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2005
25
Nov

Alice: i giorni della droga

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ALICE: I GIORNI DELLA DROGA

 

 

 

Leggendo questo libro, il primo giudizio che uno darebbe sulla droga sembra scontato.

Lasciatela perdere, tenetevi lontani.

Ma i primi giudizi, di solito, sono quelli più sbagliati e allora ho cercato di andare più a fondo.

Innanzitutto nel libro sotto il termine droga vengono raggruppate le più svariate sostanze.

LSD, hashish, marijuana, barbiturici, anfetamine, eroina.

Alice, una ragazzina americana di quindici anni, le prova tutte senza neanche sapere la differenza tra l'una e l'altra.

Negli anni settanta, in America, ci fu un vero e proprio boom del consumo e dello spaccio di sostanze stupefacenti.

Ma è poi così incredibile?

La droga, in generale, non fece altro che adottare lo stesso sistema capitalistico che regolava la vita delle persone. In un paese che aveva fatto del consumo la sua struttura portante è logico che anche la droga rientrasse in questo ordine di idee.

Quale fu il vero rischio in realtà?

Che persone ancora troppo piccole rimanessero incastrate con sostanze che non conoscevano e che non sapevano come assumere in maniera corretta.

E' naturalmente sbagliato che un bambino o un adolescente faccia uso di queste sostanze ma non si può togliere all'adulto la possibilità di usarle in maniera corretta e cosciente.

Le esperienze che Alice fa con le varie sostanze vengono sempre descritte in maniera positiva ed entusiastica, tranne per il suo ultimo viaggio, un bad-trip, che la porterà in manicomio.

Ma come afferma la stessa ragazza l'acido le fu dato di nascosto (così come per la sua prima esperienza), senza che lei ne fosse consapevole.

Quindi vediamo che più che la droga è l'utilizzo che ne viene fatto ad essere sbagliato.

Alcuni ragazzi la usano (LSD, erba) per far disinibire le ragazze, oppure (eroina) per narcotizzarle e poi violentarle.

L'eroina è usata come forma di schiavitù.

Si iniziano i ragazzi alla roba in modo che questi poi ne divengano dipendenti e facciano tutto quello che gli spacciatori vogliono.

L'eroina è la merce ideale per un mercato di tipo capitalista. Piccole quantità ad un prezzo incredibile e poi la cosa più importante: il bisogno perenne di questa sostanza. Questo è il sogno del capitalismo. Creare un qualcosa di cui noi non possiamo fare a meno e che siamo costretti a comprare.

Questi elementi negativi dell'uso della droga sono quelli che la società dovrebbe combattere, senza però togliere il diritto a chi vuole farne uso di poterlo fare.

Come diceva William Borroughs – La nostra società non permetterà mai che un tossicodipendente (uno che fa uso di eroina e simili) possa avere una vita felice.

Da noi è impensabile che uno che si droghi possa essere una persona felice e normale.

Da noi la droga è sempre sinonimo di delinquenza, sfruttamento, dolore, morte.

E per droga intendo l'eroina che è la più pericolosa e la più difficile da gestire e controllare.

Mentre qui da noi droga è tutto: l' eroina come le canne, la cocaina come le pasticche.

Questo perché non abbiamo la minima educazione al riguardo.

Alice ha i suoi problemi non tanto con le sostanze in se stesse ma con le persone che gliele procurano e con quelle che vorrebbero curarla.

Quindi da una parte è il sistema in cui la droga viene fatta circolare nei vari Paesi ad essere sbagliato (illegalità, spaccio, ignoranza delle varie sostanze e dei vari effetti) e dall'altro è il sistema in cui si cerca di combattere la droga che è altrettanto sbagliato. Alice viene addirittura arrestata e mandata in manicomio perché è stata trovata nel mezzo del suo bad trip.

Se qualcuno avesse avuto più competenze in materia sarebbe sicuramente riuscito ad aiutare la ragazza.

Un libro ambiguo e non so fino a che punto istruttivo.

Un libro che mostra come in realtà le paure e le paranoie di Alice siano in fondo legate ad altri fattori rispetto a quelli della droga.

Insicurezza, solitudine, paure, angosce.

Tutte cose che ogni adolescente deve affrontare

In più ci si mettono di mezzo esperienze con sostanze psicotrope.

Alice crede di sbagliare perchè è la società a dire che sta sbagliando.

La droga non è e non sarà mai un qualcosa di adatto ai bambini o agli adolescenti.

Ma questo non vuol dire che le persone adulte, con una istruzione e per una loro precisa volontà e scelta non ne possano fare uso.

Dice Alice – "Una settimana più tardi gli stessi tre provarono, senza alcun gusto, il whisky del padre di Tom e trovarono che fosse più difficile da reperire che non erba e pillole.(...) Mi ha detto qualcosa che avevo già sentito prima e cioè che i genitori non sono mai sprovvisti di pasticche per la dieta, di tranquillanti, aspirine, anfetamine, sonniferi, o di qualsiasi di quelle altre cose in grado di dar la "scossa" ai ragazzi quando non riescono a mettere le mani su qualcosa d'altro."

E' facile dire che la droga fa male e che è sbagliato prenderla.

E' ipocrita accusare i propri figli di essere dei drogati.

Soprattutto quando sono cresciuti tra adulti che la consumano come niente fosse.

Solo che la loro non è droga.

La loro è la pasticca contro il mal di testa o quella per dormire.

O il bicchierino con gli amici o la pillola contro la depressione.

Il nostro è un mondo di drogati.

Solo che ancora non ce ne siamo accorti.

 

Emiliano Bertocchi

 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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