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2013
9
Mag

Intervista con Unreal City

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Prende corpo il progetto Unreal City, giovane band originaria di Parma che presenta un  “Prog Sinfonico” con forti influssi dark e gotici, espressi soprattutto attraverso l’elemento testuale. Il titolo del loro album di esordio è La Crudeltà Di Aprile.
Una musica sorprendentemente matura, al servizio di liriche attuali, nate in lingua inglese e trasformate successivamente nell’idioma più naturale, l’italiano, per rendere chiara la concettualità, il fil rouge che lega indissolubilmente le storie raccontate, la corruzione delle cose e delle persone, il cambiamento, il divenire.

Mirror Records
è lieta di presentare:

LA CRUDELTA’ DI APRILE

La descrizione in musica dell’alienazione dell’uomo moderno

CD Mirror Records
Distribuzione BTF
6 brani - 58 minuti

 
Un grande e promettente esordio quello degli Unreal City.
 
Da dove prende spunto la vostra idea di Prog Sinfonico?
 
Per adeguare il nostro gusto e piacere musicale al messaggio, abbiamo cercato di utilizzare strumenti adeguati alla definizione citata, soprattutto sul versante tastieristico, con l’utilizzo di organi Hammond e Liturgici, Mellotron, Moog, Clavinet, Rhodes, ma anche su quello chitarristico e bassistico mediante l’utilizzo di effettistica vintage come riverberi, spring e delay a nastri. Un discorso a parte crediamo meritino le linee di batteria, che hanno il sicuro merito di traghettare le musiche scritte in modo molto seventies, all’interno di un contesto meta musicale più (post)moderno e accattivante, pur mantenendo ovviamente fissate certe modalità e strumenti irrinunciabili per il nostro genere.
Idee chiare, intelligenza, enorme cultura musicale specifica - inusuale per dei ventenni - sono gli ingredienti di base che i quattro musicisti mettono in campo per proporre il proprio progetto, il tutto unito alla giusta umiltà che permette loro di lasciarsi guidare, sopperendo così alla naturale inesperienza.
Chi sono gli UNREAL CITY, come e dove nascono?
Gli Unreal City nascono nell’Aprile 2008 da un’idea del tastierista Emanuele Tarasconi e della chitarrista Francesca Zanetta, continuando un percorso artistico iniziato con la band prog The Syllogism, attivi a Milano fino dal 2007. Trasferitosi a Parma come Unreal City il gruppo comincia a proporre dal vivo brani originali, con l’aiuto dei nuovi membri aggiunti, il bassista Francesco Orefice (dal 2010) e il batterista Federico Bedostri (dal 2012). A Giugno del 2012 gli Unreal City pubblicano  il primo EP autoprodotto, che permette  al gruppo di venire a contatto con Fabio Zuffanti (Hostsonaten, La Maschera Di Cera, Finisterre, LaZona) che decide di produrre il primo album del gruppo per l'etichetta Mirror Records. I lavori per il disco si sono svolti all'Hilary Studio di Genova (studio di riferimento per le produzioni Mirror) sotto l'esperta guida del tecnico Rossano “Rox” Villa. Per l’occasione, i testi vengono completamente riscritti in Italiano, a nostro avviso guadagnandone in capacità narrativa e letteraria. 
Da intervista e comunicato stampa di Atos Enrile
 
La band:
Emanuele Tarasconi (piano, organ, mellotron, synths and voice)
Francesca Zanetta (electric and acoustic guitar, lute)
Francesco Orefice (bass, backing vocals)
Federico Bedostri (drums and percussions)
 
 “La Crudeltà Di Aprile” è in distribuzione dal 24 aprile
 
La video intervista: http://youtu.be/sqG0oZj9vlE
Il video Ufficiale http://youtu.be/TBlSuvJIPiE
 
Informazioni:
 
Unreal City
 
Mirror Records
 
Hilary Studio

BTF
www.btf.it

Ufficio stampa MAT Service:
http://www.musicarteam.com/
 
 
 
1. Dell’innocenza perduta
2. Atlantis (Conferendis pecunis)
3. Catabasi (Descensio ad inferos)
4. Dove la luce è più intensa
5. Ecate (Walpurgisnacht)
6. Horror Vacui
 
DELL’INNOCENZA PERDUTA
 
Il trauma della fanciullezza perduta, l'enigma dell'età adulta. Il lutto della separazione dagli oggetti edipici costringe il bambino ad una prova terribile e crudele.
 
