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2013
13
Mar

Metafisica dello zero - Fortuna Della Porta

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«Venite, tuccateme ‘o core/aiutatem’a fa na poesia/’mpupazzata a festa»
(dalla prima bandella di copertina)
 
Fortuna mi mancava, le sue dediche semplici su libri complessi ed intensi, le sue parole come fave secche sgusciate al tac mortale della carezza incisa, la sua poesia assoluta sul tempo che scorre “scostumato” e l’andirivieni della culla entro la quale tutti noi dondoliamo sino alla morte.
Mi mancava la forza dell’esistenza che due soltanto hanno prodotto in Italia: Fortuna ed Alda Merini, e secondo me – non per amicizia e basta – Fortuna è superiore anche a quest’ultima, perché manipola le parole come operaio plastico, bimba ostinata al das, per dar forma olistica al vivere.
 
Frantuma e sospende, in quest’opera, lo spazio-tempo ossessione di sempre. Parcellizzato e filigranato in ricordi da “vecchietta” quasi-semplice, come lei sola sa fare nell’essere assolutamente ermetica ed assolutamente filigranata ed architetto dei luoghi minuziosamente rimembrati e mai descritti; perché c’è sempre tempo tempo tempo per ricordare l’ambiente ed il particolare e non ve n’è più più più quando si rimane soli.
Non so se quest’ultima è l’ossessione di Fortuna; so che è la mia e rimane stampata ogni volta nel sonno e nelle veglie, meglio riagganciata alla pelle dopo e durante la lettura di tutte quante le sue poesie.
 
Se c’è scrittore, è lì dove l’estasi rapisce e costringe al sospeso, in fluide volate sul mondo, su tappeti d’oriente e per noi sud, in attesa d’un mondo migliore.
Adesso necessita un vagone di libri di Fortuna, un vagone stracolmo delle sue pagine intense; libri a peso nello stomaco sospeso sul margine arrendevole delle forze, l’attesa e la distesa infinita appena trascorsa delle ore-giorni, l’angoscia, il non potere più il non volere più il non esserci più, infine.
 
Fortuna mi mancava e non mi manca meno in vernacolo, nel suo particolare miscuglio di tutto quanto è andato: liceo, università, fanciullezza; latino, greco e tutte le letture, ad una ad una sospese come noi nel vortice delle poesie d’autore; assolute mortelle masticate piano, ingoiate tardi, fuse al sangue della dimestichezza: estatiche.
 
Penso che Fortuna abbia fatto bene a dedicare la sua vita a scrivere, perché i libri di Fortuna fanno bene ad esistere, perché li si legga e si tremi e si tema la vita, che soltanto così, e spesso ingiusta per i più, val la pena d’essere vissuta; è vita e basta, come la vera scrittura che la descrive e non c’è, secondo me, miglior poeta oggi di Fortuna Della Porta.
 
Cosa sia questa scrittura meglio di noi lo diranno i posteri. E quanti silenzi e verità nasconde per perdonare libero il passato e cedere all’assoluto dell’esserci sempre: anche questo approfondiranno i posteri. Adesso c’è l’assoluta contemporaneità di questa giovane donna di nome Della Porta, nata a Nocera Inferiore senza data stampigliata apposta in una nota biobibliografica sobria e alta. Come TE, Fortuna, GRAZIE!
 
Giovane nell’assottigliare e sminuzzare principi, credo impregnanti la pagina, laicità assoluta d’una fede superbamente soggettiva, calda, arguta calata nella sensualità misteriosa e argentee allusioni, sempre: perché «chi sono» non ve lo dicano i posteri, e rimanga la poesia, come scelto dal dolce narcisismo pudico e dal fiato costante dell’amore.
 
Penso che, come ogni donna, Fortuna nasconda sogni inconfessabili e libertà mentali inesprimibili, ebbrezze spontanee e filigrane entro le quali nascondere perle rubate ai mari.
Ma, come poeta, Fortuna strabuzza gli occhi all’oggetto e lo rende carne. È qui la differenza tra semplici nostalgie ed inarrendevole ardore.
 
