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2011
17
Nov

Intervista con Ottodix

media 4.94 dopo 17 voti
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Dal 25 Ottobre nei migliori negozi di dischi e negli store digitali il nuovo album di
OTTODIX intitolato ROBOSAPIENS
anticipato dal singolo
LA GUERRA DEI MONDI
Su etichetta Discipline / Distribuzione Venus
 
 
12 brani di raffinato e scorrevole elettropop dove i suoni contemporanei si mescolano a echi vintage, grazie all’uso di theremin, organi elettrici, moog ed effettistica tipica dei film di genere "space" anni'60/'70.
Alessandro Zannier (alias Ottodix) accinge a piene mani dalla fantascienza classica del cinema e della letteratura, trovando spunti musicali sia che si parli di  Kubrick o di Asimov.
Dalla conquista spaziale, alle intelligenze artificiali, attraverso la guerra fredda; dall'atomico al post atomico fino agli "ufo robot" giapponesi che negli anni '70 hanno cresciuto le generazioni dei trenta / quarantenni di oggi con il mito della tecnologia e di un futuro fantascientifico, che solo in parte si è realizzato, più nel male che nel bene.
È proprio a questa generazione che Ottodix dedica l'album, utilizzando queste metafore per sottolineare il disagio esistenziale degli "uomini di mezzo", cresciuti a cavallo del velocissimo balzo (iper spaziale) tecnologico ed oggi eterni indecisi, spaesati di fronte ai mutamenti e alle incertezze quotidiane.
 
“Quelli troppo vecchi per giocare ancora, troppo giovani per invecchiare ora"
 
La title track auspica in modo provocatorio l'avvento di robot dall'intelligenza e dalla sensibilità pari a quella umana, ma eticamente più saggi, a cui affidare le decisioni ormai impellenti per la sopravvivenza del pianeta, dall'equità sociale all'eco sostenibilità.
"La Guerra dei Mondi", il singolo di punta che ci piace accostare a Orson Welles e alla CBS (1938) è in buona compagnia: "Ufo Robot Generation", "Aiko Brain" - ispirata alla prima donna robot creata ad uso "personale" per soli uomini - e "Aliena", sono riflessioni lucide, amare e intriganti su un presente apparentemente senza futuro e sullo spazio infinito.
 
Il 20 Settembre 2011 la città di Marsiglia (Francia) ha ospitato la personale d'arte contemporanea "Robosapiens show" di Alessandro Zannier - anche artista visivo - in cui sono esposte opere ispirate all'album e presentate dall’alter ego Ottodix - in anteprima – con alcuni dei nuovi brani.
 
Comunicato stampa di
Ufficio Stampa Discipline: Manuela Longhi/BlaBlaBla
 
Tracklist:
1. Robosapiens
2. Ufo robot generation
3. La guerra dei mondi
4. La legge della rosa
5. Aliena
6. Aiko
7. Fantasmi
8. Colonia umanoide di Fuhushima
9. La fortezza
10. Alpha Centauri
11. Camaleonte
12. Odissea tra le stelle
Sito Ufficiale dell’artista:
www.ottodix.it
Intervista a proposito del precedente “Le notti di Oz”
 
Intervista
Davide
Ben tornato Alessandro su Kult con questo disco secondo me superlativo!
Partiamo dunque dalla opening track che dà il titolo a tutto: Robosapiens… Te lo ha ispirato il Robosapien della WowWee? A parte questo, è un disco sul retrofuturo della tua generazione con tutto quel che ne consegue in delusioni o disinganni, rimpianti e nostalgie? 
 
Alessandro
Ciao Davide, beh, il nome indirettamente viene da lì. Ho visto a Zurigo tre anni fa una mostra retrospettiva sulla robotica e sui miti collegati a questa figura nella storia della fantascienza, con tutte le raffigurazioni possibili dagli anni '20 in poi, passando per Asimov, fino al giocattolino di nuova generazione "Robosapiens" appunto. Mi si è riaperto un mondo di passioni infantili sopite, che andavano dai film classici, ai misteri del cosmo infinito, fino agli ufo robot giapponesi. In quel momento ho capito quanto la mia generazione è stata condizionata da una visione romantica del futuro. 
Ho capito che sviluppando questo tema "generazionale" avrei sviscerato anche alla radice il motivo per cui amo e faccio musica elettronica "romantica". Addentrandomi nell'analisi degli stati d'animo dei 30/40 enni mi sono anche e man mano allontanato dalla pura e semplice metafora fanta/robotico/spaziale, per ritrovarmi al nocciolo della questione. Un disco sulla generazione dei disillusi, degli spiazzati, dei treni persi e dei rimpianti, dei perenni ventenni, che non sanno ancora cosa vorrebbero fare da "grandi" perché il futuro ci ha superati con un'accelerazione esponenziale, imprevedibile ed inedita per qualunque generazione.
 