ATLANTIS (Conferendis Pecuniis)
 
La natura umana, preso il sopravvento, corrompe la creatura perfetta; infettandola dall'interno, ne annichilisce la virtù, ne fa servetta del vizio.
 
CATABASI (Descensio Ad Inferos)
 
Faust è l'anelito dell'uomo alla sapienza assoluta, asintotica meta dello scienziato che prende coscienza dei limiti dell'umano. Faust è accettare la dannazione, è mordere la mela godendo del suo gusto.
 
DOVE LA LUCE È PIÚ INTENSA
Il cammino di un uomo verso la presa di coscienza del suo esser determinato da istanze che non controlla e non capisce lo conduce sull'orlo del baratro della follia. Qui cade, preda della tirannia dei suoi deliri, nel torpore allucinato del mistico, nell'infelice superiorità dell'eremita.
 
ECATE (Walpurgisnacht)
 
Divinità pagana psicopompa, guardiana e custode dei trivi nelle sentieri di montagna, a protezione dei viandanti che si smarriscono nelle notti di luna calante.
 
HORROR VACUI
 
Il vivere tranquillo dell’uomo cela dietro di sé l’orrenda verità sulla sua vera natura. Ogni tanto il velo si squarcia ed emerge in tutto il suo fulgore il demone umano: Il Delitto riporta l’uomo al suo punto zero, gli ricorda la sua preadamitica bestialità.
 
Intervista
 
Davide
Ciao.
Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera…
Così inizia “La terra desolata” di Th. S. Eliot in “La sepoltura dei morti”. Il titolo del vostro disco d’esordio vi si riferiva e perché?
 
Unreal City
(Emanuele) La Waste Land rispecchia abbastanza fedelmente la filosofia che sottosta al concept del disco. La presenza costante dei correlativi oggettivi e di figure metaforiche ed allegoriche rendono ottimamente l’idea del degrado delle relazioni umane. Il disco parla di corruzione, della marcescenza dietro l’apparente normalità, della deviazione dalla norma, di come è possibile che in un momento si sia una cosa, e nel momento dopo si sia il contrario di essa. La suite finale che chiude il disco è in particolare la storia di un assassino seriale. Una persona che di punto in bianco si ritrova ad essere (od è sempre stata) “un mostro”: quale miglior “lillà da terra morta”?
 
Davide
Anche il nome che avete scelto per il gruppo viene dai versi di Eliot?
Unreal city
Under the brown fog of a winter dawn,
A crowd flowed over London Bridge, so many,
I had not thought death had undone so many…
In che modo avete pensato vi rappresenti questo nome?
 
Unreal City
(Emanuele) Da questo punto di vista l’irrealtà è prima di tutto un fatto sociale, collettivo, relazione. Ma se la psicoanalisi (soprattutto Junghiana) ci dice che il nostro inconscio è in buona sostanza il frutto della storia della nostra cultura, dei suoi miti, siamo noi stessi, le nostre percezioni, il nostro mondo fisico ad essere irreale, ad essere avvolto da quella patina di alienazione che ormai ammorba la vita di chiunque oggi… Non è Marx od Engels, è una situazione molto più introspettiva, molto più “personale”. Quel sociale di cui parlavamo prima non è struttura economica, ma relazionale, di rapporti intersoggettivi. È un tema che la cultura del progressive rock ha accostato più volte ma sempre di sbieco, accennando alle derive psicopatologiche della modernità (“21st century schizoid man” dei King Crimson), dei suoi paradossi sociali e religiosi (“Aqualung” dei Jethro Tull), dei pericoli della tecnologia (“Mind Drive” degli Yes), ma mai affrontandolo in pieno, a visto aperto.
 
