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2013
14
Gen

Intervista con la Casa del Vento

media 5 dopo 1 voti
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A tre anni di distanza dal loro ultimo album, e dopo l’esaltante collaborazione con Patti Smith che ha portato i 6 musicisti toscani a suonare e arrangiare due pezzi dell’ultimo album della cantante e poetessa americana, la Casa del Vento torna con un nuovo lavoro:  Giorni dell’Eden. A conferma di una ricerca musicale e poetica che non si è mai fermata, il nuovo album della band toscana presenta sonorità e atmosfere più mature e compatte. Si compie un percorso che era cominciato con l’esplorazione delle multiformi sonorità del folk (irlandese, americano, balcanico, latino) ed era poi virato sempre più decisamente nel mondo del rock. Con Giorni dell’Eden la Casa del Vento presenta 11 brani in cui l’equilibrio tra folk e rock si realizza pienamente. Ci sono ballads tradizionali, dal sapore notturno come Berlin Serenade che a volte si trasformano però in cavalcate intense, quasi psichedeliche, come nel caso di Rose di Marzo, impreziosita dalla collaborazione con Francesco Chimenti, voce dei Sycamore Age, uno dei gruppi Indie Rock italiani più promettenti. L’album è totalmente attraversato dalla ricerca di un percorso di redenzione, individuale e collettivo. La poetica del gruppo si libra in volo, come in Icarus che vede la collaborazione canora di Violante Placido aka Viola, o in Portato dalle nuvole. A volte si ferma a mezz’aria, come ne L’acrobata, sospesa tra la pesantezza della propria condizione - La croce su di te - e le speranze di redenzione narrate nella title track Giorni dell’Eden, in cui suona potente la chitarra elettrica di Lenny Kaye, inseparabile chitarrista di Patti Smith. Ma, come detto, la salvezza cantata dalla Casa del Vento è intima e sociale al tempo stesso. E così, accanto alla cover della bellissima e delicatissima Just Breathe dei Pearl Jam, non potevano mancare pezzi come Hurriya, dedicato alla primavera araba con la partecipazione del rapper marocchino Youss Yakuza; L’Inferno e la bellezza, in cui si leva la voce di Daniele Sanzone, voce degli A67; La parola rende uguali, omaggio all’opera e al pensiero di Don Milani, al suo proporre l’educazione come mezzo di riscatto sociale. Infine, tra gli ospiti, va ricordato anche Francesco ‘Fry’ Moneti (MCR), che però, più che un ospite vero e proprio, è considerato il settimo “abitante” della Casa del Vento.
 
 
Tre lustri di lavoro incessante per una band che ha fatto dell’impegno sociale il fulcro attorno al quale ruota la propria creatività.
6 album, 1 antologia e  4 progetti speciali, formano – fino ad oggi – il percorso discografico di uno tra i gruppi più coerenti della nostra scena, che potremmo definire combat (a volte), rock (spesso) di matrice folk (sempre) se teniamo presente che quest’ultimo termine indica una musica nata dal popolo e creata per il popolo, di qualsivoglia zona del mondo, ceto ed estrazione culturale.
 
A dar man forte al nucleo, operativo nella discografia dal lontano 1999, un nugolo di musicisti, attori e artisti di vario genere, che a farne l’elenco, si riempie solo con ciò la biografia.
Potremmo ricordare - tra i tanti - le voci della Resistenza, gli operai della Thyssenkroup e di Arezzo, i migranti, Emergency, Cisco Bellotti, Francesco “Fry” Moneti e i Modena City Ramblers, Elisa, David Rhodes, Ascanio Celestini, Cristiano Lucarelli, Finaz ed Erriquez della Bandabardò, Haidi Giuliani, Stefano Tassinari, Banda Osiris, Ginevra Di Marco e Patti Smith.
 
Proprio Patti Smith si è rivelata - in modo assolutamente inaspettato per tutti, band e media inclusi – prodiga e generosa nei confronti della Casa del Vento , che hanno saputo affascinare la grande artista statunitense tanto da spingerla a volerli spesso al proprio fianco sul palco (Firenze, Milano, Bolzano, Arezzo, Siena… e Parigi!). Ma soprattutto va ricordato e sottolineato che gli abitanti della Casa del Vento sono gli unici artisti italiani ad aver collaborato con due brani – Seneca e Costantine’s Dreams – al nuovo album di Patti Smith, Banga.
 
A tal proposito, il 20 Settembre 2012, all’interno di Whatever, programma radiofonico condotto da Luca De Gennaro su Radio Capital, ha così dichiarato: “Riguardo alla Casa del Vento devo dire che loro sono veramente speciali perché sono così intuitivi, sono molto simili alla mia band. Hanno suonato due canzoni in Banga, Costantine’s dream e Seneca, senza provarle prima. Hanno capito le canzoni e ne hanno toccato i sentimenti, hanno improvvisato le musiche. La creatività che hanno portato nel mio album è unica… è stata una esperienza meravigliosa!”
 
