:: Home » Numeri » #206 » LETTERATURA » La passeggiata - Robert Walser
2012
4
Set

La passeggiata - Robert Walser

media 4.83 dopo 6 voti
Commenti () - Page hits: 4550
La poetica del bottone contro ogni umana esternalizzazione
 

Se l'esistenza è un rompicapo algido pieno di male di vivere e senza soluzione, è forse necessario attrezzarsi per orientare lo sguardo più a Sud, da dove arrivano folate tiepide di vita. Il Sud dell'anima per Robert Walser è La passeggiata. Siamo agli inizi del '900 ma la sua indagine personale e letteraria sembra davvero attuale, o meglio, è attuale nel suo essere anti-attuale, utile perché contro ogni vero utilitarismo, incluso l'orientamento nevrotico-depressivo e l'approccio burlesco e paradossale con la realtà e le sue compromesse relazioni. Ecco che, in questo testo come in altri, si manifesta il bisogno di quei vagabondaggi interiori e corporali e un'attenzione a tratti psicotica verso tutto quello che il mondo può rappresentare nelle sue  espressioni inerziali e deterministiche. La cigolante meccanica dell'universo reprime oppure occulta sotterranei segreti ma possiede una superficie di sensazioni primarie acutissime a cui Walser non vuole rinunciare. In qualche  caso si tratta di caustico misticismo, di armonia orientale persino nei confronti della burocrazia, ma la percezione complessiva è sempre sull'orlo del baratro esistenziale, con drenaggi fortissimi della coscienza più profonda. E poi, in limine, affiora l'apparato gerarchico lavorativo con le sue regole ottuse e rigidamente inspiegabili, paralizzanti, che creano desiderio di vita inorganica, come quella del bottone con cui l'autore in Vita di poeta, s'intrattiene cordialmente ritenendolo depositario di un destino invidiabile poiché concepito per assecondare una doverosa sorte, eppure, in questo modo, conferma un suo preciso spazio nel mondo, immobile eppure indispensabile. Nell'era globalizzata, dove tutti temiamo di essere  marginalizzati o invisibili persino a noi stessi, oltre che votati all'inutilità,  questo libro insegna a stare un po' meglio al mondo facendo esplodere anche i più temibili paradossi che ci permettano di intravedere spiragli di pacificazione con la nostra ombra.

E' un nichilismo sensoriale quello di Walser, ricco di lezioso contenimento anche sul piano stilistico. Il movimento è ciò che osteggia la morte e accettare passeggiando, le brutture del mondo, significa regalare a se stessi uno spazio di appagamento, significa anche non cedere allo schiacciamento dell'uomo contro l'uomo e alla potenza dirompente della natura che compie i suoi cicli degenerativi senza patimento alcuno ma esprimendo semplicemente la sua ruvida e indifferente essenza.

Come il personaggio di Bartleby, anch'esso triturato dalla velocità tecnologica e  dai cambiamenti del lavoro in un ufficio legale di Wall Street nella seconda metà dell'800, Walser non si agita e non grida per essere visto e riconoscibile nel timore di venire ignorato, così come farebbe un infaticabile utente ossessionato dalla dittatura di facebook o dalle indicizzazioni pubblicitarie dei motori di ricerca, ma incede, deambula, contempla. Il famosissimo scrivano di Melville però va incontro alla morte perché rimane immobile in quel vuoto solitario che lo lega/slega da qualcosa che ha perso consistenza sia all'esterno che all'interno di lui. Non si tratta di un nostalgico ancoraggio ad un mondo in estinzione ottusamente vagheggiato, quanto dell' impossibilità di scegliere riadattandosi. Sebbene sia un eroe disperato e negativo, Bartleby sembrerebbe infatti scegliere di “non fare” ma si tratta di una finta scelta o meglio, di una ribellione estrema e suicida. E' un personaggio che anticipa di molto le tematiche dell'esistenzialismo e dell'assurdo inteso come alienazione costante auto-indotta dall'uomo contemporaneo che crea regole salariali e sociali escludenti   e scoraggianti più che includenti e valorizzanti.

Ancor prima dell'esplosione del web e dei social network, rivoluzione di cui ancora ignoriamo le conseguenze, la critica militante più illuminata aveva compreso che il binarismo della modernità si stava per trasformare in panteismo globale nella sua accezione più sconfortante ossia in una moltiplicazione infinita di scelte per arrivare a non scegliere effettivamente nulla inducendo l'utente medio a dire soltanto “mi piace” o “non mi piace” senza concessioni dialettiche di effettiva condivisione, modalità ben lontana dal solidaire ou solitaire che soltanto un genio come Camus poteva prospettare.

Bartleby ad ogni modo è in anticipo su tutto (persino sulla contemporaneità che di fondo non è  neppure binaria, se non teoricamente, ma investe e diffonde una vera dittatura del pensiero, dell'azione e dell'autorealizzazione), visto che dire “non mi piace” corrisponde a dire, nel suo caso, “non voglio vivere”. Bartleby non è riuscito a rielaborare il proprio archivio di memoria, ma si è inceppato su quella preferenza “a non fare” che ripete all'infinito come un mantra pre-mortem quasi rimbalzando follemente contro quel muro che la società capitalistica gli ha costruito intorno fino a soffocarlo. Bartleby è il soggetto sconfitto ancor prima di tentare di non farsi espellere dal consorzio umano, sotto una certa angolatura, tuttavia, tenace e vincente.

Walser invece, nei suoi pellegrinaggi avventurosi in quel neutro paradiso geografico e politico che è la Svizzera, è accompagnato da una sorta di musica costante e vitale, per quanto ci sia sempre “una certa nota grave” che fa da sfondo alla sua ricercata spensieratezza. Walser evidenzia la necessità di sopravvivere “servendo”, unico modo per recuperare e nutrire di nascosto la propria reale natura onorandone ogni più pulsionale richiamo, proprio quello che Bartleby non vorrà più fare. Rifuggire le caselle sociali laddove si prospettano bieche e prevedibili, assurde,  e rendere la propria solitudine osservatorio sul mondo con caustico divertimento ricorrendo persino al paradossale protagonismo dell'invisibilità, proprio come quello del bottone. Tutto questo è La passeggiata di Walser, quasi una perpetua riflessione su quel cammino che, con pari modalità, lo porterà in vecchiaia verso la morte, sdraiato in un prato dopo una lunga passeggiata fuori dal sanatorio.

 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Simonetta Ruggeri
SIMONETTA RUGGERI vive e lavora a Roma. Dopo una tesi sullo stile di Italo Calvino e la prosa d’arte, inizia a pubblicare negli anni ‘90 con la Armando Editore. Nel 2001 vince il premio nazionale di poesia ''Dario Bellezza'' e nel 2008 il premio “Poesia e Immagine” indetto dalle Pari Opportunità di Cesena. Partecipa ad eventi letterari e ha pubblicato articoli, poesie, saggi su riviste specializzate. Nel 2009 pubblica la silloge di poesie “Fotosmosi” (Arduino Sacco Editore).
 
:: Automatic tags
 
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 301 millisecondi