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2013
21
Mar

Europa: sì no forse meglio di più

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«A Cipro l’Europa stabilisce un nuovo standard di stupidità»
(Clive Crook)
 
Europa sì
In questi ultimi mesi, sono molte le notizie che riguardano l’Europa, le sue istituzioni, i paesi membri, specialmente relative alle misure adottate o da elaborare per fronteggiare le conseguenze della crisi economica che continua a imperversare e a mietere vittime.
Due delle più recenti ci portano in maniera entusiastica ad abbracciare il progetto europeo per sostenerlo e promuoverlo.
Mi riferisco all’approvazione da parte della Commissione europea dell’importante documento[1] relativo agli investimenti nel settore sociale per favorire la crescita e la coesione nel periodo 2014-2020 con il quale si esortano gli Stati a porre in cima alle proprie priorità gli investimenti sociali e a modernizzare i sistemi di protezione sociale.
Si sottolinea inoltre che investire nei bambini e nei giovani è un modo efficace di spezzare il circolo intergenerazionale della povertà e dell’esclusione sociale, nonché di migliorare le opportunità più avanti nella vita. Il pacchetto di investimenti prevede strumenti e previsioni per garantire che i sistemi sociali soddisfino i bisogni di tutte le persone nei momenti critici della loro vita, semplificare le politiche sociali e fornire sistemi di protezione adeguati e sostenibili attraverso la concentrazione sugli effettivi destinatari anche con il perfezionamento delle strategie di inclusione attiva (cura dell’infanzia e istruzione sostenibili e qualitativamente valide, prevenzione dell’abbandono scolastico, formazione e aiuto nella ricerca del lavoro, facilitazioni in fatto di alloggio e accessibilità dell’assistenza medica).
Altra notizia euro-positiva riguarda la disponibilità manifestata[2] dal Consiglio europeo del 14 marzo e, a seguire, dalla Commissione di collaborare attivamente con il Governo italiano per permettere lo sblocco delle risorse economiche necessarie al risanamento dei debiti della pubblica amministrazione con le imprese. Una simile richiesta era stata formalizzata anche da Confindustria con il suo documento “Il progetto per l’Italia: crescere si può, si deve[3].
Nello specifico, a fronte di un debito complessivo valutato intorno ai 72 miliardi di euro, Confindustria proponeva uno sblocco iniziale di 48 miliardi. A questo si è risposto con la disponibilità ad autorizzare pagamenti per 10 miliardi di euro: siamo intorno al 14% del dovuto, ma è sempre un primo passo sostenuto e promosso dalle istituzioni dell’Unione che si sono dimostrate consapevoli della necessità di smobilitare risorse da immettere nel sistema per garantirne il mantenimento.
 
Europa no
Ma dobbiamo riconoscere che, accanto ai segnali che confortano gli europeisti, sono altrettanti quelli che rafforzano le nutrite schiere non solo degli euroscettici ma sinanco dei movimenti apertamente contrari al processo di unificazione per miopi nazionalismi o regionalismi dettati dall’egoismo e dalla paura.
Meritano di essere citati i provvedimenti draconiani imposti in questi mesi a Grecia e, negli ultimi giorni, a Cipro, per non entrare in una analisi di quelle misure che l’Italia ha dovuto attuare negli ultimi anni per recepire quanto dettato ai nostri Governi dalle istituzioni europee.
Tuttavia, se l’Italia è riuscita a dar seguito a riforme anche dolorose pur di rispettare questi obblighi versando lacrime e sangue, bisogna quantomeno segnalare che in Grecia vi è stato un significativo movimento che ha manifestato il proprio dissenso nei confronti della cosiddetta troika europea[4]: lo scorso 16 gennaio, è stata depositato un ricorso alla Corte Penale Internazionale[5] contro Paul Thomsen del Fondo Monetario Internazionale, Mathias Morse dell'UE e Klaus Mazouch della Banca Centrale Europea.
Nella denuncia, si contestano i 3.500 suicidi avvenuti in Grecia negli ultimi due anni, gli oltre un milione e mezzo di nuovi disoccupati, la chiusura di migliaia di imprese, la distruzione della ricchezza nazionale e la grave recessione in cui ora si trova il paese a causa delle misure imposte.
Analogo procedimento, ma altrettanto irricevibile, si vorrà aprire a breve dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo[6] di Strasburgo sostenendo la violazione del diritto alla vita del popolo greco
Entrambi i ricorsi, benché dotati di un forte contenuto “mediatico”, saranno indubitabilmente rigettati in quanto “non ricevibili” per difetto di giurisdizione da parte delle corti adite.
A Cipro, invece, il Parlamento nazionale si è opposto al prelievo forzoso dai conti e depositi bancari che era stato indicato dagli esperti europei come misura straordinaria per reperire risorse ed evitare il default: vero e proprio esproprio!
Di differente natura, ma egualmente avvilente per i sostenitori di una Unione coerente e significativa, è la vicenda legata all’operazione militare Serval[7] che la Francia ha avviato in Mali: su questo tema ci siamo già soffermati[8] con una lunga disamina di natura politica e giuridica e resta solo da aggiungere che, in una fase di crisi sistemica quale la presente, ove economia reale e società civile soffrono di forti instabilità strutturali, è avvilente e offensivo assistere allo spettacolo della guerra dei “grandi d’Europa” con il placet di Bruxelles contro gli “ultimi della Terra”.
Certamente, la partecipazione a simile tragedia non contribuisce ad aumentare il gradimento di cui il sogno europeo avrebbe bisogno per continuare a crescere e realizzarsi.
 
