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2013
4
Gen

Questa sono io – Federico Guerri

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L'uomo, in quanto inserito in un contesto sociale (e a volte anche quando resta solo con se stesso) perde la sua unicità. Quando, agli occhi degli altri, l'io non è più soggetto ma oggetto di un processo di osservazione, derivante tanto dalla frequentazione che dalla semplice informazione, l'unicità si frantuma come uno specchio, mostrando molteplici immagini spesso contraddittorie.
La stessa definizione di personaggio pubblico implica l'insorgere di una dicotomia con il privato che la presenza e fruibilità su scala planetaria dei mezzi di comunicazione ha ulteriormente acuito. E poco importa se produttori e pubblicitari cercano di convincerci di aver creato ambienti (i reality) in cui queste differenze si annullano: noi siamo chi pensiamo di essere, cangevoli ai nostri stessi occhi, e chi appariamo a ognuno dei componenti la massa indistinta che chiamiamo folla. Assumiamo mille identità, una per ognuno dei nostri osservatori, tanto (da questo punto di vista) da rendere vacillante l'idea di domandare "chi sono io?".
Con "Questa sono io" (Ed. Il Foglio 2012) Federico Guerri tenta di trovare un risposta vestendo i panni variegati di Laura Prete, una stella della televisione, della pubblicità e dei concorsi di bellezza la cui vita viene sezionata e raccontata per tre volte, osservandola da tre punti di vista diversi.
La Laura Prete che tutti i telespettatori conoscono è una giovane acqua e sapone, capace di arrossire alla domanda "come ci si sente quando i propri sogni si avverano?", sulla cui intelligenza e perspicacia sono in molti a dubitare[1], stretta nel suo vestitino natalizio, capace di affermazioni disarmanti quali "da quando sono nata sono la fan numero uno di Gesù". Eppure, già in questa incarnazione, Laura mostra uno sfasamento tra la sua immagine di innocente senza cervello ("era una bambina nel corpo di una donna") e i retroscena della sua vita, o almeno di questa sua prima vita: la scopriamo "venditrice di baci" nei bagni della scuola, passiamo in rassega i lutti che l'hanno segnata, le persone che la attorniano, la plasmano e la proteggono, riviviamo con lei il concentrato delle sue esperienze, tanto ricco e tramortente da farle affermare "ho ventun anni e mi sento una vecchia".
La formazione di Federico Guerri, attore e insegnate di teatro, traspare numerose volte nel corso della lettura: dal ritmo della narrazione condotta molto spesso come monologo all'attenzione riservata ai dialoghi, dalle citazioni di Shakespeare e di altri autori di teatro alla divisione del testo in atti che separano le tre versioni di Laura e che ci conducono dalla giovane timida alla donna che indossa biancheria intima sotto una pelliccia di visone e poi ancora alla donna con il volto in ombra.
Nello studio televisivo della mente di Laura ecco allora apparire le altre figure generate dal prisma che Guerri ha utilizzato per scomporre la natura della protagonista di "Questa sono io". Queste donne mostreranno scaltrezza, calcolo, disponibilità al compromesso[2], premeditazione e disillusione, caratteristiche che si trasformeranno in doti o qualità per chi vuole sopravvivere o addirittura dominare questo mondo perché è "venti mosse avanti agli avversari".
Lo sfondo su cui si muovono le tre Laura è quello di una società senza speranze, intontita e instupidita dalla televisione, dai sogni preconfezionati di concorsi di bellezza, di fama e di lustrini. È una società la cui colonna sonora è "Non vogliamo più studiare! Vogliam solo limonare!" cantato sulle note di The Wall dei Pink Floyd, che si raccoglie di fronte al teleschermo per assistere a "Domenica in famiglia", che trova il suo sogno erotico in una ragazza che accarezza con fare sensuale un panettone in una pubblicità. 
È la società che nasconde il suo vero essere[3], sfasato rispetto a ciò che mostra di sé, e che si comporta esattamente come i singoli individui che la compongono, summa e origine dei compromessi e delle nefandezze che immondano l'uomo. Eppure è una società che sembra quasi illudere se stessa, fatta di persone che nascondono sotto la camicia le ferite di cicatrici autoinflitte, che si riproduce negli altri e nei suoi stessi figli[4], che definisce il proprio concetto di morale[5], immedesimata a convincersi di avere "un debole per l’innocenza" e, immediatamente dopo, dietro le quinte, a fare di tutto per estirparla salvando esclusivamente la facciata. Eppure, nonostante gli sforzi, qualcuno scopre i meccanismi che regolano questo mondo e li svela, li utilizza, li trasforma in armi. E combatte la sua guerra[6].
 
 
Questa sono io – Federico Guerri
Ed. Il Foglio 2012
Pag. 212 - Prezzo: € 14,00
ISBN 978-88-7606-399-2
Scheda del libro sul sito della casa editrice
http://www.ilfoglioletterario.it/catalogo_narrativa_questa_sono_io.htm
Contatto dell'autore
http://www.facebook.com/pages/Federico-Guerri/37263043406?fref=ts
 

[1] “Gli occhi di Laura Prete esprimono l’ingenuità di una bambina”. Poi aggiunse: “Non sappiamo se è per incredibile capacità recitativa o per l’incredibile stupidità dell’attrice”.

[2] “Parli bene, per essere una prostituta” dico io. “Non sono una prostituta” dice Fast Food “Cerco di fare la sceneggiatrice”.

[3] “Mi dispiace per il ragazzo ma, se vuole continuare a fare spettacolo, deve imparare che nessuno dà niente per niente e che è tutto un gioco di usare ed essere usati.”

[4] Collezionisti di fumetti, malaticci, giocatori di ruolo, balbuzienti, cocchi di mamma, secchioni, chierichetti e lesbiche.

[5] Cerca disperatamente di conservare la sua morale, in una forma perversa, convoluta e terribilmente cattolica dell’etica in cui si dice che finché non mi tocca, non c’è peccato.

[6] “Perché, nel momento della vittoria, le Miss piangono? Di certo non per la felicità e per lo stupore. Piangono per il compromesso inaspettato e per lo specchio infranto. Per la giovinezza corrotta e la speranza appassita. Piangono per le ombre pronte a divorarle in infinite camere d’albergo. Ogni bellezza è là per essere deturpata e i mazzi di fiori che ci vengono consegnati sono quelli delle nostre stesse lapidi.

Questa sono io che piango la morte di me stessa”.

 

 
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:: Andrea Borla
 
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