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2012
19
Set

Intervista con Epsilon Indi

media 5 dopo 2 voti
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WHEREIN WE ARE WATER
 
Il nuovo album degli EPSILON INDI
(BitBazar / Audioglobe)
 
La notizia. La lunga attesa è finita: dopo 13 anni di (apparente) silenzio, torna una delle band di culto del panorama alternativo italiano con un nuovo lavoro discografico. A settembre sarà infatti pubblicato “Wherein We Are Water”, attraverso il quale gli Epsilon Indi ci presentano il risultato dell’esplorazione di nuovi percorsi creativi, che come sempre la band riesce a condurre mantenendo un coerente legame con i precedenti “viaggi artistici”. Sarà dunque più che mai interessante scoprire dove li ha condotti questa volta la loro curiosità creativa...
 
Il 3 settembre è uscito l’ottavo lavoro degli Epsilon Indi su etichetta BitBazar, distribuito da Audioglobe. L’elemento attorno al quale è costituito “Wherein We Are Water” è l’acqua, così attuale anche nei suoi risvolti geopolitici. L'acqua non ha forma, ma assume la forma di ciò che la contiene; questo aspetto le conferisce libertà di azione o meglio libertà di essere: non ne cambia la natura,  in quanto la sua essenza rimane intatta pur cambiando fisionomia. L’acqua, poi, fluisce in superficie come in profondità, non si arresta mai. Questo le conferisce potenza, nel suo duplice aspetto: può essere l'onda che travolge come la goccia che corrode la roccia, cosicché la sua energia può essere espressa sia nell'agire che nel perseverare. Nelle “pieghe” dell’album troviamo questa stessa adattabilità. Musicalmente ci troviamo infatti davanti ad un lavoro fluido, pieno di chiaroscuri e di colpi di scena. Le canzoni hanno la loro libertà di azione mutando stile lungo tutto il disco. Oltretutto - novità significativa per il gruppo - i testi sono in inglese, strumento al servizio delle linee melodiche e ritmiche. E sono proprio questi gli elementi sui quali anche dal vivo viene posta la maggiore attenzione, più che in passato quando il loro live era caratterizzato dalla forma "concerto-spettacolo".
 
In questo lavoro i colori musicali di riferimento per le nuove composizioni di Epsilon Indi potrebbero essere collocati tra Brian Eno e The Cure passando per Rachel Unthank e Divine Comedy, ma qualcuno potrebbe ritrovarvi gli stravaganti e ricchissimi arrangiamenti di Sufjan Stevens. Questo lavoro risulta così pieno di sfaccettature e riflessi che collocarlo in un genere sarebbe forse forviante: la musica ed il linguaggio per immagini degli Epsilon Indi sono semplicemente la musica ed i segni del nostro tempo, amati, digeriti, assimilati e rielaborati a tal punto da diventare altro. 

Conclusione. In conclusione dire “Dove Noi Siamo Acqua” rappresenta dove noi ci sentiamo, dove ci riconosciamo come l'acqua nel nostro intimo, come e quando ci esprimiamo come l'acqua nella nostra vita.
 
1. Dawn 6:08
2. La fenice 4:35
3. Shine 4:37
4. Clouds and other things 4:16
5. Just a game 3:44
6. Rainy day 4:43
7. Unreal 3:55
8. Blinking hands 6:45
9. We were water 3:48
10. Ocean lullaby 8:05
11. Blurred soul 4:42
12. The rainbow’s end 6:15
 
LINE UP:
Alessandro Romagnoli: voce
Sergio De Vito: piano, tastiere, campioni
Simone Bertugno: piano, chitarre
Alessando Bruno: chitarre
Antonio Leoni: basso, chitarre
Giulio Caneponi: batteria, percussioni
 
Recorded at Epsilon Studio and Caneponi’s Garage during 2010, except “Blinking Hands” and “Blurred Soul” recorded at Epsilon Studio a long time ago.
Mixed by Massimiliano Nevi assisted by Sergio De Vito, at BitBazar studio in 2010-2011, except “Blinking Hands” and “Blurred Soul” mixed by Franco Patimo assisted by Sergio De Vito and Franz Andreani at Epsilon Studio.
Mastered at BitBazar studio by Massimiliano Nevi
Photo by Annarita Corsi
Artwork by Giulia Donnini
Produced by Massimiliano Nevi and Epsilon Indi, assisted by Franz Andreani

