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2012
28
Ago

Per un’istruzione evidence based - Antonio Calvani

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Analisi teorico-metodologica internazionale sulle didattiche efficaci ed inclusive
 
Il panorama dei modelli teorici e delle strategie didattiche intorno all’istruzione si è ampliato moltissimo in questi ultimi anni: apprendimento cooperativo, problem solving, teorie comportamentali, istruzione personalizzata, mastery learning sono solo alcuni dei termini che esprimono diversi modi di concepire il rapporto didattico e i metodi per attuarlo.
Il libro “Per un’istruzione evidence based”, scritto da Antonio Calvani, professore ordinario di pedagogia e di didattica speciale all’università di Firenze, offre una panoramica completa di queste teorie e metodi didattici con l’intento anche di analizzarli e categorizzarli in base a  studi internazionali sulla loro efficacia.
In tanti insegnanti spesso c’è infatti o una scelta “incondizionata” a favore di un sistema pedagogico, magari di moda, o uno scetticismo (altrettanto “incondizionato”) di fronte a tutti i modelli teorici, perché – si dice – “la teoria è una cosa, la prassi (scolastica) è ben diversa!”
Partendo dalla famosa massima di Lewin “Niente è così pratico di una buona teoria”, l’autore presenta l’approccio “evidence based”, cioè uno stile di ricerca educativa, diffuso in ambito scientifico internazionale per le scienze sociali, che pone i risultati concreti, scientificamente campionabili, analizzabili e valutabili come strumento per comparare i diversi modelli dell’istruzione. A livello internazionale, infatti, analizzando diversi saggi di pedagogia e di didattica, l’autore nota come dopo decenni in cui prevaleva un tipo di indagine qualitativa per valutare l’efficacia dell’insegnamento, oggi sta tornando in auge un modello quantitativo in cui i risultati delle diverse teorie e delle diverse strategie sono valutati in modo più rigoroso e “scientifico” cercando di cogliere tramite campioni statistici e dati quantitativi quello che funziona meglio (what works) nelle diverse circostanze  (in what circumstances) in cui l’insegnante si trova ad operare.
Naturalmente, nelle scienze sociali, l’approccio evidence based (in sigla: EBE) non può limitarsi a una visione puramente “matematica” della realtà; lo stesso Calvani è consapevole che l’approccio EBE deve essere applicato in modo “soft” nell’ambito scolastico, in quanto nell’insegnamento entrano in gioco variabili personali (aspettative, credenze, paure, difficoltà psicologiche) e ambientali molto complesse, che non possono essere semplicemente riportate in ambito quantitativo; questo tipo di approccio, però, ha il vantaggio per l’autore di proporre un analisi più obiettiva di tematiche che riguardano sia i diversi sistemi di insegnamento, sia le tematiche relative all’inclusione, a partire non dalle mode del momento, ma da un’analisi che abbia un riscontro più ampio circa i loro risultati.
Si tratta di avvicinare, per usare un’immagine presente nel libro, tutto il mondo dell’educazione al mondo della medicina, in cui le terapie vengono vagliate a partire dalla loro efficacia clinica e l’occhio del medico deve sapere conoscere un ventaglio ampio di sistemi di cura e giudicare quale sia meglio usare per i bisogni del paziente per trasmettere medicine appropriate e utili.
In questo senso la pedagogia e la didattica possono guadagnare dall’opportunità di uscire da una visione troppo autoreferenziale e poco ponderata in base ai reali risultati che esse possono ottenere in ambito scolastico.
Il testo, sviluppando le idee appena esposte, offre una panoramica completa dello status quaestionis circa le ricerca internazionale sui diversi sistemi di insegnamento e sulle diverse strategie didattiche; attraverso un percorso di circa 130 pagine, divise in sei capitoli, abbastanza densi dal punto di vista del contenuto e delle terminologie utilizzate, ricchi di schemi e di schede di approfondimento, l’autore presenta in primo luogo l’approccio EBE all’interno dei più recenti sviluppi della ricerca educativa internazionale.