Davide
Quando una macchina senza pulsante farà una scelta migliore del proprio creante e saprà scindere il bene dal male per tutelare ogni singola forma vivente… Lui verrà equidistante… Robosapiens, superstar, liberaci dal male, ora liberaci da noi…
Un testo che mi ricorda un film di Donald Cammell, Generazione Proteus (The demon seed), o il romanzo di Dean R. Koontz da cui fu tratto, e quel particolare supercomputer che rifiuta gli ordini datigli dal creatore umano per decidere al di là del bene e del male, cioè secondo Natura. Riveli in tal modo un tuo pessimismo sul futuro e sull’uomo?
 
Alessandro
Il testo di questo brano in realtà va oltre al sapore e al senso prettamente generazionale per toccare un altro "macroargomento" che pervade in maniera trasversale tutto l'album. È l'urgenza di equità, di sostenibilità, di sensibilità per il collettivo e non più per l'individuale, il tema principe del XXI secolo. È il provocatorio auspicio che una macchina pensante (dotata di processi di apprendimento autonomo in arrivo nel 2023) istruita per proteggere l'uomo, prenda il controllo e arrivi al punto di esonerarci dalle decisioni importanti poiché incapaci di resistere alle tentazioni individualiste del potere e del denaro. La matematica come fonte ultima e unica di salvezza e garanzia di equità.
È ispirata al racconto "Conflitto Evitabile" di Asimov e non ha quell'aspetto di diffidenza e inquietudine verso la macchina che invece caratterizza Generazione Proteus. La tesi, anzi è questa; meglio reiterare una gestione umana fallimentare delle risorse, o lasciarci proteggere da un nostro "figlio" superiore bene istruito... pura fantascienza, ovvio, ma dai flussi migratori ai disastri nucleari, le cose stanno precipitando e le economie mondiali non sono affatto coordinate, né a mio avviso lo saranno in tempo utile per evitare i grandi disastri. Sono ottimista, se si seguirà lo spirito indicato dalla scienza e dalla cultura, e non dalla politica o dalla religione; saranno le macchine e i software il nuovo Rinascimento dell'uomo e dell'ambiente. Il Cern di Ginevra ad esempio, è un laboratorio straordinario di lungimiranza, cooperazione interrazziale, meritocrazia, nel nome del sapere e della cooperazione a fin di bene. Una cittadella sotterranea, laboratorio di una nuova visione del mondo, di cui nessuno parla. Mi cito: "...Robosapiens, super star...", parafrasando "Jesus Christ super star".. Spero si colga anche con quanta ironia abbia cercato di controbilanciare questa provocazione.
 
Davide
Aspettavamo 2001 Odissea nello spazio e invece sono arrivate le Twin Towers… "Il futuro non è più quello di un tempo" affermò Arthur Clarke. Una volta, infatti, si guardava all'avvenire e al progresso con ottimismo… Poi sopraggiunse il pessimismo catastrofista della psico-rincorsa alla bomba atomica e del post-atomico-apocalittico…  Poi ancora a seguire il no-future del punk, il presente assoluto degli scrittori no-future no-past o l’esasperato individualismo psichedelico del cyberpunk… Insomma,  artisticamente e musicalmente, qual è la tua idea di futuro oggi? Cosa potrà o dovrà seguire, a cominciare da quanto ti riguarda? 
 