Tracklist
Il disco si apre con “Dawn”, manifesto dell’intero lavoro, un brano che parte in un’atmosfera un po’ cupa che si dissolve grazie al crescendo finale, aprendo la strada alla strumentale “La Fenice”, dalla melodia accattivante, immersa in un situazione di semplice schiettezza. Forse si tratta di un pezzo fuori dal coro in questo disco, ma non essere prevedibili è da sempre una peculiarità degli Epsilon Indi. “Shine” è il primo singolo estratto da “Wherein We Are Water”, supportato dal video - realizzato dagli stessi Epsilon Indi - incentrato sul tormentato volto di Alex Romagnoli, la voce di molti brani del gruppo. “Clouds and Other Things” è un brano lento e contorto, un pezzo che sembra non finire mai non avendo – a prima vista... – una struttura ben definita. Qui la voce di Alessandro Bruno si intreccia con le complicate armonie di pianoforte ed archi costruite da Sergio De Vito.
L’atmosfera si fa rarefatta con “Just a Game” dove spicca l’accesa ritmica di Giulio Caneponi. Il brano volge al termine con un cambio di situazione, tipico della formazione romana, e prepara alla marziale andatura che contraddistingue “Rainy Day”. Le lunghe liriche di Simone Bertugno vengono interpretate quasi “teatralmente” dalla sua voce profonda. Ancora un cambio di atmosfera per far spazio ad un brano leggero, quasi evanescente come “Unreal”, che si presta felicemente alle fantasticherie divertite della band. Giungiamo così al secondo episodio strumentale del lavoro, “Blinking Hands”, un brano che ci porta su territori esplorati dagli Epsilon in passato. La parte centrale, con il dialogo tra le mani e il basso di Antonio Leoni, ci culla sulla superficie di quell’acqua che viene evocata in tutto il lavoro. Si nota anche la presenza alle tastiere di Armando Rossetti.
“We are Water” è il brano che dà il titolo all’album, una ballata struggente e romantica, semplice nella sua elaborata delicatezza: è il brano che prepara il finale, tutto in crescendo, del disco.
Il trittico conclusivo si apre con un terzo strumentale “Ocean Lullaby”, lungo, tormentato, pieno di cambi e di colpi di scena, un brano che potrebbe essere l’ideale colonna sonora per un racconto teatrale o una pièce di danza. Qui la vicinanza quasi trentennale tra Antonio Leoni e Sergio De Vito offre un esempio di come un brano possa evolversi in maniera impalpabile. Arriva quel fulmine a ciel sereno che è “Blurred Soul”, una scossa d’energia, oltre ad un esperimento compiuto mettendo le parole al “frullatore” da Alessandro Bruno, il tutto magistralmente sostenuto dalla ritmica incalzante di Antonio Leoni al basso e di Giulio Caneponi alla batteria. Questo brano secco e duro ci traghetta verso il finale “The Rainbow’s End” in un crescendo emozionale struggente e tragico. Il cerco si chiude dopo un’ora di ascolto serrato. 
 
Biografia 
Gli Epsilon Indi nascono artisticamente a Roma nel 1987 dalla fusione tra una compagnia di teatro-danza e un gruppo musicale. La commistione delle arti è nel DNA della formazione, ed è quest’attitudine a portarli in maniera naturale a dedicarsi non solo alla realizzazione di album e concerti - che ne sono rappresentazione multimediale - ma anche alla sonorizzazione di pièce teatrali, spettacoli di danza, film per il cinema, cortometraggi, documentari. 
Gli Epsilon Indi non sono mai stati una band nel senso classico del termine. Il gruppo può essere considerato come una factory, un posto immaginario dove il lavoro del singolo - compositore, musicista, danzatore, regista, attore, pittore, scultore, scenografo, grafico... un artista, insomma, con uno spiccato interesse per la sperimentazione e la ricerca musicale e visiva - trova sempre una collocazione ed il riscontro in un progetto comune. 
La formazione ha attraversato questi ultimi anni, così difficili per la cultura in Italia, portando avanti innumerevoli progetti. In questo percorso, “Wherein We Are Water” segna non tanto un punto d’arrivo quanto l’ennesima svolta artistica nella storia di un gruppo “culto” che, silenziosamente ma in maniera efficace, traccia il proprio segno nel panorama musicale, e non solo italiano.
Gli Epsilon Indi avevano col tempo sempre più affinato il loro stile di concerto-spettacolo, riuscendo a creare una “scatola dei sogni” che prende vita sera dopo sera, coinvolgendo ed emozionando lo spettatore nelle loro esibizioni nei romani Teatro Vittoria, Teatro dei Satiri, Teatro Furio Camillo, Casa del Jazz, Alpheus, Villa Ada, Teatro al Parco, come pure al Teatro Romano di Ostia Antica e Palazzo Giustiniani Odescalchi a Bassano Romano.
Nel lungo lasso di tempo trascorso tra l’ultimo “Crystal Soup” del ’99, hanno visto la luce numerose colonne sonore per spettacoli di teatro-danza, documentari e partecipazioni a compilation per associazioni no profit. L’ultimo, in ordine di tempo, è stata la partecipazione alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia nel 2010 con “PER QUESTI STRETTI MORIRE”, il docufilm di Isabella Sandri e Giuseppe Gaudino, la cui colonna sonora è stata favorevolmente accolta alla critica specializzata, e che ha segnato il sodalizio con l’etichetta BitBazar.
 