La divergenza assoluta, la guerra delle infinite stagioni di mezzo che si occupano dei nostri corpi dopo i quaranta; l’attesa dell’esserci ogni giorno e del cotidie fumante d’odori erboristici, misture che prendono corpo dal passato nella memoria di oggi, e tutt’una la vita procede indefessa verso una meta segnata e dolorosamente attesa; impotente scorrere di finitudine nostra, alla quale non si vuol credere. Mai.
 
…  E anche questa volta, non ho saputo descrivere ciò che nel libro si canta: la filosofia.
 
 
Metafisica dello zero è edita nel 2012 da LietoColle, Falloppio, Como, nella Collana Oro, Il Graal 81. Con pregevole nota introduttiva di Lidia Gargiulo, intitolata “L’anima delle cose”.
 
 
Fortuna Della Porta è nata a Nocera Inferiore (Salerno).
Laureata in lettere, ha insegnato per diversi anni.
Ha pubblicato sei raccolte di versi. Molti testi in antologie, tra le quali William Shakespeare, I Sonetti, patrocinata dall’Università di Berlino.
Articoli e saggi critici compaiono con regolarità sui maggiori periodici letterari sia cartacei sia on line.
Ha partecipato a festival internazionali e conta numerosi premi e riconoscimenti.
 
 
Monica Cito  è nata a Telese Terme nel 1972.
Avvocato perfezionato in diritto penale minorile ed articolista di portali letterari e giuridici, anche di rilevanza internazionale.
Si è formata alla Scuola per Amministratori – S.P.A. 2012. Nello stesso anno pubblica, su commissione del Movimento Cristiano Lavoratori, il saggio Attività amministrativa della Pubblica Amministrazione e attività amministrativa dei privati,  Simple edizioni, Macerata.
È altresì autrice, per TBM (canale 212 digitale terrestre Puglia), di una rubrica di deontologia forense.
Curatrice dell’antologia Storie a Mezzogiorno, edizioni Simple Macerata 2009; giurata di “Parlami d’amore”, edizione 2012, del caffè letterario “La luna e il drago”, ad ideazione e cura della scrittrice Anna Montella; proviene da numerose esperienze redazionali, tra le quali Il Cavallo di Cavalcanti Azimut editore Roma.
Presente in  antologie poetiche, curatrice d’introduzioni e postfazioni, nel 2005 ha pubblicato il romanzo “Venere, io t’amerò” per i tipi di Giulio Perrone Editore, Roma. Per il quale le è dedicata una voce, a cura del professor Ettore Catalano (ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Bari) nel dizionario Letteratura del Novecento in Puglia 1970-2008, Progedit editore, Bari, 2009.
Dopo un’intensa attività di volontariato all’interno dell’Associazione Italiana Celiachia, costituisce il Comitato Autonomo Gluten Sensitivity, per dare voce, attraverso la convegnistica, ad una nuova cittadinanza attiva per il mercato del senza glutine e la libertà e salute alimentare.
 
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:: Monica Cito
Monica Cito è nata a Telese Terme (BN) nel 1972. Risiede a Ceglie Messapica (BR). Laureatasi in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari, ha conseguito l’abilitazione all’avvocatura. Membro del direttivo della sezione “Pinuccio Tatarella” di Alleanza Nazionale a Ceglie Messapica, ivi riveste la qualifica di Responsabile Cultura. Ha pubblicato il romanzo “Venere, io t’amerò” per i tipi della Giulio Perrone editore (Roma, 2005). Sue liriche sono presenti in qualificate antologie. Due e-books (l’antologia poetica “Dea della caccia” e la sua tesi di laurea “Le condotte pedofile”) sono pubblicati su: www.kultvirtualpress.com e scaricabili gratuitamente dall’apposita sezione. Ha prefato sillogi poetiche e romanzi. Collabora come critica letteraria alla rivista “Il Cavallo di Cavalcanti” (Azimut Editore, Roma), nonché su varie riviste on line (www.transfinito.net, www.kultunderground.org e www.kultvirtualpress.com ; www.lucidamente.com ) e cartacee (come il trimestrale “Sud-Est”, dove si occupa di editoria indipendente e cura il premio letterario “Storie a Mezzogiorno”). Non si è sottratta ad interventi di critica letteraria anche su giornali “dell’opposizione”. Suoi interventi di saggistica giuridica si trovano su www.diritto.it
 
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