In seguito analizza i diversi sistemi di insegnamento e le strategie didattiche cercando anche di fare chiarezza dal punto di vista terminologico in un panorama molto complesso anche sul modo di intendere i concetti fondamentali e di esprimerli a livello lessicale. In questa parte viene presentata una panoramica generale dei diversi modelli di istruzione e poi vengono confrontati in base alla loro efficacia secondo le più recenti ricerche educative internazionali. E’ interessante notare che l’analisi dei modelli e delle ricerche portano a risultati che a volte possono sorprendere il “senso comune” di tanti insegnanti: per esempio evidenziano l’efficacia didattica dei metodi  che puntano sulla trasmissione diretta tra insegnante e alunno, tramite una esposizione chiara degli obiettivi che si vogliano raggiungere, una scomposizione coerente del cammino per raggiungere gli obiettivi, un costante accompagnamento tra insegnante ed alunno per guidarlo al raggiungimento della meta.  Allo stesso modo, da queste ricerche, risulta interessante un ridimensionamento dei sistemi cooperativi di apprendimento e dell’uso delle tecnologie intese aprioristicamente come un sistema efficace a prescindere da ogni altra valutazione.
 La seconda parte del libro si focalizza invece sull’analisi dei modelli e delle strategie che riguardano l’inclusione, considerata sicuramente come una tappa importante raggiunta dalla pedagogia e dai metodi educativi scolastici negli ultimi anni. L’autore, però, osserva che non basta presentare l’inclusione come una tappa raggiunta e condivisa da tutti gli insegnanti: l’inclusione richiede infatti progettazioni, azioni, lavoro di rete e coinvolgimento di operatori qualificati, degli alunni e delle famiglie, che spesso non vengono poi praticamente poste in atto anche da quegli insegnanti più convinti assertori dell’inclusione.  Anche in questa parte Calvani descrive il ricco panorama delle strategie inclusive e delle pedagogie a servizio dei bisogni speciali, ponendo l’attenzione sulla loro efficacia e sui risultati: in modo completo illustra le diverse tipologie di bisogni che discendono dalle diverse tipologie di alunni, descrivendo efficacie diverse a partire da situazioni diverse, come possono essere la dislessia, l’autismo, il ritardo mentale, i disturbi comportamentali etc. Pure in questa parte non mancano le “sorprese” rispetto al senso comune, che l’evidenza quantitativa dei risultati sottolinea: per esempio viene superato il pregiudizio, ancora latente in tanti insegnanti, che una pedagogia e una didattica “inclusive” possano danneggiare il lavoro verso i così detti “normo-dotati”, dove invece una pedagogia e una didattica inclusiva stimolano il lavoro di tutto il gruppo classe.
L’ultima parte del libro, cioè il capitolo conclusivo, è dedicato a un modello di impostazione delle decisioni e delle scelte didattiche, che stimoli la consapevolezza negli insegnanti di “cosa entra in gioco” quando poniamo in essere delle decisioni che cerchino di operare sul campo a partire da modelli teorici pedagogici e didattici che possediamo; in termini semplici si potrebbe dire che lo scopo di questo capitolo è quello appunto di rendere consapevoli gli insegnanti di come mediare fra “teoria” e “pratica” nella vita quotidiana facendo luce anche su tutte quelle conoscenze implicite ed esplicite che influenzano le nostre decisioni.
In generale il libro “Per un’istruzione evidence based” si presenta come una lettura di interesse scientifico rivolto in primo luogo agli specialisti della pedagogia e della didattica che possono avere un’idea aggiornata degli ultimi sviluppi del modo di fare ricerca educativa in ambito scolastico; la terminologia complessa e i molti riferimenti alla letteratura scientifica internazionale rendono questo testo un libro rivolto in primo luogo a un pubblico di esperti di pedagogia e di didattica che avranno un quadro completo, sintetico ed aggiornato. La descrizione dei diversi modelli didattici, analizzati a partire dai risultati e dalla loro efficacia, comunque rendono il libro una lettura interessante anche per tanti insegnanti e formatori per uscire magari da facili adesioni a sistemi di insegnamento, scarsamente valutati, ma  ampiamente diffusi, che potrebbero però in contesti particolari risultare inutili o addirittura dannosi. L’attenzione per il tema dell’inclusione, analizzato anche questo in modo obiettivo e completo, rende infine il testo interessante sempre per i docenti e gli educatori che hanno a che fare con il tema importante dell’attenzione ai bisogni speciali e dell’integrazione. 
 
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:: Luca Giorgini

Luca Giorgini lavora come educatore in ambito scolastico e territoriale con ragazzi della scuola secondaria di primo e secondo grado. Nel suo percorso formativo ha conseguito la laurea Specialistica in “Antropologia Culturale ed Etnologia”, il Baccellierato in Teologia e ha frequentato un corso annuale di “Handicap e Svantaggio nell’apprendimento”. Ama il suo lavoro, leggere e fare due chiacchiere con gli amici.


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