Un viaggio collaborativo quello tra l’artista di Chicago e la band di Arezzo che è cominciato due anni fa e che ancora prosegue, visto che a suggellare questo “patto d’alleanza artistica” è arrivata anche la partecipazione di Lenny Kaye – fedele chitarrista di Patti Smith - all’interno del nuovo Giorni dell’Eden.
 
 
L’Inferno di Dante rappresenta la Bellezza, ma LInferno quotidiano può essere sconfitto solo dalla Bellezza senza dimenticare che l’ossessione per la Bellezza trasforma l’esistenza in un Inferno ma di contro l’indifferenza alla Bellezza riduce la vita a un Inferno
 
L’Inferno e la Bellezza sono le due facce della medaglia del nostro barcamenarci alla ricerca di una conclusione serena per ogni giornata, ma è soprattutto il primo singolo tratto dal nuovo album della Casa del Vento.
 
L’Inferno e la Bellezza, è stato realizzato anche grazie al supporto vocale – potente come il brano – di Daniele Sanzone, la voce del gruppo partenopeo A67, formazione nota a coloro che si nutrono di musica per il proprio percorso artistico pluripremiato (tra i vari: Premio Tenco, Voci per la Libertà/Amnesty, Voci di Confine/M.E.I.) che per le prestigiosissime collaborazioni (Roberto Saviano, Edoardo Bennato, Tony Esposito, Planet Funk, Carlo Lucarelli e moltissimi altri) alle quali da oggi possiamo affiancare anche quella con la Casa del Vento.
 
Giorni dell’Eden, uscito il 27 Novembre 2012, è stato prodotto registrato e mixato da Andrea Rovacchi in vari luoghi d’Italia: Studio Bunker di Rubiera (RE), Studio Pomod'oro di Loro Ciuffenna (AR), Doccione (Chiusi della Verna - AR) e masterizzato da Davide Barbi al Right Bell Studio di Bomporto (MO).
 
Luca Lanzi (voce, chitarra acustica, banjo), Sauro Lanzi (fisarmonica, tromba, trombone, tin whistle), Massimiliano Gregorio (bassi), Fabrizio Morganti (batteria, percussioni), Andreas Petermann (violino) e Riccardo Dellocchio (chitarra elettrica, dobro, steel guitar) hanno suonato e cantato nei Giorni dell’Eden… A voi non resta che ascoltarli. 
 
1.            Portato dalle nuvole
2.            L'acrobata
3.            Giorni dell'Eden
4.            Hurriya (feat. Youss Yakuza)
5.            Berlin serenade
6.            La croce su di te
7.            La parola rende uguali
8.            Icarus (feat. Violante Placido aka Viola)
9.            Just Breathe (feat. Francesco “Fry” Moneti (MCR) e Lenny Kaye)
10.         Rose di marzo (feat. Francesco Chimenti)
11.         L'inferno e la bellezza (feat. Daniele Sanzone)
 
 
Discografia:
1999   Senza Bandiera (Autoprodotto)
2000   900 (Mescal/Universal)
2002   Pane e rose (Mescal/Sony)
2002   Genova chiama (Manifesto)
2003   Non in mio nome (Mescal/Sony)
2004   Al di là degli alberi (Mescal/Sony)
2005   Sessant’anni di Resistenza (Mescal/Sony)
2006   Il grande niente (Mescal/Emi)
2008   Il fuoco e la neve (Mescal/Emi)

2009   Articolo Uno (Mescal/Emi)

2011   Seeds in the wind (Emergency)
2012   Giorni dell’Eden (Mescal/Self)
 
FOTO DI: AGNESE RONGONI
 
Prossimi Concerti
23-12-2012 Arezzo
01-02-2012  Roma
09-02-2013 Torino
 
 
Ufficio Stampa Mescal
 
Intervista
 
Davide
Ciao e bentornati con questo bellissimo “Giorni dell’Eden”. L'idea di uno stato felice perduto e non più ritornato è presente in tutte le civiltà. Cosa sono i “giorni dell’Eden”?
 
Casa del Vento (Luca Lanzi)
Grazie!
 I “Giorni dell’Eden” rappresentano il sogno, il desiderio di raggiungere un proprio “paradiso” e la promessa che ciò avverrà, che ci sarà qualcosa che lo renderà possibile. Le persone più sofferenti che negli anni abbiamo descritto - migranti, disoccupati, vittime di guerre - sono per noi, coloro che dovrebbero meritare la conquista di “un cielo”, ma non nell’al di là, bensì qui e adesso, sulla Terra. Il richiamo all’Eden non è altro che simbolico e metaforico.
 
