo molto e con i quali vorrei lavorare al più presto, che ho accettato sulla carta e che mi piacerebbe realizzare a breve scadenza.
 
Davide
Grazie e… à suivre.
 
Elisabetta
Grazie a te Davide, è stato un vero piacere. À bientt.
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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