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2005
25
Nov

La sposa cadavere

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LA SPOSA CADAVERE

Nel mondo gotico, malinconico e poetico di Tim Burton, la vita e la morte assottigliano i loro confini.
Contrapposto ad un mondo dei vivi lugubre, grigio e ipocrita, abbiamo un mondo dei morti colorato, ironico e coinvolgente.
Irresistibili i momenti musicali, nei quali gli scheletri scatenano il loro ritmo e la loro energia.
E poi lei, la Sposa Cadavere.
Sospesa tra una fanciullesca gioia nei confronti dell'esistenza e una malinconica consapevolezza di essere ancora legata a chi le ha fatto del male.
E poi lui, lo Sposo.
Timido, impacciato e fragile. Rinchiuso in una dimensione così lontana dal nostro mondo. Capace di esprimere le proprie emozioni attraverso la musica. Un dialogo che le parole confondono trova la sua semplice chiarezza tra i tasti di un pianoforte.
E se l'unione si vuole eterna, lo stesso valga anche per il dolore.
E se la morte alla fine significhi per l'una e per l'altro la libertà, che allora sia la benvenuta.
E nel momento in cui la Sposa, finito il suo giuramento, si trasforma in centinaia di farfalle, così tanti sono i brividi che mi iniziano a correre lungo la pelle.
E penso all'amore, al vero amore.
E a quanto sia unico e umano avere qualcuno con cui condividere la vita.
Non quella che verrà dopo, ma quella che abbiamo adesso, tra le nostre mani.
Quel qualcosa di unico che i morti rimpiangono.
Ma forse non più di tanto.

Emiliano Bertocchi

 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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