UFFICIO STAMPA
Casi Umani
 
 
 
Intervista
 
Davide
Ciao Epsilon Indi. Anche se non vi siete mai fermati, perché tredici anni per tornare a produrre un disco?
 
Sergio: I motivi sono tanti, uno tra tutti è la vita, la vita spesso ti porta lontano dalle cose che ami e te ne regala altre, più belle o meno belle.
 
Davide
Dopo tanti anni di esperienza e di lavoro nella composizione di musica per il cinema, il teatro e la danza, com’è stato ritrovarsi a fare un album in studio senza, diciamo, un altro fine funzionale a un’altra arte?
 
Sergio: Volevamo fare un disco di canzoni e quindi non ci serviva avere un altro fine, poi come al solito alcune cose sono comunque finite in un film e altre in uno spettacolo di danza.
 
Davide
La vita sulla Terra si è originata nell’acqua, ma forse gli elementi necessari sono arrivati dallo spazio… L’acqua delle nuvole, delle cime innevate e ghiacciate, delle sorgenti ecc. era anche molto presente nella Patagonia de “Per questi stretti morire”, il docufilm di Giuseppe M. Gaudino e Isabella Sandri dedicato all’esploratore e sacerdote biellese Alberto Maria De Agostini, di cui avete composto la colonna sonora (e che in effetti è già un vostro ritorno al disco nel 2010). In realtà è un’acqua molto vicina all’aria, l’altro elemento che accosterei alla musica di “Wherein we are waters”. Insomma, com’è nata l’idea di questo disco che evoca l’acqua in ogni traccia?
 
Sergio: Sono contento che citi  “Per questi stretti morire” che a mio avviso è un grande lavoro cinematografico di enorme valore artistico, dove noi come Epsilon Indi abbiamo avuto l’onore di dare il nostro contributo. Effettivamente adesso che me lo fai notare l’elemento acqua era molto presente anche lì, il ghiacciaio, le nuvole, l’oceano.
 
Simone: Questo disco è nato “fluido”. La stesura dei brani, i loro embrioni sono nati di getto da delle session, in cui la nostra creatività compositiva si fondeva e adattava confluendo, come un fiume in piena, in maniera sorprendente. Gli straordinari contributi di tutti, hanno reso possibile il risultato finale. Per noi l'adattabilità dell'acqua, elemento fondamentale della nostra biosfera, è ciò che meglio può rappresentare il processo creativo alla base di “Werein we are water”. 
 
Anna: mi piace l’accostamento che fai anche con l’aria, hai colto nel segno. Infatti l’acqua non ha forma, prende la forma del suo contenitore, è adattabile, quindi la puoi “ritrovare” dove vuoi. Non a caso il titolo del disco è “Laddove noi siamo acqua”, dove ognuno di noi si riconosce nell’acqua e in quale “forma”, con conseguente libertà di cambiare forma J
 
Davide
In copertina c’è una rappresentazione artistica della stella Epsilon Indi con le nane brune “Ba” e “Bb” sue compagne. Perché sceglieste di darvi il nome di questa stella tra le più vicine a noi e come ancora vi rappresenta?
 
Anna: è una stella della costellazione dell’Indiano, e una costellazione è un “fiume di stelle”! La scelta fu perché si cercava un nome anche per lo studio di registrazione che stavamo mettendo su. In quel periodo oltretutto stavo leggendo un libro di astronomia, e visto che spesso siamo con la testa fra le nuvole, mi è sembrato adatto, così lo proposi a Sergio e Antonio.
 
Davide
Il disco ha 12 titoli ma il mio lettore ha contato 31 tracce… Ovvero, alla fine c’è una serie di tracce silenziose di 10 secondi l’una prima e dopo una ghost-track. È voluto e perché?
 
Sergio: In realtà è un divertimento, un complicare un po’ le cose. E per citare un brano del disco aggiungerei “Just a game”,
 
Davide
Perché l’inglese?
 