Davide
Perché il progressive e perché la scelta di sonorità progressive vintage e “seventies”? Avete per altro usato quella preziosa strumentazione originale o sonorità virtuali?
 
Unreal City
(Francesca) Noi crediamo che il progressive rock sia più un “contenitore neutro” che non una vera e propria definizione (non a caso è una categoria data ex negativo negli anni 80), ergo poco si confà ad esser descritta dall’aggettivo “vintage”. Il prog è estremamente attualizzabile e questo è proprio quello che cerchiamo di fare nel nostro disco. Sulla strumentazione ci siamo affidati in gran parte a strumentazione vintage: tastieristicamente abbiamo utilizzato un Minimoog, un pianoforte acustico, un pianoforte elettrico Rhodes e un Wurlitzer, un organo liturgico, l’organo elettrico KeyBDuo amplificato da un leslie 145, il Clavinet e il Mellotron, con il suo originale precursore (il Chamberlin) e la sua evoluzione (Birotron). Le chitarre che ho utilizzato sono state principalmente Fender Stratocaster, Gibson Les Paul e l’acustica Ovation amplificate da un Hiwatt DR103. Il basso utilizzato è stato il Fender Jazz bass, anche in versione fretless. Anche l’effettistica rimanda a quelle sonorità, grazie all’utilizzo di riverberi a molla e delay a nastri (Binson Echorec).
 
Davide
Quali sono stati i vostri studi musicali? Com’è nato il desiderio e il piacere di formare un gruppo come gli “Unreal City” e di condividerne il progetto?
 
Unreal City
(Francesca) Le nostre formazioni sono state molto differenti. Emanuele viene dallo studio del pianoforte classico, e solo in un secondo momento dell’organo elettrico Hammond e al progressive. Io ho iniziato a studiare chitarra classica per passare ben presto all’elettrica, sempre però rimanendo su un livello rock. Francesco, il bassista, ha una formazione principalmente blues e rock, mentre Federico, il batterista, ha spaziato per molti generi, dal Rock classico al metal.
 
Davide
Chi erano e cosa facevano i Syllogism? Perché a un certo punto il trasferimento da Milano a Parma e che tipo di evoluzione o continuità c’è stata rispetto al nucleo originario di provenienza (se possiamo definirlo così) degli Unreal City?
 
Unreal City
(Francesca) I Syllogism erano un gruppo progressive rock di Milano attivi dal 2006-2007 al 2008. Provavamo in una sala prove non nostra e la situazione era abbastanza critica, soprattutto per Emanuele che in treno doveva portarsi appresso la montagna di tastiere che suona. Il gruppo si è trasferito a Parma anche per motivi pratici. A casa del tastierista abbiamo una sala prove privata completamente attrezzata e questo ci da modo di provare e sperimentare più tempo possibile. 
 
Davide
Com’è avvenuto l’incontro tra voi e Fabio Zuffanti e come o in cosa ha inciso il suo contributo?
 
Unreal City
(Francesca) A Giugno del 2012 abbiamo registrato un EP, omonimo del gruppo, contenente tre brani in inglese, che sarebbero diventati, nell’ordine, “Dove la luce è più intensa”, “Catabasi” e “Dell’innocenza perduta”. Ho contattato Fabio la prima settimana di Agosto 2012 per avere un parere su questi tre brani. Conoscevo Fabio sia per i suoi lavori musicali (Maschera Di Cera, Hostsonaten, Finisterre) ma anche editoriali (il testo “O casta musica”) e mi sarebbe piaciuto avere una sua opinione su ciò che v’era nei nostri brani da migliorare o da affinare. Rispondendoci Fabio ci racconta del suo progetto relativo a Mirror Records/BTF e che gli sarebbe piaciuto produrre il nostro disco d’esordio. Ci siamo incontrati per parlarne a quattr’occhi il giorno di ferragosto, all’Hilary Studio di Rox Villa a Genova, e da lì è cominciato tutto.
 