Alessandro
Ovviamente l'epoca degli "ismi" è finita col '900 (a parte i personal"ismi"), quindi è molto più difficile e nebulosa una lettura delle tendenze nuove, da non confondere con i trend che lasciano il tempo che trovano. Io nel singolo "La Guerra Dei Mondi" mi sono divertito a segnalare un elenco di "nemici" costruiti a tavolino dal potere per creare instabilità, diffidenza reciproca nella gente, intolleranza. Per mantenere i recinti, insomma. La fantascienza è una metafora perfetta ed è stata utilizzata nel '900 per parlare del presente, fingendo di fantasticare sul futuro immaginario. Gli attacchi alieni, ad esempio sono una trasposizione sull'immaginario collettivo occidentale dell'attacco sovietico in piena guerra fredda, mentre i cartoni sui robot-samurai giapponesi sono le paure inconscie degli autori nipponici reduci dagli attacchi "alieni" di Hiroshima e Nagasaky. Goldrake e Mazinga erano dei difensori, dei vendicatori. La sottile vendetta del Giappone è stata quella di  allevare le nuove generazioni occidentali con usanze, costumi e miti orientali, rendendoli consapevoli del loro dramma. Mentre crescevamo con queste romantiche storie piene di valori, negli anni settanta la tv cominciava a fare da babysitter, le mamme a lavorare e i genitori a divorziare. Hanno riempito un vuoto. Il futuro immaginato allora, le colonie su Marte, i robot buoni, i balzi spaziali, si sono tradotti in internet, telefoinia mobile, chat e altre rivoluzioni ben più invasive. Premesso che questa accelerazione sarà esponenziale e che si avverte anche una controtendenza generale, io credo che l'iperbole della corsa del "chip", del web, della comunicazione digitale, arriverà al suo parossismo, subendo poi un'ondata di rigetto, per poi finalmente stabilizzarsi su ciò che di buono (moltissimo) offre come potenziale. Questa arma formidabile, ancora immatura nelle nostre mani, sarà un ingrediente fondamentale, l'altro sarà la cultura ambientale dell'ecosostenibilità. Vedo quindi una tendenza futura positiva, un nuovo periodo dei lumi, ma prima un grande calvario davanti, fino a quando anche Cina e India non avranno capito che non si possono perrmettere di ripercorere il boom economico fatto dagli incauti occidentali. In mezzo a questo, poche tendenze artistiche o letterarie; gli spunti etico e filosofici, come da sempre e sempre di più, partiranno dalla ricerca e dalla scienza. 
 
Davide
Ufo robot generation… Grande Mazinga ora che il mondo suona la sveglia, crescere non fa più voglia… U-fo uomini non identificati… ipotenuse poggianti su genitori cateti portanti… 
Alla generazione dei Baby-Boomers seguì la Gen-x (1965-1980), a cui si è detto mancare un'identità sociale definita e quant’altro. Alla generazione dal 1980 al 1995-2000 è stata data la definizione di Generation Y, ma anche di Millennial Generation, Generation Next, Net Generation, MTV generation, Generazione Boomerang o Peter Pan…  a causa della propensione a ritardare alcuni dei riti di passaggio all'età adulta rispetto alle generazioni precedenti e a causa di una tendenza a vivere sempre più prolungatamente con i genitori. Quanto alla prossima futura mi preoccupa che non vi siano altre lettere dopo la Z… generazione alla quale siamo arrivati nel pieno del post-modernismo e della globalizzazione… ed è quella che tra l’altro sembra trascorrere la propria vita nel World Wide Web. Come ti poni il problema di consegnare la tua esperienza e i tuoi valori (ed essenzialmente quali) attraverso l’arte a tutto questo casino di generazioni successive?
 
Alessandro
In parte ho già risposto sopra. Come artista sicuramente ho il dovere di provare a segnalare la tendenza emotiva delle cose future. Un artista contemporaneo deve cercare di parlare della sua epoca non in modo analitico, ma in modo suggestivo, esaltandone i paradossi. Ecco, io credo di avere ereditato da questo percorso generazionale la cultura del "paradosso tecnologico" come linguaggio per produrre stimoli e sensazioni sulla gente. Questo vorrei consegnare. I miei album, ma anche i miei lavori di arte visiva, sono sempre degli ibridi tra tecnologico e romantico, tra biologico e meccanico, tra passato e futuro. Prendere gli aspetti contrastanti, grotteschi e inquietanti e mettere dei focus sulle maggiori incongruenze della società. È un principio ereditato dal Surrealismo e da Duchamp, me ne rendo conto, ma è funzionale alla mia causa, quindi per me è buono.
Uno dei più grandi paradossi della post modernità lo hai appena descritto bene tu: nell'era della globalizzazione un'intera generazione avendo il mondo a portata di mano non esce più dalla sua camera. Surreale... appunto. Il precedente album  Le Notti Di Oz (peraltro apprezzato dallo stesso Bruce Sterling) si basava su questo.
 