Europa meglio di più
A fronte di un simile e altalenante quadro e in vista dell’appuntamento del maggio 2014, quando si rinnoverà il Parlamento Europeo, si rileva sempre più urgente una decisa accelerazione del processo di empowerment del sistema unionista che il Trattato di Lisbona[9] ha apparentemente bloccato offrendo all’Europa quell’impianto para-costituzionale che ha ingenerato grandi entusiasmi e aspettative purtroppo velocemente tradite.
A questo proposito, come la Commissione ha elaborato una specifica strategia “Europa 2020[10] per sostenere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva dell’economia europea del prossimo futuro, ugualmente andrebbe lanciato un piano strategico politico per lo stesso periodo.
Un documento ove i contenuti di visione e missione della costruzione europea potessero fondere con fare sapiente i sogni più arditi degli europeisti convinti con le pragmatiche azioni di governo della società e dell’economia che si dimostrano oggi improcrastinabili; un documento che potrebbe porsi come orizzonte temporale il 2050 per darsi maggiore respiro, ma che dovrebbe contenere una seria riforma del sistema dei trattati in chiave autenticamente “costituzionale”.
Maggior democrazia e partecipazione dei cittadini europei al processo decisionale con una piena investitura del Parlamento quale primo legislatore in una Unione politica, ove gli Stati membri si spogliano delle prerogative statuali per acquisire un ruolo differente all’interno di un soggetto nel suo complesso più forte.
Istituzioni politiche e legislative uniche, un unico sistema di relazioni esterne e di difesa, una unione fiscale e bancaria comune (seppur modulata secondo il principio cardine della sussidiarietà), e Stati membri responsabili dell’attuazione dei provvedimenti a livello locale, degli interventi diretti in alcune materie specifiche (come l’educazione primaria o la sanità pubblica), della sicurezza sociale e dell’ordine pubblico: questi i caratteri di un’Europa 2050 che si proponga oltre gli stati nazionali e la semplice confederazione di classica memoria, autentica unione politica, terzo genere sui generis.
Per giungere a tanto, si deve partire subito, tutti insieme e offrire le nostre migliori energie per realizzare questo grande progetto. Magari, riusciamo a realizzarlo prima del 2050!

 


[1] Cfr. Commissione europea, Investire nel settore sociale a favore della crescita e della coesione, in particolare attuando il Fondo sociale europeo nel periodo 2014-2020, Comunicazione COM(2013) 83 final del 20.02.2013.
[2] Cfr., tra gli altri, Bidona G., Debiti P.A.: Ok dell'UE per lo sblocco dei pagamenti arretrati, in http://www.lavoripubblici.it.
[3] Cfr. sito istituzionale http://www.confindustria.it.
[4] Per “troika” si intende il gruppo di tre esperti, Paul Thomsen del Fondo Monetario Internazionale, Mathias Morse dell'Unione Europea e Klaus Mazouch della Banca Centrale Europea che si sta occupando degli interventi strutturali da attuare in Grecia per arginare la crisi; in altri contesti, con il medesimo termine, ci si riferisce ai responsabili delle tre maggiori istituzioni europee, Martin Schulz del Parlamento Europeo, José Manuel Barroso della Commissione Europea e Herman Van Rompuy del Consiglio.
[5] Cfr. sito istituzionale http://www.icc-cpi.int.
[6] Cfr. sito istituzionale http://www.echr.coe.int.
[7] Cfr. sito istituzionale http://www.defense.gouv.fr/operations/actualites/mali-lancement-de-l-operation-serval.
[8] Cfr. dello stesso A., Parigi-Bruxelles-Bamako: la guerra del Nobel per la pace, in KultUnderground, n.210, gennaio 2013.
[9] Cfr. dello stesso A., In vigore il Trattato di Lisbona: finalmente l’Unione Europea del XXI secolo!, in KultUnderground, n.173, dicembre 2009.
[10] Cfr. dello stesso A., Strategia Europa 2020: per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva !, in KultUnderground, n.178, maggio 2010.

 

 
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:: Davide Caocci

Davide Caocci, nato a Milano nel 1972, si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università Cattolica e specializzato poi in Diritto internazionale, Diritto UE ed Economia. Ha lavorato tra Europa, America latina e Africa subsahariana come esperto di politiche europee e consulente per la cooperazione allo sviluppo. A questo ha sempre affiancato una ricca attività didattica in università italiane e straniere e una altrettanto ricca produzione di articoli sui fenomeni legati alla globalizzazione. Ora vive in Argentina, dall’altra parte del mondo. “Semel Scout Semper Scout”.

 
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