Davide
Quale visione complessiva avete voluto descrivere dell’uomo, dell’umanità, nei testi dalle tinte dark di queste sei canzoni?
 
Unreal City
(Emanuele) Il concept del disco riguarda, se vogliamo, solo per accidens l’uomo: il vero bersaglio è il divenire che cambia le cose, le plasma, le corrompe, le mortifica, le trasforma nella materia inanimata originaria (a cui tutte le forze vitali tendono, almeno secondo il Freud dell’ “Al di là del principio di piacere”). La questione, fin qui puramente ontologica, quando investe l’uomo cambia radicalmente, incontra la psicologia e tutte le variabili soggettive, si fa esistenziale. Ecco quindi la follia, ecco quindi lo sprofondare di Atlantide per empietà, ecco quindi la brutalizzazione suprema della natura umana: l’omicidio.  
 
Davide
In copertina… perché il Sacro Bosco di Bomarzo voluto dal principe Vicino Orsini "sol per sfogare il core" coi mostri di Pirro Ligorio e, in particolare, l’orco?
 
Unreal City
(Emanuele) La nostra idea originaria per la copertina del disco era una rappresentazione della bocca della verità. Il nostro grafico Eugenio Crippa ci ha mandato la bozza che vedeva in copertina l’orco di Bomarzo e sul retro la classica bocca della verità. L’orco così diviene rappresentante quella brutalizzazione di cui parlava prima Emanuele: una versione, se vogliamo, o-scena della bocca della verità, entro cui la gente non trova risposte a ciò che cerca ma al contrario, come il viandante che si intravede all’interno della bocca del mostro sulla copertina, vi si perde. È l’illusione, la snaturalizzazione del buono assoluto.
 
Davide
Che obiettivi e che aspettative avete ora?
 
Unreal City
(Francesca) Adesso stiamo portando dal vivo “La Crudeltà di Aprile” nella sua interezza. Il nostro desiderio ora come ora è di suonare all’estero, e speriamo che si possa realizzare presto. Nel mentre stiamo scrivendo le canzoni che andranno a comporre il prossimo album, di cui però abbiamo solamente l’argomento generale e qualche linea sparsa… vedremo…
 
Davide
Nella musica cerco il mistero, disse Hans Werner Henze. E voi cosa cercate nella musica, attraverso la musica?
 
Unreal City
(Emanuele) Ormai la musica è concepita come solamente foriera di divertimento e svago: noi siamo per una lettura più nobile di quest’arte. Per noi la musica è innanzi tutto una forma in cui si esprime la cultura dell’ambiente in cui si crea, e che svelandosi sublima le passioni non solo di chi la ascolta ma anche di chi la compone. Ci si libera dai propri demoni e si affrontano le proprie ombre, il proprio lato negativo, la propria immagine allo specchio. Forse è in questo senso che si cerca il mistero: nella musica si realizza la scoperta del non-io (o l’anti-io) che ci portiamo dentro, la nostra più primordiale natura, celata sotto la maschera della nostra persona sociale.
 
Davide
Cosa seguirà?
 
Unreal City
(Emanuele) Sicuramente non sarà l’ultimo album riguardante queste tematiche, nel prossimo (di cui sto scrivendo giusto ora le strutture armoniche fondamentali) mi piacerebbe sviscerare un tema fondamentale, che ne “La Crudeltà di Aprile” è solo accennato nel brano di apertura (“Dell’Innocenza perduta), cioè il rapporto con i “nomi del padre”, con il triangolo edipico freudiano da una parte e i complessi della costellazione materna sterniana dall’altra. Vedremo…
 
Davide
Grazie e à suivre…
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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