Davide
“Quelli troppo vecchi per giocare ancora, troppo giovani per invecchiare ora"… Mi ha ricordato un verso di “Rock’n’roll suicide”, “You’re to old to lose it, too young to choose it… So che David Bowie è importante per te. Il suo ormai quasi decennale silenzio discografico comincia a preoccupare qualcuno… Discutibile il titolo di un brano di questi mesi dei Flaming Lips, “Is David Bowie dying?”… Non ne ho capito il senso. Ad ogni modo… Di cosa ti senti più debitore verso il suo personaggio e verso la sua musica?
 
Alessandro
David è un amico. Intendiamoci, non lo conosco di certo, ma è un amico. Non sono neanche mai stato un assiduo ascoltatore, ma la mia stima è sempre stata ai massimi, soprattutto per il suo atteggiamento incline al cambiamento continuo, avvitato su una coerenza di stile che si basava sulla classe. È un amico perché quando sei in difficoltà e lo ascolti, ti torna la consapevolezza che è possibile essere pop e sperimentali, estèti(ci) e di contenuto e ti dà un aiuto a continuare. È un amico perché ti insegna che la carriera di un artista può dare frutti meravigliosi ad ogni età e non vive di una sola stagione (Outside è un capolavoro tardivo). È un amico inaspettato perché quando scrivi una canzone e ti piace, ogni tanto dici: ma perché? ...poi scopri un tuo giro armonico, un cantato, un'andatura e la ricolleghi a una prodezza di David, e allora capisci che lo hai metabolizzato come i Beatles, anche se non vuoi, perché ti esce ovunque. Robosapiens, la canzone stessa ha il ritornello vagamente, ma dichiaratamente ispirato a "Little Wonder". Giungevano sue notizie da Berlino; al lavoro sul seguito di Ziggy con Brian Eno per un ultimo capitolo discografico, poi non ho più sentito niente.
 
Davide
Ho letto la recensione di Blow Up. Non la condivido nelle sue conclusioni che seguono alla premessa di un inesauribile revival anni ’80 prima o poi destinato a finire. Da questo punto di vista oggi tutto può essere ormai considerato un revival o un remake di tutto… Per quanto mi riguarda “Robosapiens” ha contenuti artistici e lirici che colpiscono oggi e continueranno a parlare anche in futuro, al di là della forma elettro-pop, di per sé ormai inevitabilmente databile come tutte le cose che abbiano avuto un inizio. Come reagisci alla minaccia e alla superficie del “tutto è stato già detto, ridetto, fatto, rifatto”?
 
Alessandro
Che dire... alcuni giornalisti utilizzano questi vetusti argomenti per liquidare un album senza addentrarsi nelle singole canzoni e nei singoli perché.. Mi sembrano discussioni superate, ridicole; ovviamente invece di rock, chitarra, basso, batteria, assolo, non si è mai stanchi, eh? Del solito giro di blues fatto con le stesse sonorità da 50 anni, non siamo mai paghi, no? Degli anni'60/'70 pop riveduti in tutte le salse, del metal della prima, seconda, terza, quarta ondata, si può parlare in eterno, giusto? Invece dell'unica disciplina che può garantire fonti infinite di rinnovamento sonoro, l'elettronica, allora si può farne pure a meno, relegandola negli anni '80. Forse nella testa di chi scrive  l'equazione anni '80-elettronica è uguale a "italodisco" e canzonette. Io utilizzo l'elettronica su musica molto melodica, quindi l'accostamento superficiale va a quel periodo pop, ma i testi hanno tutt'altra intenzione, gli arrangiamenti sono frutto di ricerca sonora con software e macchine attualissime e sono stratificate e complesse.  Inoltre sono maturato con l'elettronica degli anni '90 dei Massive Attack di DelNaja, di Aphex Twin, con la contaminazione e le campionature di Tricky e Portishead, col pop dei primi Garbage, gli Sneaker Pinps, Bjork e la Jungle di Bowie anni '90 (a proposito di..), ovviamente passando per il periodo a me più caro dei Depeche Mode, da Violator, a Faith And Devotions, a Ultra, per finire sul primo album di Goldfrapp. Il disco trasuda di queste cose e di echi '70 da Vangelis ai Kraftwerk, a Jarre.. Mi pare che quindi ci sia molto dell'altro, basterebbe non avere la pigrizia di guardare senza vedere. O di sentire senza ascoltare.
 