Davide
Come nasce questo disco, intorno a quali idee e suggestioni?
 
Casa del Vento
Nasce molto dal personale, dal senso di alienazione che viviamo in una società infelice e sempre più in crisi. Nasce dalla disillusione che tutte le nostre battaglie culturali e sociali, personali e come gruppo, si sono scontrate con il sempre maggiore egoismo e con la crisi dei processi solidali. Ci siamo quindi chiesti quali fossero artisticamente e umanamente parlando, le vie di salvezza da tutto questo.  Sono così nate intorno a “Giorni dell’Eden” - una ballata rock intima e struggente - le altre canzoni, in un simbolico tentativo di realizzare le proprie utopie e speranze. Metafore sull’attuale incertezza del vivere come in “L’acrobata”, sul desiderio di andarsene in “Portato dalle nuvole” o sul tentativo di realizzare i propri sogni come in “Icarus”: un Icaro che vola via (lotta, persevera) e riesce, stavolta, a raggiungere il proprio obiettivo andando “oltre il Sole”. Consapevole che la redenzione passi solo esclusivamente dall’uomo e che egli stesso debba farsi carico del proprio dolore (La croce su di te).
Ogni canzone dell’album è legata a questi temi, gli incontri degli ultimi anni del resto ci hanno lasciato più di una traccia di poesia.
 
Davide
Avete raggiunto un’equilibrata e personalissima sintesi di rock e di folk. L’avete ricercata o è giunta da sé, in modo naturale lungo il vostro percorso artistico?
 
Casa del Vento
Prima di cominciare a scrivere le canzoni ci siamo detti quale dovesse essere la strada da perseguire, azzerare gli elementi di folk o etnici più “manieristici” facendo incontrare suoni acustici con venature rock. Abbiamo utilizzato steel guitar, dobro, mandolino, violino, piano, archi, chitarra acustica ed elettrica arrangiando melodie che pensiamo siano accattivanti. Forse sono le canzoni che abbiamo scritto che hanno determinato certe sonorità. Scrivendo, sono nate delle suggestioni particolari che hanno portato a soluzioni nuove e diverse.
 
Davide
In Hurriya… che, se non sbaglio in arabo vuol dire “libertà”, è vostro ospite Youss Yakuza. Ultimamente però, sulla cosiddetta “primavera araba”, stanno aumentando notizie e articoli che parlano di fallimento, di naufragio, d’inverno islamico della primavera araba. Qual è il vostro punto di vista?
 
Casa del Vento
Pensiamo sia stato comunque un punto d’inizio di rottura, anche se con i tratti troppo soffocanti che certe culture si portano dietro. L’idea di progresso che quei movimenti portano avanti, rappresentano le legittime aspettative di quei ragazzi e di quelle ragazze, che chiedono di “salvarsi”, cercando di costruire intorno a loro una società diversa e migliore.
 
Davide
Al cielo di Berlino voglio ritornare… Anche nel film di Wenders si parla di caduta dall’immortalità, quando Damiel decide di diventare umano e abbandona la sua esistenza spirituale e per prima cosa sperimenta sangue e dolore. Vi riferivate dunque a quella Berlino?
 
Casa del Vento
Berlino è una città alla quale noi tutti, per un motivo o per un altro, siamo molto legati. Andreas il nostro violinista è berlinese (anche se vive in Casentino da tanti anni), per alcuni di noi rappresenta una vera “fortezza” del proprio cuore. La sentiamo nostra. Lì vivono amici carissimi; lì abbiamo fatto due bei concerti. Camminando per le sue strade, ci siamo sentiti sempre teneramente terreni e al contempo spiritualmente fragili, “definiti” e bisognosi. “Berlin serenade” è una canzone sul senso del ritorno, sul bisogno di certezze pur nella difficoltà di comunicare i propri sentimenti. Un luogo ideale da cui trarre ispirazione per la salvezza deIla propria anima. Il violino di Andreas è stato registrato con un vecchio microfono di suo padre, proveniente proprio da Berlino; un vero atto d’amore di un figlio per il padre che non c’è più.
 
Davide
Cosa volevate suggerire con la copertina e con quel paio di ali dismesse lasciate a terra? Chi è l’autore?
 
Casa del Vento
L’autore è il bravissimo grafico fiorentino Samuell Calvisi; il tipo ritratto in copertina è lui stesso!
La sua idea era quella di poter lasciare “libera interpretazione”. Qualcuno potrà chiedersi se quelle ali aspettano qualcuno che le possa usare, oppure che qualcuno – abbandonandole - ha rinunciato ai propri sogni. O forse qualcos’altro. Ecco il punto focale: sia noi che Samuell non volevamo stavolta dare una risposta, ma lasciare interpretare… visto che spesso siamo stati tacciati per essere “retorici”.
 