Alessandro: Per lo stesso motivo per cui i grandi compositori europei che si cimentavano nell'opera scrivevano spesso nella lingua del "bel canto", cioè l'italiano.
 
Simone: Per la grande musicalità della lingua di Shakespeare, Byron, Wilde. 
 
Davide
Dopo aver ascoltato il vostro disco mi è venuto il desiderio di andare a riascoltare “The sound of the sounds of science” di Yo La Tengo. Qualche disco tra i vostri preferiti di sempre? E quali accostereste voi al vostro “Wherein we are waters”?
 
Sergio: Domanda difficile. Accostare il nostro lavoro ad un altro sinceramente non mi riesce, ci sto troppo dentro a “Wherein we are water” per poter trovare un parallelo. Mentre la lista dei dischi preferiti è copiosa; ogni disco che ho amato profondamente è stato sempre legato ad un periodo della mia vita, dei veri e propri passaggi di consegne. In verità ti dico che spesso non è solo il disco a catturarmi ma l’artista; ho amato Peter Gabriel, David Bowie, Genesis, Kate Bush, poi Dead Can Dance, This Mortal Coil, the Cure e cosi via ma non potrei elencarli tutti, è comunque un amore che non ha confini, per esempio adesso amo i dirty projectors e molti molti altri gruppi.
 
Davide
1987 – 2012… Di solito 25 anni servono a fare un anniversario (in questo caso ottimamente celebrato), ma anche un bel bilancio. Com’è cambiato il vostro fare musica e un più generale fare musica dal vostro punto di vista, specialmente in Italia?
 
Sergio: Non credo che sia cambiato niente, era difficile 25 anni fa ed è difficile adesso se percorri strade non abituali nella logica discografica italiana, ma di positivo adesso c’è la rete ed è questa la grande svolta e la grande possibilità in questo momento storico.
 
Davide
Quando tornerete a suonare dal vivo e dove? Dopo averci abituato ai vostri concerti-spettacolo, come sarà il vostro ritorno sul palco con “Wherein we are waters”?
 
Alessandro: Il punto e' che non lo sappiamo; questo è un campo nel quale credo avremmo bisogno di aiuto!
 
Simone: presto, molto presto, credo.
 
Anna: per quello che riguarda il concerto-spettacolo posso dire che sarà un work in progress, cercando una forma più “snella” e quindi più adattabile alle circostanze e agli spazi scenici (tanto per rimanere nel tema adattabilità).
 
Davide
Leggo che il video di “Shine” è stato premiato per la miglior tecnica di montaggio nel "Concorso Videofotografico Nazionale "Città di Ciampino - Acqua2o", giunto alla sua ottava edizione, patrocinato dalla Provincia di Roma e dalla Città di Ciampino… L’acqua è un bene comune?
 
Simone: Si, senza ombra di dubbio.
 
Anna: politicamente parlando, si!
 
Davide
Per creare ci deve essere una grande forza dinamica. E quale forza è più potente dell'amore? Così si espresse Stravinskij. Qual è la vostra grande forza dinamica per creare?
 
Alessandro: Io la vedo così: la creazione è un processo tuttora in atto, l'amore, nella sua accezione più alta, ne è l'ingrediente principale; noi abbiamo tutti il privilegio di poter partecipare all'evento creativo nel suo continuo dispiegarsi, e l'aspirazione, il desiderio di parteciparvi è il mio cavallo da traino.
 
Simone: Un atto creativo è certamente un atto d'amore e la condivisione lo rende completo.
 
Anna: L’Oceano (interiore) e le sue maree!!!
 
Davide
Scriveva Goethe: Scrutiamo tanto volentieri nel futuro, perché tanto volentieri volgeremmo a nostro favore, con taciti desideri, ciò che in esso oscilla, l'incerto.  Quali desideri e progetti avete nel vostro prossimo futuro?
 
Anna: di poter continuare a fluire…
 
Alessandro: Vorrei davvero che questo ensemble riuscisse ad esibirsi in pubblico con un po' di continuità...
 
Simone: Condivido con Sandro il suo desiderio.
 