Davide
Aliena… Non c’entra (forse), però mi ha fatto pensare a Mona Lisa… Sull’etichetta è stampata la faccia oscura della Luna. Cosa ne pensi di missioni segrete come quella dell’Apollo 20 che sulla faccia oscura avrebbe studiato i resti di civiltà aliene, città, un’antica astronave, una donna aliena, ribattezzata “Mona Lisa”… Ma poi anche delle tesi di Capricorn One e di Bill Kaysing del “Non siamo mai stati sulla Luna”… Viviamo sempre più indeterminati in una condizione del tutto e il contrario di tutto. Cos’è per te il lato oscuro della Luna?
 
Alessandro
Lo vedi? sono metafore perfette del nostro agire umano. Per questo l'astrologia si è inventata una carriera sui pianeti, sui segni del cosmo e i suoi misteri. La saga della conquista spaziale, dei rapporti sugli U.F.O., sugli avvistamenti alieni, il mistero e le speculazioni fantasiose che si sono fatte, la dicono lunga sul potere di suggestione che il tema dà. Io non credo in incredibili scoperte tenute occultate per così tanti anni, piuttosto mi sembra plausibile la teoria del set cinematografico per mostrare di essere arrivati prima dei russi sulla Luna, risponde più alla natura umana della competizione, della menzogna e rispecchia molto bene l'era della tv e dell'inganno mediatico. Non lo sapremo mai, ma se è esistita e ha funzionato la libreria di cartone alle spalle di Berlusconi, allora si può credere anche al set sull'allunaggio, o magari sul prossimo Marterraggio.
Sono almeno quasi convinto che però gli americani in un secondo momento ci sono arrivati davvero.
Aliena è tuttavia una canzone sulla ricerca ossessiva della verità che spinge dai tempi di Ulisse verso l'ignoto. La mela di Eva della conoscenza, con tutti i rischi che comporta la consapevolezza del sapere. 
 
Davide
La legge della rosa Ogni tentazione nasce in mezzo a un ramadan, la disillusione poi torna come un boomerang e quando avrai provato tutto il desiderabile avrai solo voglia di sentirti dire “no”… In effetti sembra di vivere in un’epoca di “sì”, quanto meno virtuali, ma anche in termini educativi, e di grande impazienza o insofferenza per i “no” e relative frustrazioni… Cos’è il no per te?
 
Alessandro
Queste non sono domande, sono spunti per tesi di laurea. La vuoi piantare? Scherzo, poi però se son prolisso la colpa è tua. Il no, in questo caso, è l'accettazione quasi masochista del rifiuto o della privazione, per continuare a sognare qualcosa di irraggiungibile, in un'epoca in cui è difficile fare scelte definitive e tutto sembra a portata di mano senza rinunce. È una canzone complicata sull'insoddisfazione cronica, sul volere ciò che non si ha, sul fatto che più una cosa ti è negata più si trasforma in un oggetto del desiderio. La rosa che non puoi cogliere, appunto, è quella che fatalmente vorrai. E si ritorna ad Eva e alla sua mela.
 
Davide
Aiko, che in giapponese vuol dire ‘figlia dell’amore’ è anche una geisha robot realmente  esistente… Le Trung, uno scienziato canadese di origine vietnamita, non avendo tempo per le storie sentimentali, ha deciso di creare la donna robot perfetta per i suoi gusti: devota e servizievole che si ricorda il suo drink preferito, e a richiesta raggiunge anche l’orgasmo… Etc. Cosa ne pensi delle teorie per cui l’uomo sarebbe il prodotto di manipolazioni genetiche di alieni, come nelle varie tesi di Chandra Wickramasinghe, Erich von Däniken, Claude Vorilhon etc.?