Davide
Perché in particolare avete scelto, come cover, Just Breathe dei Pearl Jam?
 
Casa del Vento
Per la poetica infinita di Eddie Vedder e perché la canzone nasce dal tema musicale del film “Into the wild”, un film anch’esso sulla ricerca di una vita diversa, in un certo qual modo di una via di salvezza dalla società. E poi perché è una canzone d’amore bellissima, per niente banale.
 
Davide
Don Lorenzo Milani: Ogni parola che non impari oggi è un calcio nel culo domani. Perché avete scelto di scrivere una canzone su questo grande educatore?
 
Casa del Vento
Proprio per questo, perché anche se oggi è sempre difficile costruirsi un futuro, il sapere e la cultura possono ancora essere l’elemento di svolta per la vita delle nuove generazioni. Considera poi che il sottoscritto (Luca Lanzi) è un maestro di scuola elementare e Massimiliano Gregorio, il bassista, è ricercatore all’università, quindi il nostro vivere a contatto con le problematiche scolastiche ci ha reso consapevoli di quanto sia importante dare risorse alla scuola statale, per dare a tutti la possibilità di elevare la loro posizione sociale. I tagli operati negli ultimi anni hanno creato una situazione difficilissima abbassando, tristemente le prospettive di sviluppo di questo paese.
 
Davide
Non vorrei un paradiso dove non si avesse il diritto di preferire l'inferno”, scrisse Jean Rostand. Insomma, L’inferno e la bellezza… Dicotomie e contraddizioni della condizione umana su cui si potrebbe parlare a lungo (ma sta qui la libertà)… Tuttavia, per restringere un po’ il campo, cos’è per voi bello e cosa è invece brutto in musica?
 
Casa del Vento
È bellissimo potersi esprimersi e poterlo condividere con altre persone. È bellissimo fare degli incontri per poi arricchirsi umanamente ed artisticamente. È bello accompagnare le emozioni, toccare il profondo di qualcuno.
In musica a volte sono brutti gli steccati, l’impossibilità di far passare un certo tipo di musica nei media più grandi, l’invidia e i piccoli giochi di potere di certi ambienti. È brutto l’ego smisurato di qualcuno.
 
Davide
Quali, secondo voi, sono stati i dischi migliori del 2012?
 
Casa del Vento
Ci è piaciuto molto Banga di Patti Smith, aver suonato due brani lì dentro rappresenta per noi un’esperienza epocale che rivendichiamo con grande orgoglio; un altro disco che ci è piaciuto molto è Rhythm and Repose di Glen Hansard.
 
Davide
Confesso di non aver approfondito prima di ora le belle qualità anche cantautorali e vocali di Viola, ossia Violante Placido. Che ha significato ha per voi aprirvi alle collaborazioni?
 
Casa del Vento
Significa aprirsi al confronto e imparare da artisti che danno forza alle tue idee.
 
Davide
Come avete conosciuto Patti Smith e Lanny Kaye?
 
Casa del Vento
Ad un Meeting di Emergency a Firenze nel 2009. Patti ci sentì suonare e ci volle fare i complimenti; volle alcuni nostri album e dopo tre giorni ci fece scrivere chiedendoci di collaborare con lei. Così lei venne ad Arezzo da noi e cominciarono una serie di esperienze, registrazioni e concerti, tra cui uno a Parigi. Sensazioni che porteremo sempre con noi. Lenny inoltre suona in “Giorni dell’Eden”. Da loro abbiamo imparato tantissimo.
 
Davide
Quali sono stati i più bei momenti del 2012 per la Casa del Vento?
 
Casa del Vento
La composizione e la registrazione dell’album con il supporto della nostra casa discografica (Mescal), l’uscita di Banga e i concerti con Patti Smith.
 
Davide
Cosa pensate dell’Italia nell’ormai raggiunto 2013? L’acrobata, che rischia di cadere in basso, potrebbe esserne una metafora?
 
Casa del Vento
Assolutamente sì, non ricordiamo un periodo così difficile, speriamo di non cadere ancora più in basso di così…
 
Davide
Cosa seguirà?
 
Casa del Vento
Nella società non sappiamo, ci auguriamo nuova linfa per chi non ha lavoro e un futuro con maggiori prospettive…
Artisticamente cercheremo di portare la nostra testimonianza e il nostro contributo.
 
Davide
Do you care?
 
Casa del Vento
Ci importa molto una società fatta di relazioni giuste e fondata su principi solidali, dove i singoli possano evolversi in armonia con gli altri. Ci importa il progresso, la giustizia e l’equità. Ci importano le belle idee e la scoperta dell’altro. Ci importa andare oltre…
 
Davide
Grazie e à suivre…
 
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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