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2012
15
Ott

Intervista con Morris Goldmine

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LA MINIERA D’ORO DELL’INDIE

BLACKOUT
 
È uscito in digitale l’11 settembre l’EP d’esordio dei Morris Goldmine, “Blackout”. Aspettando la release fisica ufficiale (l’EP è già in vendita nel Regno Unito presso Sister Ray Records, il più grande negozio indipendente di dischi nel West End di Londra), fissata per il 6 ottobre, la band lancia su Youtube il promo video dell’album e il primo estratto, “What’s my name?”, un concentrato di hard rock in salsa indie.
 
 
Indie, British Rock, Psichedelia: c’è tutto questo nei 6 brani che compongono “Blackout”, EP d’esordio dei Morris Goldmine.
Interamente autoprodotto, “Blackout” si contraddistingue per un sound estero che pesca sia dai grandi classici del Rock fino alle più attuali sonorità Indie di stampo britannico.
 
LA BAND
Maurizio Sarnicola
(Voci, Chitarre, Basso, Synth)
Edoardo Di Vietri (Chitarre, Basso, Synth)
Sandro Laurito (Batteria)
 
 
 
 
Intervista
 
Davide
Ciao Maurizio. Afferma il filosofo Vladimir Jankélévitch: “Non si dovrebbe scrivere sulla musica, ma con la musica e musicalmente restare complici del suo mistero”. E tuttavia proviamo a parlarne comunque. Anzitutto, chi sono i Morris Goldmine? Cosa significa per voi creare e suonare musica?
 
Morris Goldmine (Maurizio Sarnicola)
Ciao Davide. Diceva anche Jankélévitch: “Chi pretende di pensare alla musica, dunque, pensa ad altro, e più spesso ancora a niente”. Noi, che non abbiamo pensato a nient’altro che alla musica, abbiamo davvero tanta voglia di parlarne, il caro Vladimir non ce ne vorrà. I Morris Goldmine sono maschere. Ci travestiamo continuamente. Creare musica per noi significa scrivere la pseudo-sceneggiatura; suonarla, interpretare la parte.
 
Davide
Da quali altre esperienze venite?
 
Morris Goldmine
Siamo una compagnia di figuranti con una cosa in comune: abbiamo aspettato Godot per anni, pur sapendo che non sarebbe arrivato mai. A proposito, qualcuno lo ha visto in giro?
 
Davide
Morris Goldmine, cosa vuol dire questo nome? Un po’ rimanda a “Velvet Goldmine”?
 
Morris Goldmine
Velvet Goldmine” è stato un film molto discusso, ma con una eccellente colonna sonora, cui Wilde avrebbe scritto dei testi magistrali. Parla della rivoluzione glam-rock della prima metà degli anni settanta, impersonificata da artisti senza tempo come David Bowie, Brian Eno, Lou Reed, e il resto della factory warholriana. Il glam rappresentava per gli artisti un'opportunità di manipolare il loro personaggio, facendo dello stile parte del loro messaggio; a noi piace questa chiave di lettura.
 
Davide
Avete finora aperto i concerti di molti gruppi e artisti illustri. Cos’ha significato per voi? Cos’è suonare dal vivo per i Morris Goldmine e che tipo di relazione ideale cercate con il pubblico presente ai vostri concerti?
 
Morris Goldmine
Il nostro pubblico deve sapere che ha di fronte delle maschere che interpretano il concetto di “rock opera” ma non nell’accezione comune; la nostra “opera” si mette in atto senza strutture e senza organicità, anzi in una forma di flusso di coscienza/estasi/catarsi/estemporaneità musicale. Ci piace il palco, e ci piace aprire spettacoli altrui. Il migliore, senza dubbio quello di apertura del concerto della Premiata Forneria Marconi.
 
Davide
Perché il rock?
 
Morris Goldmine
Perché il rock contiene dissonanze che evocano la paura. Perché le distorsioni emulano una condizione umana. Perché il rock è contraddittorio, ed ogni elemento che lo costituisce allo stesso tempo lo disgrega, includendo in sé stesso la propria negazione. Perché il rock rievoca il mondo del piacere originario e dello stupore infantile. Perché il rock, grazie al potere liberante del ritmo – ed a volte, con l'ausilio di qualche eventuale additivo chimico – è in grado di celebrare i valori dionisiaci del corpo. Perché il rock è ambiguo, e per questo eccitante.
 
Davide
Leggo che i vostri testi sono intimisti e introspettivi, tendono a fotografare allegoricamente sensazioni e stati d’animo e sono volutamente estranei da ogni influenza di tipo politico… La politica italiana non merita canzoni, ha detto Fossati. Ma la politica di questi tempi non influenza molto anche sensazioni e stati d’animo?
 
Morris Goldmine
La politica influenza anche troppo. Per quel che ci riguarda, sarebbe un errore conformare le forme simboliche della nostra musica alle esigenze della politica, comprese le politiche dell’industria discografica e del divertimento. Il Rock più coerente e dirompente è sempre nato nei garage, nelle cantine, al di fuori di meccanismi artificiosi. Desideriamo che, anche sulle soglie della semiclandestinità, la nostra musica sveli il suo momento più autentico e rivelatore.
 
Davide
Venite da Vallo della Lucania, Cilento… Il Cilento da millenni, a cominciare dalle sirene nell’Odissea, ha ispirato moltissimi poeti e cantori. C’è qualcosa e cosa della vostra terra, al di là del rock americano o inglese che sia, nella musica che fate?
 
Morris Goldmine
È sempre stata nostra intenzione astrarci dal nostro contesto; in noi ha prevalso l’anticonformismo. Difatti se fossimo nati e vissuti in Inghilterra avremmo con ogni probabilità prodotto musica tipicamente cilentana.
 
Davide
I tre dischi più belli di tutti i tempi secondo Morris Goldmine?
 
Morris Goldmine
Revolver, Beatles;
Led Zeppelin I, Led Zeppelin;
The Dark Side Of The Moon, Pink Floyd.
 
Davide
Cosa seguirà a questo esordio?
 
Morris Goldmine
A dire la verità, stiamo già pensando al prossimo disco.
 
Davide
Grazie e à suivre…
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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