Davide
Grazie e à auivre…
 
 
 
 
DISCOGRAFIA
• “A DISTANT RETURN” 2CD, Angel Records 1992;
• “A SUD DEL CUORE” Tape, Epsilon 1993; 
• “THE STOLEN SILENCE” CD, Epsilon 1994;
• “TRA TERRA E MARE” CD, Epsilon 1997, per la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia;
• “GAUNDRI MUSIC” CD, Epsilon 1998;
• “CRYSTAL SOUP” CD+DVD, Il Manifesto/Epsilon 1999;
• Brani “Il Pensatoio” e “L’Angelo” con Luigi Lo Cascio per il progetto e CD “MA NON C’È NESSUN BIONDO”, Materiali Sonori 2006;
• “PER QUESTI STRETTI MORIRE” CD, BitBazar  2010 per la 67° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
• “WHEREIN WE ARE WATER” CD, BitBazar/Epsilon Indi 2012

VIDEOCLIP
• "FOR THE LAST TIME" tratto dall'album "The Stolen Silence" - regia e produzione di Isabella Sandri per Gaundri Film;
• “SHINE” tratto dall’album “Wherein We Are Water”, 2012 - regia Sergio De Vito.
• “UNREAL” tratto dall’album “Wherein We Are Water”, 2012 - regia Sergio De Vito.

COLONNE SONORE, FILM, DOCUMENTARI E PROGETTI SPECIALI 
• colonna sonora originale del film di Isabella Sandri “IL MONDO ALLA ROVESCIA”, 1996. 
• colonna sonora originale del film di Giuseppe Gaudino “GIRO DI LUNE TRA TERRA E MARE”, 1997, in concorso alla 54° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e vincitore di numerosi premi tra cui la “Grolla d’Oro” per il miglior regista a Saint Vincent, il “Tiger Award” come miglior film al 27° International Film Festival di Rotterdam nel 1998 e il Premio Qualità del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. 
• "GLI SPIRITI DELLE MILLE COLLINE" di Isabella Sandri, 1997 presentato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
• colonna sonora originale del film di Nino Bizzarri “QUANDO UNA DONNA NON DORME”, 2000, vincitore del Premio Qualità del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. 
• colonna sonora originale del film di Isabella Sandri “ANIMALI CHE ATTRAVERSANO LA STRADA” presentato fuori concorso alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, 2000.
• colonna sonora originale del documentario “LA CASA DEI LIMONI” di Isabella Sandri e Giuseppe Gaudino, coprodotto dalla RAI 2001
• colonna sonora del cortometraggio di Giuseppe Gaudino “AMORE 101, 102, 103…”, 2001
• colonna sonora dello SPOT contro la tortura di Amnesty International per la regia di Giandomenico Curi, 2001, più altri brani utilizzati a titolo gratuito dalla stessa organizzazione. 
• colonna sonora dei documentari “I QUADERNI DI LUISA” di Isabella Sandri e “SCALAMARA” di Giuseppe Gaudino (contenuti nei “DIARI DELLA SACHER” prodotto da Nanni Moretti), 2001
• colonna sonora originale del docufilm di Giuseppe Gaudino “O CIUNA”, presentato al Festival Internazionale Cinema Giovani di Torino, 2002.
• colonna sonora del documentario di Giuseppe Gaudino “MATERIALI A CONFRONTO” presentato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, 2003. 
• colonna sonora del documentario di Isabella Sandri “LA ZATTERA DI SABBIA”, 2003. 
• colonna sonora originale del film-documentario di Isabella Sandri e Giuseppe Gaudino “MAQUILLAS” che vince il “Premio Cipputi” al Torino Film Festival, prodotto dalla Fandango, 2004.
• Partecipazione con i brani “Il Pensatoio” e “L’Angelo” con la voce di Luigi Lo Cascio al progetto "MA NON C’È NESSUNO BIONDO?” A cura dell'associazione AIKO’ tra i partecipanti: Subsonica, P.G.R., Sud Sound System, Franco Battiato, Aires Tango. Con l’attore Luigi Lo Cascio e con il patrocinio del comune di Roma e dell’assessorato alle politiche sociali l’11 Giugno 2006 il disco è stato presentato a Roma, alla “Casa del Jazz”, con uno spettacolo di musica, video, lettura di testi. 
• colonna sonora originale del film di Giuseppe Guadino e Isabella Sandri "PER QUESTI STRETTI MORIRE (cartografia di una passione)", 2010, presentato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, 2010.
 

SPETTACOLI DI TEATRO DANZA
• “E’ MEGLIO CHE LA LUCE RIMANGA SPENTA”, 1990;
• “BIANCO SALE”, 1990;
• “A DISTANT RETURN”, 1993;
• “A SUD DEL CUORE”, 1994;
• “THE STOLEN SILENCE”, 1995;
• “DAL SUD”, 1997;
• “SGUARDO RUBATO”, 1998;
• “LA CAMA”, 2001;
• “ISTRUZIONI PER RENDERSI INFELICI”, 2004;
• “CAOS”, 2006;
• “L’AMBITO”, 2008.
• “ESPOSTA”, 2011

 

 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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