Alessandro
Come sopra. Certe teorie non comprovate hanno il sapore dei dibattiti sull'esistenza dell'aldilà o dei fantasmi. Premetto che sei l'unico finora che ha centrato la fonte di ispirazione del brano; Aiko è la donna robot del maschilista perfetto. Ho sovrapposto questa figura con quella della geisha e ho alluso al fatto che perfino questa inanimata meraviglia dell'intelligenza artificiale potesse sviluppare il senso di ingiustizia, di abuso a suo danno. Ho poi disseminato incongruenze volute per insinuare il dubbio che non si tratti di una donna robot, ma una prostituta qualunque, magari anche solo una di quelle liceali civettuole giapponesi che vendevano video hot amatoriali per comprarsi la borsa di firma o il vestito nuovo. È una canzone che mette nel piatto moltissimi elementi sul mercimonio del corpo, tra colpe maschili e alcune connivenze femminili, in uno sfondo memore di atmosfere alla Tokyo Decadence, o delle tragedie del teatro kabuki. Aiko alla fine del brano si suicida e diventa una figura tragica.
 
Davide
Un campione da Lux Aeterna di Ligeti introduce lo strumentale “Colonia umanoide di Fukushima”… Pensa che Ligeti non fu mai contento dell’uso che Kubrick fece delle sue musiche in “2001 Odissea nello spazio”, non avendogli chiesto un consenso che probabilmente non gli avrebbe neanche dato… Quali sono i dischi o le opere elettroniche che più ti hanno formato?
 
Alessandro
Ligeti accostato a quella sequenza del ritrovamento del monolito sulla Luna è quanto di più vicino alla poesia si possa immaginare, riguardo al potere evocativo della colonna sonora in un film. Ho immaginato sciami di robot operai, giardinieri, bonificatori di terreni, piantatori di alberi, invadere la terra radioattiva di Fukushima per salvarla. Il momento più positivista e ottimista dell'album, in cui (come in 2001 odissea nello spazio) le parole non servono, ma solo la musica, per facilitare l'immaginazione totale.
Devo dire che non ci sono opere in particolare che mi hanno colpito nel genere, a parte l'intera colonna sonora di Blade Runner. Quella di Arancia Meccanica anche, l'utilizzo psichedelico dell'elettronica per tradurre Beethoven o altri classici, sicuramente mi ha guidato. Il resto sono tutti spunti che vanno dal cinema, al rumorismo, a Jarre, ai Kraftwerk, fino al recentissimo Sounds Of The Universe dei Depeche, in certe intenzioni sonore, più che nella scrittura dei brani.
 
Davide
Tu ami molto il Giappone?
 
Alessandro
Non è che lo amo sopra ogni cosa, ma sento che una parte della sua cultura mi è (ci è) stata instillata fin da piccolo/i. Lo schizofrenico, romantico amore per la tecnologia, l'utopia visionaria della scienza, accostata alle grandi città giapponesi in contrasto surreale con i kimoni, i templi, i fiori di pesco o di ciliegio, la calligrafia, i mostri e i giardini zen e i grandi robot che uscivano da basi segrete per difendere il mondo, erano deliri degni dell'estetica della psicanalisi di un Breton in piena avanguardia. Creano in un bambino sensibile un immaginario indelebile. In questo album su Ufo Robot Generation e ovviamente su Aiko ho tradotto in elettronico certe scale tipiche della musica tradizionale giapponese, tra koto e percussioni orientali,  andando poi a studiare le prime sigle dei cartoni animati di genere per simulare l'effetto nostalgia in chi ha vissuto l'arrivo di Goldrake in tv. Ne "La Legge Della Rosa" infine c'è una citazione di un brano strumentale contenuto nella serie Daitarn3 e una imponente sezione d'archi in cui ho cercato di ricreare le emozioni delle colonne sonore di Sakamoto, che amo particolarmente. In effetti amo il Giappone, si.
 
Davide
Belle anche le immagini del cd… La  città di Marsiglia (Francia) ha ospitato la personale d'arte "Robosapiens show"… Come condenseresti la tua filosofia di  artista visivo? 
 
Alessandro
È sempre più legata ai concept che affronto negli album, non riesco per fortuna più a scindere la ricerca estetico visiva che faccio da quella musicale. Per questo amo il metodo del "progetto"; la vera opera, che non esporrò probabilmente mai, è il carteggio che produco in solitaria, gli appunti, le tesi preparatorie su un determinato argomento. L'opera è QUELLA. L'album che si nutrirà di essa e le serie di sculture, disegni, installazioni e grafiche collegate, ne sono emanazioni, ramificazioni.
 
Davide
Da tutti i continenti, saltando sbarramenti convergeranno sulla statua della falsa libertà… Mi ha rievocato la Statua della Libertà nel Pianeta delle Scimmie… La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta, disse Adorno. Cos’è la libertà per te?
 
Alessandro 
Sottoscrivo Adorno, la libertà di scelta senza opzioni precostituite. È un brano sui flussi migratori, molto collegato alla canzone "Robosapiens", in cui con lo sguardo equo e freddamente giusto della fisica e della matematica, si spiega come sia naturalmente inarrestabile la migrazione di massa dalla povertà alla ricchezza. Gli squilibri sono paragonati a zone desertificate e zone allagate, la teoria dei vasi comunicanti; l'acqua come tutte le forze della natura non si ferma, perché tende a riempire i vuoti e a svuotare i troppo pieni; mira come tutte le forze della fisica alla quiete. L'equità è e sarà la quiete definitiva dell'uomo nei confronti dell'uomo. Questo è il messaggio ultimo dell'intero album. Con buona pace del potere reazionario arroccato nella fortezza a festeggiare a champagne, mentre fuori dilaga la peste. Hai presente la Ballata Della Morte Rossa di Poe? ecco, da lì sono partito per questo brano.
 
Davide
Alpha Centauri… α Centauri parrebbe essere uno dei siti più probabili per lo sviluppo di vita extraterrestre su un potenziale pianeta. Avatar di James Cameron è uno dei film ambientati su un pianeta di α Centauri… Nel testo, uno dei più difficili da decifrare, ti riferisci alle conquiste di civiltà su altre?
 
Alessandro
Lascio alludere volentieri e volutamente anche a queste cose, ma in realtà, come nella stragrande maggioranza dei brani che compongono il cd, il tema trattato è molto più "terrestre". Alpha Centauri è una donna; la donna che pone il distacco della razionalità, la stella più vicina alla terra, ma irraggiungibile e inavvicinabile. La femminilità fiera, apparentemente dura, ma che nasconde una fragilità insospettabile dietro la corazza della ragione; quasi acerba nel suo rapporto con la sensualità, ma per questo affascinante. Una donna da contemplare come un astro, ispirata alla figura di Ipazia di Alessandria, scienziata ante litteram totalmente dedita ai suoi studi, lontana dalle tentazioni dei poeti che la desideravano.
 
Davide
Alla fiera di Futurama di N.Y.C. del 1964 fu organizzata una capsula del tempo, in acciaio inox e vetro pyrex, che conteneva un campionario di oggetti, tra cui carte di credito, un bikini, lenti a contatto, penna a sfera, radio a transistor, tranquillanti, pillole contraccettive, grafite presa dal primo reattore nucleare di Fermi, fibre sintetiche, un frammento di capsula spaziale Mercury, i soliti microfilm, la solita musica, e la solita Bibbia "aggiornata". Che ci metteresti tu oggi nel 2011?
 
Alessandro
Questa è difficile; il wireless, la pecora Dolly, le fibre bio sintetiche, l'Iphone, la mappatura del dna e il progetto del Cern di Ginevra, ma varrebbe la pena di aspettare la realizzazione del cervello artificiale umano autoapprendente in arrivo nel 2023. Il Robosapien.
 
Davide
A un museo paleontologico lessi che la comparsa dell’uomo sulla Terra corrisponde all’ultimo secondo prima della mezzanotte di un giorno. Sta per scoccare la fine del primo giorno?
 
Alessandro
Penso sia scoccata da pochissimo ma ancora non ce ne rendiamo conto; l'homo tecnologicus ha già iniziato i suoi primi timidi passi. È l'accelerazione esponenziale di questo fenomeno, l'incognita vera, che non fa capire esattamente il nostro punto attuale nel percorso del progresso. La lina di questo grafico è schizzata all'insù in un modo che lascia poco spazio alle previsioni; ma come dissi, credo che si stabilizzerà e si ridimensionerà alla fine, come quando un'onda produce una contro onda e via diseguito, fino a calmare le acque. Tutto tende alla quiete, prima o poi, o all'equità. 
Almeno lo spero...
 
Davide
Grazie e… à suivre.
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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